Miracolo nella 34a strada
Un classico film natalizio che ci dice molte cose dell'America
Confesso di essere un amante dei film per la famiglia e di avere un particolare "culto" per il sotto-genere natalizio. Tra i massimi esempi della produzione in questione non può non essere citato Miracolo nella 34a strada, uscito dapprima nel 1947, in una grande edizione con Edmund Wenn, Maureen O'Hara e Natalie Wood, e poi in un remake datato 1994 che si avvale della partecipazione del bravissimo Richard Attenborough e della graziosa Mara Wilson. Ed è di quest'ultima versione che intendo brevemente parlare perchè ritengo possa essere la più conosciuta dal pubblico contemporaneo.
La storia in questione narra di un uomo anziano che si è talmente immedesimato nel ruolo di Babbo Natale da riuscire a rinnovare nella secolare New York dei nostri tempi quel sogno solo grazie al quale è permesso al mito di esistere. Le sue vicende si incrociano con quelle di una bambina cresciuta da una madre, manager e single, che per evitare di soffrire nella vita ha rinunciato ai sogni per la razionalità e ha convinto la figlia che Babbo Natale non esiste. La piccola è cresciuta così con il desiderio represso di credere, un desiderio che verrà fuori prepotentemente quando incontrerà un Babbo Natale talmente fedele all'oleografia tradizionale da apparirle autentico. E da indurla a sperare che possa realizzare il suo sogno: quello di avere una famiglia e una casa con cui vivere uniti.
La piccola desidererebbe infatti che la madre sposasse l'uomo che frequenta. Questi, un cristiano osservante sensibile alla magia del Natale, è convinto, diversamente dalla donna che per i bambini e persino per i grandi una vita senza sogni è piena di tristezza.
Il film è ideologico, in quanto ruota tutto intorno alla frase: "Meglio una bugia che apre i cuori alla speranza o una verità che provoca solo tristezza?". Qui il mistero del Natale si sovrappone al mistero religioso e la comunità razionalista che non crede più in Santa Claus è al tempo stesso la civiltà che ha voltato le spalle a Nostro Signore. La mamma ha infatti insegnato alla figlia che "bisogna cercare la verità" perchè "abbandonarsi alla fantasia e ai miti vuol dire prepararsi all'infelicità". Ma nell'America contemporanea, tra i luccichii consumisti e l'egoismo capitalista, la fiammella è rimasta ancora accesa, per cui alla fine sarà l'irrazionalità a trionfare. Succede infatti che il nostro Babbo Natale, caduto in un tranello e incriminato con l'accusa di essere un folle, viene salvato dal giudice in quanto non è possibile negare il mito visto che non si può provarne l'inesistenza. Come il Governo degli Stati Uniti, rappresentante del popolo, si permette di stampare biglietti da un dollaro con su scritto "In God We Trust" senza avere il dovere di provare l'esistenza di Dio, così al nostro Santa Claus deve essere permesso di continuare a fare del bene perchè nessuno può dimostrare l'infondatezza del mito e il popolo lo riconosce come tale. Finalmente libero per la gioia di tutti, Babbo Natale esaudirà il sogno dei nostri cari rendendo ancor più plausibile la sua sconcertante veridicità.
Miracolo nella 34a strada è, a mio avviso, un film profondamente religioso, in cui tutti i temi cari al popolo conservatore vengono esaltati. Innanzitutto la famiglia, la cellula fondamentale della società; e la prevalenza del credere sull'arido razionalizzare. Il film se da un lato intende lasciare ai bambini i loro sogni, al tempo stesso richiama il mondo adulto che ha smesso di credere in Dio. Alla fine l'America salvando Babbo Natale dimostra di essere molto di più che un volgare paese materialista. Molto di più.
In conclusione, consiglio a tutti coloro che non avessero ancora visto il film, di procurarsi il dvd per Natale. Passeranno una lieta serata in compagnia dei loro cari e si scopriranno meno cinici e più buoni. Magia di Babbo Natale... e dell'America!
Florian




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