JEAN-CYRIL SPINETTA
«Vi salverete: la mia Air France ha vissuto crisi peggiori»
PARIGI - E' nello stesso tempo emozionante e triste assistere in diretta al matrimonio del secolo nel trasporto aereo, celebrato ieri fra Air France e Klm, fra pioggia di promesse e gloriosi traguardi a portata di mano, con l'occhio a quella che poteva essere la parte importante di un «ménage a trois», la nostra Alitalia.
C'è ancora speranza? Sarà per le origini corse e per il cuore che batte verso sud, che Jean-Cyril Spinetta, il presidente di Air France, ci tiene a dare segnali d'incoraggiamento: «Sono certo che il management della compagnia e il suo azionista saranno in grado di trovare una soluzione. La storia dell'Alitalia e l'importanza del mercato italiano sono premesse favorevoli. Noi - aggiunge, come per consolare i cugini - ne abbiamo passate di peggio».
Il peggio, per Air France, risale agli anni Novanta, quando i debiti della compagnia si sommavano all'offensiva sindacale e alla chiusura del governo socialista alla privatizzazione. Fu questa la ragione per cui il predecessore di Spinetta, Christian Blanc, se ne andò sbattendo la porta.
Spinetta fece una scommessa e ieri ha celebrato il suo trionfo. Il matrimonio con Klm, che in pratica assicura ad Air France il controllo della nuova holding, significa la nascita della più importante compagnia aerea d'Europa, la terza nel mondo e la prima per volume d'affari. In cifre, un fatturato di circa 19 miliardi, una flotta di 556 aerei con 106 mila dipendenti in grado di trasportare oltre 66 milioni di passeggeri in oltre 200 destinazioni. Gli aeroporti di Parigi e Amsterdam saranno collegati con una navetta ogni cinquanta minuti: il che consentirà ai passeggeri delle due compagnie di scegliere destinazioni e orari più convenienti nei Cinque continenti. La sfida dei servizi e delle sinergie dovrebbe fronteggiare anche la concorrenza delle compagnie low cost.
La fusione, ottenuta attraverso lo scambio di azioni, si traduce in sinergie di costi (fra 400 e 600 milioni in cinque anni), maggiori servizi, riduzioni dei prezzi e mantenimento dei posti di lavoro. Insomma la quadratura del cerchio, in una fase di difficoltà internazionali (gli attentati dell'11 settembre, la lenta ripresa economica) cui Spinetta non ha mai creduto. Al contrario, Air France, con una politica aggressiva che non ha pregiudicato relazioni sindacali e occupazione, è stata una delle poche compagnie a non andare in rosso dopo gli attentati di New York.
Dice Spinetta: «La nostra non è una strategia difensiva, ma offensiva. L'obiettivo è ottimizzare la rete attuale e conquistare nuovi mercati. Del resto, il futuro del trasporto aereo è legato alla capacità di allargare le alleanze, moltiplicare l'offerta e contenere i costi». Spinetta ha vinto la scommessa anche con i connazionali, per tradizione refrattari alla privatizzazione di grandi imprese del servizio pubblico. Oggi Air France è il battistrada delle privatizzazioni.
Anche per queste ragioni, le porte per Alitalia rimangono aperte. Spinetta ricorda che la collaborazione commerciale è già in atto (dai voli passeggeri in code-share ai cargo) e che potrà al più presto essere sviluppata. Tra l'altro, Spinetta ha menzionato l'aeroporto di Malpensa come potenziale terzo «hub» in un sistema che avrà i suoi poli maggiori in Parigi-Charles de Gaulle e Amsterdam-Schiphol.Il presidente di Air France non entra nel merito dei problemi della nostra compagnia, ma ricorda condizioni indispensabili perché uno «stretto e duraturo legame» torni ad essere d'attualità: privatizzazione e risanamento. Da parte francese, sembra esserci molta disponibilità a dare una mano proprio nel momento peggiore.
Della crisi Alitalia e del ruolo di Air France si è discusso molto in questi giorni. Ieri, ne hanno parlato a Parigi il presidente Berlusconi e il premier Raffarin. E la scorsa settimana, in modo più informale, se ne era discusso a Torino, in occasione del «forum» Italia-Francia. Presenti imprenditori italiani e alcuni dei maggiori top manager pubblici francesi, fra i quali lo stesso Spinetta. Al di là di sorrisi e impegni a rinsaldare i rapporti, dietro le quinte è rimasta sospesa la questione di fondo: la difficoltà dei nostri due Paesi nel definire insieme un grande disegno industriale e strategico europeo in settori fondamentali come l'aeronautica, lo spazio e la difesa, dove alcune scelte sono state diverse o divergenti, come notava in un lungo editoriale il quotidiano economico Les Echos . Anche la Francia attraversa in vari comparti un momento di grave difficoltà, ma la fusione Air France-Klm e prima ancora il risanamento della stessa Air France dimostrano ancora una volta la capacità di coesione del sistema-Paese. A volte scambiata, a torto, per mania di «grandeur».
Massimo Nava
Corriere della Sera




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