Il nuovo teorema dei magistrati «Berlusconi non poteva sapere»
di GIUSEPPE SALVAGGIULO
Per la Procura di Palermo, il premier non conosceva l'identità dei mafiosi presentati da Dell'Utri.
Crolla l'assioma di Mani Pulite
MILANO - «Tra il 1974 e il 1976 Marcello Dell'Utri ha messo volontariamente Berlusconi nelle mani di Cosa nostra e c'è stato il tentativo di fare diventare la Fininvest un'impresa amica dell'associazione mafiosa. Berlusconi non lo sa peva, Dell'Utri sì». Per i feticisti dell'atto giudiziario, sono parole dei pubblici ministeri Domenico Gozzo e Antonino Ingroia, nel processo a Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. E sono parole pesanti. Riepiloghiamo. Dopo essere entrati in politica, Berlusconi e Dell'Utri sono stati più volte indagati per mafia. Dalle Procure di Caltanissetta e Firenze nella quantomeno fumosa inchiesta sui "mandanti a volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo anni di vani accertamenti sul loro ruolo nelle stragi, le posizioni di Berlusconi e Dell'Utri sono state archiviate nel 1998 a Firenzeni e nel 2002 a Caltanissetta. Anche Palermo ha archiviato l'inchiesta su Berlusconi: la Procura non era in grado di formulare un'imputazione. Su Dell'Utri è iniziato un processo che ora è alla fase della requisitoria della pubblica accusa. Formalmente Berlusconi non c'entra più niente, ma come prevedibile si fa in modo che c'entri più di prima. Testimoni, documenti, intercettazioni telefoniche, allusioni: il processo a Dell'Utri è - nella sostanza - un processo indiretto a Berlusconi. Per mafia. In cosa consisteva, del resto, la "mafiosità" di Dell'Utri, per la pubblica accusa? Nel "mettere Berlusconi nelle mani di Cosa nostra". Ma ora il pm, giunto al momento del riepilogo delle accuse all'imputato, per evitare che la Corte sancisca che se non ci sono prove per Berlusconi, non ce ne sono nemmeno per Dell'Utri, fa una giravolta. E spiega candidamente che sì, Dell'Utri mise Berlusconi nelle mani dei mafiosi, ma Berlusconi non lo sapeva. Ridotto il ragionamento a principio di giurisprudenza, Berlusconi "non poteva sapere". La lezione di Palermo è dunque che bisogna dimenticare l'ormai logoro "non poteva non sapere", architrave giuridico del periodo, dieci anni fa, scandito dal tintinnio di manette e dal fruscio degli avvisi di garanzia, recapitati se possibile a mezzo stampa. Con quella formula soave e truce si aggirò il principio costituzionale della responsabilità penale personale e si scaricò sull'imputato Berlusconi l'onere della prova dell'innocenza presunta: non sapevi delle tangenti Fininvest? E dimostralo. Non sapevi dei falsi in bilancio? E provalo. Altrimenti "non potevi non sapere". Toccherà al tribunale palermitano stabilire se la consapevolezza mafiosa di Dell'Utri sia logicamente compatibile con l'inconsapevolezza mafiosa di Berlusconi. La difesa avrà buon gioco nel segnalare l'incongruenza dell'accusa. Ma questa è materia processuale. La materia politica e culturale è altra. Dopo dieci anni di indagini di ogni tipo, delle accuse giudiziare contro Berlusconi resta poco. Quindici procedimenti avviati, nessuna condanna. Resta in piedi il processo Sme, ripreso a Milano. I capi d'imputazione sono due: corruzione di giudici per ottenere la sentenza sul caso Sme e corruzione di giudici senza una specifica contropartita. Il tramite di Berlusconi, in questo caso, sarebbe Cesare Previti, il cui processo in primo grado è già finito. Per la prima accusa è stato assolto, per la seconda condannato. La prova sono 434 mila dollari transitati da un conto Fininvest a uno di Previti a uno di Renato Squillante, che era capo dei gip del tribunale di Roma. Perché la Fininvest aveva a libro paga Squillante? La sentenza non lo spiega: il magistrato non aveva processi su Berlusconi o su sue società. Ma se anche ciò non fosse decisivo, la svolta di Palermo pone un'altra domanda: se Palermo stabilisce che Berlusconi "non poteva sapere", Milano si potrà ancora sostenere che Berlusconi "non poteva non sapere"?


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