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  1. #1
    ANTIMASSONE
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    Smile Cosa diceva Mussolini nel 1910....

    Nel 1910, su "Lotta di classe", l'ancora socialista Benito Mussolini scriveva: "Roma, città parassitaria di affittacamere,di lustrascarpe
    di prostitute,di preti e di burocrati, Roma - città senza proletariato degno di questo nome- non è il centro della vita politica nazionale, ma sibbene il centro e il focolare d'infezione della vita politica nazionale.....
    Basta, dunque, con lo stupido pregiudizio unitario per cui tutto, tutto,tutto deve essere concentrato in Roma, in questa enorme città-vampiro che succhia il miglior sangue della nazione"
    Sappiamo poi come è andata a finire, Mussolini come tanti altri è stato corroso dai miasmi dell'Urbe.

    SPROFONDI ROMA LADRONA!
    La massoneria il vero nemico!

  2. #2
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    Predefinito

    Nella vita tutti hanno sempre da imparar qualcosa.. la politica la si fa anche per questo. Probabilmente sono affermazioni di circostanza.. quanti di noi non hanno mai detto delle pirlate nella propria vita?

  3. #3
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Predefinito Re: Cosa diceva Mussolini nel 1910....

    In origine postato da padus996
    Nel 1910, su "Lotta di classe", l'ancora socialista Benito Mussolini scriveva: "Roma, città parassitaria di affittacamere,di lustrascarpe
    di prostitute,di preti e di burocrati, Roma - città senza proletariato degno di questo nome- non è il centro della vita politica nazionale, ma sibbene il centro e il focolare d'infezione della vita politica nazionale.....
    Basta, dunque, con lo stupido pregiudizio unitario per cui tutto, tutto,tutto deve essere concentrato in Roma, in questa enorme città-vampiro che succhia il miglior sangue della nazione"
    Sappiamo poi come è andata a finire, Mussolini come tanti altri è stato corroso dai miasmi dell'Urbe.

    SPROFONDI ROMA LADRONA!
    Le posizioni espresse dal Mussolini di allora sono le stesse degli ambienti social-rivoluzionari e sindacalisti rivoluzionari dell'epoca. Però tu sbagli se in queste frasi vorresti trovare una qualche legittimazione alla politica della Lega Nord per la quale, se non sbaglio, simpatizzi.
    L'ala rivoluzionaria del PSI e l'Unione Sindacale Italiana erano (e sono tutt'ora le esperienze che da esse derivano), profondamente federaliste, ma il loro federalismo, che io condivido, non centra assolutamente niente col modello liberaldemocratico capitalista di federalismo da cui parte la Lega Nord. Mentre infatti voi volete un federalismo "economico" e regionale, in cui i capoluoghi regionali diventino dei "nuovi centri di potere", le idee federaliste che nascono negli ambienti socialisti libertarii sono basati su un'idea per cui a formare la federazione non sono dei Laendern (come nella capitalista Germania) o degli Stati-federati (come negli imperialisti USA), ma le singole comunità locali che si organizzano in "comuni" e si federano tra di loro non per essere svincolati dall'assistenzialismo delle comunità più povere, ma per aiutarsi reciprocamente secondo un sistema che potremmo definire di "mutuo soccorso" (quindi inconciliabile con le posizioni di tanti leghisti che in poche parole dicono "i problemi del sud se li risolvessero da soli"). La storia di questo federalismo mutuistico e solidale parte dalle teorizzazioni di Proudhon, passa per l'esperienza della Comune di Parigi (si pensava che Marsiglia e altre città insorte in cui si erano formate altre comuni avrebbero dovuto dar vita con Parigi ad una nuova forma di governo, la "federazione delle comuni"), si sviluppa con le teorizzazioni sulla "Repubblica dei Sindacati", portata avanti dai sindacalisti rivoluzionari. Successivamente tale idea si perde un po' di vista a causa del predominare sulla cultura della sinistra del bolscevismo e del muito dell'URSS. Questo federalismo riappare oggi tuttavia nel bioregionalismo di Kirkpatrick Sale e nel "Municipalismo libertario" di Murray Bookchin.
    Secondo tale sistema (nelle sue diverse forme) di federalismo socialista libertario, il ministro Maroni non dovrebbe contare un cazzo, e non potrebbe arrogarsi il diritto da Milano di fare delle regole per la precarizzazione del lavoro a Roma o Napoli (dove dovrebbero essere i lavoratori stessi che, socializzate le imprese, decidono l'organizzazione delle stesse nonché del proprio lavoro e della propria vita comunitariamente).

  4. #4
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    A tal proposito un'attuale esempio di questo federalismo potrebbe essere quello dei "Municipii autonomi" zapatisti, nel Chapas.

  5. #5
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    In origine postato da alternativoDX
    Nella vita tutti hanno sempre da imparar qualcosa.. la politica la si fa anche per questo. Probabilmente sono affermazioni di circostanza.. quanti di noi non hanno mai detto delle pirlate nella propria vita?
    Guarda le cazzate che io stesso scrivo nel thread della destra cricetale a proposito di "criceti" e "ornitorinchi"...

  6. #6
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    Predefinito Re: Cosa diceva Mussolini nel 1910....

    In origine postato da padus996
    Nel 1910, su "Lotta di classe", l'ancora socialista Benito Mussolini scriveva: "Roma, città parassitaria di affittacamere,di lustrascarpe
    di prostitute,di preti e di burocrati, Roma - città senza proletariato degno di questo nome- non è il centro della vita politica nazionale, ma sibbene il centro e il focolare d'infezione della vita politica nazionale.....
    Basta, dunque, con lo stupido pregiudizio unitario per cui tutto, tutto,tutto deve essere concentrato in Roma, in questa enorme città-vampiro che succhia il miglior sangue della nazione"
    Sappiamo poi come è andata a finire, Mussolini come tanti altri è stato corroso dai miasmi dell'Urbe.

    SPROFONDI ROMA LADRONA!
    Mussolino è morto socialista.
    Mussolini e chi si ritiene nazional-popolare non può che dirsi socialista

  7. #7
    Non sono d'esempio in nulla
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    Il testamento di Benito Mussolini.

    "Nessuno che sia un vero Italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell'avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione. Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso. Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz'altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali profeti hanno buon gioco per l'insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere. Per questo sono stato e sono socialista!

    L'accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l'evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L'unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all'interesse collettivo. La politica è un'arte difficilissima tra le difficili perché lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è un'entità assai difficile a definirsi, perché è mutevole.

    Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come l'italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell'oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il Fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 Luglio al confino non c'erano più di trenta persone. Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del Fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire, per ragioni di giustizia che, il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro.

    L'umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. Tutti i dittatori hanno fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo; tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l'ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura.
    Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l'inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte.
    Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli? Stalin è in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzionefrancese è considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera.

    Vent'anni di Fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d'Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro.

    Finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.

    I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria.
    Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la Patria non più Patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del Fascismo, perché adesso è notte, ma poi verrà il giorno " .

    ------------------

    - L'unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all'interesse collettivo.-

    Mussolini 'traghetta' il socialismo verso il corporativismo.


    Daniele

  8. #8
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    effettivamente il testamento è un ottimo documento per chiudere il discorso

  9. #9
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    In origine postato da alternativoDX
    Nella vita tutti hanno sempre da imparar qualcosa.. la politica la si fa anche per questo. Probabilmente sono affermazioni di circostanza.. quanti di noi non hanno mai detto delle pirlate nella propria vita?
    questione di punti di vista...per me le pirlate le ha dette e fatte dopo..
    tra l'altro è nota l'avversione del duce per il sud, non ci andava mai volentieri e quando ci andava cercava di trascorrervi meno tempo possibile.

  10. #10
    legio_taurinensis
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    questo dimostra come molti dicono che fascismo sia stato un bene per il sud...

    certo ha fatto peggio la dc

 

 
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