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salvo.gerli
Napolitano esalta le celebrazioni della sconfitta
Si celebra oggi in tutta Italia con contorni festosi, a tratti quasi giocosi, la ricorrenza del 25 aprile la più grave sconfitta militare subita dal nostro Paese, giunta dopo due anni di guerra civile e che alla fine ha consegnato il BelPaese alle truppe anglo-statunitensi, che dopo più di sessanta anni vegliano ancora su di noi con cento e più basi militari dislocate su tutta la Penisola.
Questa, come si sa fin troppo bene, è una festa di parte,
in particolare dei comunisti che praticamente da subito la hanno egemonizzata, magari a parole contestando l’imperialismo a stelle e strisce ma poi ricordando puntualmente ogni anno la loro vittoria.
Il compagno Giorgio Napolitano, oggi presidente della Repubblica, e tra coloro che nel 1956 benedirono l’invasione sovietica dell’Ungheria, sarà in prima fila nel ricordare la “liberazione”, così la vulgata popolare suole chiamare questa ricorrenza, e ieri si è lanciato nella consueta esaltazione di questo giorno.
Celebrando l’anniversario con il ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, e quello della Difesa, il post fiuggino Ignazio La Russa, al Quirinale ha sottolineato che gli ideali per cui si combatté durante il biennio 43-45 sono gli stessi che ispirano l’Italia di oggi e di conseguenza “possono ben riconoscersi nell’eredità spirituale e morale della resistenza, che vive nella Costituzione, anche quanti vissero diversamente quegli anni, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti”.
Non potendo poi mancare di ricordare il nostro forte legame con chi si è imposto oltre sessanta anni fa, ovvero l’invasore a stelle e strisce, l’inquilino del Colle ha poi letteralmente osannato la partecipazione dei militari italiani alle cosiddette missioni di pace, quelle che in realtà portano fin troppo spesso morte e distruzione, sotto la giuda dell’Onu, organismo di fatto succube a Washington.
Incurante di questi particolari il successore di Ciampi ha spiegato che queste campagne belliche, condotte sotto presunte insegne internazionali, sono coerenti con “l’aspettativa ideale e la concreta volontà di costruire un futuro migliore, che ispirarono le decisioni dei soldati e dei cittadini italiani, all’indomani dell’armistizio”, anche se probabilmente a posteriori, con un mondo unipolare incentrato sulla Casa bianca e la sua politica estera, ideologie antisociali e cittadini ridotti al rango di semplici consumatori dovrebbero far rivedere quel giudizio.
Si prepara a festeggiare la ricorrenza anche il centrodestra con il Popolo della libertà che, nato su basi antifasciste e filo americano fino al midollo, non potrà far altro che essere in prima fila in tutte le parate che si volgeranno nella Penisola, non a caso al termine dell’intervento di Napolitano ha preso la parola il numero uno di Palazzo Baracchini, Ignazio La Russa, che ha apertamente parlato di una ricorrenza condivisa da tutti perché: “L’Italia ha saputo riemergere dalla II Guerra mondiale e dare vita a una stagione di democrazia e pluralità in cui tutti oggi si riconoscono”, mentre il leghista Maroni ha sottolineato che “il 25 aprile è una data incancellabile in cui nacque l’Italia”.
Come tutti gli anni quindi va in scena la solita rappresentazione, quella di una Italia che il 25 aprile ha perso la sua dignità e la sua indipendenza, che è stata privata di una sua politica internazionale, che è costretta ad uniformarsi ai diktat di uno stato straniero che suggerisce politiche antisociali.
Tutto questo loro lo chiamano liberazione e lo festeggiano anche.
http://www.rinascita.info/cc/RQ_Poli...vTMriDTJ.shtml

:gratgrat: :mmm: :giagia:

onf: