Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Modello Bondi [ad AZ]

  1. #1
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    Predefinito Modello Bondi [ad AZ]

    L'Alitalia trova in Cimoli il suo Bondi. C'è da sperare che, con un manager che ha fama di risanatore alla sua guida, trovi anche, e al più presto, una strategia di mercato e che da ente di beneficenza politica e sindacale si trasformi finalmente in una vera e propria impresa. Ma siccome i piani delle aziende, se non vogliono restare esercitazioni accademiche, camminano sulle gambe degli uomini, il nuovo ribaltone che porta alla testa dell'Alitalia un tecnico indipendente di collaudata esperienza - chiamato oltre sette anni fa al vertice delle Fs da Carlo Azeglio Ciampi - arriva in zona Cesarini, ma parte con il piede giusto. Non per caso le banche, che conoscono bene il nuovo capo della compagnia di bandiera, hanno accolto con favore la sua nomina e hanno già fatto capire che, di fronte a manager e piani credibili, sono pronte a fare la loro parte. Cioè a partecipare a quella ricapitalizzazione di cui l'Alitalia ha un disperato bisogno ma che non può configurarsi come aiuto di Stato se non vuole incorrere nei veti di Bruxelles.

    A scanso di equivoci e di illusioni, bisogna però dire subito che nessuno - e nemmeno Cimoli - ha la bacchetta magica e che la ricapitalizzazione e la pace sociale, che i sindacati hanno sottoscritto per evitare la liquidazione, sono solo l'antipasto di una missione al limite dell'impossibile. Una volta superata l'emergenza di questa fase elettorale, la salvezza dell'Alitalia si giocherà ancora una volta sul terreno industriale, sul suo modello di business e soprattutto su un equilibrio tra costi e ricavi che negli ultimi dieci anni non è stato praticamente mai raggiunto. Per assicurare un futuro alla compagnia di bandiera non c'è nulla da inventare. Bisogna semplicemente realizzare quel che nessuno ha finora avuto il coraggio o la forza di fare.

    Che cosa serve realmente all’Alitalia per voltare pagina e imparare a camminare da sola? Lo hanno ricordato ancora ieri, proprio sulle colonne di questo giornale, i consulenti della Roland Berger, chiamati fin dall’anno scorso dal Governo al capezzale della compagnia: tagliare drasticamente i costi fissi e alzare vistosamente la produttività del personale. Il che vuol dire, al di là dei giri di parole, due cose: che i piloti, le hostess e gli steward dell’Alitalia devono rimboccarsi le maniche e volare di più e che l’attuale personale di terra è eccessivo e, in un modo o nell’altro, va ridotto.
    È ovvio che un’operazione chirurgica di questo calibro sarebbe preferibile gestirla con il consenso dei sindacati e Cimoli — che da tre esercizi ha riportato le Fs in attivo tagliando in poco più di sette anni 47mila posti di lavoro e creandone altri 20mila per i giovani — lo sa benissimo. Ma sa anche che senza aggredire il nodo dei costi fissi e senza utilizzare nel modo più efficiente tutte le risorse (il personale anzitutto, ma anche gli scali aeroportuali frenati dalle dispute campanilistiche tra Linate e Malpensa) l’Alitalia non ha futuro. E sa che un’azienda di servizi non è come un’impresa industriale e che la battaglia per il risanamento non si vince una volta per tutte ma è una sfida permanente. Come è già avvenuto alle Fs, anche in Alitalia, dopo l’iniziale luna di miele, arriverà l’ora della verità. A loro volta, le organizzazioni dei lavoratori sanno che Cimoli è un osso duro ma un interlocutore leale e lungimirante.

    Le difficoltà del rilancio di Alitalia — è bene metterlo nel conto — saranno grandi e il futuro della società potrà, nella migliore delle ipotesi, essere dignitoso ma certamente non sarà fantastico.
    La sfida del low cost ha completamente rivoluzionato lo scenario competitivo del trasporto aereo e solo le sinergie derivanti da grandi alleanze internazionali possono dare respiro ai bilanci altrimenti compromessi delle compagnie aeree tradizionali. Anche qui non c’è nulla da inventare ma molto resta da fare. Come la ricapitalizzazione e la pace sociale sono solo l’anticamera della ristrutturazione, anche il risanamento non potrà essere né stabile né completo senza aprire le porte alla privatizzazione e alle alleanze internazionali. Alitalia ha da tempo un discorso aperto con Air France e con Klm che è stato colpevolmente interrotto. È da lì che bisognerà ripartire. Arrivando tardi all’appuntamento con i partner stranieri, è inevitabile che la nostra compagnia aerea debba accontentarsi di uno strapuntino. Ma è sempre meglio che restare a terra.

    di Franco Locatelli
    Il Sole 24 Ore
    7 maggio 2004

  2. #2
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    C' è qualcuno che mi spiega perchè è così importante l' accordo di ieri? Perchè non è solo carta straccia come tutti quelli precedenti?
    Chi vuole ricapitalizzare AZ?
    Cosa fa pensare che il nuovo piano industriale da lacrime e sangue sarà poi accettato dai sindacati? Tipo come si rimetteranno in sesto i cub?

  3. #3
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    In Origine postato da kernel
    C' è qualcuno che mi spiega perchè è così importante l' accordo di ieri? Perchè non è solo carta straccia come tutti quelli precedenti?
    Chi vuole ricapitalizzare AZ?
    Cosa fa pensare che il nuovo piano industriale da lacrime e sangue sarà poi accettato dai sindacati? Tipo come si rimetteranno in sesto i cub?
    In parte è un armistizio preelettorale (io non ti licenzio, tu non scioperi), in parte c' è della sostanza:[list=1][*]Cimoli è lì perché è un manager, non perché tiene la poltrona per fare favori a un partito[*]tutti sanno che se fallisce lui fallisce l' Alitalia, quindi perdono TUTTO. Questo vuol dire che presumibilmente lo lasceranno lavorare[*]Alle Ferrovie è riuscito a mandar via 55.000 persone, senza però farle finire in mezzo alla strada (Mengozzi non se ne era molto preoccupato)[*]forse si privatizza[*]i sindacati acetteranno i licenziamenti se lo Stato prometterà di pagare il conto (non è vietato dalla UE)[*]più difficile sarà far lavorare di più quelli che resteranno, trasferire chi serve a MXP[/list=1]

    Poi ci saranno da dirimere le vecchie manfrine FCO-LIN-MXP e vendere tutto ad AF. Questo sarà più difficile: adesso certi partiti si sono tirati indietro per timore di perdere tutto con il fallimento, difficile pensare che vorranno tenere ferme le mandibole quando/se ci sarà di nuovo qualcosa da spolpare.

  4. #4
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    Hanno solo rimandato il problema, evitando altri blocchi che avrebbero fatto fallire l'azienda seduta stante (o quasi).
    Cimoli comunque elaborera' un piano con molti sacrifici, sicuramente esternalizzando tutte le attivita' del gruppo AZ che fanno perdere soldi.
    Questa volta sono ottimista. Penso che lo accetteranno (anche se i sindacati porranno le loro condizioni). Anche perche' sanno che altrimenti stavolta finisce tutto sul serio.

    Se si sacrificano i sindacati (notoriamente restii ai cambiamenti), non vedo perche' non si dovrebbero sacrificare quei quattro politicucci locali da strapazzo delle giunte comunali e provinciali di Milano.
    Tutto a MXP e silenzio!
    Visto che il piano di sviluppo sara' imperniato sull'hub di Malpensa (Questo mi pare scontato - ed e' anche l'occasione buona per rimandare al mittente tutte le resistenze politiche modello Albertini e Storace).

  5. #5
    Ali six two niner
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    Privatizzare, eh, sarebbe bello teoricamente, ma col titolo a 0.25 euro lo stato ci incassa assai a vendere il suo 60+% di AZ. Dovevano pensarci quando stava a 3.5 euro. Certo se aspettano che il titolo risalga privatizzano nel 2010, e il gigante Air France-KLM non vuole un partner di stato. Alla fine venderanno in qualche modo, una volta fatta (chissa') la cura Cimoli, magari con una qualche forma di nucleo stabile che si spera un po' piu' serio e coeso di quello di, facciamo un esempio., Telecom Italia.

    Di investitori italiani disposti a mettersi insieme in una cordata per prendere il 51% di AZ chi c'e'? Buona domanda. Colaninno ha tanti soldi, e nei trasporti pare che voglia starci, ma per fare il polo produttivo. Benetton? Gino Zoccai? Cordate del Nordest? Del Vecchio di Luxottica? Penso che per trovare gente disposta a entrare nel trasporto aereo ci vorra' un bel po'.

  6. #6
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    Insomma quando si potrà tirare un respiro di sollievo?
    Quali saranno le prossime tappe?
    Perchè date per scontato che verrà creata un base d' armamento a MXP e LIN sarà ridimensionato?
    Cosa vi fa pensare che i CUB non faranno altre cavolate inguaiando ancor di + AZ?

    Scusate le tante domande ma prima di mettermi il cuore in pace su AZ voglio un po di certezze...

  7. #7
    Habemus Marcionem!
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    In Origine postato da ATLMXP
    Di investitori italiani disposti a mettersi insieme in una cordata per prendere il 51% di AZ chi c'e'? Buona domanda. Colaninno ha tanti soldi, e nei trasporti pare che voglia starci, ma per fare il polo produttivo. Benetton? Gino Zoccai? Cordate del Nordest? Del Vecchio di Luxottica? Penso che per trovare gente disposta a entrare nel trasporto aereo ci vorra' un bel po'.
    Zoccai ha Volare, adesso non so se ancora socio maggioritario, ma visto il macello che regna nella casa del leone di Venezia, oddio, non farei i salti di gioia a vederlo entrare nel capitale AZ.

    Benetton (anche Del Vecchio?)dovrebbe possedere delle quote in Alpi Eagles, e soi mormorava anni fa di un interessamento all'acquisto del 20% di AZ. Non so se fossero notizie senza fondamento o no (concorde o forse anche marcogiov sapranno dire di più, credo).

    DaV

  8. #8
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    In Origine postato da ATLMXP
    Privatizzare, eh, sarebbe bello teoricamente, ma col titolo a 0.25 euro lo stato ci incassa assai a vendere il suo 60+% di AZ.
    Se lo Stato regalasse tutte le azioni a me comunque ci guadagnerebbe, perché risparmierebbe di ripianare i deficit futuri.

 

 

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