Devo sommergere il thread con le porcate repubblichine per par condicio o ci risparmiamo la valanga?


Devo sommergere il thread con le porcate repubblichine per par condicio o ci risparmiamo la valanga?
Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?
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il tema di questa discussione sono le violenze dei rossi contro i sacerdoti.
Negarle sarebbe negazionismo becero, giustificarle in qualsiasi modo, sarebbe immorale.




va bene , ti accontento con un significativo esempio:
GIUSEPPE FANIN
....La sera del 4 novembre 1948 Fanin, 24 anni, si era recato al cinema con la fidanzata. Gli fu detto che tutti i posti erano occupati. Allora la riaccompagnò a casa e poi si avviò in bicicletta verso la propria abitazione. In via Biancolina fu aggredito da tre persone. Colpito ripetutamente con una spranga di ferro, fu abbandonato rantolante sulla strada. Visto da un passante e trasportato in ospedale, morì senza aver ripreso conoscenza. Appena venti giorni più tardi i carabinieri ebbero la confessione del segretario della Sezione Centro del Pci persicetano, il quale ammise di avere ordinato l’aggressione e indicò i nomi dei tre compagni che ne erano stati gli esecutori materiali. Fanin, terzo di dieci figli, era nato a Lorenzatico l’ 8 gennaio 1924. Nel 1943, dopo aver ottenuto il diploma di perito agrario, si iscrisse alla Facoltà di Agraria a Bologna. Durante gli studi universitari iniziò la sua attività nelle Acli, diventando collaboratore del senatore Giovanni Bersani, mentre partecipava all’animazione della Fuci di San Giovanni in Persiceto. Il 12 febbraio 1948 la laurea. Nei mesi precedenti la sua morte Fanin si era dato interamente all’attività nelle Acli- terra, divenendone l’esponente di punta....
http://www.ariannaeditrice.it/artico...articolo=22122
qui ci sono gli assassini comunisti , kompagno.
il processo fu celebrato all'aquila , e confermo' tutto. ti ricordo che il giorno successivo all'omicidio, arrivo' a san giovanni in persiceto nientemeno che il kompagno Pajetta , che ebbe la sfrontatezza , in un comizio nella piazza del paese , di addossare l'omicidio ai fascisti, nella più pura tradizione comunista , la Menzogna.
tre assassini comunisti che aspettarono nel buoi il passaggio di un ragazzo che in bicicletta era andato a trovare la morosa.
degli sciacalli.
i vostri eroi.
adesso aspetto ituoi commenti, se ne hai la decenza.


Grazie amico mio della terra d'Abruzzo. Io non ho nulla contro la lotta dei partigiani contro l'occupante nazifascista. Anzi.
Ma troppi scheletri sono rimasti negli armadi e molti di loro sono rappresentati dalle storie tragiche dei migliori figli d'Italia, i cattolici che lottarono contro il nazismo e finirono ammazzati da chi voleva non la pace , ma una uguale dittatura.
Almeno a distanza di tanti anni onore e una preghiera per questi figli dell'Italia repubblicana che diedero la vita per la vera libertà.


Porzus può essere considerato il battesimo della guerra fredda, che rimase fredda per tante concause ma che sarebbe diventata calda già nel 45 se Tito non avesse rinunciato a Trieste
a Porzus si scontrò la visione occidentale con la visione filosovietica a guerra antinazista ormai vinta
oltre 40 anni dovettero passare da allora per assistere al disfacimento della dottrina comunista che altro non era che la sostituzione della dittatura hitleriana con la dittatura staliniana ma quei martiri possono essere a ben ragione considerati come un sacrificio antitotalitario


Di Pietro: «Ipocrisia allo stato puro: della liberazione non gli interessa nulla»
Berlusconi a Onna per il 25 aprile
La visita nel paese colpito dal sisma e teatro di un eccidio nazista. Il Pd: «Sarà lì anche Franceschini»
ROMA - Anche se non è ancora certo, è probabile che il 25 aprile di Silvio Berlusconi si svolga in mezzo ai terremotati. Prima un omaggio all'Altare della Patria, la mattina presto, e poi una visita a Onna, il paese maggiormente colpito dal sisma del 6 aprile, con 40 vittime su una popolazione di 250 abitanti, ma anche teatro di una spietata strage nazista l'11 giugno del 1944, quando 16 persone vennero uccise dagli occupanti tedeschi, solo due giorni prima della liberazione de L'Aquila. Questo dovrebbe essere il 25 aprile del premier che martedì ha confermato di voler celebrare la ricorrenza senza però precisare dove.
DI PIETRO: «IPOCRISIA ALLO STATO PURO» - «Quella di Berlusconi è un ipocrisia allo stato puro: non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode». È questa l'idea del leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro. «Il 25 aprile rappresenta una data storica e seria - sottolinea Di Pietro - che ci ha liberato dal fascismo. Chi pratica, predica o si riconosce nella dittatura non deve partecipare alle celebrazioni perché è un atto ipocrita e offensivo e mi pare che il governo Berlusconi e Berlusconi stesso riducano gli spazi della democrazia e pratichino attività che ci riportano ad una nuova dittatura».
IL PD: CI SIAMO ANCHE NOI - Dal Pd viene invece accolta con soddisfazione la probabile visita di Berlusconi in Abruzzo. «Siamo lieti che il presidente del Consiglio, secondo le indiscrezioni di agenzia, abbia deciso di celebrare la ricorrenza del 25 aprile a Onna - dichiara il portavoce del Pd, Andrea Orlando - È lo stesso luogo in cui, già sabato scorso all'assemblea degli amministratori del Pd, aveva annunciato la sua presenza il segretario del Partito democratico, che successivamente sarà anche alla grande manifestazione nazionale di Milano». «Se la notizia fosse confermata, sarebbe la riprova - chiosa Orlando - contrariamente a quanto hanno sostenuto forse troppo zelanti esponenti della destra, che l'invito rivolto da Franceschini a Berlusconi a partecipare alla festa della Liberazione era giusto e doveroso».
22 aprile 2009
http://www.corriere.it/politica/09_a...4f02aabc.shtml




BErlusconi batte il PD riceve. Ennesimo break per SIlvio. Ottima mossa. Ha dei bei paggetti.
Domandatevi: Franceschini ha incalzato SIlvio. Silvio ha fatto quello che ha chiesto Franceschini, ma come??
La storia come è venuta fuori? Applausi a scena aperta agli sceneggiatori
"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg


,,,Così scriveva Giovannino Guareschi nel maggio 1946, a proposito della mattanza che si andava profilando nella terra a lui cara, la pianura che si stende lungo l’antica Via Emilia, con vertici a Bologna e Reggio e centro a Ferrara.
Qui la guerra partigiana si prolungò nel tempo, ben oltre il 25 aprile del 1945 (data della fine della guerra), disseminando di migliaia di cadaveri le campagne.
E qui venne coniato il termine «triangolo della morte», con cui all’inizio si intese definire il territorio tra i Comuni modenesi di Manzolino, Castelfranco e Piumazzo; più tardi esso si allargò progressivamente anche alle province di Reggio Emilia, Bologna e Ferrara.
Nel «triangolo della morte» si verificarono, fino al settembre 1946, efferati omicidi ascrivibili a bande di partigiani, prevalentemente di area comunista. Non si trattò, quindi, di caduti in guerra, ma di esecuzioni sommarie e di rappresaglie personali senza processo.
La maggior parte delle vittime aveva poco o nulla a che fare con la politica: spesso il loro crimine, agli occhi dei partigiani, era quello di incarnare l’ideale cattolico che si opponeva alla realizzazione del loro sogno comunista.E tante di quelle morti sono rimaste tuttora sconosciute all’opinione pubblica.
Come quella dei sette fratelli Govoni, uno solo dei quali era qualificabile come fascista, e di cui l’ultima, Ida, ventenne, era madre di una bimba di pochi mesi: vennero tutti trucidati ad Argelato, l’11 maggio 1945, e i loro corpi trovati solo nel ‘51.
O come le decine di persone trucidate all’interno del castello Guidotti di Fabbrico (Reggio Emilia), dove dal 23 aprile alla fine di maggio 1945 furono rinchiusi da 50 a 70 prigionieri, uomini e donne, militari e civili: dentro la prima stanza dell’ala est avvennero torture e sevizie allucinanti, a molti furono cavati gli occhi, altri furono portati fuori e sepolti dove capitava, ancora agonizzanti o finiti a badilate.
L’elenco delle vittime del «triangolo della morte» emiliano (diverse migliaia, forse addirittura tra le 12.000 e le 15.000, secondo le ricerche più recenti) dimostra che il massacro era politicamente diretto.
Nulla avvenne per caso, ma fu affidato ad una regia di base e di vertice mossa da intenti precisi. Vi era il progetto, cioè, di eliminare in primo luogo i sacerdoti, gli industriali e i cosiddetti «nemici di classe» dei comunisti.
Scrive lo storico e saggista Massimo Caprara (già segretario di Palmiro Togliatti) in un illuminante articolo pubblicato sulla rivista Il Timone (n° 39, gennaio 2005): «A capo delle liste furono collocati i religiosi. Valga il caso cruento del sacerdote don Umberto Pessina, parroco di S. Martino di Correggio, ucciso il 18 giugno 1946. L’ex deputato comunista e comandante di un distaccamento partigiano, Giannetto Magnanini, ha rivelato in un libro recente che il delitto, allora rimasto oscuro, fu opera precisamente della ronda comandata dal dirigente provinciale comunista di Reggio Emilia. Il Partito Comunista non solo fu diretto esecutore ma anche paradossale accusatore, provocando la condanna di falsi colpevoli nelle persone di Germano Nicolini, Elio Ferretti e Antonio Prodi, innocenti. Don Pessina aveva tentato di difendersi: fu colpito nel corso della colluttazione e impietosamente finito».
Oltre all’incredibile cifra di novantadue religiosi (sacerdoti e seminaristi) uccisi per mano dei partigiani comunisti nella sola Emilia Romagna, va rammentato che pagarono un tributo di sangue anche numerosissimi laici.Tra questi spicca la nobile figura di Giuseppe Fanin, apostolo dell’idea cristiana tra i braccianti e i contadini, ucciso vicino a Bologna il 4 novembre 1948, a soli ventiquattro anni, a causa del suo impegno di attuazione pratica della dottrina sociale della Chiesa.
Altro settore preso di mira: quello dei dirigenti e proprietari d’industria.
Fra questi, il direttore delle Officine reggiane, Arnaldo Vischi, ucciso il 31 agosto 1945.
Furono colpiti, insomma, soprattutto sacerdoti e industriali, obiettivi esemplari dell’ideologia classista marxista.
Anche don Dario Zanini, anziano parroco di Sasso Marconi (BO), nonché autore di un volume coraggioso quale Marzabotto e dintorni, si dice convinto che «l’ostilità verso la Chiesa c’entrava molto nei delitti commessi dopo la guerra, molto più che in quelli commessi durante il conflitto. Da noi, dopo il 25 aprile, esplose una faziosità incredibile, che aveva l’obiettivo di scardinare gli elementi religiosi, le associazioni cattoliche. Ad alto livello nel Pci c’era un vero e proprio progetto ideologico. C’è stata per esempio una capillare organizzazione per far riparare all’estero i responsabili dei delitti, in Jugoslavia o a Praga. La Resistenza da noi fu la preparazione per la consegna dell’Italia oltrecortina e la regolarità con cui avvenivano gli eventi faceva trapelare l’esistenza di un processo complessivo».
Insomma, per dirla con Paolo Mieli: «Il numero di preti fatti fuori in quegli anni è davvero incredibile.
Don Pessina, don Galletti, don Donati e tanti altri: non c’entravano nulla con i fascisti, al massimo avevano benedetto qualche salma di fascista ucciso, forse aiutavano la Dc a raccogliere voti…
La verità è che furono uccisi da comunisti e che nessun assassino fu denunciato dal Pci.
Pci che, invece, cercò in ogni modo di far cadere un velo su quegli eccidi. «Una mano assolutoria definitiva agli assassini del “triangolo” - conclude Caprara nel suo articolo - venne data dal segretario generale del partito, Togliatti. Lo strumento usato fu quello di un’amnistia generalizzata che finì con il comprendere anche responsabili di delitti della Repubblica di Salò. Essa fu promulgata nel giugno 1946 e venne elaborata con il chiaro intento di seppellire un periodo scomodo per la storia comunista del dopoguerra. Togliatti era allora, dal 21 giugno 1945, membro del governo italiano, guardasigilli e responsabile dell’ordine giudiziario che avrebbe dovuto colpire inesorabilmente le vendette operate dagli ambienti partigiani. Così non fu: avvenne anzi il contrario e… giustizia non è stata fatta».
Vincenzo Merlo
http://ricordare.wordpress.com/perch...o-della-morte/
e dovremo celebrare questi eroi ?