



Rigore e riforme
Senza la libera impresa lo sviluppo del Paese non è realizzabile
Il professor Monti e il presidente di Confindustria, Montezemolo, hanno chiesto una politica forte, capace di dare risposte e soluzioni al paese. Mario Monti ha detto, con un articolo sul "Corriere della Sera", che per una politica forte servono le riforme e che occorre recuperare vigore nel dare spazio al merito e alla concorrenza. Montezemolo ha chiesto idee e soluzioni da partiti che mostrano sovente di eccellere solo in litigiosità.
Entrambi si sono soffermati sui "costi della politica" e ciò che comportano, come il prezzo delle non decisioni a vantaggio delle corporazioni esistenti, o il decidere contro i giovani, come quando si rinvia nuovamente una revisione strutturale della previdenza, che pure è indispensabile. Sia Monti sia Montezemolo non dovrebbero fare particolari questioni di schieramento o di bipolarismo: sono talmente controverse le attuali coalizioni al loro interno, che forse è il momento di ripensare daccapo la politica italiana. Basta vedere le difficoltà che incontra il ministro dell'Economia nel suo stesso governo, nel momento in cui propone un'azione che merita apprezzamento.
Anche per i repubblicani la prima questione da affrontare sono i contenuti e non gli schieramenti: tanto che, una volta emersa con chiarezza la linea di intervento del ministro dell'Economia, abbiamo voluto comunicargli il nostro sostegno. Non abbiamo i voti parlamentari di cui dispongono Rifondazione o i Verdi e il Pdci, ma nel momento in cui parti cospicue della coalizione di governo contestano un'azione lungimirante del Ministero di via XX Settembre, è bene che Padoa - Schioppa venga incoraggiato da un settore dell'opposizione come il nostro.
L'unica prospettiva per il futuro dell'Italia prevede rigore e riforme, e questo prescinde dal bipolarismo: o, meglio ancora, l'unico vero bipolarismo possibile va costruito su questo crinale. Tanto che ne approfittiamo per rincuorare il presidente della Confindustria: quando l'onorevole Bertinotti rivolse un'accusa piuttosto scomposta al sistema capitalistico italiano, noi gli replicammo a tono, perché sappiamo bene, a differenza di altri, che senza libera impresa non c'è sviluppo possibile. E che quando si attaccano le imprese il rischio è di precipitare nel sottosviluppo. Un rischio che stiamo correndo anche oggi, proprio per i discutibili criteri con cui si è voluto dare un governo a questo paese senza tenere conto, per l'appunto, dei necessari e condivisi contenuti che dovrebbero ispirare un'azione di governo.
Roma, 24 maggio 2007
tratto da http://www.pri.it
i detrattori di berlusconi dovrebbero considerare montezemolo molto peggio di berlusconi stesso. almeno berlusconi si è arricchitto con le sue aziende e non come montezemolo che si è arricchito senza meriti.
e poi il conflitto d'interessi sarebbe molto più grande.


mmm,questo grande centro del 30% mi sembra molto improponibile
l'elettorato italiano ormai è spaccato in due
una discesa in campo di montezemolo è prematura,ci vorrebbe un'altra manipulite o una crisi di governo anche se credo che in quel caso ds e margherita si allerebbero con fi e an per scacciare il pericolo montezemolo e per modificare il profilo politico e istituzionale italiano portandolo ad un sistema simile a quello americano con due grandi partiti che si contendono il governo
Montezemolo sarà la fine del Centro-Destra..








oppure il mitico bondi....