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Discussione: Grazie mille, George!!

  1. #11
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    E per il fatto che il Cavaliere pensi (giustamente a mio avviso) che tra fascismo e nazismo le differenze non siano affatto minime allora secondo te gli può dare fastidio far visita alle Ardeatine?
    Curiosa come idea...
    Condannare il fascismo non è sinonimo di tapparsi gli occhi di fronte alla storia.
    Il fascismo non è, per esempio, responsabile dello scoppio della guerra, mentre lo è l'Unione Sovietica ALLEATA di Hitler (finché quest'ultimo non ci ha ripensato).

  2. #12
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    Hai ragione scusami, ma un germe Komunista si era inserito nel mio cervello impedendomi di ragionare...

    Maledetti rossi!

  3. #13
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    Red face ... GianFranchino Fini e le Ardeatine...

    originally posted by UgoDePayens:

    ... aualcuno mi dovrebbe spiegare perché il Cavaliere si dovrebbe fare qualche remora ad andare da solo alle Fosse Ardeatine... tanto più che ci è andato pure l'on. Fini...

    caro amico
    mi sà tanto che ancora non hai capito che razza di personaggio sia GianFranchino e il perchè ad un certo momento della sua vita [circa dieci anni fà...] abbia avuto una 'illuminazione' e si sia deciso a far visita alle Ardeatine...

    Forse ti sarà di aiuto per schiarirti le idee leggere la seguente recensione di un libro di Mario Spataro comparsa tempo fa sul sito http://www.popoloditalia.it, tenendo bene a mente un particolare piccolo e insignificante quanto vuoi ma altamente significativo: l'intera sezione di Azione Giovani di Macerata è stata chiusa un anno fa per aver pubblicato una recensione, senza alcun commento per altro, del medesimo libro... ...





    Presentazione del libro di Mario Spataro

    Da uno scrittore controcorrente, un accostamento fra la 'caccia al nazi' e l'offensiva ebraico - americana contro le banche svizzere. 'È triste che la tragedia dell'Olocausto sia diventata una questione di vile denaro', si leggeva sulla stampa elvetica nel luglio 1998. E così si era espresso, un anno prima, l'avvocato Carlo Taormina, difensore dell'ex-capitano SS Erich Priebke processato in Italia per fatti di mezzo secolo prima: 'Cosa si nasconde dietro il caso Priebke?...'. Partendo da analoghi dubbi Mario Spataro [che già nel 1996 aveva dato alle stampe, sullo stesso argomento, il fortunato e ormai esaurito libro Rappresaglia] ha impostato il suo recentissimo Dal caso Priebke al Nazi Gold, opera che si impone per la vastità della sua meticolosa documentazione. Punto di partenza del libro sono, dopo un impietoso sguardo alla realtà della resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale, i fatti romani del 23 e 24 marzo 1944, quando un vile ed inutile attentato comunista uccise in via Rasella almeno 42 militari tedeschi [e non 33 come affermato dalla storiografia italiana] e 10 civili romani che si trovavano nei pressi, e provocò la feroce rappresaglia tedesca delle Fosse Ardeatine nella quale trovarono la morte 335 ostaggi. Fu il comando delle SS di Roma, riferisce l'autore, a ufficializzare il numero di 33 caduti tedeschi nascondendo così ai comandi superiori e allo stesso Hitler almeno 9 cadaveri che furono tumulati in gran segreto. Ciò facendo il comandante Herbert Kappler evitò una rappresaglia che, in base agli ordini provenienti da Hitler, avrebbe dovuto portare alla morte di almeno 420 ostaggi. Si mette in evidenza, nell’opera di Spataro, pure il vero scopo dell'attentato comunista, che non era certamente quello di 'accelerare la liberazione di Roma'. Era piuttosto quello di provocare una spaventosa rappresaglia che portasse alla fucilazione di qualche centinaio di antifascisti non comunisti che erano già nelle prigioni tedesche. Con quelle fucilazioni i tedeschi avrebbero inconsapevolmente fatto ai comunisti la cortesia di liberarli della presenza di esponenti politici e militari che a guerra finita sarebbero stati dei concorrenti nella corsa al potere. E infatti il famoso 'errore' che portò alla uccisione di 5 persone oltre le 330 previste si verificò quasi certamente, secondo le testimonianze riportate da Spataro, presso gli uffici della polizia italiana. Ciò in seguito a un confuso susseguirsi di frenetiche telefonate che imponevano esclusioni, aggiunte e sostituzioni nella lista delle persone da fucilare. Il tutto al fine di salvare dalla morte i comunisti [che infatti ebbero solo tre fucilati] e far trucidare dai tedeschi il maggior numero possibile di antifascisti anticomunisti. Importante è il richiamo fatto da Spataro alla convenzione dell'Aja del 1907 e alle leggi militari di tutte le nazioni, che prevedevano rappresaglie sulla popolazione civile in caso di attacchi proditori condotti da individui non in uniforme. A conferma di ciò l’opera riporta le rappresaglie eseguite da tutti gli eserciti, compreso quello italiano, e riproduce fin dalle primissime pagine, un manifesto delle truppe francesi d'occupazione in Germania che nel 1945 minacciava la fucilazione di 50 civili per ogni soldato francese ucciso da cecchini tedeschi, proporzione ben più pesante di quella [10 a 1, giudicata 'equa' dai tribunali di Norimberga] adottata dai tedeschi nella rappresaglia delle Ardeatine. Un altro fatto del quale nessun libro aveva sinora parlato è il marchingegno col quale le nazioni vincitrici superarono nel 1945, per poter condannare i militari tedeschi, il principio della non responsabilità di un militare che abbia agito in esecuzione di un ordine. Un principio, questo della non responsabilità, che esisteva pure negli eserciti americano e britannico. Ebbene, per evitare che gli imputati tedeschi potessero appellarsi alle leggi americane e britanniche, queste ultime furono abrogate. Ma... furono reintrodotte nel 1948, alla fine dei processi contro i tedeschi!... La parte più cospicua del libro è comunque dedicata alla vicenda giudiziaria di Erich Priebke e di Karl Hass, ufficiali SS 'colpevoli' di aver dovuto prendere parte, a seguito di precisi ordini, alla rappresaglia. In proposito, Spataro entra nei dettagli delle irregolarità che circondarono nel 1995 la concessione dell'estradizione da parte dell'Argentina. Con sguardo impietoso, soprattutto per quanti ancora si ostinano credere che per i 'fascisti' di oggi sia preferibile un governo del Polo, Spataro analizza magistralmente il ruolo avuto nella squallida vicenda da Silvio Berlusconi, da Alfredo Biondi e soprattutto da Gianfranco Fini. Si va dall’offerta di denaro per le spese legali fatta alle parti civili costituitesi contro Priebke, alla sua presa di posizione registrata in un intervista a Panorama nella quale il 'buon' Fini a proposito di Via Rasella sostenne che 'accertare in tribunale responsabilità personali per fatti accaduti cinquant’anni fa avrebbe come effetto solo quello di riaprire vecchie ferite' [cosa che evidentemente per Priebke non valeva…], passando per i complimenti ricevuti dall’esponente del Centro Wiesenthal Efraim Zuroff, il quale ebbe a complimentarsi con Fini per essere stato 'fra i primi ad invocare l’estradizione di Priebke'. Merita ancora di essere citata la dichiarazione dello stesso Fini in Parlamento, subito dopo la notizia della prima assoluzione di Priebke [cioè l’unica volta in cui fu giudicato da un tribunale degno di questo nome]: 'Questa sentenza è moralmente ingiusta e offende la coscienza civile di tutti gli italiani' [naturalmente, Fini non aveva ancora letto le motivazioni della sentenza, perché dovevano essere rese note solo più tardi…]. L’unico commento sensato sul 'personaggio' Fini si può dire che sia dell’esponente ebraico romano Claudio Fano: 'La politica di Fini è evidente. Ha scoperto che la sua promozione alla democrazia passa per gli ebrei perché sono quelli che possono dargli il sigillo doc'. L’autore mette poi in evidenza gli arzigogoli giudiziari con i quali la giustizia italiana riuscì a condannare all'ergastolo due persone accusate dello stesso fatto per il quale cinque loro colleghi erano stati assolti nel 1948, e descrive le poco credibili o addirittura ridicole testimonianze sulle quali la giustizia italiana riuscì a basare le condanne all'ergastolo di due quasi novantenni. Particolarmente significativo fu, nel 1996, il caso di Karl Hass che, a patto che testimoniasse contro Priebke, ebbe una promessa di impunità. Ma quando Hass testimoniò invece a favore dell'ex-collega, su richiesta del Centro Wiesenthal di Los Angeles ['Il patto è saltato', sentenziò il signor Shimon Samuels esponente dell'anzidetto centro] la magistratura italiana lo trasformò da testimone in imputato e lo condannò infine al carcere a vita. E infatti il Centro Wiesenthal e altri analoghi gruppi ebraico–americani furono i veri e occulti registi di tutta la vicenda. Lo stato italiano non fu che l'esecutore di altrui disegni. Ma l'aspetto che Spataro sottolinea nella sua opera è che le stesse organizzazioni che da decenni erano dedite alla caccia agli ex-nazisti, e che negli anni novanta furono ispiratrici della vicenda Priebke - Hass, misero contemporaneamente in moto la ben nota manovra nei confronti delle banche svizzere. La domanda che il libro di Spataro pone in termini espliciti ma che ovviamente lascia senza risposta è questa: 'Senza la visibilità e la credibilità derivanti da decenni di caccia al nazi e recentemente rinverdite dal caso Priebke, sarebbero quelle organizzazioni riuscite ad autonominarsi patrocinatrici o eredi dei superstiti e delle vittime dell'olocausto di mezzo secolo prima?...'. È strano, osserva l'autore, che il caso Priebke sia esploso proprio quando era alle porte la scadenza del termine che avrebbe consentito alle banche elvetiche di incamerare il 'nazi gold' e i conti correnti risalenti agli anni della guerra. E non si tratta di questioni di poco conto. Alla forzata transazione che ha consentito a quelle organizzazioni di incamerare 1,25 miliardi di dollari di provenienza elvetica e che da qualificatissime parti è stata bollata col termine 'ricatto', hanno fatto seguito analoghe manovre nei confronti di banche, industrie e compagnie di assicurazione svizzere, tedesche, austriache, francesi, italiane e persino inglesi e americane. Una cascata di miliardi insomma che forse non avrà mai sosta. Grazie a un attento lavoro di ricerca durato due anni, questo libro costituisce un ammirevole sforzo di avvicinamento a certe imbarazzanti verità e una preziosa ricostruzione di alcuni aspetti della seconda guerra mondiale. Un importante tassello insomma di quello sforzo di revisione storica in atto da tempo e che consentirà un giorno, alle future generazioni, di risalire a fatti oggi censurati o falsificati.

    Carlo Gariglio Mario Spataro Dal caso Priebke al Nazi Gold Edizioni Settimo Sigillo - V. S. Veniero 74/76 – 00192 Roma Tel. 06/39722155 Fax 06/39722166



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

 

 
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