A metà febbraio, i carabinieri del Nas di Bologna hanno sequestrato oltre 17
mila chili di antibiotici, anabolizzanti e altri farmaci per animali
destinati alla nostra alimentazione. Le agenzie stampa hanno parlato di 54
ordinanze di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari. Eppure,
in apparenza, i dati sugli allevamenti sono buoni: secondo il Piano
Nazionale Residui diffuso dal Ministero della Salute a marzo, solo lo 0,8%
dei bovini risulta trattato con anabolizzanti o sostanze vietate. Ancora
meglio i suini (0,35%), mentre lo 0,45% dei polli risulta positivo agli
antibiotici. I pesci preoccupano un po' di più: l'1,6% dei campioni presenta
residui di medicinali oltre i limiti consentiti. La sensazione che si ha
leggendo il rapporto è di un settore con qualche problema, ma sotto
controllo. Come si spiega, allora, la retata?
"I dati del Piano nazionale sono insufficienti", dice Mario Astuti,
direttore dell'Unità organizzativa veterinaria della Regione Lombardia. "Non
basta verificare il trattamento con sostanze vietate. Va visto anche quello
con medicinali autorizzati ma al di fuori di ogni controllo veterinario.
Purtroppo il lavoro di indagine è complicato, perché vengono somministrati
preparati composti da 5-6 principi attivi e miscele di antibiotici a dosi
ridottissime". "Spesso si cercano molecole superate, e non si individuano le
nuove presenti sul mercato illegale", aggiunge Gianfranco Corgiat Loia,
vecedirettore della sanità pubblica del Piemonte. "Bisognerebbe soffermarsi
di più sulla valutazione morfologica degli animali da macello, e sulle
modifiche dei tessuti di alcuni organi bersaglio: segnali indiactivi
dell'ampia diffusione di pratiche illecite, anche se non necessariamente
pericolose per la salute umana". Nel corso del recente blitz sono stati
sequestrati 300 mila animali di tutte le specie: suini, polli, tacchini,
bovini, persino pesci. L'elenco dei principi attivi trovati ha fatto
rabbrividire molti addetti ai lavori: 42 le tipologie, tra cui primeggiano
antibiotici, beta agonisti, antinfiammatori, antibatterici, anabolizzanti e
altri ormoni tra cui il tanto discusso boldenone, molto usato nel doping e
dai culturisti. L'analisi del rapporto è allarmante. Si parla di sostanze
vietate in tutta l'Ue, perché cancerogene e/o mutagene come cloramfenicolo,
dimetridazolo, furaltadone, olaquindox e furazolidone. Nomi che dicono poco
ai consumatori, ma fanno tremare i laboratori d'analisi.
Secondo il Nas, le medicine arrivano da Est Europa ed Estremo Oriente. Le
ultime indagini hanno accertato l'arrivo, pressoché giornaliero, dalla Cina
di pacchi di 1-3 chili, contenenti medicinali cancerogeni. Miscelati e
diluiti, danno centinaia di migliaia di dosi. Il fenomeno è diffuso in tutte
le regioni italiane, e difficile da estirpare anche per via degli intrecci
con la criminalità comune. Precisa Alberto Casartelli, responsabile del
settore animali da reddito dell'Anmvi (Associazione nazionale medici
veterinari italiani): "questi medicinali sono importati illegalmente,
soprattuto dalla CIna, a prezzi irrisori rispetto a quelli proposti dalle
case frmaceutiche. Il trattamnto antibiotico settimanale per un vitello
costa 3,5 euro: con i prodotti clandestini, si spende 20 volte meno. Nel
primo caso, è il veterinario a stabilire la cura e le dosi; nell'altro è
l'allevatore, che tende ad esagerare e a non rispettare i tempi di
sospensione. Per risolvere il problema, si dovrebbe garantire la presenza di
un veterinario aziendale negli allevamenti di una certa dimensione: Così si
ridurrebbero drasticamente i trattamenti illegali e scorretti, e si
darebbero più garanzie al consumatore. Va detto però che, rispetto a un
decennio fa, la situazione è molto migliorata, soprattutto per quanto
riguarda i vitelli".
Alcune associazioni di produttori ammettono un uso improprio di
antinfiammatori e antibiotici senza un controllo veterinario, per migliorare
l'incremento ponderale e rendere la carne più magra. Ma sottolineano che la
questione riguarda una ristretta minoranza, e che la trasformazione dei
principi attivi negli animali è rapidissima, per cui nella carne che arriva
a tavola non ci sono residui tossici. "La tesi dell'assenza di residui è
interessante, e in alcuni casi potrebbe corrispondere alla realtà", spiega
Rosa Draisci, direttore del reparto Rischio chimico nelle produzioni
alimentari dell'Istituto superiore di sanità, "ma è troppo ottimistica. Non
sono del tutto noti gli effetti a lungo termine dei trattamenti negli
allevamenti. Comunque i sequestri non riguardano solo gli antibiotici, ma
quantità ntevoli di sostanze cancerogene, e questo deve far riflettere.
Oltre ai rischi per la salute, c'è la concorrenza sleale nei confronti degli
allevatori che non usano sostanze pericolose".
"La scoperta di sostanze come il Dhea, il 17 beta estradiolo, il 17 beta
boldenone e altri precursori del testosterone ci preoccupa molto", precisa
ancora Draisci. Il Dhea, per esempio, potrebbe dare gravi effetti
collaterali, tra cui un aumento del rischio del cancro alla prostata. Va
detto inoltre che l'uso di ormoni endogeni, come il 17 beta estradiolo, è
particolarmente difficile da scoprire con le analisi. L'Ue mantiene il
divieto di usare ormoni a scopo anabolizzante per stimolare la crescita
degli animali. A tale proposito, il Comitato scientifico per le misure
veterinarie in relazione con la salute pubblica (Csmvsp) ritiene che
esistano rischi particolarmente gravi per il consumatore: tumori ed effetti
sul sistema immunitario e nervoso. Tra i gruppi più esposti, i bambini in
età prepuberale, che producono una quantità di ormoni sessuali trascurabile.
Per questo, si ritiene che anche l'assunzione di piccole quantità di tali
sostanze possa costituire un potenziale pericolo per la salute a medio o a
lungo termine. Uno dei sintomi correlati all'ingestione di anabolizzanti è
la pubertà precoce nelle bambine e l'ngrossamento delle mammelle
(ginecomastia) nei maschietti. Per gli adulti, si parla di un maggior
rischio di tumore al seno o alla prostata.

Roberto La Pira
17.04.04 D