Il 4 giugno a Roma, il 6 giugno in Normandia il “reggitore del mondo”, George Bush verrà nel nostro continente a festeggiare quella che viene definita la “liberazione” ma che in realtà è stato l’inizio di una occupazione delle nostre nazioni.
Sessant’anni dopo questa “liberazione” una costellazione di basi militari è a guardia della nostra terra “liberata”. Sessant’anni dopo dobbiamo ancora sopportare le direttive di questo nostro Grande Fratello, subire i suoi “consigli”, bbedire alle sue operazioni coloniali... Sessant’anni dopo la nostra politica, la nostra economia, la nostra società, la nostra cultura sono controllate, soffocate, minacciate, da questo nostro “liberatore”.
Nelle nostre istituzioni, e nelle nostre teste, il “partito americano” si è velenosamente radicato. E sono rari gli spazi di libertà: un po’ di più in Francia, per esempio, e molti di meno in Italia.
Il nostro dovere, la nostra missione, è di accrescere questi luoghi, questi sprazzi, di libertà: un compito arduo con un fine esaltante: liberare dal dominio atlantico, angloamericano, tutte le nazioni d’Europa.
La nostra speranza, il nostro invito, è che tra il 4 e il 6 giugno nella nostra terra, ovunque sia possibile, a Roma come a Parigi, a Belgrado come a Berlino, la gioventù d’Europa alzi la fiaccola della liberazione nazionale del nostro continente. Manifestando il “no a Bush”, il “no alle basi Nato in Europa”, il “no a sessant’anni di occupazione”... “per l’Europa agli Europei!”.




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