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No, ha usato lo scanner
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No, ha usato lo scanner


Anteprima, fuori concorso, del kolossal tratto dall'Iliade
Quasi tre ore di battaglia senza nemmeno una parola omerica
Troy, un mito come Beautiful
tra armi, amori e botte da orbi
di NATALIA ASPESI
A un Festival c'è sempre il timore che certi film siano talmente d'autore o esotici o artistici da provocare dotta sonnolenza, pensosa voglia di fuggire. Ma che fare quando ad annoiare con invincibili sbadigli è l'ultima perla della grande industria hollywodiana, quel tipo di blockbuster miliardario studiato a tavolino affinché, accatastando tutte le massime ovvietà, attiri moltitudini planetarie di grandi e soprattutto piccini?
Troy (che prudentemente mantiene la stessa dizione inglese anche in Italia), dato ieri sera fuori concorso per scambievole sete di pubblicità tra produttori e Festival, sta uscendo in questi giorni (da noi il 21 maggio) in 46 paesi e gli si augura ogni bene, se non altro perché ricorderà pure ai più zucconi i giorni felici in cui si era adolescenti, anche se sottoposti all'affascinante barba provocata a scuola da Omero.
Più o meno in tutta Europa (a casa nostra Moratti permettendo, perché negli Stati Uniti l'Iliade è roba da studi specialistici superiori e laggiù sarà più facile impazzire per l'amore "beautiful" tra Paride ed Elena e appassionarsi alle battaglie tra achei e troiani come a quelle tra romani e marcomanni ("Il gladiatore") e tra hobbit, elfi e Uruk-hai ("Il signore degli anelli").
Il megafilm, costato sui 200 milioni di dollari e diretto dall'ultra sessantenne Wolfgang Petersen, specializzato in filmoni d'azione, si dice ispirato all'Iliade, riferimento che non appare nei manifesti, per non spaventare le masse: ispirato è la parola giusta, perché ovviamente il kolossal ha altre esigenze e figuriamoci se doveva rispettare un poema greco vecchio come il cucco, scritto forse da un tale chiamato Omero probabilmente tra l'VIII e il VII secolo a. C., e che narra una magnifica fiction di dei e di umani su un episodio storico che sarebbe avvenuto nel XIII secolo a. C., per di più tramandato oralmente visto che non esisteva ancora la scrittura. Va benissimo quindi che Achille abbia i lunghi boccoli biondi e i terrificanti pettorali di Brad Pitt, che Menelao (detto graziosamente il biondo nell'Iliade) sia un energumeno enorme, Brendan Gleeson, e che la dolce Briseide, (Criseide non c'è), provvista nel poema di marito ammazzato da Achille, qui sia una sacerdotessa vergine molto birichina interpretata da Rose Byrne. Se Omero o chi per lui si era preso a suo tempo molte libertà, perché non può averlo fatto oggi Petersen?
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Andare a cercare il pelo nell'uovo in un film spettacolare, per di più americano, è da antipatici professorini. Però è da normale spettatore arrivare stremati dopo 2 ore e 43 minuti di botte da orbi molto rumorose causa lance contro scudi e spadoni a picco sugli elmi, senza una sola parola omerica: tanto più che il famoso cavallo di Troia viene velocemente sbrigato con qualche guerriero che salta giù dalla sua pancia e immediato incendio e scempio di troiani, per non parlare dell'altrettanto famoso tallone di Achille. Che muore alla fine, e nell'Iliade non c'è ne è traccia mentre nell'Odissea sappiamo che è morto solo perché sta litigando nell'Ade, colpito nel solo angolino dove è mortale da una freccia lanciata da Paride.
Ieri erano lì tutti insieme, a farsi fotografare, intervistare, adorare dalla folla plaudente su per la celebre scalinata del Palais, Achille con i capelli corti (ma non se li era tagliati come avrebbe dovuto per disperato lutto, davanti al cadavere di Patroclo) il giovinetto innamorato Paride (Orlando Bloom) la donna più bella di Sparta, (Diane Kruger, un po' sciampista), Ettore, buono come il pane anche se ammazzasette (Eric Bana, carino) e poi Agamennone, Andromaca, Menelao, Briseide, e Ulisse (Sean Bean) sgattaiolato fuori dall'Odissea per sentenziare, non invitato, nell'Iliade dove Omero non l'aveva invitato. Assenti: il vecchio Priamo re di Troia. Teti, la non più giovane dea mamma di Achille, Patroclo, l'amore di Achille, diventato nel film un cuginetto un po' effeminato e sciapo, cioè Peter O' Toole, Julie Christie (dea massima del cinema anni '60) e Garrett Hedlund.
I presenti sbocconcellavano volonterosi alcune sentenze semiomeriche: per esempio Pitt-Achille: "Pare un assassino crudele e invece è un personaggio complesso e un po' misterioso perché vuole diventare immortale attraverso una morte gloriosa". Bana-Ettore: "E' un tipo coraggioso e nobile, ama la moglie e il figlio ma la sua vera famiglia è Troia. In un film così epico, la sua è una storia intimista". Bloom-Paride: "Mi piace perché è un antieroe che non pensa alla gloria ma all'amore". Kruger-Elena: "Meglio quella del film, meno frivola ed egoista, una donna che ha molto sofferto col marito Menelao e ha scelto i pericoli dell'amore". Infatti secondo l'Omero hollywoodiano la bella con corona di alloro dorato e abiti tipo Armani da sera, mentre Troia è in fiamme fugge con le donne di casa Priamo, mentre per l'Omero greco la bella nervosa signora per la quale era stata scatenata una guerra spaventosa, stufa dell'avvenente ma poco eccitante Paride, se ne tornò contentissima a Sparta con il suo Menelao: che quindi non morì in duello, ammazzato da Ettore come pretende Petersen.
Film come Troy, oltre che sulla bellezza e la celebrità di attori come Pitt, che con quelle belle cosce nude in battaglia, quando non è tutto nudo a letto con devote schiave) scuote i sogni di signore e gay, vivono di scene di massa, di paesaggi infiniti, (qui messicani) di epiche battaglie, oggi moltiplicati dagli effetti speciali.
Il mare invaso da mille imbarcazioni a vela e remi, la spiaggia sconfinata ridotta a una specie di formicaio composto da milioni di feroci guerrieri, battaglie impressionanti in cui volano teste e braccia ma non si capisce mai di chi, essendo elmi, corazze e graziosissimi coturni non solo troppo nuovi ma anche molto simili sia di qua che di là: interni assiro-cino-egizio-babilonesi enormi, banchetti con danzatrici del ventre, strade di Troia trafficate come oggi Milano, abiti di corte "tie blu cobalto. Unica scena vagamente commovente, a causa della voce meravigliosa di Peter O' Toole che riesce a non essere ridicolo neppure ricoperto di collane, quella in cui chiede ad Achille di restituirgli il cadavere dell'amato figlio Ettore, ridotto a polpetta per essere stato trascinato (dice Omero per giorni) nella polvere dalla biga dell'iracondo nemico.
(14 maggio 2004)
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Gli zeri, per valere qualcosa,
devono stare a destra.
La caduta di Troia
Per chi se lo fosse perso, al MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA
(Mole Antonelliana - Via Montebello, 20 - 10124 TORINO Info: 011.812.56.58), grazie al Fondo Giovanni Pastrone è ancora possibile trovarne una copia... 533 m in una unica bobina.


si chiamava Bettina, diminutivo di Elisabetta, ma nel suo caso era del tutto innappropriato visto che forse pesava 200 chili.
era l`unica nel paese dove andavo a scuola, che si diceva facesse quel mestiere.
quando facevamo buca a scuola avevamo sempre la tentazione di andargli a fare una visita. accoglieva, e lavorava quindim a tutte le ore del giorno. la sola idea di vedere le sue gambe grandi come tronchi d`albero ci faceva sudare freddo.
mentre noi eravamo immersi in pensieri di tale spessore, in tutti i sensi, a scuola studiavano l`Iliade.
Faceva la tabaccaia? (no, non mi riferisco ai sigari..)Originally posted by benny3
si chiamava Bettina, diminutivo di Elisabetta, ma nel suo caso era del tutto innappropriato visto che forse pesava 200 chili.
era l`unica nel paese dove andavo a scuola, che si diceva facesse quel mestiere.
quando facevamo buca a scuola avevamo sempre la tentazione di andargli a fare una visita. accoglieva, e lavorava quindim a tutte le ore del giorno. la sola idea di vedere le sue gambe grandi come tronchi d`albero ci faceva sudare freddo.
mentre noi eravamo immersi in pensieri di tale spessore, in tutti i sensi, a scuola studiavano l`Iliade.
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Antonella Belluzzi foreverOriginally posted by S. M. Ejzenstejn
Faceva la tabaccaia? (no, non mi riferisco ai sigari..)
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Non so se risponde al vero, ma ho letto da qualche parte la notizia che Giovanni Pastrone potè produrre i suoi kolossal storici solo grazie ai soldi fatti proprio con le comiche di Cretinetti che evidentemente allora "tirava" come oggi "tira" Brad Pitt.Originally posted by S. M. Ejzenstejn
La caduta di Troia
Per chi se lo fosse perso, al MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA
(Mole Antonelliana - Via Montebello, 20 - 10124 TORINO Info: 011.812.56.58), grazie al Fondo Giovanni Pastrone è ancora possibile trovarne una copia... 533 m in una unica bobina.
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è anche più bello...
vabbè, più simpatico...![]()
L'Itala nasce nel 1906 come "Carlo Rossi & C." e nel 1909 assume una nuova ragione sociale e sigla, spostandosi dai primitivi stabilimenti in corso Casale a quelli di Ponte Trombetta (nei pressi dell'attuale piazza Hermada).Originally posted by pcosta
Non so se risponde al vero, ma ho letto da qualche parte la notizia che Giovanni Pastrone potè produrre i suoi kolossal storici solo grazie ai soldi fatti proprio con le comiche di Cretinetti che evidentemente allora "tirava" come oggi "tira" Brad Pitt.
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è anche più bello...
vabbè, più simpatico...![]()
Pastrone introduce per primo le comiche, reclutando André Deed preferitolo a Max Linder.
Il successo lo spinge a puntare su produzioni più impegnative e ambiziose, non senza aver prima consolidato la sua posizione attraverso la distribuzione dei film americani della Bison e della Triangle.
Il primo sensibile mutamento qualitativo è dato dalla realizazione della "Caduta di Troia".
Dopo "Cabiria", un nuovo kolossal era nei progetti di Pastrone: una "Bibbia".
Erano già state costruite le prime scenografie di quest'opera che non aveva eguali per grandiosità e investimenti di capitale ma... l'inizio della guerra interrompe il progetto. Smantellate le costruzioni, il regista-produttore opta per attività più legate al presente.
Questo accadeva a Torino, la prima Mecca del cinema...
A proposito del nostro amico Bréd, da dove saltano fuori quei giganteschi (proprio degni di un kolossal...) parastinchi?
Gira voce che siano stati una aggiunta non prevista originariamente, motivata dal fatto che l'eroe omerico/americano risultava ridicolo nella virilissima armatura con i suoi polpacci secchi...
Ridateci André Deed!
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Ecco, i mega-parastinchi devono essere l'unica cosa fedele all'Iliade che si trova in Troy...![]()
Vulcano costruisce l'armatura di Achille
(Iliade, Canto XVIII)
Lasciò la Dea, ciò detto, e impazïente
ai mantici tornò, li volse al fuoco,
e comandò suo moto a ciascheduno.
Eran venti che dentro la fornace
per venti bocche ne venìan soffiando,
e al fiato, che mettean dal cavo seno,
or gagliardo or leggier, come il bisogno
chiedea dell'opra e di Vulcano il senno,
sibilando prendea spirto la fiamma.
In un commisti allor gittò nel fuoco
argento ed auro prezïoso e stagno
ed indomito rame. Indi sul toppo
locò la dura risonante incude,
di pesante martello armò la dritta,
di tanaglie la manca; e primamente
un saldo ei fece smisurato scudo
di dèdalo rilievo, e d'auro intorno
tre ben fulgidi cerchi vi condusse,
poi d'argento al di fuor mise la soga.
Cinque dell'ampio scudo eran le zone,
e gl'intervalli, con divin sapere,
d'ammiranda scultura avea ripieni.
(tralascio la descrizione dello scudo che esula dal tema)
[...] A fin condotto
questo lavoro, una lorica ei fece
che della fiamma lo splendor vincea;
poi di raro artificio un saldo e vago
elmo alle tempie ben acconcio, e sopra
d'auro tessuta v'innestò la cresta.
Fur l'ultima fatica i bei schinieri(*)
di pieghevole stagno. E terminate
l'armi tutte, il gran fabbro alto levolle,
e al piè di Teti le depose. Ed ella,
co' bei doni del Dio, come sparviero
ratta calossi dal nevoso Olimpo.
(*) schinieri : armatura che difendeva le gambe dei guerrieri fin sopra al ginocchio
Bréd, senza nulla togliere alle sue precedenti interpretazioni, dev'essere un po' sfortunato: dutante le riprese si è infortunato proprio al tendine d'Achille (clicca per leggere).
Polpacci troppo esili (clicca per leggere) o colpa delle armature del VI-V secolo a.C. anziché del XII (clicca per leggere)?
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