Collatio III, 15. 16. 18-19, in PL 49, 577-581.
Non è il libero arbitrio, ma è il Signore colui che scioglie le catene degli schiavi; non è la nostra virtù, ma è il Signore colui che solleva gli oppressi; non l’attenta lettura della Bibbia, ma la grazia del Signore dona la vista ai ciechi. Anzi, qui il testo greco del Libro sacro dice letteralmente: Il Signore rende sapienti i ciechi (cf Sal 145, 8). Non la nostra vigilanza ma il Signore custodisce i forestieri; non è la nostra forza, ma il Signore che sostiene tutti quelli che cadono.
Ho detto questo non perché il nostro zelo, le fatiche, gli sforzi siano inutili, in quanto vani e superflui; piuttosto per convincerci che senza l’aiuto del Signore siamo incapaci di applicazione e i nostri sforzi sono inefficaci per ottenere il premio ineffabile della purezza del cuore.
Per arrivare alla mèta, abbiamo assolutamente bisogno dell’aiuto e della misericordia di Dio. Si prepara il cavallo per il giorno della battaglia, ma l’uomo non trionferà nonostante la sua forza.
Gli apostoli compresero benissimo che tutto quanto riguarda la salvezza viene elargito da Dio. Perciò chiesero al Salvatore anche la fede: Signore, pregavano, aumenta la nostra fede (Lc 17, 5). Non aspettavano dal proprio libero arbitrio la pienezza di questa virtù, ma credevano di poterla ricevere soltanto come dono di Dio. Di più: l’autore stesso della nostra salvezza ci insegna a riconoscere l’incostanza, la debolezza, l’insufficienza permanente della nostra fede, quando l’aiuto divino non la fortifichi: Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede (Lc 22, 31-32).
Un altro personaggio evangelico, forte dell’esperienza personale, sentiva la propria fede come sospinta dai flutti dell’incredulità contro gli scogli e pronta a naufragare. Allora pregava così rivolgendosi al Signore: Credo, aiutami nella mia incredulità (Mc 9, 24).
Gli apostoli e le altre figure del vangelo avevano perfettamente capito che nessun bene in noi arriva a compimento senza l’aiuto di Dio. Erano così convinti di non poter neppure conservare la fede con le sole forze del libero arbitrio, che chiedevano al Signore di stabilire in loro la fede e di conservarla.
Se la fede di Pietro aveva bisogno dell’aiuto di Dio per non venir meno, chi sarà tanto cieco e presuntuoso da credere di poterla custodire giorno dopo giorno senza quell’aiuto? Non è forse vero che il Signore stesso dichiara la nostra insufficienza quando dice nel vangelo: Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Senza di me non potete far nulla.
Quanto è stolto e sacrilego attribuire a noi stessi anziché al soccorso divino una parte minima delle nostre opere di bene. Lo afferma chiaramente la Scrittura quando dice che se la grazia non ci ispira e non coopera con noi, nessuno può produrre frutti spirituali: Ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce (Gc 1, 17).
Leggiamo in Ezechiele: Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio (Ez 11, 19-20).
Ora qui emerge una verità evidentissima: il primo moto della buona volontà ci viene da un’ispirazione di Dio. Egli ci attira sulla via della salvezza sia direttamente da se stesso, sia attraverso le esortazioni di qualche persona o mediante la forza delle cose. Anche la perfezione della virtù ci viene da Dio. Quello che possiamo mettere noi è la corrispondenza fervida o tiepida - agli impulsi della grazia. E meriteremo premio o castigo secondo che avremo avuto a cuore di accordare con i disegni generosi e pieni di amore della sua Provvidenza la nostra risposta obbediente e capace di dedizione.
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Giovanni Bellini, Altare Barbarigo, 1488, Chiesa di San Pietro Martire, Murano. La pala raffigura la Madonna col Bambino, circondata dai SS. Marco ed Agostino. S. Marco è in atto di presentare alla Vergine il doge Agostino Barbarigo
Tintoretto, Sogno di S. Marco, 1562-66, Gallerie dell'Accademia, Venezia
Tintoretto, S. Marco salva un saraceno dal naufragio, 1562-66, Gallerie dell'Accademia, Venezia
Tintoretto, Scoperta o invenzione del corpo di S. Marco , 1562-66, Pinacoteca di Brera, Milano
Tintoretto, Trafugamento del corpo di S. Marco , 1562-66, Gallerie dell'Accademia, Venezia
Tintoretto, Miracolo S. Marco che libera che uno schiavo, 1548, Gallerie dell'Accademia, Venezia
Tintoretto, SS. Marco e Giovanni evangelisti, 1557, Santa Maria del Giglio, Venezia
Bartolomeo Vivarini, Trittico di S. Marco, 1474, Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia
Bartolomeo Vivarini, S. Marco mentre legge, 1470 circa, Metropolitan Museum of Art, New York
