Il Guardasigilli interviene dopo le incredibili dichiarazioni del magistrato
Castelli: ispezione per Papalia che rifiuta di applicare la legge Bossi
«I magistrati non possono andare contro la volontà popolare e vanificare il dettato di una legge dello Stato». Così il Guardasigilli Roberto Castelli commenta le dichiarazioni rilasciate dal procuratore capo di Verona Guido Papalia al "Corriere del Veneto". Il magistrato ha infatti inviato una circolare alle forze di polizia e alla Prefettura in merito all'applicazione della legge Bossi, giustificando così le sue direttive: «Non arresto il clandestino espulso se non ha il denaro per lasciare il Paese». Tutto parte da una pronuncia della Corte Costituzionale che Papalia ha prontamente applicato, invitando le forze dell'ordine ad agire di conseguenza. Risultato: in poche settimane, gli arresti per il reato di non rispettata espulsione sono diminuiti, a Verona, del 90%. «Una situazione paradossale che pone un problema assai delicato - aggiunge Castelli - che concerne i limiti di interpretazione dei magistrati. Fin dove è legittima l'interpretazione della legge e quando diventa invece stravolgimento di una decisione del Parlamento, ovvero dei rappresentanti del popolo?».
Il ministro della Giustizia afferma che «dalle dichiarazioni del dott. Papalia sorge il sospetto che ci possa essere, da parte sua, la volontà di vanificare il dettato di una legge dello Stato, di farsi beffa della volontà popolare».
Il Guardasigilli ha dato incarico all'Ispettorato del ministero di acquisire informazioni utili per approfondire la vicenda. L'iniziativa potrebbe rappresentare il primo passo di una vera e propria ispezione ministeriale.
Intanto la Procura di Verona sembra essere l'unica in Italia ad aver sollecitato l'applicazione della pronuncia della Consulta, ritenendo la mancanza di denaro per pagarsi il viaggio di ritorno un legittimo motivo da parte del clandestino per non ottemperare all'ordinanza di espulsione.
L'indigenza renderebbe cioè un immigrato non punibile se non lascia l'Italia entro 5 giorni dalla diffida emessa dal giudice, ammesso che qualcuno possa verificare il livello di povertà di un clandestino espulso.
«La legge esprime una decisione del Parlamento che agisce su mandato del popolo e in rappresentanza della sua volontà - conclude Castelli -. Nessun magistrato può andare contro tale volontà».
Questa è sicuramente una buona azione da spiegare e diffondere!
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