Re: Re: Re: Re: Re: Ballisti!!!!
La Vergogna due Anni Dopo
Enrico Fierro
SAN GIULIANO DI PUGLIA (Campobasso) La telefonata da Roma arriva quando le lancette dell'orologio segnano le dieci passate del mattino:
«Berlusconi non viene».
Luigi Barbieri, giovane sindaco di San Giuliano di Puglia, abbassa il telefono. «Peccato... », si limita a dire volgendo lo sguardo verso l'enorme statua di Padre Pio che incombe nel suo ufficio. Berlusconi doveva arrivare qui, nel paese dove il terremoto di due anni fa uccise 27 bambini e una maestra della scuola elementare, per inaugurare lo stadio: l'unica cosa ricostruita due anni dopo la tragedia. Il Presidente ha dato forfait, la visita ci sarà, certo, ma a data da destinarsi. Lo stadio, però, si inaugurerà e con una partita che vedrà in campo i giovani del paese e celebrità del mondo calcistico nazionale come il ct Marcello Lippi e l'arbitro Pierluigi Collina.
Le telecamere inquadreranno volti noti e sconosciuti, strette di mano e lacrime sincere. Poi l'arbitro fischierà tre volte. La partita è finita, tutti a casa. E San Giuliano resterà solo con le sue macerie. Quelle travi e quei tufi troppo deboli per resistere alla furia del sisma e che in questa giornata di novembre sono sferzati da un vento che qui chiamano pugliese, perché il suo alito gelido nasce dai monti e dalle gravine della vicina Puglia. San Giuliano è un paese fantasma. Tra le case di pietra ancora in piedi e le poche ancora abitate, la sola forma di vita è un escavatore che sbuffa e rimuove detriti. Quelli della «Francesco Jovine», la scuola della tragedia, non ci sono più, al loro posto una spianata che dal nord del paese arriva fino alla piazza centrale, dove una volta c'era il Municipio. Qui il silenzio è rotto dal rumore delle insegne che battono contro i muri feriti a morte. Il resto è lo scenario di una tragedia grande come il sisma, già vista altre volte in Belice e in Irpinia, e che si chiama Ricostruzione. O meglio, mancata Ricostruzione. Promesse di Ricostruzione. Giuramenti solenni sul dopo, chiacchiere del tipo «niente sarà come prima», «questa volta ricostruiremo in tempi rapidi».
Il nuovo che non c’è «Costruiremo un paese nuovo. Ho già affrontato la questione con alcuni architetti amici per mettere a punto il progetto. In ventiquattro mesi si potranno consegnare agli abitanti i nuovi appartamenti costruiti con sistemi innovativi e all'avanguardia». Così parlò Silvio Berlusconi due anni fa, appena tre giorni dopo la tragedia. E quelli di San Giuliano gli credettero. Ventiquattro mesi sono passati, Luigi Barbieri, il sindaco, ci racconta a che punto siamo: «Il 30 luglio la Regione ha approvato il piano di ricostruzione che è attuativo dal 1 settembre, alla fine di questa settimana porteremo in consiglio comunale le modifiche, poi i singoli cittadini dovranno presentare i progetti. Che dire? Se ci saranno i fondi e tutto procederà senza intoppi fra due anni, forse tre, la gente potrà tornare a San Giuliano». L'ufficio del sindaco è in un gigantesco prefabbricato di legno, giù nel villaggio della nuova San Giuliano: casette di legno tutte uguali (che il premier chiama chalet), un centro commerciale (bar, macelleria, alimentari e un negozio di abiti) di legno pure quello. Qui il primo cittadino, eletto a capo della lista «Insieme per la rinascita», mostra carte e disegni del futuro che, forse, verrà. «Per la verità - dice - il piano iniziale lo abbiamo dovuto modificare profondamente, sa non piaceva alla gente». Già, perché il progetto numero uno, redatto da Giancarlo Ragazzi disegnava un'altra San Giuliano. Ragazzi è uno di quegli architetti «amici» mobilitati da Berlusconi. Col premier tirò su «Milano 2» e con la Fininvest fece i lavori per lo stadio di San Siro durante i «Mondiali '90», Berlusconi lo porta con sé ogni volta che c'è da immaginare mirabolanti ipotesi di sviluppo. Nel 2002 lo trascinò anche sulla costa albanese, quella che va verso la Grecia: Saranda, Himara, Girocastro, dovevano diventare la Florida dell'Adriatico. Anche l'Albania, come San Giuliano, sta aspettando.
Far vivere San Giuliano Berlusconi e il suo architetto avevano previsto una San Giuliano sviluppata a nord, verso la collina di Collemonte (che il premier ribattezzò il Poggio). La ricostruzione delle case che delimitavano il corso principale in questo piano non era prevista, al loro posto una serie di terrazzamenti e una piazza quadrangolare. Tutto nell'ottica, osteggiata dalla gente, dello svuotamento del paese. «Noi - continua il sindaco - abbiamo deciso una linea diversa, che punta a far rientrare nel vecchio centro abitato la maggior parte della famiglie. Se prima i nuclei da spostare altrove erano settanta su 400, ora sono meno di una decina. Il progetto prevedeva una sede comunale nel vecchio Palazzo Marchesale, il più antico del paese, di 3500 metri quadrati, una esagerazione, ora li abbiamo ridotti a mille. Così per il cosiddetto Parco della Rimembranza, due ettari di verde pubblico che toglievano spazio alle case che c'erano prima. Perché la gente deve ritrovare quello che il sisma ha cancellato». Un progetto rifatto, quindi. «Sì - precisa Barbieri - ma con il pieno accordo dell'architetto Ragazzi, sia ben chiaro».
L’affare azzurro Michele Pietraroia, che è segretario della Cgil molisana, ci affida un'altra verità: «La ricostruzione è in ritardo non solo a San Giuliano, ma dovunque, perché il terremoto è diventato un affare privato di Berlusconi e di Forza Italia». Esagerazioni? Vediamo. Dell'architetto amico si è già detto. Poi ci sono gli altri: Michele Iorio, governatore della Regione, di Forza Italia, è commissario straordinario alla ricostruzione, è lui a firmare tutte le ordinanze per il doposisma e a distribuire i fondi della ricostruzione. «Con quali risultati - dice Tonino Dalete, consigliere regionale dei Ds - si è visto. Innanzitutto Iorio ci dica quanti soldi ha speso per le decine di consulenze, poi ci chiarisca il mistero dell'allargamento a 83 comuni dell'area del terremoto. Tutta la provincia di Campobasso: è questa la maggiore fonte di spreco dei 111 milioni di euro fin qui spesi dal suo commissariato. Sono state finanziate opere che col terremoto non c'entravano nulla in comuni che le scosse le hanno viste solo in tv». Braccio destro di Iorio al Commissariato è l'ingegner Vincenzo Di Grezia, a giugno candidato sindaco - battuto - per il centrodestra a Campobasso. Infine: girando tra le macerie di San Giuliano, ci si accorge che la maggior parte dei lavori (opere per centinaia di milioni di euro), sono appaltati o subappaltati alla impresa Falcione, nella quale ha forti interessi l'ex assessore regionale (prima Udc, ora Forza Italia) Eduardo Falcione. La storia, per il dopoterremoto di San Giuliano, si ostina a volersi ripetere. «Anche nell'ingiustizia», dice Pasquale Marino, sindaco di Santa Croce, uno dei 14 comuni del cratere. «Perché nella Finanziaria il governo continua ad ignorare il Molise. Si stanziano 50 milioni di euro l'anno per le 83 zone d'Italia colpite da calamità, una vera e propria miseria, senza mai menzionare i comuni del cratere. Fortunatamente si sono ricordati di San Giuliano cui va il 5% delle risorse, ma negli altri comuni colpiti dal terremoto la situazione rimane drammatica». «Altro che modello Molise - incalza Michele Pietraroia della Cgil - il rischio vero è la desertificazione dei comuni del cratere. Se non si ricostruisce in fretta la gente, i giovani, in primo luogo, andrà via». Da Santa Croce, Rotello, Colletorto, Bonefro, ogni domenica sera partono i furgoni carichi di artigiani dell'edilizia, muratori, piastrellisti, pittori. Vanno al Nord, in Emilia, Toscana, Piemonte, tornano dopo una o due settimane di lavoro. Alcuni, stanchi di questa vita, non tornano più indietro. E il Molise perde le sue forze migliori.
Re: Re: Re: Re: Ballisti!!!!
Il premier e la sua riforma delle tasse: evadere
di Marcella Ciarnelli
Non ha scelto la platea più adeguata Berlusconi per incitare all’evasione fiscale. Lo ha fatto giovedì mattina davanti al comando generale della Guardia di Finanza quando, in un passaggio del suo discorso, ha giustificato quanti, potendo, non pagano le tasse dicendo che si possono trovare «sistemi elusivi o evasivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, che non ti fanno sentire colpevole». E poi si è prodigato nel giustificare la mancata riuscita della sua riforma spiegando che ce l’ha messa tutta pur in presenza di una situazione di deficit che «viene dal passato».
Quindi non sarebbe colpa sua.
http://www.unita.it/images/2004novem...11berlusca.jpg
(segue)