Fonte: Osservatorio sui Balcani http://www.osservatoriobalcani.org
A seguito dei bombardamenti della NATO nel 1999 numerosi lavoratori
della
Zastava furono impiegati nel risanamento della fabbrica di
Kragujevac. A
distanza di cinque anni, quei lavoratori stanno morendo
silenziosamente. Da
Kaziprst, B92 - (11/05/2004)
Durante la campagna di bombardamenti condotta dalla NATO nel 1999
sull'allora Federazione di Jugoslavia la Zastava, fabbrica di
Kragujevac, fu
colpita due volte in modo devastante. Il primo attacco missilistico fu
lanciato il 9 aprile 1999 e distrusse buona parte della fabbrica,
mentre il
secondo, 14 missili che diedero il colpo di grazia al complesso
industriale
provocando 36 feriti, avvenne nella notte tra l'11 ed il 12 aprile.
Fondata nel 1853, già simbolo dell'industria jugoslava per aver
prodotto
nella sua storia diversi milioni di veicoli, la Zastava esce
distrutta dai
bombardamenti del '99 che provocarono oltre agli enormi danni una
riduzione
del 70% dei 36.000 lavoratori impiegati un tempo nella fabbrica.
Tuttavia la
tenacia, il senso di unione o più semplicemente la mancanza di
alternativa e
le pressioni dell'amministrazione hanno spinto molti operai ad
impegnarsi
nel risanamento della fabbrica di Kragujevac. Qualche mese dopo la
fine dei
bombardamenti, il governo serbo stilò un piano per il suo
risanamento. Se da
un lato lo sforzo e il senso del dovere che ha impegnato i lavoratori
di
Kragujevac ha fatto in modo che la produzione ripartisse, dall'altro
li ha
esposti a gravissimi problemi di salute. Rappresentanti dei
lavoratori della
Zastava affermano infatti che durante i lavori di ristrutturazione
della
fabbrica molti si sarebbero ammalati di carcinoma o di leucemia.
Molti di
loro sono in seguito morti. L'esatto numero di ammalati e deceduti
non è
confermato, ma non sono nemmeno state organizzate delle visite mediche
sistematiche dei lavoratori che hanno partecipato alla pulizia delle
strutture danneggiate dai bombardamenti.
Quella che segue è la trascrizione della trasmissione Kaziprst andata
in
onda sull'emittente B92 il 15 aprile scorso, durante la quale sono
stati
intervistati alcuni degli operai che hanno partecipato al risanamento
della
Zastava.
A cura di Tamara Sretenovic - Traduzione di Nicole Corritore
B92: Sono passati cinque anni da quando le prime bombe della NATO sono
cadute sugli impianti della Zastava di Kragujevac. Gli operai che
hanno
partecipato alla pulizia delle strutture della fabbrica danneggiate
si sono
ammalati gravemente e collegano la loro condizione di salute al
lavoro di
risanamento di tali strutture. Reputano che questi lavori siano stati
fatti
senza alcuna misura precauzionale e che non erano stati informati
dagli
uffici competenti delle possibili gravi conseguenze. La
partecipazione alla
ricostruzione di quella che una volta era un gigante dell'industria
dell'automobile, oggi, dicono i lavoratori, sta costando un tributo
in vite.
Le foto di malati di carcinoma e gli annunci funerari nella bacheca
posta
all'ingresso dell'azienda sono divenuti cosa di tutti i giorni. Dragan
Stojanovic, responsabile di una delle equipe che hanno partecipato al
risanamento strutturale dell'azienda, racconta di come il lavoro di
rimozione delle macerie sia stato fatto senza alcuna precauzione e
pensa che
questo potrebbe rappresentare un pericolo per la salute.
Stojanovic: "Il risanamento è stato fatto senza guanti, senza alcun
tipo di
precauzione. Pensavamo che non ci fosse alcun pericolo. Solo alla
fine si è
constatato che il lavoro di risanamento era molto pericoloso, non
sapevamo a
che cosa eravamo esposti e sapevamo che i colleghi morivano a causa
di varie
malattie cancerogene, senza sapere di quali. Sappiamo solo che oggi
non ci
sono più. Scompaiono nel giro di sette giorni, o di leucemia
galoppante .
prendono un raffreddore, si ammalano, e scompaiono. Ho visto gli
annunci
affissi in bacheca.
B92: Mi avete detto che un mese fa si sono tenuti sei funerali, e
tutti
colleghi della sua sezione.
Stojanovic: Sì. Sono colleghi che hanno partecipato al lavoro di
pulizia
dalla macerie. Alcuni lavoravano con noi, alcuni alla OUR di
Kovacnica come
elettricisti nella ristrutturazione dell'impianto elettrico. Uno è
morto
molto velocemente - in due mesi, di leucemia galoppante. Il secondo è
morto
dopo tre giorni, lavorava con noi. E' morto di leucemia galoppante
alla
Clinica dell'Accademia medico-militare (VMA) di Belgrado. Sono poi
morti
altri due colleghi, ma non si sa di che cosa, ma molto in fretta. Non
sono
più tra noi.
B92: A causa di un tumore gli è stato asportato un polmone; Dragan
Paunovic,
che ha partecipato per sei mesi alla ricostruzione della Zastava.
Oggi con
4.500 dinari (1 euro circa 65 dinari) tenta di procurarsi medicine
costose e
di dare da mangiare alla famiglia di cinque persone.
Paunovic: Sono stato operato di cancro ai polmoni. Presso la VMA il 6
dicembre 2002. Ora sto un po' meglio. Non sono più sotto terapia e
continuo
con una cura farmacologica. I farmaci me li procura praticamente il
sindacato. E' grazie a loro se sono sopravvissuto. Mi hanno anche
pagato
l'operazione presso la VMA. Tutto grazie a loro, il Sindacato
indipendente.
Gli amministratori della Zastava probabilmente non sanno nemmeno che
sono
vivo. Non me l'hanno mai nemmeno chiesto. Salvo solo una persona della
gestione dell'azienda, Vladan Kostic, il mio direttore di impianto,
che è
l'unico con cui ancora parlo.
B92: Paunovic sottolinea che nessuno della gestione aziendale lo aveva
informato che lavorare in tali condizioni poteva essere pericoloso e
portare
a conseguenze sulla salute.
Paunovic: Noi siamo stati allo stesso tempo spinti e vittime, almeno
un
certo numero di operai. Si doveva risollevare la fabbrica. Va bene. E
poi
che noi si muoia. Ma qual è la cosa più terribile di tutto ciò? Il
fatto che
gli amministratori dell'azienda non ci abbiano concesso un solo
dinaro per
le cure. Io so che dovevamo fare questo lavoro, ristrutturare la
fabbrica.
Ma almeno dateci la possibilità affinché i nostri figli non debbano
penare o
che noi non si debba soffrire per la mancanza di medicinali. Per un
certo
periodo non potevo permettermi di comprare le pillole per la
pressione e mi
curavo con l'aglio. Non ho i soldi per acquistarle. Non so come
procurarmele.
B92: Un lungo periodo di lavoro in condizioni disumane, caratteristica
dell'impianto di Lakirnica, ha indebolito le difese del nostro sistema
immunitario. Infatti proprio questi sono gli operai che più spesso si
ammalano di cancro, dice Paunovic.
Paunovic: La velocità con cui muoiono i colleghi di Lakirnica e
quello che
succede a noi sono convinto che dipendano dalle pesanti condizioni di
lavoro
protratte negli anni, più che le condizioni di lavoro specifiche di
Lakirnica. Il nostro organismo era già debole, soprattutto organi come
polmoni, fegato, cuore, a causa delle condizioni in cui abbiamo
lavorato. Le
radiazioni ci hanno solo dato il colpo di grazia. Ma si devono
trovare i
fondi per queste persone che si ammalano così in fretta. i
responsabili
d'azienda devono un giorno arrivare a occuparsi di questi lavoratori e
permettergli almeno la possibilità di curarsi. Perché queste persone
non
muoiano come bestie. Non è possibile - un giorno uno era un uomo, poi
è
morto e nessuno fa nulla.
B92: E' vero che presso i diversi impianti della Zastava ogni giorno
appaiono nuovi annunci mortuari?
Paunovic: io vado raramente alla Zastava. Solo quando devo presentare
dei
certificati, e allora vedo gli annunci sulle porte. E' lì che di
solito si
appendono. E triste solo a guardare. Non sono persone anziane, hanno
tra i
30 e i 50 anni.
B92: Pensate di essere stati sacrificati?
Paunovic: Sì lo penso. Penso che ci abbiamo sacrificato coscienti di
questo
ed ora ci evitano. Ci guardano come fossimo dei lebbrosi.
B92: Sicuro di essere stato esposto a radiazioni sul posto di lavoro,
alla
Zastava, Paunovic ha chiesto ad alcuni degli amministratori della
fabbrica
un sostegno economico per le cure mediche, ma gli è stato risposto
che le
sue asserzioni non sono esatte.
Paunovic: Che si chiariscano sia il Governo che l'amministrazione
della
Zastava: se siamo stati colpiti da petardi - che siano petardi. Io mi
scuserò. Se l'uranio si può bere come fosse limonata, mi scuserò di
nuovo.
Dirò che sono sano e che mi sono ammalato alle terme. Devono
chiarirsi, sia
gli uni che gli altri. Di modo che non sia sempre che quando serve
allo
Stato, si prende, quando invece è il lavoratore a dover prendere dallo
Stato, niente. Noi non cerchiamo nulla. Non vogliamo un'auto nuova, un
appartamento. Vogliamo i soldi per curarci come delle persone, e per
non
morire come bestie. Solo questo.
B92: Milovan Matic, anch'egli impiegato nel risanamento dell'azienda,
a
causa di un tumore gli è stata asportata la tiroide. Le sue
condizioni di
salute, anche dopo l'intervento chirurgico, peggiorano costantemente.
Per
questo motivo è obbligato ad andare dal medico tutti i giorni, dove ha
l'occasione di incontrare altri colleghi malati.
Matic: Sì, colleghi, colleghi. Ci incontriamo solo in ospedale. Due
donne,
una ha un carcinoma polmonare, l'altra un carcinoma alla mandibola,
con la
tiroide già asportata in parte. Tutti dello stesso posto di lavoro.
B92: Eravate tutti nello stesso reparto?
Matic: Sì, sì. Nello stesso luogo di lavoro, nell'impianto.
B92: Con la paga che riceve mentre è in malattia, Matic non è in
grado di
assicurare il mantenimento della famiglia, e non riesce a comprarsi le
medicine.
Matic: Tieni duro. Per metà tieni duro, per metà mi hanno aiutato i
miei
genitori. In questo momento nessuno. Un medicinale che devo prendere
ora,
"novotirol" è di produzione tedesca. si può comprare in Svizzera, in
Italia
o in Germania. Costa 25-30 Euro, dipende dove si acquista.
B92: E la vostra paga qual è, oggi che siete in malattia?
Matic: La mia paga è di 5.600 dinari.
B92: Matic e Paunovic ci hanno elencato i nomi di una ventina di
colleghi
dei quali sanno per certo essere malati di carcinoma. Ma dicono che
senza il
loro permesso non possono rendere pubblici i nomi. Dai rappresentanti
della
Zastava non si riesce ad ottenere alcun commento, e quando lo si
ottiene
dichiarano che la situazione non è allarmante. All'inizio del
risanamento
della Zastava, ai dipendenti era stato assicurato che ogni sei mesi
sarebbero stati sottoposti a sistematici controlli sanitari, per
seguire un
eventuale peggioramento del loro stato di salute. Ma invece negli
ultimi
cinque anni questi operai non sono stati sottoposti ad alcun
controllo.
Siamo venuti a sapere che la Zastava non ha fondi per finanziare
controlli
sistematici degli oltre 600 operai che hanno tirato fuori la fabbrica
dalla
cenere.


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