E' MADDALENA?
di Maurizio Bernardelli Curuz
Pur rispettando Brown, il quale, come tutti i romanzieri, ha il diritto-dovere di stravolgere la realtà per coglierne, al di là d’ogni adesione all’apparenza, i meccanismi strutturali, dobbiamo affermare che le argomentazioni portate in funzione della difforme lettura del Cenacolo meritano alcune puntualizzazioni. Brown, che approda al romanzo dopo un percorso nel quale non è mancata la frequentazione della storia dell’arte, offre una fabula che suona più o meno così, nel segmento narrativo che più ci può riguardare: Gesù non sarebbe morto sulla Croce, ma sarebbe fuggito con Maria Maddalena in direzione della Francia meridionale. Qui i due amanti avrebbero generato una bambina che avrebbe poi conferito il proprio sangue alla dinastia reale dei merovingi.
Compiamo poi, seguendo docilmente Brown, un salto di qualche secolo. Lo scrittore afferma, partendo evidentemente dalle conclusioni di un libro storico (o presunto tale) di tre giornalisti inglesi, Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, che la vera sorte di Cristo e di Maria Maddalena sarebbe stata conosciuta dalle élite di ogni tempo, con particolare riferimento ai Templari, ai Rosacroce e agli adepti di un’altra società segreta, il Priorato di Sion, al quale, nei secoli, avrebbero offerto il proprio servizio, in qualità di maestri, Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci, Victor Hugo e Jean Cocteau. E’ proprio occupandosi dell’autore del Cenacolo che il "Codice da Vinci" avalla una fantasiosa lettura dell’affresco. A giudizio di Brown, la figura di Giovanni, il più giovane del gruppo, qui appoggiato a Pietro, dopo la drammatica rivelazione di Cristo in merito al tradimento che sarà compiuto, sarebbe in realtà Maria Maddalena, la peccatrice portata alla virtù da Cristo ed entrata a far parte della cerchia dei primi cristiani.
L’ipotesi che Giovanni sia in realtà Maddalena parrebbe superficialmente autorizzata dai tratti efebici, quando non fortemente femminili, del giovane apostolo, dalla morbidezza del tratto che si scioglie in un doloroso deliquio, e ciò in contrasto con il vigore offensivo di Pietro e la sua irsuta, spigolosa vecchiaia.. Effettivamente il Cenacolo è ricco di concitazione e dominato da un’atmosfera di attesa che sembra autorizzare pensieri esoterici proprio per il rafforzamento, rispetto alle tradizionali rappresentazioni dell’Ultima Cena, dell’apparato lessicale. Leonardo, per la prima volta nella storia di questo topos del racconto religioso, sceglie l’istante in cui Cristo rivela che qualcuno - qualcuno che sta seduto tra i fedelissimi commensali - lo tradirà. L’annuncio è deflagrante. Solo la figura di Gesù, proferite quelle parole esplosive, resta immota, al centro della scena, senza più elementi di disturbo visivo. Gli apostoli, a gruppi di tre, sono proiettati in una dimensione caoticamente umana: gridano e chiedono spiegazioni, mentre colui il quale consumerà il tradimento, rovescia inavvertitamente il vaso del sale, preannunciando la disgrazia incombente.
La scelta di Leonardo è pertanto orientata al totale isolamento della figura di Cristo, che risulta già proiettato verso la luce eterna, verso quelle tre finestre che tracimano un’invischiante luce metafisica e che sembrano già risucchiarlo verso il compimento del sacrificio, in direzione dello spazio tripartito che allude alla necessità del rientro nell’ambito trinitario. La scelta di impaginazione assegna al protagonista la solitudine necessaria a configurare il momento che precede l’addio, mentre sulla stanza cala il vuoto della disperazione e del sospetto. Lo spazio a forma di "V" - tra Giovanni e Cristo - creato dal maestro nel dipinto, vorrebbe invece, a detta di Brown, rappresentare la coppa del Graal, che non sarebbe né la coppa nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe raccolto il sangue di Cristo, né il sacro calice nel quale venne versato il vino della prima messa. La coppa vivente, tracciata nel vuoto, secondo l’ interpretazione leggendaria di Brown e degli arditi saggisti dai quali è stato preceduto, sarebbe invece costituita dal frutto dell’unione carnale di Cristo e di Maddalena, quella Bambina di Sang réal - da qui il nome, affermano i sostenitori di questa ipotesi, del Graal stesso - che avrebbe poi dato origine alla dinastia merovingia.
Quel che è certo sotto il profilo pittorico, pur nella cornice all’apparenza naturalistica del dipinto - con quell’attenzione al vero, alle "cose", alle espressioni - è la forza di messaggi che vanno al di là di ogni narrazione pedissequa del fatto. Il costante riferimento al tre (tre le finestre, tre gli apostoli per ogni gruppo, tre gli spazi bianchi tra le porte che si aprono nei muri laterali) e alla piramide (ogni gruppo d’apostoli forma una figura solida suscitata da una composizione di triangoli, come piramidale è la stessa figura di Cristo, al centro della scena), costituisce, senza ombra di dubbio, una sottotraccia armonica e simbolica evidentemente cercata dall’artista per costruire subliminarmente un’ossessione trinitaria, quindi una proiezione dal piano dell’umano (la mensa amicale) a quello del divino (il cielo).
Gesù, in quell’istante, fa già parte del Regno dei morti.