LORO C'ENTRANO

di Marco Travaglio



Sette mesi fa, il 12 ottobre 2003, il presidente della Camera Pierferdinando Casini lanciò un vibrante allarme sulla questione morale in politica. «Rispetto al riaffacciarsi di pericolosi episodi di malcostume e corruzione - disse- la politica non può abbassare la guardia o assuefarsi a metodi che nulla hanno a che fare con un corretto svolgimento della nostra vita democratica. Non possiamo minimizzare episodi che dimostrano come troppo spesso si interpreti la politica come una facile ricerca di denaro e potere. Proprio chi ha avvertito e denunciato le insidie di un giustizialismo inaccettabile ha il dovere morale di difendere la nobiltà della politica dai trasformismi e dai meccanismi corruttivi che la inquinano». L'indomani, ricordando De Gasperi, aggiunse: «Bisogna difendere la politica dall'affarismo. E un'insidia per tutti, destra e sinistra. Non bisogna abbassare la guardia. Bisogna difendere la politica dai rischi di infiltrazione di gente che con la politica non ha niente a che fare perché la tensione ideale e morale non sa dove sta di casa». Sante parole, applausi scroscianti. Ora, c'è da sperare che Casini non sia stato informato sulle candidature del suo partito, l'Udc, per le europee, e che non trovi nemmeno il tempo di leggerle sui giornali. In caso contrario non resterebbero che due alternative: o Casini s'è dimesso segretamente dall'Udc, o parla per dar aria alla bocca. Perché basta scorrere le liste Udc per trovarvi una discreta serie di inquisiti, imputati, arrestati, pregiudicati che non ricordano propriamente De Gasperi, e che somigliano parecchio a quella «gente che con la politica non ha niente a che fare perché la tensione ideale e morale non sa dove sta di casa» contro cui «non bisogna abbassare la guardia».


Nel Nord Ovest campeggia Vito Bonsignore, ras delle autostrade ed ex deputato andreottiano, definitivamente condannato a Torino a 2 anni per corruzione nello scandalo dell'ospedale di Asti («era solo tentata corruzione», si difende lui, chiedendo forse un'altra chance).
Nel Sud è candidato il segretario di Buttiglione, quel Giampiero Catone arrestato a Roma nel 2001 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al falso in bilancio e alla bancarotta fraudolenta pluriaggravata e rinviato a giudizio in dicembre a Chieti per la bancarotta di due delle sue 50 società italiane ed estere (50 anche i miliardi spariti secondo l'accusa) e una serie di reati fiscali. I giudici romani lo accusano, fra l'altro, di aver truffato il ministero dell'Industria ottenendo, con carte false, 12 miliardi di finanziamenti pubblici per impianti tessili inesistenti nell'Aquilano. Catone è pure direttore dell'organo dell'Udc, "La Discussione" e dirigente del Dipartimento Politiche comunitarie, di cui è ministro Buttiglione. Che ora vorrebbe esportarlo in Europa, possibilmente col vicepresidente della Lega Calcio Antonio Matarrese: la sua candidatura era in bilico, poi l'hanno inquisito insieme a Carraro per gli scandali del pallone, e i dubbi sono svaniti. Candidato pure lui nel Sud.

Nelle isole svetta altro pluriinquisito da esportazione: il governatore di Sicilia Totò Cuffaro. Nell'ultimo anno ha ricevuto tre avvisi di garanzia per reati che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa alla corruzione alla rivelazione di segreti d'ufficio. Se Forza Italia, all'ultimo momento, ha deciso di non candidare il pregiudicato e pluriimputato Marcello Dell' Utri, mettendo al suo posto addirittura un incensurato, l'Udc non ha avuto esitazioni a mettere il lista Totò Vasa Vasa. Forse per non disorientare troppo gli elettori siciliani del Polo, abituati più alle foto segnaletiche che ai manifesti elettorali. Non candidati (per ora) gli altri leader dell'Udc siciliana, più per motivi contingenti che per altro: hanno le mani impegnate da un paio di manette. Parliamo dell'ex assessore comunale Domenico Miceli, arrestato e ora imputato per concorso esterno in associazione mafiosa; dei deputati regionali Antonio Borzacchelli e Vincenzo Lo Giudice detto « Mangialasagne», arrestati per concorso esterno. Senza dimenticare i deputati Francesco Saverio Romano (indagato per mafia) e Calogero Sodano (condannato per appalti truccati e imputato in altri processi ad Agrigento), oltre all'assessore regionale David Costa (appena indagato per mafia). Fino a ieri I'Udc poteva vantare un martire della malagiustizia e dei teoremi delle toghe rosse: l'ex ministro dc Calogero Mannino, assolto nel 2002 dal Tribunale per insufficienza di prove dopo una lunga detenzione. Ieri l'hanno condannato in appello, sempre per mafia s'intende.

A questo punto, forse, Casini potrebbe porsi qualche interrogativo. E anche il fido Follini, che da un mese si affaccia serafico su tutti i muri d'Italia con quella faccia da zio di Harry Potter sotto la scritta «Io c'entro», circondato da bimbi che giocano ai giardinetti. Visto quel che c'è dietro, quei manifesti rischiano di somigliare a uno spot del telefono azzurro: se vedi uno così, chiama il numero verde. Anche lo slogan «Io c'entro» forse va ripensato. Qualcuno, equivocando, potrebbe pensare a una confessione.