TORNA IL SANGUE NELL'UTURI, 55 CIVILI MASSACRATI
7 Ottobre 2003
Dopo un mese di relativa calma, l'Ituri torna ad essere il teatro di un massacro di civili a sfondo etnico, l'ennesimo dell'infinita guerra congolese. Lunedì scorso un gruppo di uomini armati di fucili e machete è entrato nel villaggio di Kachele, a circa 60 km dal capoluogo Bunia; le vittime del massacro sarebbero 55, in maggioranza bambini, donne incinte e vecchi. La MONUC, la missione ONU nel paese, ha inviato dei propri rappresentanti a Kachele per rendersi conto dell'accaduto; gli uomini dell'ONU avrebbero trovato 23 cadaveri, ma secondo la gente del villaggio altri 32 corpi sarebbero già stati sepolti.
Il massacro di Kachele arriva dopo un mese senza scontri, in cui i Caschi Blu dell'ONU avevano sostituito i militari francesi dell'operazione Artemis nel pattugliamento dell'Ituri. Quello di Kachele è il primo attacco alla popolazione civile da quando i Caschi Blu della Brigata Ituri, composta da 3.400 soldati provenienti da Pakistan, Bangladesh, Nepal e Uruguay, sono arrivati in Congo.
L'attacco è sicuramente da ricondurre agli scontri etnici che da anni insanguinano l'Ituri, e che vedono fronteggiarsi le tribù degli Hema e dei Lendu. Il leader dell'UPC, il principale gruppo ribelle dell'Ituri, ha accusato le milizie etniche Lendu di essere le responsabili del massacro, ma ancora non si hanno elementi certi per stabilire con certezza chi sia il responsabile dell'accaduto. Spetterà ora alla MONUC condurre le indagini del caso ed assicurare i carnefici alla giustizia, compito che si preannuncia veramente difficile.
Il massacro arriva come un fulmine a ciel sereno sul processo di pacificazione congolese. Pochi giorni fa un rappresentante delle Nazioni Unite aveva ricordato come la fase di transizione verso le prime elezioni libere del paese stesse proseguendo meglio del previsto. Sfortunatamente il nuovo governo e la comunità internazionale, se hanno raggiunto risultati più che positivi nel resto del paese, non riescono ancora a venire a capo della difficile situazione in Ituri.
Il conflitto atavico tra Hema e Lendu è stato favorito negli anni passati da Rwanda ed Uganda, due degli attori principali del conflitto congolese, che hanno rifornito di armi entrambe le tribù, per alimentare gli scontri e giustificare la propria presenza nella regione come "forza di sicurezza". Le autorità congolesi non hanno ancora la forza per imporre la propria autorità nella regione, e la garanzia della sicurezza nella zona ricade tutta sulle spalle dei 3.400 Caschi Blu della MONUC. Per il momento gli scontri tribali, che dal 1999 hanno provocato 50.000 vittime, non sembrano destinati a cessare.
Matteo Fagotto