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Risultati da 91 a 100 di 125

Discussione: Di che religione sei?

  1. #91
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    In origine postato da Western
    si si certo , se le leggi razziali venissero applicate all'italiana , i biondi in genere appartengono alla subrazza nordica , ma la razza caucasica , e , all'interno di essa , gli ariani stessi , è formata da tante subrazze.

    io intanto devo ricordarti che il primo avatar che ti eri messo , e che ora hai saggiamente rimpiazzato , sembrava la foto di un omosessuale pederasta ebreo sulla sessantina , aveva un ghigno diabolico e perverso . . .
    il soggetto era sempre il vero Dreyer, solo che in effetti la foto non era granchè...e poi era stata fatta in tarda età.

    così l'ho sostituita con questa che mi pareva un po' più normale...

    peraltro, Dreyer non era ebreo ma luterano, era sposato ed aveva due figli, un maschio e una femmina.

  2. #92
    Ospite

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    confesso la mia ignoranza , ma chi era Dreyer?un filosofo , un teologo?

  3. #93
    Socialismo e Nazione
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    In origine postato da Western
    confesso la mia ignoranza , ma chi era Dreyer?un filosofo , un teologo?
    Chi era Affus? E Jozif?

  4. #94
    più arcipreti, meno arcigay
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    03 Jun 2004
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    In origine postato da Western
    confesso la mia ignoranza , ma chi era Dreyer?un filosofo , un teologo?
    un regista cinematografico danese (m. 1968) autore di film quali "la passione di Giovanna d'Arco", "Dies Irae", "Ordet" etc.

    Ecco un link utile: Carl Theodor dreyer

    Ci sono differenti valutazioni se la religiosità di alcuni suoi film fosse davvero reale o non fosse piuttosto rifiuto della trascendenza..ma questo è materia dei suoi esegeti.

  5. #95
    ardimentoso
    Ospite

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    In origine postato da Western
    confesso la mia ignoranza , ma chi era Dreyer?un filosofo , un teologo?
    Un regista cinematografico.....almeno quello più famoso.
    se poi quello in questione si riferisce al postino danese che lo forniva in quel di copenaghen non possiamo saperlo....visti però i ragionamenti dell'essere questa sembrerebbe essere l'ipotesi più plausibile.
    cmq per maggior cultura :

    Dreyer Carl Theodor (1899-1968)
    Il massimo regista danese, Carl Dreyer, orfano di entrambi i genitori, era stato allevato da una famiglia luterana; aveva iniziato la professione di giornalista, prima di entrare nel mondo del cinema come sceneggiatore.

    Diresse il primo film, Praesidenten, nel 1920, introducendo subito qualche novità (attori non truccati, interni reali, groviglio di flashback indiretti) e mettendosi subito in luce come un regista serio e impegnato; i personaggi richiamano alla memoria Sjostrom (un giudice riconosce come sua figlia illegittima una ragazza che ha ucciso il proprio bambino illegittimo).

    Blade Af Satans Bog, una copia nel contenuto e nello stile di montaggio di Intolerance, è composto da quattro episodi storici. ed illustra gli intrighi del demonio nei secoli; oltre alla solita passione di Gesù, Dreyer cita l'Inquisizione, avventandosi quindi contro il cattolicesimo, e le due maggiori rivoluzioni, quella francese e quella russa, condannando in egual misura i bagni di sangue che liberarono rispettivamente la borghesia e il proletariato.

    Dreyer girò in Norvegia Prästänkån una sortita nel campo della commedia a lieto fine e della ballata folk (in un'epoca o un paese indeterminati vige l'usanza che il nuovo pastore sposi la vedova del predecessore, anche quando questi è un aitante giovanotto non può però tirarsi indietro, perché senza quel lavoro non potrebbe sposare la fidanzata; e allora, introdotta la ragazza in casa come sorella, insieme meditano di uccidere la vecchia mentre quella è una decrepita vecchietta il quale, dopo aver tanto tentato di ucciderla, finisce per disperarsi alla sua morte naturale; e girò in Germania Elsker Hverandre, sui moti russi del 1905, con un grande spettacolo di città in fiamme e popolo in fuga, in definitiva un lucido panorama di anime sperdute.

    In Germania diresse Mikael, un film cupo e morboso in stile fin de siècle e atmosfera a tratti espressionista (un anziano pittore s'innamora del suo giovane modello, e quando questi lo abbandona per una principessa realizza il suo capolavoro; ottenuto il grande successo, e seppur tradito dal suo protetto, che lo deruba anche, muore felice, pago della sua vita), e Du skal aere din hustru, dramma domestico piccolo borghese a metà strada fra Molière, pantomima e Kammerspiel (la vecchia governante riesce ad umiliare il padrone di casa che tiranneggia la moglie e a farli riconciliare, pressoché interamente realizzato in ambienti chiusi, (meno scenografie e meno personaggi per maggior introspezione), con un realismo minuzioso per gli oggetti casalinghi, quasi neorealista, e una cura insolita per le didascalie. Oscillando fra dignitosa e altera rispettabilità da un lato e un gusto per il soprannaturale e l'osceno, l'arte di Dreyer giunge in questi due film a una prima maturazione. L'analisi dolorosa dell'animo umano e lo stile essenziale costituiscono le prime connotazioni peculiari della sua opera. L'importanza attribuita al dialogo anticipa in quale direzione si svilupperà l'introspezione dreyeriana, una volta che uomini e oggetti non siano più risorse bastanti.

    Nel frattempo era cominciato il calvario artistico di Dreyer, il cui rigore e i cui scrupoli gli avevano già inimicato più di un produttore e che, per realizzare le proprie ambizioni, dovette emigrare dopo una puntata in Norvegia in Francia.

    2) La passion de Jeanne d'Arc

    La passion de Jeanne d'Arc(1928) narra il processo a cui fu sottoposta la pulzella d'Orléans nel XV secolo; il film comincia con il processo, in cui la giovane risponde serenamente alle domande dei giudici, e, attraverso i diversi inganni e le torture che subisce in prigione, si conclude con il supplizio e la rivolta del popolo (il cuore di Giovanna, rimasto intatto, viene gettato nella Senna). La grande novità formale del film è rappresentata dall'uso massiccio dei primi piani; ne conseguono un estremo realismo, sia per quel che riguarda gli oggetti sia per quel che riguarda il volto dei personaggi, e una esplorazione totale della personalità. Il processo diventa un dibattito fra fede e fanatismo, e, con verità allucinanti dei retroscena, suscita nello spettatore le stesse emozioni che egli avrebbe provato vivendo di persona quel processo quattro secoli prima. La tecnica è ormai perfetta: una scenografia praticamente nuda, il ritmo mistico dell'azione, la singolare forza espressiva dei volti, l'atmosfera opprimente, le immagini nitide e penetranti, il dialogo dosato. Dreyer girò il film tenendo gli attori quasi sotto controllo ipnotico, e li fece parlare durante le riprese nonostante il film fosse muto affinchè i loro gesti e le loro espressioni fossero più realistici.

    Il contrasto fra la serena caparbia accettazione del proprio sacrificio e la rabbia impotente dei giudici trascende il fatto storico specifico, ed è una lucida metafora sul tema delle persecuzioni. In questo senso si situa con Intolerance nel novero delle grandi opere civili del cinema. Ma è soprattutto il capolavoro in cui si esprime totalmente la poetica di Dreyer, il "realismo d'atmosfera" con cui egli invita il pubblico a guardare la vita "dal buco della serratura dello schermo".

    3) La parentesi espressionista

    L'adesione di Dreyer a moduli dell'avanguardia si completò con il film espressionista Vampyr (1932), storia di una vampira che imperversa in un castello aiutata da un dottore; uccide il castellano e una delle sue due figlie, ma alla fine viene uccisa. Quest'incursione nel magico non è profanazione del misticismo della "Passion", ma un'appendice, un corollario, su come un mondo assolutamente normale possa trasformarsi in un mondo d'incubo per effetto di una presenza soprannaturale. In una delle ultime scene la macchina da presa registra ciò che vedrebbe il cadavere se fosse vivo, quando viene portato via nella bara: il soffitto, il cielo, il buio... un'agghiacciante metafora della vita umana.

    Dal punto di vista tecnico Vampyr è caratterizzato da una fitta frammentazione delle inquadrature, decine anche per scene povere di azione, che ne fa il più narrativo dei suoi film. Se Joan d'Arc creava un continuum spaziale illusorio con l'uso massiccio di primi piani (faceva intuire un ambiente che in pratica non veniva mai ripreso), Vampyr crea un continuum temporale illusorio: lo spettatore, per effetto del susseguirsi di inquadrature, ha illusione di assistere a una vicenda senza pause, senza salti temporali, anche se in realtà niente dà l'informazione di quanto tempo sia passato fra un evento e il successivo.

    L'altra caratteristica formale di Vampyr è la "camera soggettiva". La camera si comporta come parte dell'organismo che riprende (per esempio nella scena finale) o come organismo esterno e spettatore ma autonomo, non passivo. In un caso si ha identificazione con il personaggio (lo spettatore prova ciò che lui prova), nel secondo lo spettatore viene messo nella condizione di voyeur.

    In effetti la camera è la vera protagonista, più del protagonista maschile, individuo amorfo e inerte, passivo come uno che stia soltanto sognando, e che sia affetto da turbe sessuali.

    Negli anni seguenti Dreyer viaggia molto (soprattutto in Africa) e, quando torna in patria, riprende la professione di giornalista. E soltanto nel 1943 può dirigere un nuovo film, Dies Irae Vredens Dag un altro capolavoro (seppur minore) sulla superstizione.

    La vicenda è però intricata: nel seicento in casa del pastore protestante si rifugia una strega che scoperta e torturata, rivela come la seconda moglie di questi sia figlia di una strega; il figlio avuto dalla prima moglie intanto, tornato a casa, s'innamora proprio della giovane matrigna, la quale si convince così d'essere anch'ella una strega; quando si confessa al marito, questi ne muore e l'amante l'abbandona e l'anziana suocera la fa condannare al rogo. Ancora una volta al centro della tragedia sono una passione amorosa e un sacrificio. Il senso della natura è invece una novità, e avvicina il film al naturalismo mistico scandinavo.

    4) La parola

    Per dieci anni Dreyer dirige soltanto documentari per lo stato.

    La sua arte è orami al culmine, ma il suo professionismo non piace ai produttori, abituati a imporre ogni sorta di compromessi Ordet (1951), la stessa vicenda teatrale già portata sullo schermo da Molander, esplora i rapporti fra i membri di una famiglia dedita in forme e con eccessi diversi alla religione: il vecchio padre è membro di una setta religiosa, dei tre figli uno Johannes, invasato e si crede Gesù e un altro è ateo; l'invasato predice all'ateo che sua moglie morirà e partorirà un figlio morto; quando la predizione si avvera, il vecchio, dapprima sconvolto, riesce poi a risuscitarla con la fede nel verbo divino. La fattoria in cui si svolgono i fatti è in realtà un campione del mondo, e il conflitto religioso al suo interno è una parte della solita intolleranza da parte della Religione ufficiale di altre forme religiose, come quella del pazzo; ma nel film è riaffermata ancora una volta che Dio sta dalla parte del pazzo.(là Giovanna, qui Johannes).

    La sua politica della religione ha compiuto un cerchio che l'ha portato dalla Passion a Ordet. Ma Dreyer coltivò fino alla fine l'ambizione di un film su Gesù, che riassumesse le sue concezioni teologiche e umanistiche.

    L'ultimo film di Dreyer, Gertrud (1964), fu anche il suo testamento spirituale. Gertrud è contesa fra tre possibili uomini: il marito, arido ed egoista, un musicista, falso e dubbioso, e un poeta, che sente di non poter amare; piuttosto che accettare una convivenza senza amore con uno dei tre, sceglie di cambiare città e vivere da sola. La sua sete insaziata di amore non le appare comunque un fallimento, perché alla fine può sempre concludere: ma ho amato. Un dialogo fatto soprattutto di pause, conferisce però un solenne gelo psicologico alla scelta della solitudine (come a tutto il film); qui l'amore prende il posto della religione (la trance amorosa di Gertrud è l'analogo della trance religiosa di Giovanna e di Johannes, ma la sua). Il sacrificio non è questa volta la morte, ma la solitudine (una sorte forse più moderna). La drammaturgia di Dreyer è più che mai affidata ai movimenti della camera: le inquadrature lunghissime, estenuanti, martorianti, riprendono i personaggi di fronte, in piedi o seduti, come durante un interrogatorio.

    5) Stile e poetico

    L'opera cinematografica di Dreyer di svolse all'insegna di un'impressionante coerenza stilistica e tematica.

    L'unità stilistica di Dreyer ha influenzato il cinema con una serie di dettami ben precisi: la soppressione del trucco e delle scenografie artificiali; l'uso massiccio del primo piano; oggettività. Dreyer fu uno stilista solitario e ascetico; la sua regia è frigida e austera, basata sempre sull'intransigenza dell'immagine, e, poi, della parola. I suoi film sono tratti da romanzi o drammi, i suoi attori sono per lo più mediocri o non professionisti o inesperti. Dreyer usa soggetto e attori, plasmandoli secondo i suoi desideri; e per plasmarli si serve della macchina da presa. Il volto dell'uomo e l'astrazione sono il segreto del suo metodo. Il volto dell'uomo rappresenta tutto, nel meccanismo di espressione: è il fine e contemporaneamente il mezzo, il segno e il significato. L'astrazione (dobbiamo servirci della macchina da presa per sopprimere la macchina da presa) ha per fine invece l'interpretazione del reale da parte dello spettatore.

    La purezza dello stile è l'altra faccia della purezza dell'amore, una delle costanti della sua opera. L'amore è quasi sempre visto dalla parte della donna, che inoltre Dreyer predilige nel ruolo biblico della peccatrice. Alla figura della donna degradata può così agganciare il suo discorso sulla sofferenza come catarsi e come mistico elevarsi al livello di Dio ripercorrendo il suo martirio. La passione amorosa irrefrenabile fa scattare il congegno sofferenza-castigo e sacrificio-purificazione. Ma in realtà la teologia cinematografica è soltanto una parte della poetica di Dreyer.

    Un altro tema è il medievalismo superstizioso, più scopertamente simbolico, che Dreyer situa in un ambiente storico e popola di vampiri, streghe e resurrezioni. La magia, con quanto di osceno e violento ne consegue, attrae Dreyer come esempio supremo di corruzione dell'anima.

    Il Dreyer moralista, fiero intellettuale contrario a qualunque genere di tolleranza, è invece un prodotto dell'epoca, quella durissima che vide per un attimo proprio il trionfo dell'intolleranza (fino all'invasione tedesca della Danimarca).

    Dreyer, nonostante la statura di grande solitario del cinema, appartiene ancora al naturalismo scandinavo, in quanto nei suoi film l'uomo è caratterizzato dall'ambiente e dagli oggetti, e in un certo senso l'anima fa parte della materia, ovvero la materia fa parte dell'anima; è un'estensione (o una restrizione) del naturalismo paesaggista.

    - cronache maestose della sofferenza umana

    - la persistenza dell'amore sia nelle eroine, siano esse sante, streghe, casalinghe, vampire o cantanti d'opera.

  6. #96
    Cattolico Tradizionalista
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    In origine postato da frontista
    Concordo. In particolare mi piace la fine, dove dici che è importante essere, prima di tutto il resto, ITALIANO. Poi quello che viene dopo interessa poco, dovrebbe rientrare nella sfera degli aspetti personali.
    Grazie! Ne sono onorato....

  7. #97
    ardimentoso
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    In origine postato da Dreyer
    un regista cinematografico danese (m. 1968) autore di film quali "la passione di Giovanna d'Arco", "Dies Irae", "Ordet" etc.

    Ecco un link utile: Carl Theodor dreyer

    Ci sono differenti valutazioni se la religiosità di alcuni suoi film fosse davvero reale o non fosse piuttosto rifiuto della trascendenza..ma questo è materia dei suoi esegeti.
    era un cristiano fortemente anticlericale......a differenza tua

  8. #98
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    In origine postato da ardimentoso
    era un cristiano fortemente anticlericale......a differenza tua
    mica siamo la stessa persona!

  9. #99
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Nel post di ardimentoso ci sono alcune inesattezze che vanno precisate:

    * Era figlio di ua ragazza madre che, pochi anni dopo la nascita di Dreyer, si suicidò perchè in attesa di un figlio che il suo compagno non volle riconsocere (rischiando quindi di diventare ancora ragazza-madre).
    Il bambino vagò per circa 2 anni per orfanotrofi finchè fu adottato dal tipografo Carl Theodor Dreyer che gli diede il suo nome e lo battezzò (prima si chiamava col cognome della madre, Nilsson).
    Il padre viene descritto come rigidamente luterano ma in realtà era liberale e iscritto al partito socialdemocratico.

    * Dreyer e Viktor Sjostrom furono molto amici e Sjostrom fu il suo primo modello cinematografico assieme all'americano Griffith.

    * le 4 sequenze di "Pagine del diario di Satana" sono ambientate: al tradimento di Gesù; durante l'inquisizione; durante la rivoluzione francese; durante un tentato golpe comunista in Finlandia negli anni '20.
    Scopo dell'opera- modellata su Intolerance di Griffith- è la denuncia dei fanatismi ideologici.

    * per l'esattezza "Elsker hverandre" riguardava i numerosi pogrom in cui gli ebrei venivano perseguitati (il titolo significa "amatevi l'un l'altro", noto anche come "gli stigmatizzati") e si schiera dalla parte degl iebrei mostrando come dietro i pogrom ci siano ignoranza e avidità.

    * secondo lo stesso Dreyer, Vampyr fu un film prettamente "commerciale", un esperimento stilistico nuovo.

    * Dreyer desiderava altresì fare un film sulla vita di Gesù: ne esiste la sceneggiatura completa, tratta dai Vangeli, ma morì prima di poterlo fare.

    * Le osservazioni sullo stile poetico di Dreyer sono un po' superficiali...soprattutto sulle questioni della donna e della religione.

    Ardimentoso, dove hai preso questo articolo?

  10. #100
    email non funzionante
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    In origine postato da ardimentoso
    non avevo dubbi........

    cornelio, un giorno dovremmo fare una chiacchierata....debbo redimerti.

    magari davanti ad una bella porchetta dei castelli bagnata da un buon rosso castellano
    E invece hai preso la solita cantonata! Io ho votato agnostico, penso che Cariddeo abbia votato musulmano, ma bisognerebbe chiederlo a lui

    PS: Per la gita ai Castelli non c'è problema, quando vuoi.

    Giampaolo Cufino

 

 
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