di Olivier Roy
L'11 settembre 2001 come spartiacque tra due epoche, tragico evento che ha costretto l'umanità a rimettere indietro le lancette della storia. Leader politici, esperti di geopolitica e analisti considerano gli attentati di New York e Washington il punto di rottura, la fine del vecchio ordine mondiale. Voce fuori dal coro, quella di Olivier Roy, professore all'École des hautes études e all'Institut d'études politiques di Parigi e autore di numerosi saggi sull'Islam.
Secondo Roy un'analisi attenta delle relazioni fra Stati Uniti, Europa e mondo islamico dimostra come gran parte dei mutamenti ricondotti all'11 settembre fosse già in atto prima di quella data. Decisioni già prese e minacce già note. Quello che è accaduto è un'accelerazione, una definizione drammatica delle poste in gioco e della complessità delle interazioni fra mondo occidentale e Islam sulla soglia del terzo millennio. In questo complesso gioco si intrecciano la questione mediorientale, il ruolo di Israele, la dottrina Usa della guerra preventiva, lo spettro dell'asse del male e il mito dell'esportazione della democrazia.
Ma la risposta americana e la nuova dottrina che essa incarna, secondo Roy è soltanto patchwork - per quanto pericoloso - di considerazioni ideologiche, obiettivi interni, intenti moralizzatori e contraddittori. Pertanto suscettibile di cambiamenti bruschi e riformulazioni improvvise, e soprattutto foriera di errori - come dimostra la caduta dell'illusione di un Iraq post Saddam che osannasse i liberatori americani e si ergesse a vessillo democratico nella regione. In questo "delirio d'impotenza" e in questo nuovo spazio strategico che l'America sta disegnando, c'è da chiedersi - sottolinea Roy - in quale ruolo figuriamo: spettatori, alleati, ostaggi o complici?
Il neo primo ministro spagnolo Zapatero, con la sua netta presa di posizione per il ritiro delle truppe spagnole, ha rotto il blocco degli amici dell'America. All'ombra delle elezioni presidenziali Usa 2004, la guerriglia irachena, la questione degli ostaggi e un'Europa dopo l'11 marzo non più al sicuro dai kamikaze premono sempre di più per un'alternativa al "con noi o contro di noi".


Rispondi Citando
