4 Giugno 2004, Roma città armata
Francesco Lener da .Com
Chi ha interesse a rendere Roma un campo di battaglia? Dire che i media ci sperino è cinico e forse anche eccessivo, ma un po' tutti si aspettano il peggio e considerano le scaramucce di ieri come la prova generale di quello che potrà avvenire con la visita di domani dell'amico George W. Bush. Tra le varie sfilate del mesto 2 giugno vissuto nella capitale si è intrufolata un troupe di Al Jazeera, emittente tra le più solerti in tema di teste mozzate e sangue appena sgorgato. «Siamo qui per fare dei servizi sulla visita di Bush a Roma», ha spiegato serenamente Michel Kik, responsabile della redazione di Parigi, immediatamente accodatosi alle costole dei disobbedienti in via Labicana. «Rimarremo nella capitale per cinque giorni ed oggi abbiamo cominciato a fare i servizi con la sfilata del 2 giugno».
Diritto di cronaca, nulla di male, per carità. Solo un sintomo dell'attesa macabra che avvolge la città. Un'inquietudine che coinvolge tutti, dai passanti ai celerini, dai cameramen ai questori. Tra un blindato e l'altro, prima che le tradizionali Frecce tricolori ingentiliscano il cielo pesante di via dei Fori Imperiali ci si mette anche una troupe del Tg La7 a scaldare l'ambiente. I fatti: la collega Paola Mascioli ed il suo operatore, mentre riprendono scene di ordinaria protesta, vengono fermati dalla polizia. «Un ragazzo ed una ragazza - ha spiegato a caldo la giornalista - hanno esposto una bandiera della pace rimanendo dietro la transenna e sono stati bloccati e portati via di peso dalle forze dell’ordine. Abbiamo filmato il tutto, quando due, tre poliziotti in borghese ci hanno intimato: "Metti giù la telecamera e dammi la cassetta". Noi abbiamo continuato a filmare riprendendo mentre i poliziotti in borghese mettevano anche la mano sull’obiettivo della telecamera. Ho spiegato con molta educazione che stavamo esercitando il nostro diritto di cronaca e che non avremmo consegnato la videocassetta. A quel punto ci è stata tolta la telecamera, poi riconsegnataci dopo 3-4 minuti ma senza la cassetta». Che, per onor di cronaca, le viene riconsegnata dopo circa tre quarti d’ora. Episodio disdicevole, ma nulla di eccezionale, considerando l'atmosfera di tensione. Stupiscono, più che altro, le reazioni. Quelle degli organi di categoria, in testa Paolo Serventi Longhi e Roberto Natale, pronti a denunciare la gravità dell'accaduto, quelle sullo stesso tono di alcuni esponenti dell'opposizione e quelle, di segno contrario, di fonti interne a La7, alquanto restie a commentare l'episodio, tanto da lasciare la sensazione di temere chissà quali ritorsioni.
Sì, ma giusto per tornare "a bomba" sull'argomento: chi ha interesse a rendere Roma un campo di battaglia? Prescindendo dalle fantasie dell'amico Osama Bin Laden e dalle frenesie dei famigerati black bloc, va rimarcata una voce che circola nelle strade "armate" di Roma. Che, cioè, qualcuno nell'attuale esecutivo, visti i cupi sondaggi per le europee, non disdegnerebbe che si verificasse un episodio traumatico, magari ai danni delle forze dell'ordine e per mano del disobbediente di turno, tale da provocare una reazione emotiva nell'elettorato, in stile Zapatero. Ma questo sì, è cinismo vero.
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