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Discussione: Tony Bliar...

  1. #11
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    In Origine Postato da blob21
    in effetti se dai un'occhiata a"il riformista",il giornale blairista di Polito,non ci trovi manco mezza pagina di critica al governo Berlusconi...sono troppo impegnati a criticare la sinistra "estrema",cioè per loro tutto ciò che sta più a sinistra di Blair...
    D'Alema ha sempre avuto un amore non corrisposto per il cavaliere...
    Lo amava al punto di considerarlo un padre della patria da inserire nella famosa bicamerale che avrebbe dovuto riscrivere (distruggendola) la Costituzione in senso "liberale" (mi viene da vomitare alla sola parola... ) e da risparmiargli l'onta di una legge antitrust...
    Inoltre ne copiò vari punti del programma, tipo la distruzione del concetto di lavoro fisso che nelle sezioni ds veniva considerato come "una cosa sorpassata", mentre si diceva sorridendo e ballando sul Titanic, "siamo tutti americani"...

  2. #12
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    Predefinito BerluBliar

    La sinistra radicale spinge per un ritiro delle truppe dall'Iraq
    Angius (Ds): "Persa ogni credibilità come forza pacificatrice"
    Torture, pacifisti all'attacco
    "Il governo sapeva da mesi"


    Un'immagine di Palazzo Chigi

    ROMA - Lo scandalo delle torture di Abu Ghrabi rilancia l'offensiva del fronte pacifista per il ritiro delle truppe dall'Iraq e alzano il livello della polemica nei confronti del governo accusato a chiare lettere di "sapere da mesi delle torture". Ma, di più, gli orrori iracheni spingono Gavino Angius, capogruppo diessino al Senato, verso il fronte pacifista: "Chi si è macchiato di così orrendi delitti ha perso ogni residua credibilità come forza pacificatrice".

    E' Cesare Salvi, sinistra Ds a rilanciare le accuse al governo che ha negato fin dal primo giorno di sapere qualcosa dell'inferno della prigione di Bagdad. "La prova - dice Salvi - è negli atti del Senato perchè dal 2 dicembre 2003 è depositata una mia interrogazione al ministro della Difesa nella quale si riferisce la notizia, pubblicata da un grande quotidiano, di torture su quattro iracheni fermati dai Carabinieri italiani a Nassirya e si chiede al Ministro di intervenire immediatamente".

    Sospetti che il governo non ha diradato. "Sono trascorsi più di cinque mesi - accusa Salvi - e il governo non si è degnato ancora di una risposta che ho sollecitato al presidente del Senato e tornerò a sollecitare. Perché il governo non ha risposto? O sapeva e non voleva dire o, per subalterna connivenza all'Amministrazione Bush, sceglieva di non sapere. In un caso o nell'altro è complice".

    Più o meno lo stesso ragionamento che a Catania fa il leader dei Verdi Pecoraro Scanio. "Se è vero che il governo italiano non sapeva nulla - spiega Pecoraro Scanio - allora deve avere un sussulto di dignità, visto come è stato trattato dagli Usa, e decidere immediatamente il ritiro delle truppe. Se sapeva qualcosa allora Berlusconi dovrebbe dimettersi assieme al ministro della Difesa, Antonio Martino".
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    Ovviamente i due esponenti della sinistra pacifista chiedono un "ritiro immediato" del contingente italiano dall'Iraq. Così come fa Rifondazione con il capogruppo alla Camera Franco Giordano che dice: "Le torture sono il segno di una umiliazione e di una violenza che tolgono anche l'ultimo velo di ipocrisia a chi si autoproclamava liberatore. La discussione in Parlamento sul ritiro non è più procastrinabile".

    E lo choc delle torture smuove le acque anche in casa diessina. Il capogruppo in senato Gavino Angius chiede al governo di muoversi oppure "chiederemo il ritiro delle nostre truppe". "Chi si è macchiato di così orrendi
    delitti ha perso ogni residua credibilità come forza pacificatrice", spiega il capo dei senatori della Quercia. "Il governo italiano - aggiunge - deve dire che cosa sapeva delle torture e, in vista della visita del presidente del Consiglio a Washington, deve chiedere agli Usa un passo indietro in Iraq e sollecitare l'amministrazione americana a sostenere e incoraggiare l'attribuzione all'Onu della guida politica e militare della transizione irachena".

    "Non è più in alcun modo accettabile - conclude Angius - che l'Italia, tanto più dopo le sconcertanti notizie sulle torture, mantenga, come purtroppo già affermato dallo stesso Berlusconi, una posizione di ottusa acquiescenza nei confronti dell'amministrazione statunitense".

    Ma è il segretario del Pdci Oliviero Diliberto ad aprire un altro fronte polemico diretto anche verso il Listone di Fassino e Rutelli: la presenza di Bush a Roma il 4 giugno. E se il segretario dello Sdi si dice pronto a stare a fianco al presidente Usa per ricordare la liberazione di Roma dal nazifascismo e taccia di "strumentalizzazione" la posizione di chi è pronto invece a manifestare, Diliberto risponde a stretto giro di posta. "Boselli non sa quello che dice. E' assolutamente fuori dal mondo pensare che la polemica contro Bush sia di natura elettorale - spiega il segretario del Pdci - noi polemizziamo con Bush e contro la guerra da tre anni e Boselli in piazza non l'ho mai visto". "Di fronte alla enormità, ripeto l'enormità - ha affermato Diliberto - di un governo che si dichiara democratico e agevola le torture sistematiche, manifestare contro di esso è un dovere morale prima che politico. Evidentemente Boselli non sente questo dovere morale. Me ne dispiace".

    Anche i Verdi si schierano contro la visita, anzi il segretario Pecoraro chiede al governo di "disdire l'appuntamento del 4 giugno con Bush, fino a quando non sarà fatta piena luce sulla vicenda delle torture". E il verde promette manifestazioni anche se, spiega "da un'altra parte della città". Il timore di incidenti non sfugge al leader verde.


    (10 maggio 2004)

 

 
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