Di fronte al divampare di una mentalità sucida filoislamista anche
nell'ambito di quella che una vota era l'area nazionalista italiana, ritengo
interessante riproorre ai miei corrispondenti lo scritto di Arktos
(pseudonimo di una nota scrittrice di letteratura simbolistica e fantastica)
posta come nota introduttiva al mio volume Il conflitto razziale
(Serarcangeli, Roma 1994, ora esaurito).Il testo, pubblicato nel 1994,
risale al 1991 e rimane di profetica attualità. Come cattolico - benchè
fieramente etno-nazionalista - debbo precisare che non condivido l'appello
di Arktos agli "Dèi primevi" e comunque lo interpreto in senso positivo come
conservazione della propria identità culturale e storica,più che un non
condivisibile richiamo a culti scomparsi.
Fatta questa doverosa precisazione, in una giornata come oggi, Primo Maggio,
in cui la protervia dei sequestratori semiti di alcuni nostri connazionali,
vorrebbe barattarne ignobilmente la loro libertà in cambio di una ennesima
resa ideologica pubblica all'Islam, credo che questa lettura sia
significatica : non si cede ai ricatti delle incomposte folle coraniche.
Buona lettura.
Edoardo Longo
longo.e@libero.it
DALLA PARTE D'EUROPA.
da qualche anno non soltanto i mari vannoa nnerendosi di scorie
petrlchimiche, ma a poco a poco ci si è accorti che l'Europa stava
tingendosi di nero afrore e che - ormai conquistata la Francia sull'orlo
della guerra razziale col suo milione e passa di africani ingovernabili - un
esercito di mendicanti, di prostitute, spacciatori di colore pronti
ametterci sotto terra, prendeva piede anche in Italia. grazie all'allarme di
gruppi politici anticonformisti e all'esplosione della legittima ira
popolare, il problema è ora vivo nella coscienza di tutti. Nel presente vome
ho avuto una minuscola parte di lavoro dietro le quinte, fornendo all'autore
dati sulla criminalità di colore nella mia regione - la Liguria - ma anche
una buona constatazione : qui, applicando le leggi, mancando l'opera nefasta
dei garantisti, è stato possibile contenere, e in parte respingere,
l'ondata. Dunque è nel fermo, ma deciso comportamento Ario che si deve
riporre speranza, e in caso agire. in caso di disfatta il nostro infelice
destino è ben descritto da Robert Erwin Howard nel suo racconto catastrofico
"L'Ultimo Uomo bianco" - dal 1920 non più pubblicato nel mondo - che ha un
titolo programmatico. la questione si pone non in termini materialisti di
una minor disponibilità di beni di consumo per noi, ma come conflitto
metastorico, un aspetto della guerra occulta fra forze della luce e delle
tenebre, fra lospirito nobile e il torvo istinto.
Il volune è illuminate, come una tragica fiammella nel caotico presente
aperto all'immigrazione africana, che potrebbe preludere a un futuro
metastoricamente diabolico e storicamente negro.
la sua lettura va raccomandata a quanti esitano a puntar mani, piedi, cuori,
menti, leggi, uomini ed azione per frenar l'avanzata della selvaggia mare
aafromaghrebina, che muove all'attacco di MITGARD.
Stiamo rischiando di perdere i valori della Razza dello Spirito, eid Uomini
di Razza, nel lezzo di un?Europa ridotta a ghetto negro o arabico "bazar".
Quella grandezza e divinità che ci viene in retaggio dai nostri avi,
verrebbe calpestata nella convivenza lebbrosa con una UTGARD babelica,
orgiastica, urlante e coranica e staremo genuflessi davanti a un dio
desertico, sulla nostra patria che fu patria di dèi luminosi, fatti schiavi
di neri idolatri di dèmoni ctnici, scomposti, osceni e crudeli.
Rammentate dunque, Ari d'Italia, chi foste e quali dèi siete ancora dentro
di voi, se vi svegliate alla coscienza. rammentate e insorgete, con il
coraggio dinuomini pii come lo furono Arjina, Enea, i severi Senatori Romani
e i solenni Druidi Celti.
Senza tumulto e violenza da voi provocata, ma lottando nella legge, che deve
tornare ade ssere espresione e salvaguardia del Divino sul mondo.
Insorgete e ributtate a mare l'ondata migratoria.
O la Memoria sarà perduta, le Pietre e le Cattedrali infrante, uccisi nel
cuore e nel corpo, nella più buia mezzanotte che abbiate mai consciuto.
Mancando al dovere di razza, si crea lo scompiglio e il degrado della
gerarchia universale dei valor e delle Funzioni, che è l'ideale Ario, per il
quale Arjiuna guerreggia fuori e dentro di sè, generoso di cuore, intrepido
di coraggio, votato a sublimi vittorie.
Richiamiamo dunque alla vita, in questi frangenti epocali, l'Ario che è in
noi, l'Uomo in piedi, e laciamo che orgogliosamente difenda terra, sangue,
Tradizione.
Destatevi, Arjiuna, Artù, Dietrich von Bern, Eracle, eroi invitti,
frantumatori del male eterno.
Arktos




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