Sondaggio pubblicato oggi dal Corriere della Sera:
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Il 17% è ancora indeciso ma...
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POLITICA
Attratto dalla Lista Prodi il 40% di chi voterebbe Rifondazione
Europee, favorito il centrosinistra
Polo all'attacco del 17% di incerti. Forza Italia il partito in maggiore affanno. Cresce il ruolo degli outsider
MILANO - A poche settimane dal voto "vero", l'elettorato può essere diviso in tre settori. Alcuni, ancora oggi, affermano di essere indecisi sul se e su cosa votare. Con l'avvicinarsi del giorno delle elezioni, la loro numerosità tende gradualmente a scendere. Oggi è inferiore a quella degli astenuti "veri" alle precedenti Europee, il 30%. Si tratta in misura più che proporzionale di persone meno "centrali" politicamente: i più anziani o chi ha un titolo di studio meno elevato. E' ragionevole pensare che gran parte tra questi finirà con l'astenersi per davvero. Anzi, è possibile - probabile - che non si rechi alle urne anche parte di quanti - ne parleremo tra breve - pur essendo già orientati verso una forza politica, non sono ancora certi di votarla. Una seconda parte dell'elettorato, la più consistente, pari quantitativamente a poco più di metà, è costituita da chi ha già deciso, senza dubbi residui, il proprio voto e lo dichiara tranquillamente nei sondaggi. Tra costoro il centrosinistra è decisamente in vantaggio. E' difficile che questo segmento di elettorato muti la propria opinione: gran parte dichiara di avere deciso da tempo e di non percepire influenze dalla campagna elettorale.
Decisivo per il risultato è dunque il terzo segmento: coloro - circa il 25-30% - che affermano di avere "quasi" deciso cosa votare, ma confessano al tempo stesso di guardarsi ancora attorno e di volere ancora aspettare prima di prendere la decisione finale. A loro volta, costoro vanno divisi in due sottoinsiemi. Una parte non ha dubbi sulla coalizione da votare: è solo indecisa sulla forza politica al suo interno. Anche in questo segmento, il centrosinistra appare in questo momento in (lieve) vantaggio.
I restanti, invece, sono il vero oggetto di conquista, il terreno di caccia su cui si deciderà l'esito delle prossime elezioni. Qualcuno (12% dell'elettorato nel suo complesso) è decisamente orientato verso una coalizione o un partito, ma non esclude l'ipotesi di votare lo schieramento opposto cambiando idea nel corso della residua campagna elettorale. Qualcun altro infine, il 5% dell'elettorato nel suo insieme, dichiara di prendere per ora in considerazione entrambi i poli: di essere indeciso tra centrodestra, centrosinistra e, beninteso, l'astensione.
In un mercato così configurato, il notevole vantaggio attuale del centrosinistra potrebbe, come appare sempre più probabile, essere confermato dal voto "vero". Ma potrebbe anche - l'ipotesi ci pare meno credibile - venire progressivamente eroso nei pochi giorni che rimangono. Tutto dipende dalla capacità di mobilitazione del proprio elettorato da parte delle forze politiche. Per ora il centrosinistra ha mostrato di possederne in misura maggiore, persuadendo una quantità più elevata dei propri votanti nel 2001 a confermare la propria scelta. Solo Rifondazione mostra un tasso di riconferma minore, poiché tantissimi tra i suoi ex elettori non sanno se ripetere la scelta precedente o optare invece questa volta per la lista unitaria dell'Ulivo. Quasi il 40% tra chi esprime l'intenzione di voto per Rifondazione (e il 78% tra chi la «prende in considerazione») dichiara esplicitamente la possibilità, al momento del voto, di scegliere la lista unitaria. La quale, non a caso, ha mostrato in questa settimana un certo incremento nei consensi, a fronte di una erosione di Rifondazione.
Nel centrodestra, chi ha le maggiori difficoltà è FI. In assoluto, il partito di Berlusconi è quello che più fatica a mobilitare il proprio elettorato. Beninteso, rispetto alle settimane precedenti, la situazione è molto migliorata: la campagna elettorale ha persuaso un numero sempre maggiore di ex votanti azzurri a confermare la propria scelta. Ma, ancora oggi, il 50% di quanti votarono Forza Italia nel 2001 si dichiara indeciso sul recarsi alle urne o meno o sull'optare per altre forze politiche. Da questo punto di vista, il più pericoloso concorrente di FI è An: addirittura il 54% degli elettori certi di FI (e il 77% dei potenziali) «prende in considerazione» il voto per An.
Come sempre nei sondaggi, il partito di Fini si posiziona a livelli piuttosto elevati di consensi. In passato, non sempre questi si sono tradotti in voti "veri": ma oggi la situazione è forse diversa. Oltre a quella di FI, risulta insidiosa per An la concorrenza di Alessandra Mussolini che, almeno sul piano delle intenzioni di voto, pare raccogliere un certo interesse.
In generale, si registra un afflusso crescente di consensi virtuali verso le «terze forze» che si posizionano al di fuori dai poli, dalla Mussolini alla Bonino, da Sgarbi alla Lista dei Consumatori. Ciò sembra indicare tra l'altro una voglia di "diverso" da parte dell'elettorato, forse in qualche misura scontento delle coalizioni maggiori. E' un fenomeno che si era già verificato nel corso della prima Repubblica, a partire da metà anni '70. Allora i segnali di disaffezione dell'elettorato nei confronti delle forze politiche tradizionali vennero sottovalutati da queste ultime, con esiti disastrosi. Anche per questo oggi non andrebbe trascurata la crescita quantitativa di quanti, almeno sul piano delle intenzioni di voto, manifestano la loro delusione sia nei confronti della coalizione di maggioranza, sia verso le forze di opposizione.
Renato Manneheimer
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...ondaggio.shtml
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