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__________________ PROGRAMMA POLITICO 2004

Democrazia Cristiana Europea è un partito politico costituito da
coloro che hanno come obiettivo principale la realizzazione,
attraverso gli strumenti istituzionali della trasparenza e un
rinnovato radicamento nel sentire collettivo dei tradizionali
concetti di libertà, eguaglianza, giustizia e di quelli più vicini
al nostro tempo quali, di pari opportunità, autogoverno,
solidarietà, sussidiarietà, libera iniziativa, partecipazione
allargata, tutela dell'ambiente, europeismo. Democrazia Cristiana
Europea si riconosce nei movimenti per i diritti civili, nelle
campagne referendarie per le riforme istituzionali, nelle
rivendicazioni e nelle richieste autonomistiche, nella politica di
integrazione dell'Italia in Europa, nella lotta alla partitocrazia,
ed in tutti quei valori che si fondano sulla modernizzazione della
nostra cultura politica. Al di là dell'appartenenza politica è
chiamato ad operare al nostro fianco chiunque voglia opporsi alla
mistificazione semantica e al centralismo autoritario. Noi
diciamo "basta" a tutti coloro che vogliono considerare i "ladri"
come vittime della magistratura che accusa e condanna interpretando
liberamente le leggi e applicandole con discrezionalità, i cittadini
onesti come visionari in preda ad allucinazioni collettive, gli
anziani come "zombi" di un passato che
non c'è più; noi diciamo "basta" al conformismo e all'arrendevolezza
di fronte alla constatazione di un "si stava meglio quando si stava
peggio". Democrazia Cristiana Europea rivolge un caloroso appello a
tutti coloro che non vogliono arrendersi e che vogliono affermare i
sani principi del liberalismo non selvaggio, che vogliono difendere
la propria dignità, il proprio lavoro, attraverso una riforma etica
e politica, ispirandosi alla libertà personale, alla solidarietà
cattolica, alla giustizia sociale. Democrazia Cristiana Europea
assume l'impegno di dare voce a chi non ne ha, di porre il cittadino
al primo posto nel quadro delle politiche europee, di restituire
dignità a coloro che sono stati vittime dell'abuso di potere,
lottare, comunque vadano le elezioni, sull'affermazioni dei diritti
umani, dell'uguaglianza, della solidarietà e della libertà.
Democrazia Cristiana Europea vuole dar vita ad un nuovo Paese che
conservi tutte le sue tradizioni ma che sappia innovarsi e crescere
dal confronto dialettico con le altre culture, un Paese dove si dia
spazio ai meritevoli, dove i più deboli abbiano le stesse
possibilità garantite ad altri, dove sussistano effettive
possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, dove le autorità,
le forze dell'ordine, gli apparati burocratici,finalmente dotati di
mezzi necessari e di adeguati salari, siano al servizio del
cittadino, dove la legge sia veramente uguale per tutti, dove i
malati e i deboli trovino solidarietà concreta, dove siano
valorizzate le bellezze naturali e dove i giovani abbiano fiducia
nel futuro, dove i bambini non debbano subire violenze di qualsiasi
natura. Democrazia Cristiana Europea vuole, infine, dar vita ad un
Paese davvero funzionale ed efficiente, dove scuole, strutture
sanitarie, banche, poste, carceri, tribunali, fisco, imprese, uffici
pubblici siano al servizio del cittadino.
RIFORME ISTITUZIONALI Democrazia Cristiana Europea vuole attuare una
serie di riforme istituzionali volte all'affermazione della
democrazia fondata sui cittadini e non sui partiti politici, sulla
stabilità e governabilità del Paese, su rapporti chiari e dialettici
fra maggioranza e opposizione, sul controllo dei poteri attribuiti
alle Camere del Parlamento. Assemblea Costituente Le riforme
costituzionali richiedono la fondazione di una Costituente formata
da parlamentari con particolari requisiti tecnici, supportati da
giuristi in materia costituzionale ed amministrativa. Bicameralismo
L'attuale bicameralismo deve essere sostituito attraverso la
previsione, in capo a una delle due Camere di un potere di controllo
sull'attività dell'altra. Deve essere garantita la partecipazione di
consiglieri regionali e provinciali per la trattazione di materie di
loro pertinenza. Il Senato diventerebbe, quindi, una Camerale
Federale con potere di legiferare, in modo esclusivo, nelle materie
del decentramento e del federalismo. Funzionalità del Parlamento Dar
vita a Testi Unici per singola materia di intervento, tale da
riordinare la legislazione vigente, evitando dispersioni e
confusioni fra le molteplici leggi di revisione e modifica.
Attribuire alle Commissioni solo il potere di discussione, lasciando
all'aula il potere dovere di approvare la legge, articolo per
articolo. Ampliare i settori di riserva di regolamento per
attribuire al Governo una maggiore elasticità e rapidità di
intervento, contemplando le effettive ipotesi di
legiferazione nei casi di urgenza e di necessità, lasciando sempre
in capo al Senato Federale, il potere di controllo e ratifica
successiva. Ampliare le ipotesi di adozione di decreti legislativi.
Forma di Governo Il sistema semi-presidenziale, secondo il modello
francese, con l'introduzione di una sfiducia costruttiva, sembra il
modello più consono alla realtà italiana. Riteniamo che vada
necessariamente ridotto il numero dei parlamentari per la camera dei
Deputati e per il Senato, con l'abolizione dei privilegi
parlamentari. Referendum Propositivo Da introdurre nella
Costituzione al pari di quello abrogativo, prevedendo che non
possano essere presentati più di cinque referendum per ciascuna
tornata. Federalismo Alla base del federalismo deve essere posto il
principio di sussidiarietà che garantisca a regioni, Province,
Comuni e Comunità montane e Metropolitane la potestà di legiferare
in materie legate alla gestione del territorio. Prevedere
l'attribuzione degli strumenti finanziari necessari per l'attuazione
delle riforme ed una specifica responsabilità degli amministratori.
Pubblica Amministrazione Rendere effettive le norme dettate in
materia di trasparenza ed efficienza della Pubblica Amministrazione
garantendo il pieno rispetto dei diritti dei cittadini. Abolire le
farraginosi procedure burocratiche e prevedere l'istituzione di un
organo giudicante, estraneo all'Amministrazione, che tuteli gli
interessi e i diritti dei cittadini. Riformare le competenze e le
attribuzioni dei Tribunali Amministrativi Regionali, garantendone
un'effettiva terzietà.
Dar vita ad un apparato snello e un controllo sulle voci di spesa
con un rendiconto annuale da presentare in Parlamento. Il rapporto
fra il cittadino utente e la Pubblica amministrazione deve
acquistare un aspetto paritetico, di scambio reale di servizi ed
informazioni, garantendo la reale applicazione delle leggi
sull'autocertificazione, rispettando la Carta dei diritti dei
cittadini che deve assurgere a legge fondamentale, imporre l'uso di
cartellini di riconoscimento degli addetti agli sportelli aperti al
pubblico, tale da rendere effettiva la tutela del cittadino in caso
di abusi. Estensione dei casi di silenzio assenso alle richieste di
provvedimenti avanzate dai cittadini. POLITICHE SOCIALI Democrazia
Cristiana Europea vuole dar voce alle centinaia, forse migliaia di
bambini nati al di fuori del matrimonio, ma comunque da una unione
di uomo e donna legati da un forte vincolo affettivo.
L'equiparazione della posizione giuridica del figlio riconosciuto al
figlio legittimo, eliminando anche quelle poche differenze che
ancora esistono in diritto. Riconoscimento effettivo della famiglia
di fatto anche per quanta riguarda il mantenimento e la disciplina
della casa coniugale, in caso di separazione. Per quanto concerne le
relazioni tra famiglia e mondo del lavoro, proponiamo la
detassazione dei redditi bassi, la previsione di assegni familiari
adeguati alle effettive esigenze, maggiore flessibilità per le donne
con oltre un figlio minore degli anni 15. Adolescenza ed infanzia
Assicurare che i minori possano crescere in un ambiente sereno ed
armonico; dare attuazione alla convenzione ONU del 1989 sui diritti
del fanciullo, sradicare il lavoro nero dei minori. Democrazia
Cristiana Europea intende proporre la creazione di centri
specializzati per l'accoglimento dei fanciulli abbandonati,
garantendone l'istruzione e il mantenimento fino al raggiungimento
della maggiore età e facilitando l'ingresso nelle famiglie
affidatarie. Riformare le carceri minorili, orientandosi verso
misure alternative; intervenire contro violenze fisiche,
psicologiche, sessuali operando sul versante della prevenzione e
della repressione con informazione corretta, rafforzamento della
rete di servizi, carcerazione obbligatoria per i pedofili e per
chiunque eserciti violenze di qualsiasi natura sui bambini, evitando
qualsiasi attenuante. Riforma del sistema previdenziale ed
assistenziale Liberalizzazione dell'età pensionabileiascuno può
decidere e scegliere quando smettere di lavorare! Prevedere, come
già in altri Paesi, la costituzione di fondi pensione, risparmi
azionari e forme previdenziali integrative. Il sistema
previdenziale, appare oggi, come uno dei problemi economici più
delicati che necessita di un intervento immediato attraverso una
riforma che ponga al centro dei correttivi da apportare, la
possibilità concreta di ricorrere a sostegni alternativi, con la
possibilità, per il lavoratore, di richiedere la liquidazione
immediata dell'indennità di fine rapporto. Democrazia Cristiana
Europea propone quindi, oltre alla liberalizzazione dell'età
pensionabile, l'esenzione dalle imposte di tutto il rendimento annuo
dei fondi pensione; l'aumento delle pensioni più basse, da portare,
effettivamente, ad un minimo di € 600,00 nella prossima legislatura.
E ancora, l'abolizione dei tickets sui farmaci per anziani e minori,
una maggiore facilitazione nell'accesso a strutture private
specializzate nella cura e nella prevenzione di particolari
patologie. Improntando alla collaborazione e non alla competizione,
il rapporto fra sanità pubblica e sanità privata. Una volta
accettato il rigore di un risanamento amministrativo, che separa
sanità e assistenza sociale, è necessario, altresì, introdurre
tecniche diverse di approccio per l'assistenza alle persone disabili
e agli anziani. Nel rispetto dei bisogni del disabile è necessario
introdurre tecniche di inserimento del tessuto sociale che sia
adeguato alle sue esigenze. Per gli anziani prevedere l'istituzione
di un servizio civile della terza età con funzioni di sicurezza ed
assistenza. Creare centri di ascolto per anziani e disabili dotati
di personale qualificato, dove non si offra il puro assistenzialismo
ma dove si dia vita ad una struttura fondata sulla collaborazione e
sulla solidarietà. Pari opportunità Le donne da tempo richiedono la
possibilità effettiva di una presenza determinante nel mondo
politico. La scarsa rappresentanza femminile nelle cariche elettive
e l'insufficiente presenza nella vita politica, costituiscono un
dato allarmante, avvertito dall'opinione pubblica come blasfemo.
Oltre a garantire la soppressione di questo scenario, Democrazia
Cristiana Europea intende promuovere lo sviluppo di politiche
specifiche per incentivare l'occupazione delle donne soprattutto nel
Mezzogiorno d'Italia. Favorire l'imprenditoria femminile con forme
serie di finanziamento pubblico. Promuovere politiche del lavoro che
tengano conto delle differenze di genere fra uomo e donna, senza
aumentare, in modo discriminatorio, i diversi modi di
accesso al lavoro, tutelando interessi contrapposti legati alla
gestione del nucleo familiare. GIUSTIZIA, LEGALITÀ E SICUREZZA
L'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario, il
cosiddetto "carcere duro" fu introdotto nel nostro ordinamento, nel
1992 sull'onda dell'emergenza criminalità organizzata (proprio in
quell'anno furono compiuti gli attentati contro Falcone e
Borsellino). Esso prevede la detenzione in istituti o sezioni
separate dalle carceri ordinarie e tutta una serie di restrizioni
aggiuntive rispetto alla detenzione ordinaria: non si può accedere
ai benefici, la socialità e la vivibilità in carcere sono ristrette,
i contatti con l'esterno fortemente limitati e resi disumani, così
come le possibilità di difesa legale. L'articolo 41bis
dell'ordinamento penitenziario è, insieme all'articolo 4 bis del
medesimo ordinamento, il risvolto carcerario dell'apparato
repressivo che lo stato ha dispiegato nell'emergenza criminalità
organizzata a partire dalla fine degli anni 80. Il carcere duro
previsto dal 41 bis ricalca modelli detentivi già sperimentati con
le carceri speciali istituite nel 1977 e l'applicazione dell'allora
articolo 90 per la madre di tutte le emergenze: l'eversione
politica. 41 bis e 4 bis si inseriscono storicamente in un contesto
penitenziario segnato dalla approvazione della legge Gozzini (1986)
e delle leggi sulla dissociazione e il pentitismo. Il carcere è
diventato il luogo del reinserimento premiale. È opportuno far
osservare come le norme restrittive, sostanzialmente volute per
punire coloro che avevano avuto l'ardire di sfidare lo Stato,
abbiano, in effetti, indiscriminatamente colpito nella generalità,
punendo pesantemente ed ingiustamente anche coloro che tale ardire
proprio non avevano avuto e, tanto meno, pensato.
La frettolosità utilizzata nella stesura delle norme restrittive,
nonché la loro difficoltosa interpretazione, hanno inevitabilmente
provocato l'intervento della Corte costituzionale la quale, con ben
otto significative sentenze (n. 306/93, n. 357/94, n. 361/94, n.
68/95, n. 504/95, n. 445/97, n. 137/99 e n. 273/01), ha
sostanzialmente costruito un'opera di vera e proprio demolizione dei
contenuti dell'articolo 4-bis e degli articoli ad esso collegati,
costruendo un vero e proprio mosaico di incostituzionalità. Alla
luce di quanto sin qua esposto, non sembra per nulla azzardato
definire l'articolo 4-bis dell'Ordinamento penitenziario quale una
mina vagante, abbandonata - a guerra ormai conclusa - a se stessa
con la possibilità di esplodere più di una volta, con la conseguenza
di provocare ingiusti ed irreparabili danni. L'articolo 4-bis è
incostituzionale!!! È stato sostanzialmente vanificato da ben otto
sentenze della Consulta. L'articolo 4-bis deve essere abolito e con
esso tutti i suoi limiti temporali, in considerazione anche del
fatto che i normali tempi previsti dalla "legge Gozzini" già non
vengono rispettati, facendo accedere ai benefici i condannati
addirittura ben oltre i termini previsti dalle norme restrittive.
L'Italia rischia di essere considerata alla stregua di Nazioni che
fanno uso spregiudicato delle limitazioni delle libertà personali e
di essere, quindi, sottoposta alla costante denuncia presso la
Commissione dei diritti umani istituita dalle Nazioni Unite. Le
Camere penali hanno già denunciato un vizio di "
incostituzionalità " , essendo il 416 bis in contrasto con l'art 27
della Costituzione che esplicita i doveri dello Stato nei confronti
di chi ha violato la Legge, che è quello della necessità di
un "reinserimento" nella Società. La giurisprudenza di legittimità
(Cass. Sez. VI sent. n. 1793 del 1994, ric. De Tommasi ed altri) ha
sottolineato che le finalità dell'associazione di tipo
mafioso, previste nell'art. 416 bis c.p., hanno carattere
alternativo e non cumulativo, anche perché, con la previsione, fra
gli scopi del sodalizio mafioso, del controllo di attività
economiche, il legislatore ha mirato ad ampliare l'ambito
applicativo della fattispecie, estendendolo anche al perseguimento
di attività in sé formalmente lecite. Sono stati violati i principi
costituzionali d'uguaglianza (articolo 3), di divieto di violenza
morale nei confronti dei detenuti (articolo 13) e di funzione
rieducativa della pena (articolo 27). È stato pure violato
l'articolo 7 della "Convenzione europea per la salvaguardia dei
diritti dell'uomo", il quale vieta che siano inflitte pene più gravi
a quelle previste dalla legge vigente. Vi è più di una ragione per
sostenere che nuovamente ci troviamo di fronte ad un uso distorto
del potere. Vi è più di una ragione per sostenere che un'azione di
contrasto contro le illegalità, anche quando sono di evidente
pericolosità, è tanto più convincente quando non si macchia di
principi illiberali. È con questo spirito che tutti gli iscritti
alla Democrazia Cristiana Europea e i loro candidati, si batteranno
per affermare questo immortale principio. Termini di carcerazione
preventiva I termini di custodia cautelare, dilatabili fino a nove
anni, nell'attuale sistema del codice di procedura penale, devono
essere ridotti ad un massimo di un anno, con possibilità di arrivare
a due anni, in caso di reati più gravi. Democrazia Cristiana Europea
intende restituire un minimo di dignità giuridica al nostro paese
che vede la grande maggioranza della popolazione carceraria in
attesa di giudizio. Parallelamente ci batteremo per introdurre anche
in Italia, la possibilità di uscire dal carcere su cauzione,
prevedendo gli strumenti finanziari idonei per consentire
l'esercizio del medesimo diritto anche ai meno abbienti.
Con altrettanto vigore, Democrazia Cristiana Europea promuoverà un
sistema di assistenza e sostentamento alle famiglie dei detenuti. Se
è vero come è vero che la pena, nel nostro ordinamento, ha (rectius:
dovrebbe avere) una finalità rieducativa, durante il periodo di
carcerazione del soggetto condannato, bisogna tutelare anche i
membri della sua famiglia, evitando così che alla rieducazione di un
membro corrisponda la perdizione di altri, improvvisamente
catapultati in una realtà dove, come sovente accade, viene a mancare
l'apporto, a volte il solo, del padre di famiglia. DIRITTI CIVILI
Nuova regolamentazione del divorzio I tempi che intercorrono dalla
pronuncia della separazione alla formalizzazione del divorzio sono
estremamente lunghi e vanno ridotti. Se è vero che il divorzio
rappresenta una rottura, è altrettanto vero che il periodo
necessario per ottenere la sua pronuncia, può costituire la causa di
inasprimenti fra la coppia, a tutto discapito di eventuali figli e
dei rapporti fra i coniugi. La legge sul divorzio va riformata alla
luce della nuova identità acquisita dalla donna nel corso degli
ultimi anni. Occorre inserire ipotesi di affidamento congiunto della
prole, ciò non solo a vantaggio della donna lavoratrice ma anche per
il benessere del minore che si vede improvvisamente mutilato di una
figura importante della sua vita, in un periodo della sua crescita
in cui ha bisogno di essere rassicurato sul futuro e di fare scelte
consapevoli. Le adozioni Quando si parla di adozioni si corre sempre
il rischio di farlo in termini di puro diritto: l'adozione è invece
e prima di tutto un fenomeno sociale, è una ricerca
forte di genitorialità al di fuori dei processi procreativi,
naturali o artificiali che siano. Essa preesiste al diritto. La
legge 184 del 1983 che disciplina l'adozione in Italia è l'atto
normativo che per primo ha precisamente delineato un regime per
l'attuazione dell'adozione internazionale. Ad anni di distanza
quella legge che pure ha contribuito ad un mutamento di mentalità
nel concepire l'adozione come una famiglia per chi non ce l'ha e non
più come diritto degli adulti, ha mostrato i segni del tempo. La
prima riflessione che emerge è che troppo spesso si tende a pensare
all'adozione internazionale come qualcosa comunque buona e giusta.
Si pensa che garantire ai bambini del terzo mondo il vitto copioso
della civiltà opulenta, sia la cosa migliore. Certo che mangiare e
vivere sono sicuramente molto meglio del non mangiare e morire, però
da qui a prendere come aprioristicamente come buono qualsiasi
metodo, attraverso il quale giungere a questo è semplicistico. Se il
fine che ci si propone è buono (garantire migliori condizioni di
vita e un ambiente familiare sereno), anche il mezzo deve essere
buono, altrimenti, tale malignità non può che propagarsi anche nel
fine. Democrazia Cristiana Europea vuole assicurare la completa
applicazione della Convenzione dell'Aja siglata nel 1993 e recepita
dal nostro legislatore con la Legge 476 del 1998; affermare un no
secco al fai da te, allo scegliere il bambino come si sceglie un
sacco di pomodori, a coppie senza scrupoli che vogliono soddisfare
il loro bisogno narcisistico di "possedere" un bambino, ultimo
balocco dei (loro) bambini infelici e mai davvero cresciuti. Un si
invece, a chi non si sente il ricco che salva dalla fame il povero
che offre amore disinteressato come solo dei genitori sanno fare.
In un lavoro di programmazione politica possono sembrare fuori luogo
o sembrare retoriche queste parole. Se la legge, però fatta da
uomini, non si ricorda degli uomini stessi, allora rischia di
staccarsi dalla realtà e di non essere più capita. ECONOMIA,
SVILUPPO E LAVORO A livello generale e di principio, pensiamo che lo
Stato deve garantire la parità di bilancio, prevedendo la copertura
di tutte le spese da affrontare nel periodo considerato, inclusi
quindi gli oneri di propria competenza per ricerca e lo sviluppo e
per gli investimenti o le agevolazioni agli investimenti. Le entrate
sono uno degli strumenti di cui lo Stato si serve per attuare la
politica economica, cioè la distribuzione del potere d'acquisto:
attualmente il mezzo più idoneo per realizzarla è l'azione fiscale
sui redditi netti. Ne fanno parte, come redditi personali e soggetti
a prelievo fiscale, tutti i proventi di qualsiasi origine, da
cumulare e sottoporre ad aliquote progressive tali da esentare le
fasce socialmente più deboli e coprire le entrate, in aggiunta ai
proventi I.V.A., con una formula continua a progressività
decisamente penalizzante, al netto di tutte le uscite documentabili
e controllabili con verifiche incrociate. Non devono invece essere
sottoposti e prelievo fiscale gli utili aziendali, se non nel
momento in cui divengano reddito personale, perché la
capitalizzazione delle imprese risponde all'obiettivo di sostenere
la concorrenzialità del prodotto Italiano e di ridurre il ricorso al
denaro a debito, con relativo decremento del gettito fiscale e
inaccettabile trasferimento del rischio imprenditoriale. E' poi
necessario intervenire su alcuni parametri che rischiano di frenare
lo sviluppo e di minare la nostra competitività: riqualificare la
spesa pubblica a vantaggio degli investimenti, con economie nelle
spese correnti e soprattutto recuperi di evasione fiscale
macroscopica;
potenziare con investimenti mirati le infrastrutture, le
istituzioni, i servizi pubblici inferiori a quelli europei per
quantità e per qualità, la loro carente funzionalità penalizza
fortemente gli investimenti esteri soprattutto al Sud. Il lavoro è
fonte di libertà e di dignità per l'individuo, di progresso civile.
Il singolo lavoratore dipendente deve essere tenuto lontano da
qualsiasi rischio di cessazione di entrate, che gli sottrarrebbe il
godimento dei pieni diritti e gli impedirebbe di programmare
serenamente il futuro. Rimane inoltre a carico del sistema
produttivo privato l'intero onere della sicurezza sociale,
trattandosi di salario dilazionato da riconoscere al singolo
lavoratore in base al principio contributivo. In modo complementare,
le imprese devono essere esenti da qualsiasi gravame fiscale
sull'attività, perché devono poter destinare al proprio successo nel
campo di attività prescelto tutti gli utili non distribuiti in
remunerazioni del capitale. In questa linea, sono da mettere in atto
iniziative che disincentivino l'utilizzo di personale sulla base di
contratti a scadenza: non avvicinano il lavoratore all'azienda, lo
demotivano nei confronti del lavoro cui viene assegnato, gravano lui
e l'azienda di rischi fisici aggiuntivi per la scarsa familiarità
con i compiti da svolgere, e sostanzialmente finiscono in pratica
per mantenerlo in uno stato di precarietà permanente. Dovranno
invece essere estesi i concetti di flessibilità d'orario,
nell'interesse dell'azienda e dei suoi dipendenti. Il lavoro
sommerso Il lavoro sommerso merita un discorso specifico per la sua
entità e per i danni che produce: sfrutta i lavoratori, froda lo
stato, inquina la concorrenza, danneggia le aziende pulite, è un
intreccio fra malavita e malaffare, rappresenta oltre il 20% di
tutta l'economia nazionale e nel Mezzogiorno supera il 50%-60 %.
Democrazia Cristiana europea vuole risolvere questo fenomeno
ricorrendo a strumenti innovativi che richiedano il coinvolgimento
responsabile delle organizzazioni di categoria, oltre che con i
sistemi di controllo incrociati, oggi tempestivi e ed affidabili.
SANITÀ E DIRITTO ALLA SALUTE Per un Servizio Sanitario Nazionale
universale, equo e solidale Democrazia Cristiana Europea in linea
con la Costituzione italiana e con la Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione Europea, afferma il valore preminente della salute quale
diritto fondamentale e inalienabile dell'individuo, bene della
persona e interesse della collettività. Il modello di assistenza che
considera la salute un diritto, ha generalmente prodotto sistemi
meno costosi, più equi e più efficaci. Non è un caso che il nostro
Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) sia stato riconosciuto
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità tra i migliori e più
affidabili tra i paesi industrializzati. Democrazia Cristiana
Europea promuove e sostiene un S.S.N. a carattere pubblico, aperto
all'integrazione con il privato, e ritiene che un S.S.N. solidale,
efficiente, equo ed uniforme nelle prestazioni sia il sistema più
idoneo per la promozione e la tutela della salute dei cittadini,
teso alla valorizzazione del circuito virtuoso della prevenzione,
della cura e della riabilitazione. Anche in una realtà federale, il
S.S.N. deve garantire su tutto il territorio Italiano livelli
essenziali e uniformi di assistenza di provata efficacia, senza
alcuna differenziazione regionale, evitando le innumerevoli
disparità fra strutture pubbliche e private. Per entrambe devono
valere le stesse regole in termini di standard di prestazioni, in
termini di rapporto pazienti/paramedici/medici, in termini di
insieme di servizi offerti.
Tutti i soggetti, non importa se pubblici o privati, devono
concorrere a una finalità comunque pubblica, quella di tutelare un
bene inalienabile quale la salute. Siamo quindi favorevoli al fatto
che, attraverso una sana collaborazione-integrazione-concorrenza, le
strutture pubbliche e private siano messe sullo stesso piano e
competano tra loro non per produrre più prestazioni, spesso anche
inutili, ma più qualità, evitando che il privato eroghi solo
prestazioni ad alto valore aggiunto, lasciando al pubblico quelle
più complesse, costose e con minore profitto. La democrazia ha
bisogno di un sistema bancario, finanziario ed assicurativo
trasparente ed efficiente. Le privatizzazioni e la nuova disciplina
sulle società quotate in borsa non hanno prodotto finora risultati
positivi riguardo all'efficienza e alla trasparenza delle attività
gestionali, alla tutela dei risparmiatori e alla loro partecipazione
alla vita societaria, al controllo dei bilanci che negli ultimi anni
sono stati presentati in perdita nella misura del 50% (ma solo
pochissime società sono fallite), alla distrazione di fondi e alla
costituzione di fondi neri, agli stipendi dei manager e ai loro
benefit che continuano ad essere percepiti anche quando le società
sono in rosso, ai cartelli e alle tariffe delle società di
assicurazione che sono le più elevate d'Europa senza che vi sia una
corrispondente qualità dei servizi. La tutela dei consumatori-utenti
Democrazia Cristiana Europea intende farsi portavoce di alcuni
fondamentali diritti: la sicurezza e la qualità dei prodotti e dei
servizi; un'adeguata informazione e ad una corretta pubblicità; la
correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali
concernenti beni e servizi;
la promozione e lo sviluppo dell'associazionismo libero, volontario
e democratico tra consumatori e utenti; l'erogazione di servizi
pubblici secondo standard di qualità ed efficienza. Occorre poi
favorire l'associazionismo tra i cittadini, riconoscendo ai comitati
spontanei e alle piccole associazioni locali e settoriali la
possibilità di accedere a poteri e facoltà previsti dalla legge e
oggi riconosciuti solo alle associazioni dei consumatori che hanno
il beneplacito del governo, con seri dubbi sulla loro autonomia.
POLITICA ESTERA Per uno stato realmente democratico la democrazia è
un bene così importante che non può essere messo a repentaglio in un
conflitto bellico. Pace, democrazia e sviluppo economico sono quindi
strettamente legati. Da un punto di vista ideale l'obiettivo finale
della politica estera di un paese democratico non può quindi essere
altro che la partecipazione alla costruzione di una società
planetaria ordinata in stati democratici. Il passaggio dalla teoria
alla pratica trova però attualmente ancora non pochi ostacoli,
alcuni dei quali di tipo ideologico, come i recenti atti di
terrorismo internazionale ed il radicamento dei movimenti anti
globalizzazione. Il "Mercato Unico" europeo per le isole Considerata
dal punto di vista del prezzo dei trasporti, la nozione di "Mercato
Unico europeo" per le regioni insulari resta ampiamente
un'astrazione. Per raggiungere le principali zone di produzione e di
consumo dell'Unione, le isole sopportano dei costi supplementari
particolarmente alti. Gli abitanti insulari pagano in media il
doppio, e a volte di più, rispetto agli abitanti delle capitali dei
Stati membri per trasportare le merci tramite container o pallet
verso questa zona.
Nel settore del trasporto dei prodotti deperibili, il ricorso al
trasporto aereo (la norma nella maggioranza delle isole) si traduce
in differenze di prezzo ancora più spettacolari. Tali prezzi sono 7
volte più cari di quelli pagati nelle capitali dove vige il
trasporto su strada. In un contesto di questo tipo, la libera
circolazione delle merci, uno dei pilastri dell'edificio
comunitario, sembra essere realtà solo a livello doganale. Appare
chiaro che, nelle regioni della periferia e ancor più nelle isole,
attualmente, non esistono condizioni comparabili a quelle del centro
per accedere alle maggiori zone di produzione e di consumo
dell'Unione. In mancanza di parità di condizioni nei costi del
trasporto, solo chi è meglio posizionato può godere della libertà di
circolazione. Nel Mediterraneo le isole dipendono, nei loro scambi
con Maastricht, dal tipo di flussi commerciali e dal livello di
concorrenza sul tragitto del loro porto d'imbarco e sulla traversata
marittima. Questa situazione è più o meno favorevole a seconda dei
casi: i prezzi del trasporto su strada sono quindi contenuti a
Barcellona, più alti in Italia e in Grecia. Per quanto riguarda i
servizi insulari in senso stretto, nella maggioranza dei casi, i
traffici insulari sono molto squilibrati, con un tonnellaggio di
merci caricate che copre raramente la metà delle merci scaricate. Il
cliente deve quindi molto spesso sopportare il costo di una
rotazione completa anche se la utilizza solo in un senso. Nelle
isole che non beneficiano di sovvenzioni al trasporto marittimo e
dove i flussi sono notevolmente squilibrati, i prezzi invece sono
molto alti (le Baleari). Si ricorda che, nel caso di un collegamento
con Maastricht, il prezzo elevato per la traversata marittima può
essere diminuito da tariffe su strada competitive a partire dal
porto d'imbarco.
Questo squilibrio dei flussi, che risulta essere la principale causa
dei costi supplementari dell'insularità, è purtroppo parte
integrante della struttura della grande maggioranza delle economie
insulari. Che sia per lo sviluppo del settore terziario o per i
trasferimenti pubblici, le isole diventano luoghi di consumo che
importano molto più di quanto non esportino. Il forte sviluppo del
turismo non fa che aggravare questa tendenza ed è quanto mai utopico
poter pensare che l'agricoltura e le poche industrie esistenti
possano controbilanciare il flusso delle merci importate sulle navi.
Il fatto di analizzare il problema dei costi supplementari di
trasporto nelle isole soprattutto come un problema di flussi e non
più come la conseguenza di una rottura di carico obbliga a ripensare
le politiche di aiuto al trasporto e di continuità territoriale. Se,
come lo indica l'esempio dei trasporti, la nozione di "Mercato
Unico" continua a rimanere a livello di astrazione nelle isole, il
fatto di compensare i costi supplementari sopportati da isole in
questo settore non deve essere considerato come una politica
discriminatoria che rischia di provocare delle distorsioni nel
funzionamento di tale mercato unico. Un regime di aiuti finanziari
che intervenga solo sul prezzo della traversata marittima tra
un'isola e il vicino continente non tiene conto dei problemi di
flusso di traffico e di logistica dei vettori. Esso rischia quindi
di essere efficace solo in parte. I costi supplementari legati ai
trasporti sono di tipo molto diverso a seconda delle merci
trasportate e del tipo di trasporto scelto. L'impatto economico o
sociale è quindi diverso a seconda del valore commerciale del
prodotto importato o esportato. Un'eventuale politica di
compensazione dovrebbe quindi essere adattata alla gravità dei
problemi incontrati.
Per prendere in considerazione tutti i costi supplementari legati ai
trasporti, riteniamo che un eventuale aiuto dovrebbe essere versato
direttamente alle aziende insulari piuttosto che ai vettori
marittimi o aerei. Fatto salvo il caso delle isole piccole o degli
arcipelaghi dove è pura utopia pensare di poter rendere redditizi i
servizi di trasporto, una concorrenza reale tra vettori marittimi o
aerei, nell'ambito dell'obbligo comune di fornire un servizio
pubblico, ci sembrerebbe la migliore soluzione. L'aiuto versato
direttamente alle aziende insulari dovrebbe avere lo scopo di
portare i loro costi per il trasporto allo stesso livello di quelli
che dovrebbero sostenere se si trovassero sul vicino continente.
Questo aiuto terrebbe conto di tutti i fattori legati alla catena
dei trasporti. Anche se questo tipo di aiuto non è la panacea, non
potendo risolvere i problemi del tempo di accesso al mercato
continentale, né quelli delle dimensioni del mercato di prossimità,
esso potrebbe favorire lo sviluppo del settore produttivo locale. In
alcuni casi le aziende insulari potrebbero raggiungere volumi di
produzione tali da poter ridurre i loro costi e poter quindi
negoziare con i vettori tariffe più interessanti. Questo tipo di
aiuto potrebbe tradursi in agevolazioni fiscali concesse alle
aziende (come lo suggerisce la Sardegna in una sua proposta).
Potrebbe essere adattato al tipo di prodotti importati o esportati,
con la definizione di effetti soglia per incoraggiare le piccole e
medie imprese ed evitare le distorsioni da parte dei grossi
importatori nel settore dei consumi. Tuttavia questo tipo di
proposta è contraria alla legislazione comunitaria sugli aiuti
nazionali alle regioni (98/C74/06, OJCE C74, 10/3/98). Essa infatti
prevede questo tipo di aiuti solo per le R.U.P. e le regioni del
grande nord. Si propone quindi che venga estesa a tutte le isole.
Ci sembra inoltre paradossale che, anche quando sono autorizzati,
questi aiuti lo siano solo nell'ambito degli scambi intranazionali.
Il problema dell'accessibilità al mercato unico va al di là
dell'ambito nazionale per molte isole che hanno frontiere marittime
con vari Stati, come quelle del Mediterraneo (es. Corsica/Italia…)
o, a maggior ragione, le isole ultraperiferiche per le quali
accedere al grande mercato rientra nel contesto del trasporto
intercontinentale. Limitare questi aiuti agli scambi con lo stato
continentale ci sembra discriminatorio e contrario allo spirito
stesso del Trattato. Si chiede quindi che la regolamentazione
comunitaria sugli aiuti nazionali alle regioni venga modificata e
che tutte le isole dell'Unione Europea possano beneficiare di aiuti
di funzionamento che verrebbero versati direttamente alle aziende
per permettere loro di ridurre i costi supplementari subiti nel
settore dei trasporti. Nel caso delle isole del Mediterraneo, questi
aiuti dovrebbero poter coprire gli scambi con gli Stati membri di
tutto lo spazio mediterraneo, stabilendo dei margini di effettivo
porto franco. Nel caso delle isole ultraperiferiche, i cui trasporti
rientrano nell'ambito degli scambi intercontinentali e non del
cabotaggio europeo, questi aiuti dovrebbero poter riguardare i
contatti commerciali con un punto qualsiasi del territorio
comunitario, e non solo quelli del loro stato continentale. Queste
regioni potrebbero così accedere direttamente, e nelle migliori
condizioni, ai grandi centri di produzione e di consumo al centro
dell'Unione e compensare legittimamente i grandi limiti della loro
situazione di ultraperifericità. Senza voler ignorare l'aspetto
finanziario di una tale politica, la riforma del sistema degli aiuti
nazionali resta un elemento fondamentale della soluzione al
problema dei costi supplementari subiti dalle isole nel settore dei
trasporti e per questo gli eurodeputati della democrazia Cristiana
Europea si batteranno. Rapporti Tra Stati E Democrazia L'aumento del
numero di stati democratici avvenuto nell'ultimo secolo farebbe ben
sperare e prevedere un progressivo sviluppo di un contesto
internazionale caratterizzato da condizione di pace sempre più
consolidate. Questo processo va però seguito da vicino, incoraggiato
e, soprattutto sostenuto con interventi mirati. Il tentativo, ancora
imperfetto (rappresentato dall'istituzione delle Nazioni Unite), di
stabilire delle regole di rispetto democratico tra i vari paesi, e
conseguentemente di riduzione delle condizioni di conflitto,
troverebbe una sua più completa realizzazione se, attraverso la
diffusione della democrazia, si pervenisse ad una sorta di società
civile internazionale, che, sebbene caratterizzata da differenze
culturali (ma anche materiali), potrebbe introdurre al suo interno
elementi innovativi di giustizia ed equità. La diffusione della
democrazia nel mondo comporterebbe, infatti, attraverso l'adozione
delle sue virtù procedurali, la risoluzione pacifica delle
divergenze internazionali, garanzie di rappresentatività e rispetto
delle minoranze e dei diritti umani in generale, e condizioni di
sviluppo economico. Questa visione del mondo potrà essere attuata
soltanto attraverso un percorso lungo e disseminato di difficoltà,
ma non per questo meno auspicabile e condivisibile, in quanto
implica una profonda evoluzione della politica internazionale. Le
democrazie occidentali, infatti, hanno approfittato della debolezza
dei paesi più arretrati proprio per costruire la loro ricchezza e
consolidare il proprio ordinamento. La globalizzazione dei mercati
ha reso evidente questa contraddizione: da un lato abbiamo gli stati
ricchi che cercano di espandere la loro economia attraverso
l'apertura di nuovi mercati e sostenendo, per questo fine, partiti e
regimi,
dall'altro abbiamo i paesi poveri in cui condizioni di
disuguaglianza e di mancanza di libertà e di rispetto dei diritti
umani sono ancora un freno allo sviluppo economico e al processo di
democratizzazione. La politica estera Italiana dovrebbe pertanto
inserirsi in questo contesto con il fine di contribuire a risolvere
questa contraddizione. L'Italia, assieme alle altre grandi
democrazie del mondo, dovrebbe adottare delle risoluzioni ed
effettuare degli interventi mirati alla diffusione della democrazia
e del rispetto dei diritti umani attraverso aiuti economici, diretti
ed indiretti, ai paesi in via di sviluppo, condizionando
l'erogazione di questi aiuti alla realizzazione di riforme
democratiche che comportino l'introduzione ed il consolidamento di
diritti civili e politici. In altre parole bisogna allargare (ed
elevare) il concetto di cooperazione condizionando la concessione di
aiuti all'impegno, da parte dei paesi riceventi, di avviarsi sulla
strada democratica, senza chiedere in cambio nient'altro. Maggiore
risalto dovrà, infine, essere dato alle attività degli Istituti
Italiani di Cultura all'estero, potenziando le loro strutture e
dotandoli di congrui finanziamenti che consentano loro di svolgere
adeguatamente il loro ruolo di ambasciatori della realtà culturale
Italiana passata e presente. Lotta alla Disuguaglianza nel Mondo Le
disuguaglianze economiche e l'ingiustizia sociale nel mondo sono
alla base di molte tensioni che si espandono ben oltre i limiti dei
paesi più poveri sfociando spesso in atti di violenza o di
terrorismo. Il crollo del muro di Berlino ha rappresentato un fatto
determinante nella storia recente che ha aperto orizzonti e
prospettive nuove. La fine della guerra fredda e del relativo
assoggettamento al dualismo est-ovest ha liberato molti stati dalla
necessità di improntare la propria politica estera ad esigenze di
sicurezza nei confronti di
altre nazioni e, nonostante l'attacco alle torri gemelle di New York
abbia riportato in primo piano la lotta al terrorismo internazionale
innescando una nuova fase che presenta anche connotati di
conflittualità bellica, si sono comunque rese disponibili notevoli
risorse che potrebbero essere utilizzate per avviare politiche volte
al riequilibrio delle enormi disuguaglianze economiche che
caratterizzano il pianeta. Una profonda riforma dell'assetto
istituzionale dell'Europa è condizione essenziale per colmare il
deficit democratico ed avviare la realizzazione dell'Europa dei
cittadini. Il tema dell'Europa dei cittadini costituisce per noi
l'obiettivo prioritario dell'evoluzione dell'Unione Europea a cui
tutti gli altri interventi di revisione devono essere subordinati.
Centralità del cittadino e Potere costituente del Parlamento Europeo
sono due facce della stessa medaglia. La scrittura della "Carta dei
diritti fondamentali dell'Unione", Carta Costituzionale del patto di
convivenza civile e sociale e delle regole di cittadinanza
dell'Unione, deve sancire il passaggio dall'Europa dell'Euro e della
Banca centrale, all'Europa delle decisioni politiche e dei
cittadini. Auspichiamo Istituzioni trasparenti ed efficienti.
Moralità e Sviluppo sono, a nostro avviso, il legame indissolubile
per far crescere l'Europa e crescere in Europa. Democrazia Cristiana
Europea condivide il progetto di quelle forze politiche che
propongono: l'Europeizzazione di tutte le Autorità garanti
(Authorities) attualmente operanti a livello nazionale per
l'uguaglianza di trattamento di chi opera sul Mercato Unico e una
certezza europea delle regole; l'introduzione dell'elezione diretta
del Presidente della Commissione Europea o di un Presidente
dell'Unione Europea con il rafforzamento delle sue prerogative di
governo in modo da dare
un volto credibile ed una legittimazione alla rappresentanza
dell'Unione; separazione e distinzione del potere esecutivo e del
potere legislativo dell'Unione per garantire chiarezza di
funzionamento, semplificazione dei ruoli e assunzione delle
responsabilità; nomina dell'Esecutivo (Commissione Europea) da parte
del Parlamento Europeo con mandato vincolato alla fiducia
parlamentare al fine di introdurre la legittimazione democratica dei
decisori e spezzare il consociativismo di un Parlamento senza
poteri. L'Unione Europea non è soltanto un'aggregazione di stati su
base geografica ed economica, ma è soprattutto un modello di società
democratica avanzata che ha dato impulso al rispetto dei diritti
umani, al suo interno e nel mondo, contribuendo largamente alla
normalizzazione dei rapporti tra gli stati. Immigrazione Democrazia
Cristiana Europea intende gestire il problema dell'immigrazione,
dato dalla constatazione che nel prossimo secolo dovranno convivere
etnie diverse, con religione, cultura e tradizioni, spesso
contrapposte fra loro, attraverso un sistema che sappia assicurare
coesione sociale e reciproco rispetto. Di fronte ad una società
caratterizzata da forti flussi migratori, bisogna essere pronti a
saper accogliere gli immigrati senza discriminazione per la loro
dignità di persone, abolendo la legge che ne vincola la permanenza
all'esistenza di un regolare rapporto di lavoro o, garantendo che
esistano pari possibilità di integrazione sociale. La legge
sull'immigrazione va rivisitata; occorre garantire maggiori
controlli alle frontiere per evitare flussi clandestini; ridurre il
debito pubblico dei paesi extracomunitari, introduzione, fin dalla
scuola dell'obbligo, di iniziative interculturali, fondate sulla
tolleranza e sul rispetto reciproco.
L'immigrazione, legale o clandestina che sia, è un grande affare per
l'Occidente ricco e sempre più vecchio. Infatti, uno studio
scientifico commissionato dal Parlamento americano sfata alcuni dei
miti più persistenti sui flussi migratori. Quindi, quei bimbi con lo
sguardo smarrito, quelle donne lacrimose, quegli uomini dall'aspetto
misero che irrompono ogni giorno sulle nostre sponde, sui nostri
teleschermi e sui sonni tremebondi delle nazioni prospere non
vengono da noi a portare miseria e crimine, vengono da noi a portare
ricchezza. E non lo dicono una caritatevole omelia domenicale, un
discorso retorico di politicante o un saggio di scrittori dai buoni
sentimenti: lo dice la realtà fredda dei conti economici che,
finalmente, dopo tante chiacchiere e spaventi e comizi, l'America ha
provato a fare, ottenendo dal primo studio ufficiale
sull'immigrazione risultati che sorprenderanno soltanto coloro che
preferiscono ignorare le lezioni della storia e speculare invece
sulle angosce "Gli immigrati di questi anni – scrive lo studio -
sono coloro che permetteranno di pagare i conti sociali e
previdenziali della popolazione che sta invecchiando.". Il costo
dell'immigrazione, il peso fiscale del milione e mezzo di
persone "legali" che in media si aggiungono ogni anno alla
popolazione esistente, sono da tempo un football demagogico che
destra e sinistra si palleggiano fra xenofobia e pietismo senza in
realtà sapere bene di che cosa stiano parlando. E' dunque un
semplice errore di prospettiva, un atto di miopia cronistica (se non
di volgare speculazione elettorale e demagogica) guardare le masse
povere, smarrite, confuse che attraversano le frontiere delle
nazioni più ricche come una minaccia mortale al benessere di chi già
sta sul posto. La ricerca condotta dalla Rand Cooperation per la
National Accademy of Science e per il Parlamento americano smentisce
uno per uno – e senza alcuna intenzione di
parte - tanti miti negativi che agitano tutte le nazioni occidentali
esposte ai fenomeni migratori e alla sindrome del "barbaro alle
porte dell'impero". L'immigrazione è la stampella demografica di
popoli ormai in crescita negativa e dunque incapaci di reggere il
peso di Stati sociali costruiti sulla crescita demografica e sul
lavoro dei giovani. Se tutti diventiamo vecchi e nascono sempre meno
bambini, chi pagherà le nostre pensioni ? Gli immigrati non
sottraggono lavoro ai residenti, al contrario occupano posizioni che
i residenti non vogliono più ricoprire e si contentano di salari
molto inferiori a quelli percepiti anche dai meno pagati. Dunque non
è vero che la fame e la disponibilità del "clandestino" o
dell'ultimo arrivato trascini in basso anche la paga dei lavoratori
peggio pagati. Impone, questo è vero, una "costante riqualificazione
verso l'alto del lavoro generico". In altri termini, suona la
campana a morto per il posto sicuro a vita. I nuovi arrivati
producono beni e servizi a costi inferiori rispetto a quelli
prodotti dai residenti, ma pur sempre accettabili per loro che
vengono da situazioni di estrema povertà o di vera fame, e dunque
offrono paradossalmente anche ai meno pagati nella scala sociale un
beneficio. Svolgono un ruolo calmieratore dei costi, pure godendo di
salari che, per loro, rappresentano un sicuro progresso rispetto a
quelli che si sono lasciati alle spalle nel loro paese. Appare
chiaro che quello che certamente gli immigrati non fanno è proprio
ciò che i residenti più temono, cioè sottrarre ricchezza. La miopia
si spiega con il fatto che, inizialmente, i nuovi arrivati sono in
effetti un peso per la collettività e un passivo. Sono quasi sempre
giovani, uomini e donne, figli di culture dove la procreazione è al
centro della famiglia e della coppia, dunque portano con sé, o
generano molti bambini, che abbisognano di cure mediche, che vanno a
scuola,
che pesano sull'istruzione pubblica, mentre i genitori pagano poche,
o nessuna tassa. Anche la criminalità non e' un fenomeno
immigratorio, se non, in alcuni casi e per determinate categorie,
quella spicciola -non la grande criminalità violenta che non ha
bisogno di albanesi o messicani per fare i suoi danni. Ma dopo
alcuni anni di permanenza, la quasi totalità degli immigrati passa
dall'essere un passivo all'essere un attivo per la collettività,
producendo e pagando, in tasse dirette e indirette, molto più di
quel che costa. La condizione implicita di questo assorbimento e
della trasformazione in positivo delle "orde stanche e affrante e
lacere" che sbarcano è tanto scontata che neppure vengono
menzionate. Democrazia Cristiana Europea vuole porsi al di là del
pregiudizio e varare una riforma seria e dignitosa, nel rispetto
della solidarietà cristiana e dei reali bisogni della società. Ci
troviamo di fronte ad una realtà che l'Europa ha già vissuto. Nelle
campagne del Sud, ma anche nelle metropoli del Nord, l'unica
esperienza di massa paragonabile in qualche maniera all'attuale
situazione di quasi schiavitù dei neri in Europa, avvenne nelle
piantagioni di cotone del Sud degli Stati Uniti anteguerra di
Secessione e prima ancora nei campi di concentramento nazisti: il
campo di concentramento non fu soltanto un perverso sistema di
schiavitù (e di sterminio programmato), fu anche, ciò che è meno
evidente ma più preciso, un perverso patriarcato, al pari delle
piantagioni di cotone. Nei loro campi di concentramento, i nazisti,
riuscirono a plasmare milioni di schiavi perché tra le vittime e i
loro carnefici si stabili un ferreo ed irreversibile rapporto di
identificazione. Con la rottura di ogni solidarietà degli internati
tra loro e la riduzione di ogni gesto alla pura sopravvivenza, con
l'uso sapiente da
parte degli aguzzini di un sistema di ricompense e punizioni quasi
sempre rigidamente rispettato, si venne a creare su scala
collettiva, una regressione allo stato psicologico dell'infanzia. Un
simile rapporto presupponeva l'esistenza di un potere indiscutibile,
al di sopra di ogni possibilità di contestazione e, al tempo stesso,
la perdita totale di ogni identità precedente. Il lavoro (nel campo
di concentramento, nelle piantagioni di cotone americane, e oggi
nelle campagne del Sud Italia o nelle fabbriche del Nord - quello
definito come rifiutato dagli italiani (dai bianchi?) - diventava
per i nazisti - per i razzisti - il tramite del rapporto con le loro
vittime in un senso completamente a-storico ed astratto, come un
perverso gioco infantile, al di fuori di ogni contesto storico ed
umano, praticato da adulti resi del tutto dipendenti, passivi,
inconsapevoli. La trasformazione dei prigionieri fu compiuta nello
spazio di mesi, o tuttalpiù di anni. L'immigrato in Italia invece, è
soggetto a un sistema concepito per distruggere l'ambizione,
impedire l'indipendenza culturale e annullarne l'intelligenza. Ed
anche il bianco è soggetto allo stesso bombardamento culturale:
Mentre le minoranze etniche vengono educate all'inferiorità, cosa
che deve giustificare la sua riduzione in schiavitù perpetua, per
mezzo di un lavoro scientifico massiccio che coinvolge più
discipline (dall'economia alla geografia, dalla filosofia alle
discipline politiche, dalla storia alla letteratura) il bianco
(l'italiano?) viene fatto oggetto dello stesso tipo di educazione
solo che in senso inverso, cosa che ha prodotto gli attuali schemi
psico-sociali che, tradotti in politica, portano ad un unico
risultato: l'apartheid, praticato a tutti i livelli: da quello
istituzionale - tramite leggi che favoriscono l'esclusione del nero -
fino a quello sociale - che costituisce la traduzione in pratica da
parte dell'opinione pubblica della filosofia del legislatore -.
Democrazia Cristiana Europea non riesce a vedere giustizia in una
legge fatta solo per solleticare la parte più retriva dello spirito
nazionale e che relega fior di persone – con i loro sogni e le loro
virtù – al ruolo di meri servi. Perché quando qualcuno, domani – fra
pochi mesi o magari anni – dirà che è nazista creare dei lager dove
si rinchiudono le persone non perché abbiano commesso un reato ma
perché la loro stessa esistenza è un delitto, quando fra poco tempo
qualcuno dirà che quanto è stato commesso è un abominio agli occhi
dell'intera umanità, ecco, quel giorno noi potremo dire che noi
abbiamo detto di No. Noi pochi, noi felici pochi, noi manipoli di
fratelli e amici.