…oppositori al dibattito sull’Iraq
Alfonso Pecoraro Scanio: “Contro l’occupazione in Iraq c’è una rivolta non soltanto armata, ma anche pacifica. (…) Con le bombe si è abbattuta una dittatura sanguinaria, ma oggi c’è un’altra dittatura militare di occupazione, contro cui cittadini pacifici sfilano con i cartelli. (…) Noi andremo fino in fondo per chiedere pace e libertà, perché l’Italia non causi altri morti in una guerra indecente”.
Enrico Boselli: “In questo contesto la possibilità di un passaggio della guida militare sotto l’egida dell’Onu in Iraq è ridotta allo zero, non è ipotizzabile la presenza militare di paesi importanti, come la Francia, o il ritorno della Spagna. Voteremo per il rientro, ma lo Sdi continuerà a impegnarsi”.
Clemente Mastella: “Oggi c’è la possibilità di tornare alla politica, c’è la possibilità di una presenza umanitaria sotto l’egida delle Nazioni Unite e il governo, dopo tanti ondeggiamenti, si avvicina finalmente a una posizione ragionevole. Non possiamo riconoscerci nell’ambiguità di una mozione che per dirsi unitaria nasconde tutte le divisioni, non possiamo scegliere un comodo disimpegno, l’Italia non è abituata al disimpegno”.
Oliviero Diliberto: “Quanti altri morti italiani, americani, iracheni, donne, vecchi, bambini, farà questa sporca guerra coloniale? (…) Vi rendete conto delle torture atroci che avete portato dentro le nostre case? (…) A quale grado di abiezione siete arrivati? Dovete vergognarvi, ma come chiedere di provare vergogna a chi pochi giorni fa ha approvato un emendamento della Lega che autorizza in Italia l’uso della tortura? (…) State facendo sprofondare il Paese in un baratro di ignominia e di vergogna, è il sonno della ragione che genera mostri. (…) Quando il 4 giugno George W. Bush , che ha autorizzato o coperto le torture, verrà in Italia per un odioso spot elettorale, quel giorno noi saremo in piazza, con l’Italia migliore, e vi manderemo tutti a casa”.
Fausto Bertinotti: “Abbiamo grandi motivi di soddisfazione. Le opposizioni parlano con un voce sola, e giusta: non guardate provincialmente a quanto accaduto. Ha vinto il popolo della pace.
Se al posto del vostro governo ci fosse quello delle opposizioni oggi avremmo deciso il ritiro delle truppe italiane: potremmo dire ieri la Spagna e oggi l’Italia (…) Ci imputate un silenzio su un americano sgozzato e non sapete che noi non facciamo nessuna differenza tra questo e il volto orribile delle torture, perché imputiamo entrambi alla guerra e al terrorismo che ci sono avversari e nemici. (…) Signor presidente, perché non ha usato la parola tortura nel suo intervento? Dovevate ribellarvi e non l’avete fatto. Forse non ci divide lo sdegno nei confronti della tortura ma ci divide la politica: le torture non sono atti di maniaci e di pervertiti, ma la conseguenza del sistema di guerra. (…) I soldati italiani sparano e muoiono in terra straniera. Il governo italiano è responsabile di questa scelta. Facciamo appello al presidente della Repubblica, con le parole di Pietro Ingrao: che fine ha fatto l’articolo 11 della Costituzione? Noi oggi difendiamo la Costituzione repubblicana”.
Francesco Rutelli: “Pensate di proseguire con l’ipocrisia di definirla missione di pace? (…) Se fossimo al governo avremmo scoraggiato Bush perché non facesse la guerra, avremmo fatto come la Francia, la Germania, il Canada, non avremmo inviato i militari senza un mandato dell’Onu. (…) Per un anno e per intero ci siamo assunti le nostre responsabilità, ne siamo orgogliosi: ora occorre una distinzione, noi la sfidiamo a cambiare strada, non è domanda di fuga ma di un nuovo inizio. Lei ha confermato di andare dritto per la sua strada sbagliata, e noi le diciamo: ci andrà senza di noi”.
Piero Fassino: “Lei torna da Washington sbandierando una notizia peraltro nota da mesi, che il responsabile per l’Iraq Brahimi sta lavorando alla formazione di un nuovo governo iracheno. Non c’era bisogno di andare a Washington per saperlo, bastava leggere i giornali. (…) Caro presidente, la svolta non c’è, perché servirebbero atti di discontinuità: la svolta non c’è e lei non l’ha chiesta, perché ancora una volta è andato alla ricerca di una legittimazione da parte di Bush e si è limitato a una condanna di circostanza delle torture. (…) Lei non può venire in Parlamento ad accusare l’opposizione democratica di cedimento al terrorismo, e non può accusare noi di mancanza di responsabilità quando, mentre i nostri soldati venivano attaccati, lei festeggiava la vittoria della sua squadra del cuore”.
di ammirevole c'è solo la sfrontatezza del comunista Diliberto, che ci vuole mandare tutti a casa.
che ci fa Mastella con quella gente?
saluti




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