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Discussione: Mengele-san

  1. #1
    Totila
    Ospite

    Predefinito Mengele-san

    STORIA
    La banalità del male sul Sol Levante
    Gli esperimenti segreti giapponesi sulle armi biologiche tra gli
    anni '30 e '40
    EMANUELE GIORDANA *
    Nel 1945 la bandiera americana sventolava sul Giappone sconfitto. Di
    quel periodo di storia, rivisitato ultimamente a proposito dell'Iraq
    e dell'improprio paragone tra il protettorato di allora e
    l'occupazione attuale, sappiamo poco. In Europa ci si è occupati
    molto del nazismo, dell'Olocausto e delle responsabilità del
    fascismo, così che degli altri paesi dell'Asse, o dei suoi alleati,
    ci si è interessati meno. La guerra in Occidente e la banalità del
    male della Germania nazista hanno oscurato quella che, dietro a
    un'ideologia molto simile - la cui chiave di volta era sempre la
    superiorità della razza - altrove si dipanava. Oggi un bellissimo
    libro scritto da Daniel Barenblatt (I medici del Sol Levante,
    Rizzoli, pp. 302, ? 19) squarcia il velo che, forse anche per via
    dell'epilogo nucleare della guerra, si era disteso sul Giappone di
    Hiroito e sui sogni imperiali del Trono del Crisantemo. Tra gli anni
    `30 e `40 un gruppo di medici nipponici con strettissimi legami con
    l'esercito imperiale e con il mondo accademico, iniziò una serie di
    esperimenti per avviare un programma segreto di armamento biologico.
    L'idea era di sviluppare armi micidiali che potessero disseminare
    epidemie attraverso il lancio di virus su popolazioni civili inermi.
    L'idea non era nuova, ma il Giappone andò ben più in là dell'iprite
    usata dai tedeschi, o dagli italiani in Africa orientale nel `36,
    con i soldati come principali obiettivi. I giapponesi impiegarono le
    loro armi di distruzione di massa, spesso solo per sperimentarle,
    con un bilancio di vittime civili compreso tra 4 e 500 mila persone.
    Se la guerra non fosse finita, quel numero sarebbe cresciuto a
    dismisura. Il vaiolo o il tifo, disseminati dagli aerei imperiali,
    non perdonavano. E, soprattutto, rimanevano nel terreno, nelle
    falde, negli alimenti. Trasmettendosi, come vuole la legge del
    contagio, di persona in persona. Colpendo dunque principalmente la
    popolazione civile.

    Il protagonista di questa follia per lo più ignota è il medico e
    microbiologo Shiro Ishii, ideatore della famigerata Unità 731, a
    Pingfan in Manciuria, e che morirà libero nel suo letto. Organizzata
    come una vera e propria centrale del terrore, ma anche con piscina e
    tennis per i ricercatori, l'Unità 731, modello di altre più piccole,
    è un universo concentrazionario dove vengono stipate le cavie umane,
    per lo più cinesi, pescate dalla polizia segreta tra i prigionieri
    di guerra o la resistenza. A questi uomini vengono iniettate
    malattie e pestilenze medioevali con tecniche ultramoderne. Si
    studiano le loro reazioni mentre, in preda a febbre e dolori,
    muoiono. E, spesso, li si seziona ancora vivi per vedere come,
    quando, con che rapidità il morbo agisce.

    La scrittura di Barenblatt avvincente e antiretorica non si limita a
    elencare una sequela di nefandezze. Le contestualizza, spiegando
    come un popolo civilissimo scelga di creare scientificamente un
    inferno costituito da celle dove spesso non si riusciva a stare
    sdraiati e dove l'unico conforto era una dieta adeguata, perché le
    cavie dovevano essere in forma perfetta. Ma c'è anche un altro
    aspetto del libro che rende particolarmente inquietante, e
    tristemente attuale, quell'oscura pagina si storia.

    Nel 1945 la bandiera americana sventolava a Tokio. Era sotto la
    responsabilità del generale MacArthur, cui fu affidata la rinascita
    del Giappone democratico che, pur conservando l'Imperatore, avrebbe
    fatto carta straccia del passato. MacArthur venne a conoscenza del
    programma e delle responsabilità di Ishii ma non ne fece carta
    straccia. Non le inserì però nel processo che si tenne in Giappone
    per giudicare i crimini di guerra sul modello di Norimberga. Le
    segretò. Motivi di opportunità politica? No, gli americani erano
    interessati ai risultati di quelle ricerche. Che barattarono con
    l'immunità per i colpevoli di quell'immonda ricerca. L'accusa è così
    grave che, se non fosse vergata da un americano (che ne ha fatto una
    lunga ricerca per il Washington Post) verrebbe da pensare a
    propaganda. In effetti gli unici a tentare di giudicare quei crimini
    furono nel `49 i giudici di un tribunale sovietico. Ma era una corte
    che giudicava in contumacia e che, solo in parte e dopo molte
    difficoltà, aveva potuto documentarsi in Giappone. Propaganda.

    Alla fine del libro di Barenblatt viene spontaneo domandarsi che
    fine hanno fatto e chi ha preso in mano quelle ricerche. Durante la
    guerra di Corea, Urss, Cina e Corea accusarono gli Usa di aver usato
    armi biologiche. Ma anche quella apparve allora come propaganda. La
    domanda resta sospesa. Va girata a chi cercava armi biologiche dove
    poi non le ha trovate. Quanto al Giappone, nel 2002 un tribunale di
    Tokio, in una causa intentata da 181 querelanti cinesi, ammise per
    la prima volta l'esistenza del programma segreto. Ma non accordò il
    risarcimento richiesto. La causa pende ora in appello.

    *Lettera22


    http://www.ilmanifesto.it/oggi/art100.html

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  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito Re: Mengele-san

    Originally posted by Totila
    STORIA
    La banalità del male sul Sol Levante
    Gli esperimenti segreti giapponesi sulle armi biologiche tra gli
    anni '30 e '40
    EMANUELE GIORDANA *
    Nel 1945 la bandiera americana sventolava sul Giappone sconfitto. Di
    quel periodo di storia, rivisitato ultimamente a proposito dell'Iraq
    e dell'improprio paragone tra il protettorato di allora e
    l'occupazione attuale, sappiamo poco. In Europa ci si è occupati
    molto del nazismo, dell'Olocausto e delle responsabilità del
    fascismo, così che degli altri paesi dell'Asse, o dei suoi alleati,
    ci si è interessati meno. La guerra in Occidente e la banalità del
    male della Germania nazista hanno oscurato quella che, dietro a
    un'ideologia molto simile - la cui chiave di volta era sempre la
    superiorità della razza - altrove si dipanava. Oggi un bellissimo
    libro scritto da Daniel Barenblatt (I medici del Sol Levante,
    Rizzoli, pp. 302, ? 19) squarcia il velo che, forse anche per via
    dell'epilogo nucleare della guerra, si era disteso sul Giappone di
    Hiroito e sui sogni imperiali del Trono del Crisantemo. Tra gli anni
    `30 e `40 un gruppo di medici nipponici con strettissimi legami con
    l'esercito imperiale e con il mondo accademico, iniziò una serie di
    esperimenti per avviare un programma segreto di armamento biologico.
    L'idea era di sviluppare armi micidiali che potessero disseminare
    epidemie attraverso il lancio di virus su popolazioni civili inermi.
    L'idea non era nuova, ma il Giappone andò ben più in là dell'iprite
    usata dai tedeschi, o dagli italiani in Africa orientale nel `36,
    con i soldati come principali obiettivi. I giapponesi impiegarono le
    loro armi di distruzione di massa, spesso solo per sperimentarle,
    con un bilancio di vittime civili compreso tra 4 e 500 mila persone.
    Se la guerra non fosse finita, quel numero sarebbe cresciuto a
    dismisura. Il vaiolo o il tifo, disseminati dagli aerei imperiali,
    non perdonavano. E, soprattutto, rimanevano nel terreno, nelle
    falde, negli alimenti. Trasmettendosi, come vuole la legge del
    contagio, di persona in persona. Colpendo dunque principalmente la
    popolazione civile.

    Il protagonista di questa follia per lo più ignota è il medico e
    microbiologo Shiro Ishii, ideatore della famigerata Unità 731, a
    Pingfan in Manciuria, e che morirà libero nel suo letto. Organizzata
    come una vera e propria centrale del terrore, ma anche con piscina e
    tennis per i ricercatori, l'Unità 731, modello di altre più piccole,
    è un universo concentrazionario dove vengono stipate le cavie umane,
    per lo più cinesi, pescate dalla polizia segreta tra i prigionieri
    di guerra o la resistenza. A questi uomini vengono iniettate
    malattie e pestilenze medioevali con tecniche ultramoderne. Si
    studiano le loro reazioni mentre, in preda a febbre e dolori,
    muoiono. E, spesso, li si seziona ancora vivi per vedere come,
    quando, con che rapidità il morbo agisce.

    La scrittura di Barenblatt avvincente e antiretorica non si limita a
    elencare una sequela di nefandezze. Le contestualizza, spiegando
    come un popolo civilissimo scelga di creare scientificamente un
    inferno costituito da celle dove spesso non si riusciva a stare
    sdraiati e dove l'unico conforto era una dieta adeguata, perché le
    cavie dovevano essere in forma perfetta. Ma c'è anche un altro
    aspetto del libro che rende particolarmente inquietante, e
    tristemente attuale, quell'oscura pagina si storia.

    Nel 1945 la bandiera americana sventolava a Tokio. Era sotto la
    responsabilità del generale MacArthur, cui fu affidata la rinascita
    del Giappone democratico che, pur conservando l'Imperatore, avrebbe
    fatto carta straccia del passato. MacArthur venne a conoscenza del
    programma e delle responsabilità di Ishii ma non ne fece carta
    straccia. Non le inserì però nel processo che si tenne in Giappone
    per giudicare i crimini di guerra sul modello di Norimberga. Le
    segretò. Motivi di opportunità politica? No, gli americani erano
    interessati ai risultati di quelle ricerche. Che barattarono con
    l'immunità per i colpevoli di quell'immonda ricerca. L'accusa è così
    grave che, se non fosse vergata da un americano (che ne ha fatto una
    lunga ricerca per il Washington Post) verrebbe da pensare a
    propaganda. In effetti gli unici a tentare di giudicare quei crimini
    furono nel `49 i giudici di un tribunale sovietico. Ma era una corte
    che giudicava in contumacia e che, solo in parte e dopo molte
    difficoltà, aveva potuto documentarsi in Giappone. Propaganda.

    Alla fine del libro di Barenblatt viene spontaneo domandarsi che
    fine hanno fatto e chi ha preso in mano quelle ricerche. Durante la
    guerra di Corea, Urss, Cina e Corea accusarono gli Usa di aver usato
    armi biologiche. Ma anche quella apparve allora come propaganda. La
    domanda resta sospesa. Va girata a chi cercava armi biologiche dove
    poi non le ha trovate. Quanto al Giappone, nel 2002 un tribunale di
    Tokio, in una causa intentata da 181 querelanti cinesi, ammise per
    la prima volta l'esistenza del programma segreto. Ma non accordò il
    risarcimento richiesto. La causa pende ora in appello.

    *Lettera22


    http://www.ilmanifesto.it/oggi/art100.html


    Il bacillo del vaiolo?
    Ma è lo stesso che gli ienchi inoculavano negli indiani nell'800 per sterminarli?

 

 

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