Re: Re: Tutte le guerre prima o poi finiscono.
Citazione:
In Origine Postato da pensiero
il colpo durissimo lo riceverà il 4 giugno la città di roma, da quell'orda di scalmanati che la metteranno a soqquadro quanto se non di più di Genova.......quel che mi rompe e che poi i danni li dobbiamo pagare tutti e sborsarne per roma a me mica piace più di tanto....sentivo proprio poco fa cosa si prospetta per quel giorno tra disubbidienti, cessi asociali, cobas rifondaroli, verdi comunisti itagliani ecc....ecc....
:lol :lol :lol
Ha parlato Orina Fallaci!
Ti ricordo che quello che è rimasto di Genova sono processi alle forze dell'ordine...
Mentre invece per quei coglioni dei tuoi merdosi amici delle quote latte...
Alle sempliciotte.
Re: Re: Re: Tutte le guerre prima o poi finiscono.
Citazione:
In Origine Postato da ScimmioneNudo
:lol :lol :lol
Ha parlato Orina Fallaci!
Ti ricordo che quello che è rimasto di Genova sono processi alle forze dell'ordine...
Mentre invece per quei coglioni dei tuoi merdosi amici delle quote latte...
Alle sempliciotte.
quel che è rimasto a genova è più che altro è l'ignoranza e la maleducazione che infangano i partiti politici che quei delinquenti rappresentano. come sempre le tue affermazioni sono insensate,vedi?
Re: Re: Re: Re: Tutte le guerre prima o poi finiscono.
Citazione:
In Origine Postato da frencis
quel che è rimasto a genova è più che altro è l'ignoranza e la maleducazione che infangano i partiti politici che quei delinquenti rappresentano. come sempre le tue affermazioni sono insensate,vedi?
:lol :lol
Stranamente continuo a ritenere che chi ci ha fatto la figura peggiore sono stati il governo e le forze dell'ordine.
Dubito tu sia in grado di comprendere.
Ai posteri.
PER IL TANGO, BISOGNA ESSERE IN DUE….
da 'MISNA'
IRAQ 26/5/2004 3:33
PER IL TANGO, BISOGNA ESSERE IN DUE….
Politics/Economy, Standard
“Quando si svolgeranno elezioni libere? Fino a quando resteranno in Iraq le forze multinazionali guidate dagli Stati Uniti? Quali rapporti avranno con il governo iracheno? '' Il ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharrazi, in visita a Madrid, ponendosi questi interrogativi a proposito della bozza di risoluzione anglo-americano sull’Iraq, durante una conferenza stampa ha aggiunto : “Sono molte le ambiguità da eliminare perchè il popolo iracheno, i vicini dell’Iraq e il mondo intero hanno bisogno di capire che cosa veramente accadrà”. Sarà anche una “buona base di discussione”, come è stato in qualche caso affermato, ma non sembra affatto facile costruire consenso sul documento che - insieme all’ultimo discorso del presidente statunitense George W.Bush - avrebbe dovuto segnare il vero punto di svolta della politica americana per l’Iraq. Al punto che il segretario di Stato americano Colin Powell, dopo aver ricevuto in visita a Washington il ministro degli Esteri belga Louis Michel, ha già detto di aspettarsi richieste di modifiche. Ma quando ha aggiunto che anche dopo la riconsegna della sovranità al nuovo governo iracheno, a volte, i militari americani potrebbero ancora agire in modo indipendente certo non ha contribuito a ridurre le ambiguità molto francamente sottolineate da Kharrazi. E meno che mai la presunta svolta appare capace di attrarre altre truppe né da altri Paesi né da quelli già impegnati nella coalizione. Intorno al recente vertice della Lega Araba a Tunisi era circolata la voce di eventuali presenze militari dei Paesi arabi dopo il 30 giugno: “ L’invio di truppe è un argomento delicato e molte condizioni dovrebbero essere soddisfatte prima che i Paesi arabi possano prendere in considerazione l’ipotesi” ha detto ieri Hossan Zaki, portavoce della Lega aggiungendo: “Non è per ora argomento in esame”. Solo il Pakistan non avrebbe escluso, per bocca di anonimi funzionari di Islamabad, la possibilità di fornire una limitata “task-force” con il compito circoscritto di proteggere strutture dell’Onu. Il danneggiamento di edifici e luoghi sacri a colpi di mortaio ( il mausoleo del venerato imam Ali a Najaf) o con candelotti di dinamite posti sui ruderi di una moschea ( testimoni hanno visto militari americani utilizzarli a Kerbala) neanche sembra nello spirito di una svolta che sarebbe tanto più evidente se si manifestasse sul campo di battaglia invece che nelle stanze dei palazzi internazionali. L’uccisione di un bambino di 10 anni ieri a Baghdad, comunque e da chiunque provocata, insieme a quella di un esponente turcomanno a Kirkuk, il sabotaggio dell’oleodotto che ogni giorno portava 400.000 barili di petrolio iracheno attraverso la Turchia fino al Mediterraneo (a maggio era stato danneggiato l’altro terminale di Bassora) e gli altri continui e innumerevoli focolai bellici in tutto l’Iraq sono tutti elementi che non aiutano alcun cammino effettivo verso la pace. In questo contesto, annunciare la futura distruzione dell’infame carcere di Abu Ghraib, come ieri ha fatto Bush, suona se non una provocazione per lo meno irrilevante. O forse una sorta di ‘vendetta’ più o meno conscia contro l’ultimo ‘fattore’ che, a parere anche di osservatori politici americani, potrebbe aver già seriamente compromesso le sue possibilità di rielezione per un secondo mandato. Carl Bernstein, il giornalista diventato famoso con Bob Woodward per la denuncia del caso Watergate, in un editoriale pubblicato dal quotidiano “Usa Today” ha scritto che, per aver mentito sulle torture ad Abu Ghraib, sulle presunte armi di distruzione e per le centinaia di morti americani successivi alla presunta fine della guerra irachena, oggi Bush appare in condizioni simili a quelle di Richard Nixon, il presidente che fu costretto a dimettersi proprio per le sue ripetute menzogne.I sondaggi d’opinione d’oltreoceano, da chiunque effettuati, sembrano dar ragione a Bernstein: gli indici di consenso non sono mai stati così scarsi, altro elemento che, paradossalmente, non sembra affatto aiutare alcuna vera evoluzione della politica irachena di Washington. Riuscirà l’inviato dell’Onu in Iraq Lakhdar Brahimi a compiere lui il miracolo di una vera svolta? I tempi stringono e le difficoltà sembrano aumentare anche sulla sua strada. D’altronde, come dicono proprio gli americani, “it takes two to tango”, per il tango bisogna essere in due e non certo con i passi incerti di un’ambigua bozza di risoluzione. Figurarsi per uscire da una guerra che uno dei due nemmeno chiama guerra…. (di Pietro Mariano Benni)
[MB]
Re: Re: Tutte le guerre prima o poi finiscono.
Citazione:
In Origine Postato da pensiero
il colpo durissimo lo riceverà il 4 giugno la città di roma, da quell'orda di scalmanati che la metteranno a soqquadro quanto se non di più di Genova.......
Lo dicevate ANCHE per Firenze.
Ballisti...
Re: Re: Re: Re: Tutte le guerre prima o poi finiscono.
Citazione:
In Origine Postato da frencis
quel che è rimasto a genova è più che altro è l'ignoranza e la maleducazione che infangano i partiti politici che quei delinquenti rappresentano. come sempre le tue affermazioni sono insensate,vedi?
E insisti...:fru
Re: Re: Re: Tutte le guerre prima o poi finiscono.
Citazione:
In Origine Postato da MrBojangles
Lo dicevate ANCHE per Firenze.
Ballisti...
Notato qualche mea culpa?
Macchè.
Agli ipocriti.