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Discussione: Piazzate!!

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    Predefinito Piazzate!!

    La piazza di Parigi si divide, sempre che Chiraq non la vieti

    Parigi. Lo sbarco di George W. Bush in Francia per celebrare il 60° anniversario del D-Day in Normandia divide la sinistra francese. Mentre la macchina organizzativa delle celebrazioni procede a grandi passi per accogliere il presidente americano, il cancelliere tedesco Gerhard Schröder, il premier inglese Tony Blair, il presidente russo Vladimir Putin e il premier israeliano Ariel Sharon, una trentina di associazioni si allenano per una grande protesta anti-Bush da estendere al maggior numero possibile di città a partire da Parigi.
    Per molti, a sinistra, il “grazie” ai soldati americani morti per liberare l’Europa sulle spiagge della Normandia passa in secondo piano rispetto all’attualità.
    E diventa un “no grazie” alla presenza americana in Iraq.
    Per altri, invece, si deve privilegiare il momento commemorativo e va sospeso il giudizio critico su Bush nella gestione della guerra in corso.

    Il partito socialista lacerato.
    Mentre la direzione chiede agli iscritti di non manifestare per non scivolare nell’antiamericanismo, il segretario generale François Hollande si prepara a tenere una conferenza stampa, alla presenza di giovani democratici americani, nella quale esprimerà l’auspicio del cambio di presidente degli Stati Uniti. Ma c’è chi, anche ai livelli alti del partito, è ben deciso a scendere nelle strade per protestare contro Bush.

    Divergenze anche in casa comunista.
    Il Pcf (partito comunista) e il Pcof (partito comunista operaio) sono tra gli organizzatori della manifestazione anti-Bush. Alain
    Krivine, dirigente della Lega comunista rivoluzionaria, chiama i francesi a scendere in piazza per sottolineare che Bush non avrebbe dovuto essere invitato e che non ha molto senso commemorare lo sbarco in Normandia. Ma il deputato del Pcf Maxime Gremetz sostiene che l’inquilino della Casa Bianca va accolto col rispetto dovuto a un capo di Stato, erede dei nostri liberatori.

    Verdi non al cospetto di Bush.
    Gilles Lemaire, segretario generale del partito, chiama alla manifestazione accesa contro Bush, la cui presenza in Normandia giudica comunque legittima. Così, i rappresentanti dei Verdi andranno alle celebrazioni del D-Day, ma non a quelle con Bush e Putin. L’attualità, per Lemaire, ha la precedenza nella valutazione della situazione storica.

    Rete dei cittadini mobilitata.
    Sono una trentina le associazioni che chiamano alla mobilitazione per le strade di Parigi per un mondo di pace e democrazia.
    Da Indymedia, che ha fatto proprio il motto “le nostre bici contro Bush”, al Collettivo dei musulmani di Francia, dal Comitato Cecenia al Forum sociale dell’Iran, dal Movimento per la pace alle Donne solidali.

    La destra si è magicamente compattata.
    Anche gli oppositori più acerrimi del presidente americano hanno accettato una tregua tra Francia e Stati Uniti. Tanto che il Financial Times di ieri titolava: “Parigi vieta le proteste in vista della visita di Bush nel tentativo di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti”. Il presidente Chirac, peraltro, dice di non essere mai stato arrabbiato con Bush, alcuni suoi luogotenenti sottolineano la distinzione tra la loro condanna alla politica della Casa Bianca e la riconoscenza storica per gli Usa.
    Ma resta ben chiaro che la Francia non invierà neppure un soldato in Iraq.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: Piazzate!!

    [QUOTE]In origine postato da mustang
    [B]La piazza di Parigi si divide, sempre che Chiraq non la vieti

    Parigi. Lo sbarco di George W. Bush in Francia per celebrare il 60° anniversario del D-Day in Normandia divide la sinistra francese. Mentre la macchina organizzativa delle celebrazioni procede a grandi passi per accogliere il presidente americano, il cancelliere tedesco Gerhard Schröder, il premier inglese Tony Blair, il presidente russo Vladimir Putin e il premier israeliano Ariel Sharon, una trentina di associazioni si allenano per una grande protesta anti-Bush da estendere al maggior numero possibile di città a partire da Parigi.
    Per molti, a sinistra, il “grazie” ai soldati americani morti per liberare l’Europa sulle spiagge della Normandia passa in secondo piano rispetto all’attualità.
    E diventa un “no grazie” alla presenza americana in Iraq.
    Per altri, invece, si deve privilegiare il momento commemorativo e va sospeso il giudizio critico su Bush nella gestione della guerra in corso.

    Il partito socialista lacerato.
    Mentre la direzione chiede agli iscritti di non manifestare per non scivolare nell’antiamericanismo, il segretario generale François Hollande si prepara a tenere una conferenza stampa, alla presenza di giovani democratici americani, nella quale esprimerà l’auspicio del cambio di presidente degli Stati Uniti. Ma c’è chi, anche ai livelli alti del partito, è ben deciso a scendere nelle strade per protestare contro Bush.

    Divergenze anche in casa comunista.
    Il Pcf (partito comunista) e il Pcof (partito comunista operaio) sono tra gli organizzatori della manifestazione anti-Bush. Alain
    Krivine, dirigente della Lega comunista rivoluzionaria, chiama i francesi a scendere in piazza per sottolineare che Bush non avrebbe dovuto essere invitato e che non ha molto senso commemorare lo sbarco in Normandia. Ma il deputato del Pcf Maxime Gremetz sostiene che l’inquilino della Casa Bianca va accolto col rispetto dovuto a un capo di Stato, erede dei nostri liberatori.

    Verdi non al cospetto di Bush.
    Gilles Lemaire, segretario generale del partito, chiama alla manifestazione accesa contro Bush, la cui presenza in Normandia giudica comunque legittima. Così, i rappresentanti dei Verdi andranno alle celebrazioni del D-Day, ma non a quelle con Bush e Putin. L’attualità, per Lemaire, ha la precedenza nella valutazione della situazione storica.

    Rete dei cittadini mobilitata.
    Sono una trentina le associazioni che chiamano alla mobilitazione per le strade di Parigi per un mondo di pace e democrazia.
    Da Indymedia, che ha fatto proprio il motto “le nostre bici contro Bush”, al Collettivo dei musulmani di Francia, dal Comitato Cecenia al Forum sociale dell’Iran, dal Movimento per la pace alle Donne solidali.

    La destra si è magicamente compattata.
    Anche gli oppositori più acerrimi del presidente americano hanno accettato una tregua tra Francia e Stati Uniti. Tanto che il Financial Times di ieri titolava: “Parigi vieta le proteste in vista della visita di Bush nel tentativo di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti”. Il presidente Chirac, peraltro, dice di non essere mai stato arrabbiato con Bush, alcuni suoi luogotenenti sottolineano la distinzione tra la loro condanna alla politica della Casa Bianca e la riconoscenza storica per gli Usa.
    Ma resta ben chiaro che la Francia non invierà neppure un soldato in Iraq.

    saluti

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    La piazza di Roma è già stanca dei suoi tic

    Roma. George W. Bush ha detto di non avere nessun problema “nei riguardi delle persone che dicono di non essere d’accordo”. Invece quelli che dicono di non essere d’accordo hanno parecchi problemi a causa di George W. Bush.
    Perché c’è la campagna elettorale, e c’è quel video degli ostaggi con la richiesta dei terroristi di manifestare contro Bush e Berlusconi, che, secondo Pier Ferdinando Casini, “è sintonizzato sui tempi della politica italiana in modo assai preoccupante”. Perché oggi è un giorno importante e difficile, con misure di sicurezza senza precedenti e rischi (anche politici) per tutti.

    Malattia antimericana.
    “L’antiamericanismo è una malattia infantile della politica da cui pensavo che ormai la sinistra italiana, in tutte le sue sfumature di colore, dal rosso al verde, fosse definitivamente guarita: evidentemente c’è ancora qualche ricaduta”. Enrico Boselli, presidente dello Sdi, dice che “scendere in piazza per manifestare contro la visita di Bush assume inevitabilmente il carattere di una protesta generica contro gli Stati Uniti”. Mannò, che va a pensare:
    “Bisogna manifestare contro il signore della guerra – ha detto Alfio Nicotra, di Rifondazione Comunista – e la non partecipazione del listone dell’Ulivo è incomprensibile sotto il profilo politico”. Mannò, niente antiamericanismi: “La venuta di Bush non è gradita alla grande maggioranza degli italiani, che non sopportano la Guerra Permanente come fattore della politica e del dominio Usa… il boia Bush è stato invitato dal suo omologo Berlusconi… Bush non ti vogliamo, guerra per nessuno, reddito per tutti” è l’invito dei Cobas di Bernocchi, della Rete No Global e di tutti i Movimenti antagonisti.

    Ordine pubblico.
    “L’unico problema di ordine pubblico a Roma è Bush – ha detto Paolo Cento – è lui che sta mettendo la città sotto assedio ed è lui l’unico vero pericolo a Roma”.
    Forse è lui che ha pensato agli “incendi ai cassonetti in varie zone della città” e a “creare disordini nella prima periferia di Roma per richiamare le forze dell’ordine e distorglierle dal centro” per poi “colpire obiettivi americani e inglesi”. Comunque, per gli Antagonisti, “le azioni di resistenza dipendono dalla determinazione e dalla rabbia di decine di migliaia di persone”. Antonio Di Pietro e Achille Occhetto andranno “non nel corteo ma nel presidio, per non mischiarci ai violenti e ai facinorosi, siamo preoccupati”. Il comitato RomaTre per la Pace ha gentilmente avvertito i commercianti che “farebbero meglio a tenere le serrande abbassate”. Ma per fortuna arriverà Citto Maselli a riprendere il tutto “come difesa del diritto di libertà”. “Perché solo documentando ogni abuso ci si potrà difendere dalle accuse e dalle violenze” ha detto Alfonso Pecoraro Scanio.

    Ricatto.
    “Nella lotta contro il terrorismo l’unica via è quella di non interagire, fare come se non ci fossero” ha detto Fausto Bertinotti. Le richieste dei terroristi non cambiano il programma delle contestazioni a Bush, “sarebbe un cedimento se noi modificassimo la nostra agenda politica sulla base di quello che chiedono i rapitori”, ha detto Alfonso Pecoraro Scanio. “Avevamo già deciso tutto, non possiamo certo farci condizionare”, ha detto Oliviero Diliberto. Certamente, anche se forse un semplice “no al terrorismo” non sarebbe una manifestazione di eccessivo condizionamento. “Per fortuna avevamo deciso da tempo di non partecipare…”, hanno commentato dalla Lista Prodi. (“Ostaggi?” ha detto Romano Prodi “Oggi qui parliamo di Europa, non di ostaggi”).

    Sindacati.
    La Cgil non ci sarà, oppure manderà soltanto una delegazione, perché “punta su iniziative locali”; invece la Fiom, che ci ha pensato un po’ su, è pronta: “Saremo presenti con la nostra identità di organizzazione democratica che ripudia ogni tipo di violenza e manifesta a viso scoperto”, ha detto Gianni Rinaldini. Secondo Luigi Angeletti, segretario della Uil, “sbagliano: gli Stati Uniti hanno liberato questo paese dal nazifascismo. E a noi piace la democrazia”.

    entrambi apparsi su il Foglio del 4 giugno

    saluti

 

 

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