

"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
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Una cosa è certa: la vittoria dell'Europa Germanica avrebbe salvato il nostro popolo dall'annientamento. E' andata male e adesso per noi è finita.
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..PADANIA...


Contro l'americanismo: intervista a Marco Tarchi.
Vista la recente uscita del suo ultimo libro, "Contro l'americanisimo", edito da Laterza abbiamo colto l'occasione per dialogare con l'autore, Marco Tachi, Professore di Scienza Politica all'Università di Firenze e direttore delle riviste "Diorama letterario" e "Trasgressioni".
Nel suo ultimo libro, "Contro l'americanismo", lei parla, in termini critici di imperialismo americano. Come possiamo definire tale fenomeno?
Mi pare che si definisca abbondantemente da solo. E' un progetto egemonico su scala planetaria che si avvale di una straordinaria superiorità militare e di un atteggiamento remissivo e conformista che affonda le radici nei complessi di inferiorità che molti dei potenziali concorrenti degli Usa hanno maturato in epoche più (1989) o meno (1945) recenti della storia. Ad alimentare questo progetto sono vari ingredienti miscelati: ambizioni geopolitiche, appetiti economici, timori di dover pagare prima o poi il prezzo di scelte fatte in passato, che hanno reso gli Usa largamente impopolari in molti paesi.
Pur criticando la politica estera del Governo americano, tuttavia, lei si tiene alla larga da qualsiasi atto d'accusa spregiudicato al modello americano: la sua è una testimonianza esemplare di come si possa essere contrari all'americanismo senza essere antiamericani?
Quel che mi propongo, pubblicando il mio libro, è di far riflettere sulle conseguenze di un cieco allineamento alle politiche degli Usa e di un'acritica adesione alle premesse culturali che ne sono alla base. Che poi l'american way of life non goda delle mie preferenze, è un altro discorso. Sono un fautore del diritto di ciascun popolo a determinare autonomamente il proprio modello di società: se gli statunitensi sono contenti del loro, se lo tengano. Purché non tentino, come fanno da decenni con la complicità dei loro fans d'oltreoceano, di farne un modello obbligatorio anche per gli altri paesi.
Riflettendo sulle recenti scelte di politica estera dell'amministrazione Bush, ritiene che se ci fosse stato un altro presidente tante decisioni non sarebbero state prese oppure considera che qualsiasi esecutivo a stelle strisce dopo l'11 Settembre 2001 avrebbe agito allo stesso modo?
Spaziare nel mondo delle ipotesi è gradevole ma non troppo serio scientificamente. Posso solo dire che l'attuale politica statunitense non mi pare guidata solo o soprattutto dalla personalità di Bush. Essa risponde ad imperativi e interessi politici ed economici che fanno capo a molti altri soggetti. Se un Gore avrebbe saputo e voluto tenervi testa, o più realisticamente accontentarli in altro modo, non posso ipotizzarlo con certezza.
Se guardiamo al mondo intellettuale nostrano, ci si può rendere conto che si sta vivendo un buio periodo di stagnazione dell'indagine scientifica in tema di problematiche politiche e sociali, per lo più segnato da una generale adesione alle scelte dello Stato americano al di fuori dei propri confini nazionali, che, a volte, raggiunge livelli di grottesca cecità innanzi ad evidentissimi errori commessi dall'amministrazione statunitense. Che cosa ne pensa di tale atteggiamento?
Che è ispirato dal conformismo, una indolore eppure grave malattia dello spirito, in ogni epoca molto diffusa e oggi alimentata dall'azione dei mezzi di comunicazione di massa, a cui è imputabile la presa del "pensiero unico" oggi dominante.
Inoltre, è evidente come sia molto difficile, oggigiorno, riuscire a divulgare attraverso i grandi mezzi mass mediatici idee anticonformiste senza finire per essere tacciati, in ogni caso, per degli antiamericani. Avverte anche lei tale situazione?
Dalla mia precedente risposta risulterà evidente che la avverto. L'accusa di antiamericanismo è un pretesto per delegittimare i dissenzienti. A cui si consente una sola alternativa: subire la gogna o essere sepolti dal silenzio.
Da politologo considera i maggiori partiti dei due più importanti schieramenti della politica italiana privi di qualsiasi volontà di critica nei confronti della politica estera americana in una sorta di compiacimento, più o meno, tacito per il dilagare dello stesso imperialismo statunitense?
Sì. Gli uni e gli altri non rinuncerebbero mai alla benedizione di un'amministrazione Usa, e se devono esprimere qualche critica marginale all'azione del governo di Washington, si affrettano a chiarire che lo fanno nell'interesse dell'ordine internazionale che ha negli Stati Uniti il suo pilastro. Anche in questo caso, è il conformismo a dominare.
Infine, crede utopistico il sogno di un' Europa, realmente, indipendente rispetto agli Stati uniti?
No davvero. Nella storia, ogni entità politica che si è creata tramite l'unificazione di soggetti statali più piccoli è riuscita in questa difficile impresa solo indicando a questi ultimi la necessità di unirsi di fronte ad un nemico comune. Pensare che il nostro nemico sia il mondo islamico è frutto di un pregiudizio ideologico. L'epoca delle Crociate si è chiusa irrevocabilmente. Se non un nemico in senso classico, un concorrente, un rivale che per molti versi sta diventando un avversario - si vedano i continui contenziosi economici che sorgono tra le due sponde dell'Atlantico - l'Unione Europea lo ha già. Sono gli Stati Uniti d'America. Chi oggi lo nega sprezzantemente, domani sarà costretto dolorosamente a constatarlo. A meno di non volersi costruire un destino da suddito.
a cura di Giovanni Panettiere
Fonte: www.pendolo.org
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Guardacaso le due cartine corrispondono...Originally posted by Il Patriota
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L’inspiegabile distruzione di Dresda
Giorgio Bonaccina, Le bombe dell’apocalisse, cit., pag. 118.
Fu proprio l'Alto Comando Interalleato a decretare la fine di Dresda, non Harris di persona a scegliere quella città nell'ambito delle consuete direttive generiche che gli venivano impartite dai suoi superiori. Dresda, in assoluto una città tra le più belle d'Europa, era stata esclusa da Harris dalla lista degli obiettivi. Perché l'Alto Comando Interalleato gli ordinò di distruggerla? È un interrogativo al quale sono state date molte risposte, una meno soddisfacente dell'altra, ma alla fine è prevalsa la tesi secondo la quale l'annientamento di Dresda sarebbe stato richiesto esplicitamente da Stalin, allo scopo di provocare una situazione caotica alle spalle delle divisioni della Wehrmacht che contrastavano la torrenziale avanzata dell'Armata Rossa. Normalmente Dresda aveva una popolazione di circa 600 000 abitanti, ma il 13 febbraio 1945 ne contava con certezza più di un milione poiché centinaia di migliaia di profughi, provenienti dall'est, vi si erano rifugiati per cercare scampo alla furia vendicatrice dei sovietici, non immemori di essere stati calpestati a loro volta come scarafaggi dai biondi ed "eletti" soldati del Fúhrer.
L'allucinante bombardamento di Dresda (operazione "Vinegrove") si svolse in due fasi. Il primo attacco fu compiuto da 244 Lancasters fra le 22.13 e le 22.29 del 13 febbraio, cioè in appena 16 minuti: una concentrazione straordinaria nel tempo, ma anche nello spazio, infatti solo il centro storico della città venne seppellito sotto una pioggia diluviale di bombe e di spezzoni. La tempesta di fuoco esplose quasi subito su una superficie non molto vasta, pari suppergiù a quella di Brescia o di Verona, ma affollata come i più vecchi quartieri di Napoli. E proprio nel colmo della tempesta di fuoco ebbe luogo il secondo attacco, dall'1.30 all'1.54 del 14 febbraio, con la partecipazione ‑ stavolta ‑ di addirittura 529 Lancasters.
Fu una carneficina orrenda, aggravata nei giorni seguenti da un paio di bombardamenti delle U.S.A.A.F.: ma furono le 2 702 tonnellate di "block‑busters" e di spezzoni del Bomber Command, concentrate sui rioni residenziali di Dresda, a provocare una sciagura senza precedenti, tale da far apparire quasi sbiadito il dramma vissuto nel luglio del 1943 da Amburgo. I quartieri periferici di Dresda rimasero pressoché intatti, ma la città vecchia fu letteralmente cancellata dalla carta geografica e in essa trovarono un'orribile morte, secondo le valutazioni più attendibili, 130‑135 000 infelici. Secondo altri calcoli, i morti di Dresda sarebbero stati addirittura 300 000, ma questo non sembra probabile. Ad ogni modo l'episodio di Dresda fu probabilmente unico, per atrocità, fra i tanti, i troppi, già di per sé atroci, provocati in Europa dai bombardamenti aerei.
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Sempre contro gli Usa! Ieri come oggi!
<p><center>Europa Dei Popoli!
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