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Discussione: Corpus Domini

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    IV GESU’ CON ME
    “Sarò con voi fino alla consumazione dei secoli”. (Matt. 28, 20)
    • La Presenza Reale • La “Visita” a Gesù • Gesù, Ti adoro! • Amare la “Casa di Gesù”
    LA PRESENZA REALE
    La Presenza Reale di Gesù nei nostri Tabernacoli è mistero divino, è dono divino, è amore divino. Durante la S. Messa, negli attimi della Consacrazione, quando il Sacerdote pronuncia le divine parole di Gesù, “Questo è il mio Corpo ... Questo è il Calice del mio Sangue” (Matt. 26, 26-7), il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù. La sostanza del pane e del vino non c’è più perchè trasformata (“transustanziata”) nel divino Corpo e Sangue di Gesù. Il pane e il vino conservano solo le loro apparenze (o “accidenti”) a esprimere la realtà del “cibo” e della “bevanda”, secondo le parole di Gesù. “La mia carne è veramente cibo, il mio sangue è veramente bevanda” (Giov. 6, 56).
    Sotto i veli dell’Ostia, quindi, e dentro il Calice c’è la Divina Persona di Gesù con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, che si dona a chiunque lo riceve nella S. Comunione, e rimane permanentemente nelle Ostie consacrate chiuse nel Tabernacolo.
    S. Ambrogio insegna: “Come fa il pane a diventare il corpo di Cristo? Per mezzo della Consacrazione. La Consacrazione con quali parole viene effettuata? Con le parole di Gesù. Venuto il momento di compiere il sacro mistero, il sacerdote cessa di parlare da sè, parla in persona di Gesù”.
    Le parole della consacrazione sono le parole più strabilianti che Dio abbia donato alla Chiesa. Hanno il potere di trasformare un po’ di pane e vino in Gesù Dio Crocifisso! Realizzano un mistero arcano di somma potenza che supera il potere dei Serafini, e appartiene solo a Dio e ai Sacerdoti. Non dovremmo meravigliarci, allora, se ci sono stati Santi sacerdoti che soffrivano angosciosamente quando pronunziavano quelle divine parole. S. Giuseppe da Copertino e, ai nostri giorni, P. Pio da Pietrelcina apparivano visibilmente oppressi da angoscia mortale, e solo stentatamente, a strappi, riuscivano a terminare le due formule della consacrazione. Il P. Guardiano volle chiedere a S. Giuseppe da Copertino: “Come mai pronunci in modo limpido tutta la Messa, e inciampi a ogni sillaba della consacrazione?”. Il Santo rispose: “Le parole santissime della consacrazione sono sulle mie labbra come carboni ardenti; pronunciandole, devo fare come chi deve ingoiare cibi bollenti”.
    È per quelle divine parole della consacrazione che Gesù è sui nostri altari, è nei nostri Tabernacoli, è nelle candide ostie. Ma come?
    “Com’è possibile - chiedeva uno studioso maomettano ad un Vescovo missionario - che il pane e il vino diventino carne e sangue di Cristo?”. Il Vescovo rispose: “Quando nascesti eri piccolo; sei cresciuto perchè il corpo ha trasformato in carne e sangue il nutrimento che hai preso. Se il corpo dell’uomo è capace di trasformare in carne e sangue il pane e il vino, tanto più facilmente lo potrà Iddio”. Il maomettano chiese ancora: “Com’è possibile che in un’ostia così piccola sia presente Gesù tutto intero?”. Il Vescovo rispose: “Guarda il paesaggio che hai qui davanti, e pensa quanto il tuo occhio è più piccolo in confronto ad esso. Eppure nel tuo occhio così piccolo c’è l’immagine di questa campagna così vasta. Non può Dio fare in realtà, nella sua persona, quello che in figura è in noi?”. Ancora, il maomettano chiese: “Com’è possibile che lo stesso corpo si trovi contemporaneamente presente in tutte le vostre Chiese e in tutte le ostie consacrate?” E il Vescovo: “A Dio nulla è impossibile, e questa risposta potrebbe bastare. Ma anche la natura risponde a questa domanda. Ecco uno specchio; buttalo a terra e frantumalo: ogni frammento riporterà la stessa immagine che riproduceva lo specchio intero. Così, lo stesso e medesimo Gesù si riproduce, non in figura, ma in realtà, in ogni ostia consacrata; Egli è veramente in ognuna di esse”.
    Ricordiamo S. Rosa da Lima, la B. Angela da Foligno, S. Caterina da Siena, S. Filippo Neri, S. Francesco Borgia, S. Giuseppe da Copertino, e tanti altri Santi, che avvertivano sensibilmente la Presenza Reale di Gesù nel Tabernacolo e nelle Ostie consacrate, vedendolo con i loro occhi o gustandone l’ineffabile fragranza.
    Ricordiamo l’episodio di S. Antonio di Padova, che a un incredulo fece vedere un mulo affamato inginocchiarsi di fronte all’ostensorio con il Santissimo, anzichè buttarsi sul cesto di biada posto accanto all’ostensorio. Ricordiamo S. Alfonso M. de’ Liguori che, infermo, ricevette la S. Comunione in cella. Una mattina, appena ricevuta l’ostia, il Santo si mise a gemere ad alta voce fra le lacrime: “Ma che avete fatto? Mi avete portato un’ostia senza Gesù, un’ostia non consacrata...”. Si indagò sulla cosa e si scoprì che il Sacerdote celebrante quella mattina, per pura distrazione, era passato dal Memento dei vivi al Memento dei morti (Canone Romano), saltando intemente la consacrazione del pane e del vino. Il Santo aveva avvertito l’assenza di Gesù in quell’ostia non consacrata!
    Si potrebbero ricordare tanti altri episodi tratti dalla vita dei Santi. Così come si potrebbero ricordare gli atti degli esorcismi sugli ossessi liberati dal demonio mediante l’Eucaristia. E si potrebbero elencare quelle grandi manifestazioni di fede e di amore che sono i Congressi Eucaristici, e i celebri Santuari Eucaristici (come Torino, Lanciano, Siena, Orvieto, S. Pietro a Patierno...) che ancora oggi conservano le testimonianze vive degli episodi strepitosi accaduti a conferma della Presenza Reale.
    Ma più essenziale di ogni episodio o testimonianza, è la Fede su cui si basa la verità della Presenza Reale e su cui deve basarsi la nostra incrollabile certezza che è così. Gesù è verità (Giov. 14, 6) e Lui ci ha lasciato l’Eucaristia come un mistero di fede a cui credere con tutta la mente e con tutto il cuore. Quando a S. Tommaso d’Aquino, il Dottore Angelico, venne portato il S. Viatico, egli si sollevò dalla cenere, su cui si era fatto distendere, si inginocchiò e disse: “Anche se esistesse una luce mille volte più splendente di quella della fede, io non crederei con maggiore certezza che Colui che sto per ricevere è il Figlio dell’eterno Dio”.
    “Mistero di fede”: con queste due parole il Papa Paolo VI ha voluto intestare la sua enciclica eucaristica, proprio perchè le realtà divine non hanno fonte di verità e di certezza più alta della fede teologale. Era per questa fede che i Santi vedevano Gesù nell’Ostia e non avevano bisogno di altre prove. Il Papa Gregorio XV ebbe a dire che S. Teresa di Gesù (da lui canonizzata) “vedeva così distintamente, con gli occhi dello spirito, nostro Signore Gesù Cristo presente nell’Ostia, che affermava di non invidiare per nulla la felicità dei Beati, che contemplano nel cielo il Signore faccia a faccia”. E S. Domenico Savio scrisse una volta nel suo quaderno di diario: “Per essere felice non mi manca nulla in questo mondo: mi manca solo di vedere in cielo Gesù, che ora con occhio di fede miro e adoro sull’altare”.
    È con questa Fede che noi dobbiamo accostarci alla Eucaristia, dobbiamo stare alla sua Presenza, dobbiamo amare Gesù Eucaristico e farlo amare.
    LA “VISITA” A GESÙ
    Con la Presenza Reale, Gesù è nei nostri Tabernacoli. Lo stesso Gesù portato dall’Immacolata nel suo grembo verginale sta rinchiuso nel piccolo grembo di una candida ostia. Lo stesso Gesù che fu flagellato, coronato di spine e crocifisso come vittima per i peccati del mondo sta nel ciborio come Ostia immolata per la nostra salvezza. Lo stesso Gesù che risuscitò da morte e ascese al cielo dove ora regna glorioso alla destra del Padre, sta sui nostri altari circondato da una moltitudine quasi infinita di Angeli adoranti, come la Beata Angela da Foligno potè contemplare in una visione.
    Gesù è proprio con noi, quindi. Si, Gesù è là! Il S. Curato d’Ars non poteva finire di ripetere queste tre parolette senza sciogliersi in lacrime. Anche S. Pietro Giuliano Eymard esclamava rapito: “Gesù è là! Dunque tutti a Lui”. E S. Teresa di Gesù quando sentiva chi diceva: “Se fossi vissuto al tempo di Gesù... Se avessi visto Gesù... Se avessi parlato con Gesù...”, rispondeva con vivacità: “Ma Gesù non è presente vivo, vero e reale nell’Eucaristia? Perchè cercare altro?”. I Santi davvero non cercavano altro. Sapevano dove era Gesù e non desideravano che di poter stare con Lui inseparabilmente con il cuore e con il corpo. Stare sempre con chi si ama, non è forse un’altra esigenza primaria del vero amore? Per questo, sappiamo che le Visite al Santissimo e la Benedizione Eucaristica erano la brama segreta e manifesta dei Santi. Il tempo della Visita a Gesù è tutto tempo d’amore, che ritroveremo in Paradiso, perchè solo l’amore “dura per sempre” (1 Cor. 13, 8). Non sbagliava S. Caterina da Genova a dire: “Il tempo trascorso davanti al tabernacolo è il tempo più bene speso della mia vita”.
    Ma vediamo alcuni esempi dei Santi.
    Il B. Massimiliano M. Kolbe, apostolo dell’Immacolata, fin da giovane studente faceva in media dieci Visite al SS.mo ogni giorno. Durante l’anno scolastico, nei momenti di intervallo fra un’ora e l’altra di scuola, correva in Cappella, e così in mattinata riusciva a fare cinque visite a Gesù. Nel resto della giornata faceva altre cinque Visite, tra cui quella durante il passeggio pomeridiano che aveva sempre come tappa obbligatoria, a Roma, una Chiesa in cui ci fosse il SS.mo esposto.
    Anche S. Roberto Bellarmino, da giovane, nell’andare e tornare da scuola passava quattro volte dinanzi a una Chiesa: quattro volte al giorno si fermava a far Visita a Gesù.
    Quante volte anche a noi non capita di passare dinanzi a una Chiesa? Possibile che siamo così insensibili e duri? I Santi speravano di poter incontrare qualche Chiesa lungo le strade da percorrere; noi invece siamo completamente indifferenti anche se ci capitano davanti! “Quando vi sono due strade per arrivare in un luogo - scriveva il venerabile Olier - passo per quella in cui si incontrano più Chiese, per stare più vicino al Santissimo Sacramento. Al vedere un luogo dove sta il mio Gesù, sono tutto contento e dico: ‘Siete qui, mio Dio e mio tutto’”.
    S. Stanislao Kostka, giovane angelico, approfittava di ogni momento libero per correre vicino a Gesù Eucaristico; e quando non poteva proprio andarci, si rivolgeva al suo Angelo Custode e gli diceva confidenzialmente: “Angelo mio caro, va’ là tu per me”. Questa e una trovata veramente angelica! Ma perchè non farla nostra? L’Angelo Custode sarebbe lietissimo di obbedirci. Anzi, non potremmo dargli incarico più nobile e felice.
    S. Alfonso Rodriguez era portinaio. Gli toccava spesso passare davanti alla porta della Cappella. Ebbene, non c’era volta che almeno non si affacciasse a mandare uno sguardo d’amore a Gesù! Quando poi usciva di casa e quando tornava, si recava sempre da Gesù a chiederGli la benedizione.
    Della sua mamma S. Monica, S. Agostino ha lasciato scritto che ogni giorno, oltre la S. Messa, si recava due volte da Gesù, il mattino e la sera. Lo stesso faceva l’altra santa mamma di sette figli, la B. Anna Maria Taigi. E S. Venceslao, re di Boemia, usciva più volte, di giorno e di notte, anche nel rigore dell’inverno, per visitare il SS. Sacramento nelle Chiese.
    Un esempio graziosissimo in casa di sovrani: quando Sant’Elisabetta d’Ungheria, fanciulla, giocava con le compagne nella reggia, sceglieva sempre un luogo vicino alla Cappella, perché ogni tanto, senza farsi notare, si fermava davanti alla porta, baciava la serratura e diceva a Gesù: “Mio Gesù, io gioco, ma non ti dimentico: benedici me e le mie compagne. Arrivederci”. Quando si ama!
    Dei tre cari pastorelli di Fatima, Francesco era un piccolo contemplativo e aveva la passione particolare per le visite eucaristiche; voleva recarsi spesso e intrattenersi più a lungo che poteva in Chiesa, per starsene vicino al Tabernacolo, accanto a “Gesù nascosto”, com’egli chiamava l’Eucaristia con fanciullesca e profonda espressione. E quando la malattia lo immobilizzò sul suo povero lettino, egli confidò alla cuginetta Lucia che la sua pena più grande era quella di non poter più andare a visitare “Gesù nascosto”, e pregava la cugina di andare lei da “Gesù nascosto” a portargli tutti i suoi baci e i suoi affetti. Ecco un ragazzo che ci insegna come si ama!
    Ancora: S. Francesco Borgia faceva almeno sette Visite al Santissimo ogni giorno. S. Maria Maddalena de’ Pazzi, in un periodo della sua vita ne faceva trentatrè al giorno. Lo stesso faceva la B. Maria Fortunata Viti, umile monaca benedettina dei nostri tempi. La B. Agata della Croce, terziaria domenicana, arrivò a farne cento al giorno (tra Chiesa e casa). Che dire infine di Alexandrina Da Costa, che immobilizzata sul letto per anni e anni, non faceva che volare col cuore presso tutti i “Santi Tabernacoli” della terra?
    Forse a noi recano stupore questi esempi, e ci possono sembrare eccezioni anche fra i Santi. Ma non è così. Le Visite a Gesù sono un fatto di fede e di amore. Chi più ha fede e amore, più sente il bisogno di stare con Gesù. E i Santi di che cosa vivevano se non di fede e amore?
    Un bravo catechista spiegava un giorno ai suoi ragazzi: “Se venisse a voi un Angelo del cielo e vi dicesse: “Gesù in persona è nella tal casa e vi attende”, non lascereste subito tutto per correre da Lui? Interrompereste ogni divertimento, sospendereste ogni occupazione; vi stimereste anzi fortunati di poter fare un piccolo sacrificio per andare da Gesù. Ebbene, sappiate e ricordate che Gesù sta nel Tabernacolo, e vi aspetta sempre perché vuole avervi vicini e desidera ricolmarvi delle sue grazie”.
    A quale tensione di amore i Santi avvertivano la presenza fisica di “Gesù in persona” nel Tabernacolo e il desiderio che Gesù ha di averci vicini? A tensione così alta da far dire a S. Francesco di Sales: “Centomila volte al giorno noi dovremmo visitare Gesù nel SS. Sacramento!”.
    Impariamo dai Santi ad amare anche noi le Visite a Gesù Eucaristico. Andiamo da Lui. Tratteniamoci con Lui, parlandogli con affetto di ciò che ci sta a cuore. Egli ci avvolge con il suo sguardo di amore e ci attira al suo Cuore. “Quando noi parliamo a Gesù con semplicità e con tutto il cuore - diceva il S. Curato d’Ars - egli fa come una mamma che tiene la testa del suo bambino fra le sue mani, per coprirlo di baci e di carezze”.
    Se non sappiamo fare le Visite con il colloquio personale, procuriamoci il bellissimo e ineguagliabile libretto di S. Alfonso, Visite al SS. Sacramento e a Maria SS. Come non ricordare la Visita al SS. e a Maria SS. (di S. Alfonso) che P. Pio da Pietrelcina leggeva ogni sera con voce di pianto ai piedi di Gesù esposto, prima della Benedizione Eucaristica?
    Incominciamo e siamo fedeli almeno a una Visita giornaliera a Gesù che ci aspetta con ansia di amore. Cerchiamo poi di aumentarle più che possiamo. E se non abbiamo il tempo di fare le Visite lunghe, facciamo le “Piccole Visite”, ossia: entriamo in chiesa ogni volta che possiamo, inginocchiamoci e fermiamoci pochi istanti davanti al SS. Sacramento, dicendo con amore: “Gesù, sei qui; Ti adoro, Ti amo; vieni nel mio cuore”. È cosa semplice e breve, ma tanto salutare. Ricordiamo sempre le consolanti parole di S. Alfonso M. de’ Liguori: “Siate certi che di tutti gli istanti della vostra vita, il tempo che passerete davanti al Divin Sacramento sarà quello che vi darà più forza durante la vita, più consolazione nell’ora della morte e durante l’eternità”.
    GESÙ, TI ADORO!
    Quando si ama davvero, e si ama tanto, si adora. Amore grande e adorazione sono due cose distinte, ma formano un tutt’uno: diventano amore adorante e adorazione amorosa.
    Gesù nel Tabernacolo viene adorato solo da chi lo ama davvero, e viene amato in modo eminente da chi Lo adora.
    I Santi, artisti dell’amore, sono stati adoratori fedeli e ardenti di Gesù Eucaristico. Anzi, l’adorazione eucaristica è stata sempre considerata l’immagine più reale dell’adorazione eterna che costituirà tutto il nostro Paradiso. La differenza sta solo nel velo che nasconde la vista di quella realtà divina di cui la fede ci dona certezza incrollabile.
    L’adorazione eucaristica è stata la grande passione dei Santi. Adorazione per ore e ore, a volte per giornate o per nottate intere. Lì, “ai piedi di Gesù” come Maria di Betania (Luc. 10, 39), in unione amorosa con Lui, da Lui assorbiti in contemplazione, essi consumavano il loro cuore in oblazione pura e fragrante d’amore adorante. Ascoltiamo Fratel Carlo De Foucauld che scriveva ai piedi del Tabernacolo: “Che dolcezza delle dolcezze, mio Dio!... Più di quindici ore senza aver altro da fare che questo: guardare a Voi e dirVi: Signore, Vi amo! Oh che dolcezza!...”.
    Dai grandi Dottori della Chiesa come S. Tommaso e S. Bonaventura, ai Sommi Pontefici come S. Pio V e S. Pio X, ai Sacerdoti come il S. Curato d’Ars e S. Pietro G. Eymard, alle umili creature come Santa Rita, S. Pasquale Baylon, S. Bernardetta Soubirous, S. Gerardo, S. Domenico Savio, S. Gemma Galgani..., tutti i Santi sono stati appassionati adoratori dell’Eucaristia. Essi, che amavano davvero, non contavano le ore di adorazione di amore che trascorrevano di giorno e di notte ai piedi di Gesù nel Tabernacolo.
    Pensiamo a S. Francesco d’Assisi, che trascorreva tanto tempo, spesso le notti intere, ai piedi dell’altare, e vi stava con tale devozione e umiltà da commuovere chiunque si fermasse a osservarlo. Pensiamo a S. Benedetto Labre, chiamato “il povero delle Quarant’ore”, che trascorreva le sue giornate nelle Chiese in cui c’era il Santissimo solennemente esposto. Per anni e anni questo Santo fu visto peregrinare a Roma di Chiesa in Chiesa là dove c’erano le “Quarant’ore”, e stava lì, dinanzi a Gesù, sempre in ginocchio, assorto in preghiera adorante, per otto ore immobile, nonostante gli insetti, suoi amici, che gli torturavano tutto il corpo!
    Quando si volle fare un quadro di S. Luigi Gonzaga e si discusse in quale atteggiamento raffigurarlo, si concluse di ritrarre il Santo in adorazione davanti all’altare, perché l’adorazione eucaristica fu la caratteristica più espressiva della sua santità.
    S. Margherita M. Alacoque, la prediletta del Sacro Cuore, in un giovedì Santo arrivò a stare quattordici ore di seguito prostrata in adorazione. E S. Francesca Sav. Cabrini, in una festa del Sacro Cuore, stette in adorazione per dodici ore continue, assorta e come magnetizzata da Gesù Eucaristico, tanto che, alla domanda di una suora se le era piaciuto l’addobbo speciale di fiori e drappi che ornavano l’altare, ella rispose: “Non ci ho fatto caso: ho visto un solo Fiore, Gesù; null’altro”.
    Anche a S. Francesco di Sales capitò, dopo una visita al Duomo di Milano, di sentirsi chiedere: “Ha visto, Eccellenza, che profusione di marmi, che grandiosità di linee?”. E il santo Vescovo rispose: “Che volete che vi dica? La presenza di Gesù nel Tabernacolo ha talmente assorbito il mio spirito, che è scomparsa davanti ai miei occhi tutta la bellezza dell’arte”. Quale lezione è questa risposta per noi che con grande leggerezza ci mettiamo a visitare le Chiese celebri come se fossero sale di museo!
    A proposito dell’intensità del raccoglimento durante l’adorazione, al B. Contardo Ferrini, professore all’università di Modena, successe questo fatto. Entrato in una Chiesa per una Visita a Gesù, cadde così assorto in adorazione, con lo sguardo fisso al Tabernacolo, da non accorgersi che qualcuno gli stava rubando il mantello togliendoglielo da sopra le spalle.
    “Neanche un fulmine potrebbe distrarla”, si diceva di S. Maria Maddalena Postel, a vederla così raccolta e amorosa durante l’adorazione eucaristica. A S. Caterina da Siena, invece, accadde una volta, durante l’adorazione, di sollevare lo sguardo verso una persona che le passava accanto. Per quella distrazione di un istante, la Santa si afflisse tanto, da piangere a lungo esclamando: “io sono una peccatrice, io sono una peccatrice”.
    Come non vergognarci noi con il nostro comportamento? Anche dinanzi a Gesù solennemente esposto noi siamo così facili a girarci per guardare a destra e a sinistra, ci muoviamo e ci distraiamo per dei nonnulla, senza provare, e questo è terribile, nessun dispiacere. Ah, la delicatezza d’amore dei Santi! S. Teresa insegnava: “Noi dobbiamo stare alla presenza di Gesù in Sacramento come i Santi nel cielo davanti all’Essenza Divina”. È così che ci stavano i Santi; il Curato d’Ars adorava Gesù Eucaristico con tale fervore e raccoglimento da indurre il popolo a convincersi che il Santo vedesse con gli occhi Gesù in persona. Lo stesso si diceva di S. Vincenzo de’ Paoli: “Egli vede là dentro Gesù”. Lo stesso avveniva per S. Pietro G. Eymard, l’apostolo impareggiabile dell’adorazione eucaristica, del quale fu devoto imitatore P. Pio da Pietrelcina che si iscrisse fra i Sacerdoti adoratori e tenne per quarant’anni l’immaginetta del B. Eymard sul suo tavolino.
    Ricordiamo, anzi, che il Signore sembra aver premiato in modo singolare alcuni Santi facendo loro compiere anche dopo la morte qualche atto di adorazione all’Eucaristia. Così, S. Caterina da Bologna, da più giorni morta, dinanzi all’altare del Sacramento si sollevò in preghiera di adorazione. Il cadavere dì S. Pasquale Baylon, durante la S. Messa esequiale, all’elevazione dell’Ostia e del Calice, aprì due volte gli occhi in segno di adorazione all’Eucaristia. Il Beato Matteo da Girgenti, trasportato in Chiesa per la S. Messa esequiale, congiunse le mani in adorazione verso l’Eucaristia. Il B. Bonaventura da Potenza, a Ravello, mentre il suo corpo veniva trasportato passando dinanzi all’altare del Santissimo, fece un devoto inchino a Gesù nel Tabernacolo.
    È proprio vero che “l’amore è più forte della morte” (Cant. 8, 6) e “chi mangia di questo pane vivrà in eterno” (Giov. 6, 59). L’Eucaristia è Gesù Amore. L’Eucaristia è Gesù Vita. L’adorazione eucaristica è amore celeste che vivifica e fa essere “uno” con Gesù Vittima che “incessantemente intercede per noi” (Ebr. 7, 25). Ricordiamolo: chi adora si fa “uno” con Gesù Ostia nell’intercedere presso Dio Padre per la salvezza dei fratelli. Questa è la carità suprema verso tutti gli uomini: ottenere loro il Regno dei cieli. E solo in Paradiso vedremo quante anime sono state strappate all’inferno dall’adorazione eucaristica riparatrice dei santi conosciuti e sconosciuti. Né dobbiamo dimenticare che a Fatima l’Angelo in persona insegnò ai tre pastorelli la bellissima preghiera eucaristica riparatrice, che dovremmo imparare anche noi: “Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione dei peccati con i quali Lui stesso è offeso. Per i meriti infiniti del Sacro Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, io vi domando la conversione dei peccatori”. L’adorazione eucaristica è l’estasi dell’amore divino ed è l’azione salvifica più possente nell’apostolato per la salvezza delle anime.
    Per questo il B. Massimiliano M. Kolbe, il grande apostolo mariano, in ogni sua fondazione, prima ancora delle celle per i frati, voleva che si costruisse la Cappella per introdurre subito l’adorazione perpetua al Santissimo esposto. E un giorno, in Polonia, mentre accompagnava un ospite in visita alla “Città dell’Immacolata”, arrivato nella grande Cappella dell’adorazione, disse all’ospite indicando con la mano il Santissimo Sacramento: “Tutta la nostra vita dipende da qui”.
    P. Pio da Pietrelcina, il frate stimmatizzato del Gargano, a cui accorrevano folle da ogni parte, dopo le sue ore giornaliere di confessionale, trascorreva quasi tutto il tempo del giorno e della notte presso il Tabernacolo in adorazione con Maria SS. (recitando Rosari a centinaia). Una volta il Vescovo di Manfredonia, Mons. Cesarano, scelse il convento di P. Pio per farvi otto giorni di Esercizi Spirituali. Ogni notte il Vescovo si alzava ad ore diverse per recarsi in Cappella, e ogni notte, a tutte le ore, trovava sempre P. Pio in adorazione! Il grande apostolo del Gargano operava invisibilmente su tutta la terra (e talvolta anche visibilmente con le bilocazioni) stando lì, prostrato ai piedi di Gesù, con il Rosario fra le mani. E lo diceva lui stesso ai suoi figli spirituali: “Quando volete trovarmi, venite vicini al Tabernacolo”.
    Don Giacomo Alberione, altro grande apostolo a noi contemporaneo, a fondamento di tutta la sua dinamica opera, la “Società Apostolato Stampa”, pose espressamente l’adorazione eucaristica, con la Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro, che hanno la missione unica e specifica di adorare giorno e notte Gesù Eucaristico solennemente esposto.
    Davvero l’adorazione eucaristica è l’“ottima parte” di cui parla Gesù nel rimprovero a Marta che si affaccenda dietro “molte cose” secondarie, trascurando l’“unica necessaria” scelta da Maria: l’adorazione umile e amorosa (Luc. 10, 41).
    Con quale impegno, quindi, non dobbiamo anche noi amare l’adorazione eucaristica? Se Gesù è “la consistenza di tutte le cose” (Col. 1, 17), andare da Lui, stare con Lui, unirsi a Lui significa trovare, acquistare, possedere la consistenza di se stesso e dell’universo intero. “Solo Gesù è tutto, il resto è nulla”, diceva S. Teresina. E allora, rinunciare al nulla per il Tutto, consumare se stesso per il Tutto anziché per il nulla, non dovrebbe essere la nostra vera ricchezza e suprema sapienza? Così doveva ragionare P. Pio da Pietrelcina quando scriveva: “Mille anni trascorsi in mezzo alla gloria degli uomini non compensano neppure un’ora sola trascorsa in dolce colloquio con Gesù Sacramentato”.
    Come dovremmo anche noi, al pari dei Santi, invidiare gli Angeli che circondano ininterrottamente i Tabernacoli!
    AMARE LA “CASA DI GESÙ”
    La divina Presenza Reale di Gesù nei nostri Tabernacoli è stata sempre oggetto di immensa riverenza e rispetto da parte dei Santi. La loro delicatezza amorosa, verginale, per le “cose di Gesù” (1 Cor. 7, 32) era una delle espressioni più evidenti del loro grande amore che non ammetteva riserve, che tutto considerava di grande importanza, anche una semplice cosa di rito esterno, per la quale S. Teresa e S. Alfonso si dicevano pronti a sacrificare la stessa vita.
    Ed è dai Santi che dobbiamo imparare ad amare Gesù circondando di premure affettuose i santi Tabernacoli, gli altari e le Chiese sue “dimore” (Marc. 11, 17).
    Del resto, Gesù stesso volle istituire il Sacramento dell’amore in un luogo nobile e bello: il Cenacolo, una grande sala con addobbi e tappeti (Luc. 22, 12). E i Santi hanno sempre zelato con tutte le forze il decoro per la Casa di Dio.
    S. Francesco d’Assisi, ad esempio, nelle sue peregrinazioni apostoliche portava con sé o si procurava una... scopa, per scopare le Chiese che non trovava pulite; dopo la predica al popolo, di solito egli radunava il clero del paese e raccomandava con ardore lo zelo per il decoro della Casa del Signore; faceva preparare da S. Chiara e dalle clarisse i sacri lini per gli altari, e, nonostante la sua povertà, procurava e inviava pissidi, calici, tovaglie alle Chiese povere e abbandonate.
    Dalla vita di S. Giovanni Battista De La Salle sappiamo che il Santo voleva vedere la Cappella sempre linda e ornata, l’altare in perfetto ordine, la lampada eucaristica sempre accesa. Le tovaglie sporche, gli ornamenti strappati, i vasi poco puliti, ferivano i suoi occhi e più ancora il suo cuore. Nessuna spesa egli riteneva eccessiva, quando si trattava del culto a Gesù.
    S. Paolo della Croce voleva così lindi gli arredi e gli oggetti sacri, che un giorno mandò indietro uno dopo l’altro due corporali perché non gli sembravano abbastanza puliti.
    Tra i sovrani amanti dell’Eucaristia, S. Venceslao, re di Boemia, preparava da sé il terreno, seminava il grano, lo mieteva, lo macinava, lo passava a staccio, e col fior fiore della farina preparava le ostie per il S. Sacrificio. E S. Radegonda, regina di Francia, divenuta umile religiosa, era felice di poter macinare con le sue mani il grano scelto per le sante Messe, e ne provvedeva gratuitamente le Chiese povere. Ricordiamo anche S. Vincenza Gerosa che si prendeva cura delle viti per il vino delle Sante Messe. Con le sue mani le coltivava, le potava, felice al pensiero che quei grappoli d’uva da lei curati sarebbero diventati Sangue di Gesù.
    Che dire poi della delicatezza dei Santi verso le Specie eucaristiche? Intatta era la loro fede nella Presenza Reale di Gesù anche nel più piccolo frammento di Ostia. Bastava vedere P. Pio con quale delicata finezza purificava la patena e i vasi sacri all’altare: gli si leggeva l’adorazione sul volto!
    Quella volta che S. Teresina vide un piccolo frammento di Ostia sulla patena, dopo la S. Messa, chiamò le novizie e in processione ella portò in sacrestia la patena con una grazia e un’adorazione veramente angeliche. E S. Teresa Margherita, trovato un frammento di Ostia a terra presso l’altare, scoppiò in pianto perché pensò a una irriverenza verso Gesù, e si pose in adorazione accanto al frammento fino a che non venne un Sacerdote a raccoglierlo e riporlo nel Tabernacolo.
    Una volta a S. Carlo Borromeo, mentre distribuiva la Comunione, cadde inavvertitamente di mano una Sacra Particola. Il Santo si ritenne colpevole di grave irriverenza a Gesù, e ne soffrì tanto che per quattro giorni non ebbe il coraggio di celebrare la S. Messa e si impose per penitenza otto giorni di digiuno!
    E che dire di S. Francesco Saverio che a volte, distribuendo la S. Comunione, si sentiva afferrare da un tale senso di adorazione verso Gesù fra le sue mani, che si poneva in ginocchio a comunicare i fedeli? Non era quello uno spettacolo di fede e di amore degno del cielo?
    Ancor più fine, inoltre, era il tatto dei Santi Sacerdoti nel toccare la SS. Eucaristia. Come avrebbero desiderato essi avere le stesse mani verginali dell’Immacolata! A S. Corrado di Costanza capitava che di notte gli indici e i pollici gli diventavano luminosi, per la fede e l’amore con cui usava quelle dita nel toccare il Corpo Santissimo di Gesù. S. Giuseppe da Copertino, il santo estatico che volava come un Angelo, rivelava la sua squisita delicatezza d’amore a Gesù nell’espresso desiderio di avere un altro paio di indici e di pollici, da poter mettere solo per toccare la Carne Santissima di Gesù. E P. Pio da Pietrelcina talvolta stentava visibilmente a prendere fra le dita l’Ostia Santa, ritenendosi indegno di toccarla con le sue mani “stimmatizzate”. (Cosa dire, oggi della penosa leggerezza con cui si tenta di introdurre ovunque la Comunione sulla mano anziché sulla lingua? Di fronte ai Santi così umili e angelici non si fa forse la figura di rozzi presuntuosi?).
    Altra grande preoccupazione dei Santi, per il decoro della Chiesa e delle anime, è stata quella di esigere la modestia e il pudore dalle donne. La severità su questo punto particolare si trova costantemente riaffermata da tutti i Santi, da S. Paolo Apostolo (il velo alle donne perché non abbiano la testa “come se fosse rasa!”: 1 Cor. 11, 5-6) a S. Giovanni Crisostomo, a S. Ambrogio ecc., fino a P. Pio da Pietrelcina che non ammetteva mezze misure, ma esigeva sempre abiti modesti lunghi ben sotto le ginocchia. E come potrebbe essere altrimenti? Il Servo di Dio P. Leopoldo da Castelnuovo cacciava fuori di Chiesa le donne in abiti poco modesti chiamandole “carne da mercato”. Cosa direbbe oggi che quasi tutte le donne, anche dentro le Chiese fanno strazio del pudore e della decenza? Esse continuano, persino nei luoghi sacri, la diabolica arte seduttrice di Eva verso la concupiscenza dell’uomo, come dice lo Spirito Santo (Eccli. 9, 9); ma la giustizia di Dio non lascerà impunita tanta stoltezza e immondezza; anzi, come dice l’Apostolo, “è soprattutto per questi peccati (della carne) che si scatena la collera di Dio” (Col. 3, 5-6).
    Ugualmente, i Santi hanno sempre raccomandato, con l’esempio e con la parola, l’angelica compostezza con cui entrare in Chiesa, segnarsi devotamente con l’acqua santa, genuflettere piamente, e, prima di ogni altra cosa, adorare Gesù in Sacramento unendosi agli Angeli e ai Santi che gli stanno attorno. Se si sosta in preghiera, bisogna raccogliersi con cura per conservarsi attenti e devoti; è anche bene accostarsi più che si può all’altare del Sacramento, perché il B. Giovanni Duns Scoto ha dimostrato che l’influsso fisico dell’Umanità Santissima di Gesù è tanto più intenso quanto più si è vicini al suo Corpo e Sangue (S. Gemma Galgani, infatti, diceva che a volte non le era possibile accostarsi di più all’altare del Santissimo, perché le si accendeva un tale fuoco d’amore nel cuore da arrivare a bruciarle i panni sul petto!).
    Chi vedeva S. Francesco di Sales entrare in Chiesa, segnarsi, genuflettere, pregare davanti al Tabernacolo, doveva dar ragione al popolo che diceva: “Così fanno gli Angeli e i Santi in cielo”.
    Una volta un principe della corte di Scozia disse a un amico: “Se tu vuoi vedere come pregano gli Angeli in cielo, va in Chiesa e guarda la Regina Margherita come prega con i suoi figli davanti all’altare”. A tutti i frettolosi e i distratti bisognerebbe ricordare con fermezza le parole del B. Luigi Guanella: “La Chiesa non può mai diventare né un corridoio, né un cortile, né una via, né una piazza”. E S. Vincenzo de’ Paoli raccomandava con tristezza di non fare davanti al SS. Sacramento certe genuflessioni da “marionette”.
    Non siano vani per noi questi esempi e ammaestramenti dei Santi.
    Leggiamo nel Vangelo un piccolo episodio che contiene un grande gesto d’amore tutto grazia e profumo. È il gesto che compì S. Maria Maddalena nella casa di Betania, quando si avvicinò a Gesù “con un vaso di alabastro pieno di profumo di gran valore, e lo versò sul capo di Lui” (Matt. 26, 7). Circondare di grazia e di profumo i santi Tabernacoli è stato un compito affidato sempre a quelle creature gentili e profumate che sono i fiori. E anche in questo i Santi non sono stati secondi a nessuno. Quando l’Arcivescovo di Torino volle entrare un giorno, occasionalmente, nella Chiesa della “Piccola Casa della Provvidenza,” la trovò così nitida, con l’altare ornato e profumato di fiori, che chiese a S. Giuseppe Cottolengo: “Che festa si celebra oggi?”. Il Santo gli rispose: “Nessuna festa facciamo oggi: ma qui, in Chiesa, è sempre festa”.
    S. Francesco Di Geronimo si industriava a piantare e a coltivare da sé i fiori per l’altare del Sacramento, e talvolta li faceva anche crescere miracolosamente perché Gesù non restasse senza fiori.
    “Un fiore a Gesù”: non priviamoci di questo delicato gesto d’amore a Gesù. Sarà una piccola spesa settimanale, ma verrà ricompensata da Gesù “al centuplo” e i nostri fiori sull’altare esprimeranno con la loro grazia e fragranza la nostra presenza d’amore accanto a Gesù.
    C’è di più, anzi. S. Agostino ci ricorda una pia usanza dei suoi tempi: dopo la S. Messa i fedeli si disputavano i fiori dell’altare; li portavano a casa e li conservavano come reliquie, perché sull’altare erano stati vicini vicini a Gesù, presenti al suo Divin Sacrificio. E Santa Giovanna Francesca di Chantal, diligentissima nel portare sempre fiori freschi a Gesù, appena cominciavano ad appassire accanto al Tabernacolo, li prendeva e li portava in cella per averli con sé ai piedi del suo Crocifisso. Quando si ama!
    Impariamo e imitiamo.




  2. #32
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    V COLUI CHE CI DONA GESÙ
    Il Sacerdote è l’“uomo di Dio” (2 Tim. 3, 17) COLUI CHE Cl DONA GESÙ
    Chi è che ci prepara l’Eucaristia e ci dona Gesù? È il Sacerdote. Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbero né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli.
    E chi è il Sacerdote? È l’“Uomo di Dio” (2 Tim. 3, 17). Difatti, è solo Dio che lo sceglie e lo chiama da mezzo agli uomini, con una vocazione specialissima (“Nessuno assume da sé questo onore, ma solo chi è chiamato da Dio”: Ebr. 5, 4), lo separa da tutti gli altri (“segregato per il Vangelo”: Rom. 1, 1), lo segna con un carattere sacro che durerà eternamente (“Sacerdote in eterno”: Ebr. 5, 6) e lo investe dei divini poteri del Sacerdozio ministeriale perché sia consacrato esclusivamente alle cose di Dio: il Sacerdote “scelto fra gli uomini è costítuito a pro’ degli uomini in tutte le cose di Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Ebr. 5, 1-2).
    Con la Sacra Ordinazione il Sacerdote viene consacrato nell’anima e nel corpo. Diviene un essere tutto sacro, configurato a Gesù Sacerdote. Per questo il Sacerdote è il vero prolungamento di Gesù; partecipa della stessa vocazione e missione di Gesù; impersona Gesù negli atti più importanti della redenzione universale (culto divino ed evangelizzazione); è chiamato a riprodurre nella sua vita l’intera vita di Gesù: vita verginale, povera, crocifissa. È per questa conformità a Gesù che egli è “ministro di Cristo fra le genti” (Rom. 15, 16), guida e maestro delle anime (Matt. 28, 20).
    S. Gregorio Nisseno scrive: “Colui che ieri era confuso col popolo, diventa suo maestro, suo superiore, dottore delle cose sante e capo dei sacri misteri”. Ciò avviene ad opera dello Spirito Santo, poiché “non è un uomo, non un angelo, non un arcangelo, non una potenza creata, ma lo Spirito Santo quegli che investe del Sacerdozio” (S. Giovanni Crisostomo). Lo Spirito Santo configura l’anima del Sacerdote a Gesù, impersona Gesù in lui, di modo che “il Sacerdote all’altare opera nella stessa Persona di Gesù” (S. Cipriano), ed “è padrone di tutto Dio” (S. Giovanni Crisostomo). Non ci sarà da meravigliarsi, allora, se la dignità del Sacerdote viene considerata “celestiale” (S. Cassiano), “divina” (S. Dionisio), “infinita” (S. Efrem), “venerata con amore dagli stessi Angeli” (S. Gregorio Nazianzeno), tanto che “quando il Sacerdote celebra il Sacrificio Divino, gli Angeli stanno vicini a lui, e in coro intonano un cantico di lode in onore di colui che si immola” (S. Giovanni Crisostomo). E ciò avviene ad ogni S. Messa!
    Sappiamo che S. Francesco d’Assisi non volle diventare Sacerdote perché si riteneva troppo indegno di così eccelsa vocazione. Venerava i Sacerdoti con tale devozione da considerarli suoi “Signori”, poiché in essi vedeva solamente “il Figlio di Dio”; e il suo amore alla Eucaristia si fondeva con l’amore al Sacerdote, il quale consacra e amministra il Corpo e Sangue di Gesù. In particolare, venerava le mani dei Sacerdoti, che egli baciava sempre in ginocchio con grande devozione; e anzi baciava anche i piedi e le stesse orme dove era passato un Sacerdote.
    La venerazione per le mani consacrate del Sacerdote, baciate con riverenza dai fedeli, è da sempre nella Chiesa. Basti pensare che durante le persecuzioni, nei primi secoli, un oltraggio particolare ai Vescovi e ai Sacerdoti consisteva nell’amputare loro le mani, perché non potessero più né consacrare né benedire. I cristiani raccoglievano quelle mani e le conservavano come reliquie fra gli aromi. Anche il bacio delle mani del Sacerdote è una espressione delicata di fede e di amore a Gesù che il Sacerdote impersona. Più si ha fede e amore, più si è spinti a prostrarsi dinanzi al Sacerdote e a baciare quelle mani “sante e venerabili” (Canone Romano) fra cui Gesù si fa amorosamente presente ogni giorno. “O veneranda dignità del Sacerdote - esclama S. Agostino - nelle cui mani il Figlio di Dio si incarna come nel seno della Vergine!”. E il S. Curato d’Ars diceva: “Si dà un gran valore agli oggetti che sono stati deposti, a Loreto, nella scodella della Vergine Santa e del Bambino Gesù. Ma le dita del Sacerdote, che hanno toccato la Carne adorabile di Gesù Cristo, che si sono affondate nel calice, dove è stato il suo Sangue, nella pisside dove è stato il suo Corpo, non sono forse più preziose?”. Forse non ci abbiamo mai pensato, ma è così. E gli esempi dei Santi lo confermano.
    La venerabile Caterina Vannini vedeva in estasi gli Angeli che durante la Messa circondavano le mani del Sacerdote e le sostenevano al momento dell’elevazione dell’Ostia e del Calice. Possiamo immaginare con quale rispetto e affetto la venerabile baciava quelle mani?
    Santa Edwige, regina, ogni mattina assisteva a tutte le SS. Messe che si celebravano nella Cappella di Corte, mostrandosi molto grata e riverente verso i Sacerdoti che avevano celebrato: li invitava dentro, baciava loro le mani con somma devozione, li faceva nutrire, trattandoli con tutti gli onori più distinti. La si udiva esclamare commossa: “Benedetto chi ha fatto discendere Gesù dal cielo e lo ha dato a me”.
    S. Pasquale Baylon era il portinaio del Convento. Ogni volta che arrivava un Sacerdote, il santo fraticello si inginocchiava e gli baciava riverentemente tutte e due le mani. Di lui, come di S. Francesco, si disse che “era devoto delle mani consacrate dei Sacerdoti”. Egli le riteneva capaci di tener lontani i mali e di ricolmare di beni chi le toccava con venerazione, perché sono le mani di cui si serve Gesù.
    E non era forse edificante vedere come P. Pio da Pietrelcina cercava di baciare con amore le mani di qualche sacerdote, magari afferrandole a sorpresa? E che dire dell’altro servo di Dio, Don Dolindo Ruotolo, il quale non ammetteva che un Sacerdote potesse negargli “la carità” di fargli baciare le mani?
    Del resto, sappiamo che questo atto di venerazione spesso è stato premiato da Dio con veri miracoli. Nella vita di S. Ambrogio, si legge che un giorno, appena celebrata la S. Messa, il Santo fu avvicinato da una donna paralitica che volle baciargli le mani. La poveretta riponeva grande fede in quelle mani che avevano consacrato l’Eucaristia: e fu guarita all’istante. Lo stesso, a Benevento, una donna paralitica da quindici anni, chiese al Papa Leone IX di poter bere l’acqua da lui adoperata durante la S. Messa per l’abluzione delle dita. Il Santo Papa accontentò l’inferma in questa richiesta umile come quella della Cananea che chiese a Gesù “le briciole che cadono dalla mensa dei padroni” (Matt. 15, 27). E fu subito guarita anch’essa.
    La fede dei Santi era davvero gigante e operante! Vivevano di fede (Rom. 1, 17) e operavano per fede con un amore che non ammetteva limiti quando si trattava di Gesù. E il Sacerdote per essi era né più né meno che Gesù. “Nei Sacerdoti vedo il Figlio di Dio”, diceva S. Francesco d’Assisi. “Ogni volta che vedete un Sacerdote - predicava il S. Curato d’Ars - pensate a Gesù”. S. Maria Maddalena de’ Pazzi, infatti, parlando di qualche Sacerdote soleva dire: “questo Gesù”. Ed è per questo che S. Caterina da Siena e S. Teresa di Gesù baciavano la terra dove era passato un Sacerdote. Ancor più, S. Veronica Giuliani, un giorno, visto il Sacerdote salire la scala del monastero per portare la S. Comunione alle ammalate, si inginocchiò in fondo alla scalinata e salì quei gradini in ginocchio, baciandoli uno ad uno e bagnandoli di lagrime d’amore. Quando si ama!
    “Se io incontrassi - diceva il S. Curato d’Ars - un Sacerdote e un Angelo, saluterei prima il Sacerdote, poi l’Angelo... Se non ci fosse il Sacerdote, a nulla gioverebbe la Passione e la Morte di Gesù... A che servirebbe uno scrigno ricolmo d’oro, quando non vi fosse chi lo apre? Il Sacerdote ha la chiave dei tesori celesti...”. Chi fa discendere Gesù nelle candide ostie? Chi mette Gesù nei nostri Tabernacoli? Chi dona Gesù alle nostre anime? Chi purifica i nostri cuori per poter ricevere Gesù?... Il Sacerdote, solo il Sacerdote. Egli è il “ministro del Tabernacolo” (Ebr. 13, 10), è il “ministro della riconciliazione” (2 Cor. 5, 18), è il “ministro di Gesù per i fratelli” (Col. 1, 7), è il “dispensatore dei misteri divini” (1 Cor. 4, 1). E quanti episodi non si potrebbero narrare di Sacerdoti eroici nel sacrificare se stessi per donare Gesù ai fratelli? Ne riferiamo uno solo fra i tanti.
    Alcuni anni fa, in una parrocchia bretone stava per morire il vecchio curato. Insieme a lui, era in fin di vita anche uno dei suoi parrocchiani, tra i più lontani da Dio e dalla Chiesa. Il povero Parroco era desolato perché impossibilitato a muoversi, e mandò a lui il viceparroco avvertendolo di ricordare al moribondo che una volta aveva promesso di non morire senza i Santi Sacramenti. “Ma io lo promisi al Parroco, e non a voi”, si scusò il malato. Il vice-parroco dovette andarsene, e riferì la risposta al Parroco. Questi non si tirò indietro, pur sapendo di avere solo poche ore di vita. Pregò e ottenne di essere portato a casa del peccatore. Vi arrivò; riuscì a confessare e a dare Gesù al moribondo; poi gli disse: “Arrivederci in Paradiso!”. Su una lettiga il coraggioso Parroco fu riportato in canonica. Arrivati, si sollevò la coperta, ma il parroco non si muoveva più: era spirato.
    Veneriamo il Sacerdote e siamogli grati perché ci dona Gesù; ma soprattutto preghiamo per la sua altissima missione, che è la missione stessa di Gesù: “Come il Padre ha mandato Me, così io mando voi” (Giov. 20, 21). Missione divina che fa girar la testa e impazzir di amore, a rifletterci fino in fondo. Il Sacerdote “è assimilato al Figlio di Dio” (Ebr. 7, 3), e il Santo Curato d’Ars diceva che “solo in cielo misurerà tutta la sua grandezza. Se già sulla terra lo intendesse, morrebbe non di spavento, ma di amore... Dopo Dio, il Sacerdote è tutto”.
    Ma questa sublimità di grandezza comporta responsabilità enormi che pesano sulla povera umanità del Sacerdote; umanità in tutto identica a quella di ogni altro uomo. “Il Sacerdote - diceva S. Bernardo - per natura è come tutti gli altri uomini, per dignità è superiore a qualsiasi altro uomo della terra, per condotta deve essere emulo degli Angeli”.
    Vocazione divina, missione sublime, vita angelica, dignità eccelsa, pesi sterminati... in povera carne umana! Diceva bene il Servo di Dio Don Edoardo Poppe, sacerdote mirabile: “Il Sacerdozio è Croce e Martirio”.
    Si pensi al peso delle responsabilità per la salvezza delle anime affidate al Sacerdote. Egli ha da preoccuparsi di portare alla fede gli increduli, di convertire i peccatori, di infervorare i tiepidi, di sospingere sempre più in alto i buoni, di far camminare sulle vette i santi. Ma come può fare tutto ciò se non è davvero “uno” con Gesù? Per questo Padre Pio da Pietrelcina diceva: “Il Sacerdote o è un santo o è un demonio”. O santifica o rovina. Ma quale disastro incalcolabile non provoca il Sacerdote che profana la sua vocazione con un indegno comportamento o addirittura la calpesta rinnegando il suo stato di consacrato ed eletto del Signore (Giov. 15, 16)?
    Il S. Curato d’Ars, è scritto nei Processi canonici, versava lagrime abbondantissime “pensando alla disgrazia dei sacerdoti che non corrispondono alla santità della loro vocazione”. E P. Pio da Pietrelcina ha descritto visioni angosciose sulle sofferenze spaventose di Gesù per colpa di sacerdoti indegni e infedeli.
    Si sa che S. Teresina, l’angelica carmelitana, fece la sua ultima Comunione, prima di morire, per questa sublime intenzione: ottenere il ritorno di un Sacerdote traviato che aveva rinnegato la sua vocazione. E si sa che questo sacerdote morì pentito, invocando Gesù.
    Sappiamo che non sono rare le anime, specialmente verginali, che si sono offerte vittime per i Sacerdoti. Sono anime predilette da Gesù in modo assolutamente singolare. Ma preghiamo anche noi, e offriamo anche noi sacrifici per i Sacerdoti, per quelli in pericolo e per quelli più saldi, per quelli traviati e per quelli già avanti nella perfezione.
    E in particolare, ogni volta che vediamo un Sacerdote all’altare, preghiamo anche noi la Madonna con le parole del venerabile Carlo Giacinto: “O cara Madonna, presta il tuo Cuore a quel Sacerdote, affinché possa degnamente celebrare”. Meglio ancora, anzi, preghiamo perché ogni Sacerdote possa imitare S. Gaetano, il quale si preparava alla celebrazione della S. Messa unendosi così intimamente a Maria SS., che di lui si diceva: “celebra la Messa come se fosse Lei”. E difatti, come la Madonna accolse Gesù fra le sue mani a Betlem, così il Sacerdote riceve Gesù fra le sue mani nella S. Messa. Come la Madonna offrì Gesù Vittima sul Calvario, così il Sacerdote offre l’Agnello immolato sull’altare. Come la Madonna ha donato Gesù all’umanità, così il Sacerdote ci dona Gesù con la S. Comunione. Dice bene, quindi, S. Bonaventura: ogni sacerdote all’altare dovrebbe essere interamente identificato alla Madonna, perché “come per mezzo di Lei ci è stato dato questo Santissimo Corpo, così per le sue mani si deve offrire”. E S. Francesco d’Assisi diceva che la Madonna rappresenta per tutti i Sacerdoti lo specchio della loro santità, data la stretta vicinanza che c’è fra l’incarnazione del Verbo nel seno di Maria e la consacrazione eucaristica fra le mani del Sacerdote.






  3. #33
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    VI IL PANE DI MAMMA
    “ ... Maria da cui è nato Gesù” (Matt. 1, 16)
    IL PANE DI MAMMA
    L’Eucaristia è il Pane della nostra Mamma divina. È il Pane fatto da Maria con la farina della sua carne immacolata, impastata del suo latte verginale. Scriveva S. Agostino: “Gesù ha preso carne dalla carne di Maria”.
    Anche nell’Eucaristia, lo sappiamo, insieme alla Divinità c’è tutto il Corpo e Sangue di Gesù tratti dal Corpo e Sangue di Maria tutta Vergine. Perciò sarà tanto vero e tanto bello, ad ogni S. Comunione che si fa, avvertire nell’Eucaristia la dolce e misteriosa presenza di Maria SS., inseparabile e tutt’una con Gesù Ostia. Gesù è sempre il suo Figliolo adorato, Carne della sua Carne e Sangue del suo Sangue. Se Adamo poteva chiamare Eva, tratta dalla sua costola, “ossa delle mie ossa, carne della mia carne” (Gen. 2, 23), quanto più non potrà Maria SS. chiamare Gesù “carne della mia carne e sangue del mio sangue”? Tratta dall’“intatta Vergine”, come dice S. Tommaso d’Aquino, la Carne di Gesù è la carne materna di Maria, il Sangue di Gesù è il sangue materno di Maria. Non sarà mai possibile, quindi, separare Gesù da Maria.
    Per questo, ad ogni S. Messa che si celebra, anche la Beata Vergine può ripetere con verità a Gesù nell’Ostia e nel Calice: “Tu sei mio Figlio. Oggi io ti ho generato” (Salm. 2, 7), E giustamente S. Agostino ci insegna che nell’Eucaristia “Maria estende e perpetua la sua Divina Maternità”, mentre S. Alberto Magno esorta con amore: “Anima mia, se vuoi godere l’intimità di Maria, lasciati portare fra le sue braccia e nutriti del suo sangue... Va’ con questo pensiero ineffabilmente casto alla mensa di Dio e troverai nel Sangue del Figlio il nutrimento della Madre”. Dicono parecchi Santi e teologi (S. Pier Damiani, S. Bernardo, S. Bonaventura, S. Bernardino...), che Gesù istituì l’Eucaristia anzitutto per Maria, e poi, tramite Maria, Mediatrice universale di ogni grazia, per tutti noi. È da Maria, quindi, che ci viene donato Gesù giorno per giorno: e in Gesù è sempre la carne immacolata e il sangue verginale della Sua Mamma divina che penetra nel nostro cuore e inebria la nostra anima. In un’estasi durante la celebrazione della S. Messa, S. Ignazio di Loyola contemplò un giorno la realtà svelata di questa dolcissima verità, e ne restò celestialmente commosso.
    Se pensiamo, inoltre, che Gesù, frutto del seno inmacolato di Maria, è tutto l’amore, tutta la dolcezza, tutta l’intimità, tutta la ricchezza, tutta la vita di Maria, ricevendo Lui noi non possiamo non ricevere anche Colei che per i vincoli del sommo amore, oltre che per i vincoli della carne e del sangue, forma un’unica cosa, un solo tutto con Gesù, sempre e indissolubilmente “unita al suo Diletto” (Cant. 8, 5). Non è forse vero che l’amore, è soprattutto l’amore divino, unisce e unifica? E possiamo noi pensare, dopo quella in seno alla Trinità Beata, una unità più intima e totale di quella fra Gesù e Maria Vergine?
    L’immacolatezza di Maria, la verginità di Maria, la tenerezza, la dolcezza, l’amore di Maria, e perfino gli stessi tratti del volto celestiale di Maria: tutto noi ritroviamo in Gesù, giacché l’umanità santissima assunta dal Verbo è tutta e solo umanità di Maria, per il mistero ineffabile della Concezione verginale, operata dallo Spirito Santo, che rese Maria Madre di Gesù consacrandola Vergine eternamente intatta e splendente nell’anima e nel corpo.
    Per questo “l’Eucaristia - scrive ancora S. Alberto Magno - crea gli impulsi dell’amore angelico e ha la singolare efficacia di mettere nelle anime un sacro istinto di tenerezza per la Regina degli Angeli. Ella ci ha dato la carne della sua carne, le ossa delle sue ossa, e continua a darci nell’Eucaristia questa dolce e verginale vivanda celeste”.
    Infine, come nella generazione eterna del Verbo, in seno alla Trinità, il Padre si dona tutto al Figlio, “Specchio del Padre”, così nella generazione temporale dello stesso Verbo, in seno all’umanità, la Madre Divina si dona tutta al Figlio, al suo Gesù, “il fiore verginale della Vergine Madre” (Pio Xll); e il Figlio a sua volta si dona tutto alla Madre assimilandosi a Lei e rendendola “tutta deificata” (S. Pier Damiani).
    S. Pietro Giuliano Eymard, il santo tutto amore alla Eucaristia, affermava che già su questa terra, dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, la Beata Vergine “viveva nel Santissimo Sacramento, viveva di esso”, ed egli amava perciò chiamarla “Nostra Signora del Santissimo Sacramento”. E P. Pio da Pietrelcina diceva talvolta ai suoi figli spirituali: “Ma non vedete la Madonna sempre accanto al Tabernacolo?”. E come potrebbe non esserci Lei che sul Calvario “stava presso la Croce di Gesù” (Giov. 19, 25)? Per questo S. Alfonso de’ Liguori ad ogni Visita a Gesù Eucaristico univa sempre la Visita a Maria SS. E il Beato Massimiliano M. Kolbe raccomandava che, andando da Gesù Eucaristico, non si trascurasse mai il ricordo della presenza di Maria, chiamandola e unendosi a Lei, facendosi almeno attraversare la mente dal suo Nome soave.
    Nella vita di S. Giacinto, domenicano, si legge che una volta, il Santo, ad evitare una profanazione del Santissimo Sacramento, corse a prendere dal Tabernacolo la Pisside con le Sante Particole, per metterla al sicuro. Mentre S. Giacinto stava per andar via con Gesù Eucaristico stretto al petto, udì una voce venire dalla statua di Maria SS. posta accanto all’altare: “E come? Porti via Gesù senza portare anche me?...”. Il Santo si fermò interdetto, capì il richiamo, ma non sapeva come fare a portare via anche la statua della Celeste Mamma; incerto, si avvicinò alla statua per cercare di prenderla con la sola mano libera che poteva avere, ma non ci fu bisogno di sforzo alcuno, perché la statua era divenuta leggera come una piuma. Il significato del prodigio è delicatissimo: prendere Maria con Gesù non può pesare né costare assolutamente nulla, perché Essi “stanno l’uno nell’altro” (Giov. 6, 57) in maniera divinamente sublime.
    Bellissima è anche la risposta che S. Bernardetta Soubirous diede a chi voleva metterla in difficoltà con una domanda un po’ imbarazzante: “Ti piace di più ricevere la S. Comunione o vedere la Madonna nella grotta?”. La piccola Santa pensò qualche istante e poi rispose: “Che domanda strana! Son cose che non si possono separare. Gesù e Maria vanno sempre insieme”.
    L’unione fra la Madonna e l’Eucaristia resterà di sua natura indissolubile “fino alla consumazione dei secoli” (Matt. 28, 20). Sì, Maria SS. con il suo corpo e con la sua anima è il celeste “Tabernacolo del Signore” (Apoc. 21, 3); è l’incorruttibile ostia “santa e immacolata” (Ef. 5, 27) che riveste di sé il Verbo di Dio fatto uomo; S. Germano arriva a chiamarla “Paradiso soavissimo di Dio!” E anzi, secondo una pia sentenza, avvalorata dalle estasi e visioni di S. Veronica Giuliani, e soprattutto della Beata Maddalena Martinengo, anche in Paradiso la Vergine Santissima conserva e conserverà in eterno Gesù Ostia visibile nel suo petto, e ciò a sua “eterna consolazione, per giubilo di tutti i Beati, e specialmente a perenne letizia dei devoti del SS. Sacramento”. È l’immagine della Madonna Mediatrice universale fatta dipingere anche recentemente da adre Speranza e collocata nel Santuario di Collevalenza. È la stessa immagine riprodotta di frequente negli ostensori eucaristici dei secoli scorsi, che rappresentano la Madonna con l’incavo nel petto per collocarvi l’Ostia Consacrata. “Beato il grembo che ti ha portato”, gridò la donna in mezzo alla folla. E per questo in alcune chiese di Francia il tabernacolo eucaristico veniva collocato in una statua dell’Assunta. Il significato è luminoso: e sempre Maria SS. che ci dona Gesù, Frutto Benedetto del suo seno verginale e Cuore del suo Cuore Immacolato. Ed Ella continuerà per l’eternità a portare Gesù Eucaristico nel suo petto per offrirLo alla contemplazione gioiosa dei Beati ai quali è dato già adesso vedere la Divina Persona di Gesù nelle Specie eucaristiche, secondo l’insegnamento del Dottore Angelico, S. Tommaso d’Aquino.
    Ma anche l’unione nostra con la Madonna trova il suo punto ardente di fusione piena e più amorosa proprio nell’Eucaristia, e specialmente nella S. Comunione. Con Gesù Ostia anch’Ella entra in noi, si fa tutt’una con ciascuno di noi suoi figli, effondendo il suo amore materno sulla nostra anima e sul nostro corpo. Scrisse bene, infatti, il grande S. Ilario, Padre e Dottore della Chiesa: “La gioia più grande che noi possiamo dare a Maria è quella di portare Gesù Eucaristico nel nostro petto”. La Sua materna unione con Gesù diventa unione anche con chi si unisce a Gesù, specialmente nella S. Comunione. E che cosa può allietare tanto chi ama, quanto l’unione con la persona amata? E noi, non siamo forse i figli diletti della Celeste Mamma?
    Quando noi andiamo da Gesù all’altare, troviamo sempre, come i Re Magi a Betlem, “Gesù con Maria sua Madre” (Matt. 2, 2); e Gesù Ostia, sull’altare del nostro cuore, può ripetere a ciascuno di noi come a S. Giovanni Evangelista sull’altare del Calvario: “Ecco tua Madre” (Giov. 19, 27).
    Con sublime elevazione, S. Agostino ci illustra ancora meglio come Maria SS. si fa nostra e si unisce a ciascuno di noi con la Comunione Eucaristica: “Il Verbo è il nutrimento degli Angeli. Gli uomini non hanno la forza di nutrirsi, eppure ne hanno bisogno. Occorre trovare una madre che mangi di questo Pane soprasostanziale, e lo trasformi in latte per nutrire i suoi poveri figli. Ed ecco Maria: ella si nutre del Verbo e lo trasforma nella SS. Umanità, lo trasforma in Corpo e Sangue, in questo latte soavissimo che si chiama Eucaristia”.
    Per questo è cosa naturale che nei grandi, come nei piccoli Santuari mariani si sviluppa sempre la pietà eucaristica, al punto da poterli considerare anche Santuari eucaristici. Si pensi a Lourdes, Fatima, Loreto, Pompei..., dove le folle si accostano all’altare a file quasi interminabili per nutrirsi del Frutto di Maria. E non può essere diversamente, perché non c’è unione così intima e dolce con la Madonna come quella che si realizza ricevendo la SS. Eucaristia. Davvero Gesù e Maria “vanno sempre insieme”, come diceva S. Bernardetta!
    Riflettiamo, inoltre, che la Madonna stessa a Fatima, insieme al S. Rosario, chiese soprattutto la Comunione riparatrice per tutte le offese e gli oltraggi che riceve il suo Cuore Immacolato. Ella cerca cuori amanti che vogliano consolarLa “accogliendola nella propria dimora”, come fece S. Giovanni Evangelista (Giov. 19, 27). E noi davvero L’accogliamo nella dimora del nostro cuore, nel modo più intimo e a Lei più caro, ogni volta che La facciamo penetrare con Gesù Ostia in noi, e Le offriamo Gesù vivo e vero a suo supremo conforto e delizia. Ma quale grazia non è mai questa, di trovarci anche noi uniti alla Madonna, con Gesù e in Gesù? Non voleva forse S. Ambrogio che tutti i cristiani avessero “l’anima di Maria per magnificare il Signore, lo spirito di Maria per esultare in Dio?” Proprio questo ci vien concesso in maniera superlativa in ogni Santa Comunione. Pensiamoci con affetto e gratitudine.
    Alla base di uno degli antichi ostensori raffiguranti Maria SS. che porta l’Eucaristia nel petto, si trovano incise queste parole: “O cristiano, che pieno di fede vieni a ricevere il Pane di vita, mangialo degnamente, e ricordati che esso è stato impastato con il purissimo sangue di Maria”. In realtà, Maria può davvero chiamarci a Sé e dirci con il Profeta ispirato: “Venite e mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato per voi” (Prov. 9, 5). Il B. Massimiliano M. Kolbe voleva esprimere il contenuto di questo passo ispirato quando progettava che tutti gli altari del SS. Sacramento fossero sormontati da una statua dell’Immacolata con le braccia distese in avanti a invitare tutti perchè si accostassero a mangiare il Pane fatto da Lei stessa.
    Con bella immagine, S. Gregorio di Tour diceva che il seno immacolato di Maria SS. è la celeste “madia” ripiena del Pane di vita fatto per nutrire i figli. “Beato il grembo che ti ha portato e il petto che ti ha allattato!”, gridò quella donna a Gesù (Luc. 11, 27). L’Immacolata ha portato Gesù nel suo purissimo grembo, formandone il corpo con la propria carne e con il proprio sangue. Per questo, ogni volta che ci accostiamo alla mensa dell’altare, ci sia soave ricordarci che Gesù Eucaristico è il Pane di vita fatto da Maria con la farina della sua carne immacolata, impastata del suo latte verginale. L’ha fatto per noi, suoi figli. E noi ci sentiremo davvero più fratelli, mangiando tutti questo delizioso e fragrante Pane di Mamma.


  4. #34
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    VII PREGHIERE PER LA S. EUCARISTIA
    “ . . . si prostrarono e Lo adorarono” (Matt. 2, 11) • La S. Comunione: Preparazione. Ringraziamento.
    • La Comunione con Maria.• La Visita Eucaristica: Visita al SS. SacramentoComunione SpiritualeVisita a Maria SS.
    LA S. COMUNIONE
    Preparazione
    Fede - Signor mio Gesù Cristo, io credo con tutta l’anima che Tu sei realmente presente nel Sacramento dell’altare. Credo perché Tu l’hai detto, suprema Verità, che io adoro. Rivolto a quell’Ostia santa, anch’io ti dico con S. Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
    Adorazione - Ti adoro e ti riconosco per mio Creatore, Signore, Redentore e per mio sommo, unico Bene.
    Speranza - Signore, spero che donandoti tutto a me in questo divin Sacramento, mi userai misericordia e mi concederai le grazie necessarie per poter raggiungere più facilmente il Paradiso.
    Amore - Signore, io ti amo con tutto il cuore, sopra ogni cosa, perché Tu sei il mio Dio infinitamente amabile. Perdonami di averti amato così poco finora. Vorrei amarti con l’ardore dei Serafini: anzi col Cuore stesso della tua e mia Madre Immacolata, Maria.
    Per amor tuo, o Gesù, voglio amare i mie fratelli come me stesso.
    Umiltà - Signore, io non son degno che Tu entri dentro di me, ma dì soltanto una parola e l’anima mia sarà salva.
    Dolore - Prima di accostarmi a Te, o Gesù, ti chiedo ancora una volta perdono dei miei peccati. Tu mi hai amato fino a morire per me, ed io sono stato tanto cattivo e ti ho offeso innumerevoli volte. Abbi pietà di me, perdonami, cancella con la tua grazia ogni più piccola macchia di peccato. Vorrei accostarmi a Te con una purità angelica, per poterti ricevere degnamente.
    Desiderio - Mio Dio, vieni nell’anima mia a santificarla; mio Dio, vieni nel mio cuore a purificarlo; mio Dio, entra nel mio corpo a custodirlo, e non mi separare mai dal tuo amore.
    Consuma tutto ciò che vedi di indegno della tua presenza, e che possa fare ostacolo alla tua grazia, al tuo amore.
    Fra pochi istanti Gesù sarà dentro di te. È questo il momento più bello e più grande della tua giornata.
    Preparati molto bene. Presenta a Gesù un cuore ardente di amore e di desiderio. Sentiti indegno di tanta predilezione, e non accostarti a Lui con l’anima macchiata dal peccato mortale.
    Cerca di fare la S. Comunione durante la S. Messa. Ma se non puoi, accostati ugualmente a ricevere la S. Comunione fuori della S. Messa: purché tu non rimanga senza Gesù ogni giorno.
    Ricorda che la Comunione fervorosa: 1) conserva e aumenta in te la grazia; 2) ti rimette i peccati veniali; 3) ti preserva dai mortali; 4) ti dà consolazione e conforto, accrescendo la carità e la: speranza della vita eterna.
    Ringraziamento
    Ora che Gesù è dentro di te, sei diventato un tabernacolo vivente. Sta raccolto e adora il tuo Signore. Esprimigli tutta la gioia di possederlo. Apri a Lui il tuo cuore e parlagli con grande confidenza.
    Preghiera - Davanti al tuo infinito amore, o Gesù, io mi sento profondamente commosso, e, pieno di riconoscenza, non so far altro che ripetere: grazie o Gesù. Ma che cosa ti renderò io, o Signore, in cambio del tuo dono?
    Sento la tua dolcissima voce che mi ripete: “Figlio, dammi il tuo cuore”. Si, o Signore, ti offro il mio cuore e l’anima mia; ti consacro tutta la mia vita, voglio essere tutto tuo per l’eternità.
    A Gesù Crocifisso - Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che alla tua santissima presenza prostrato, ti prego col fervore più vivo a stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza e di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offenderti; mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di te, o mio Gesù il santo Profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi; hanno contato tutte le mie ossa”.
    Invocazioni - Anima di Cristo, santificami. Corpo di Cristo, salvami. Sangue di Cristo, inebriami. Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, confortami. O buon Gesù, esaudiscimi. Dentro le tue piaghe, nascondimi. Non permettere che io mi separi da te. Dal maligno nemico difendimi. Nell’ora della morte chiamami: e comanda che io venga a te, affinché ti lodi con i tuoi santi, nei secoli dei secoli. Amen.
    Preghiera di S. Bonaventura - Trafiggi, o dolcissimo Gesù, la parte più intima dell’anima mia con la soavissima e salutifera ferita del tuo amore e con la verace, sincera, apostolica e santissima carità, affinché la mia anima languisca e si strugga per il tuo amore e desiderio verso di Te; Te solo brami e si consumi per il desiderio della tua casa, aspiri a liberarsi dai legami del corpo e a restare sempre con Te.
    Concedimi che l’anima mia abbia fame di Te, pane degli Angeli, nutrimento delle anime sante, pane nostro quotidiano, che ci dà forza e contiene in sé ogni dolcezza, ogni delizia e ogni soave sapore. Il mio cuore brami solo di cibarsi di Te, in cui gli Angeli desiderano fissare lo sguardo e la mia anima sia ripiena della dolcezza del tuo sapore. Che io abbia sempre sete di Te, fonte di vita, fonte di sapienza e di scienza, fonte di luce eterna, torrente di ogni delizia, abbondanza della casa di Dio.
    Che io aneli sempre a Te, Te cerchi, Te ritrovi, a Te sospiri, a Te giunga, Te mediti, di Te parli, e tutto compia a gloria del tuo nome, con umiltà e discrezione, con amore e diletto, con facilità e affetto, con perseveranza sino alla fine.
    Tu solo sii sempre la mia speranza, tutta la mia fiducia, la mia ricchezza, la mia delizia, la mia gioia, il mio gaudio, la mia quiete e la mia tranquillità. Tu sii la mia pace, la mia dolcezza, il mio profumo, il mio cibo, il mio nutrimento, il mio rifugio, la mia possessione. Tu finalmente sii il mio tesoro, nel quale la mia mente e il mio cuore restino fissi, fermi e immobilmente radicati per sempre. Amen.
    LA COMUNIONE CON MARIA
    (meditando l’Ave)
    Preparazione.
    Vergine santa, sto per ricevere il tuo Gesù. Vorrei che il mio cuore fosse simile al tuo quando divenisti Madre del Salvatore all’annuncio dell’Angelo.
    Ave Maria - Ti saluto, o Madre buona; permetti che io mi unisca a Te per adorare Gesù. Imprestami i tuoi affetti, anzi adoralo Tu per me. Ave, o vero Corpo di Gesù, nato da Maria Vergine: io credo e adoro.
    Piena di grazia - Tu, o Maria, eri degna di ricevere Dio, tutto santo, perché fosti ricolma di grazia fin dal primo istante della tua vita. Ma io... sono povero e peccatore. La mia cattiveria mi rende indegno di accostarmi alla Comunione. O Madre mia, coprimi dei tuoi meriti e conducimi a Gesù.
    Il Signore è con Te - Il Signore è con Te, o Vergine Santissima, Tu l’hai attirato dal cielo nel tuo cuore coi tuoi ardentissimi desideri. Metti anche nel mio cuore un desiderio ardente e una fame insaziabile di Gesù, sicché possa dirgli con verità: “a Vieni, o Gesù mio; io ti desidero col cuore della tua e mia Madre Maria”.
    Tu sei benedetta fra le donne - Benedetta Tu, o Maria, che non conoscesti mai il rimorso delle colpe commesse, perché esente da ogni sorta di peccato e di imperfezione. Ma io so di aver peccato e non sono certo di essermi pentito abbastanza. Fammi comprendere la malizia del mio peccato e la bontà di Dio che ho offeso. Piango i miei peccati. Presentami così pentito al tuo Gesù.
    E benedetto è il frutto del tuo seno - Madre buona, che regalo ci hai fatto dandoci Gesù, il nostro Salvatore! Ecco che Egli vuol venire in me per rendermi un figliuolo caro al tuo cuore. Io vado con fiducia a riceverlo e gli dico: Gesù mio, in Te mi abbandono. Vieni a darmi la forza di servirti fedelmente e la speranza di goderti per sempre con la tua Mamma in Cielo.
    Gesù - Fa’ ch’io provi, o Madre, quei sentimenti che tu provavi nel vivere assieme a Gesù, nel chiamarlo per nome. Ora io sto per riceverlo. Permettimi che possa dirgli: “Vieni, o Gesù mio; in me troverai la stessa accoglienza che avesti dalla Madre tua in terra. Per sua intercessione spero che Tu mi farai buona accoglienza in Cielo”.
    RINGRAZIAMENTO
    Santa Maria, Madre di Dio - O Madre mia, come sono contento di trovarmi unito col tuo Gesù! Ma qual è il mio merito perché sia venuto a me il mio Signore? O Maria, Tu che sei santa e Immacolata, presentagli per me un ringraziamento degno.
    Tu che per prima sentisti i palpiti di quel Gesù che ora accolgo in me, Tu che lo amasti più di tutti i Santi insieme e che sulla terra vivesti solo per Lui, fa ch’io partecipi in questo momento dei tuoi sentimenti e del tuo amore.
    E Tu, o Gesù, accetta l’amore di tua Madre come fosse mio e non negarmi uno sguardo di tenerezza mentre anch’io ti dico con tutto il cuore: Ti amo.
    Prega per noi peccatori - Si, o Maria, prega per me; unisci in questo istante la tua alla mia preghiera. E poiché Gesù è venuto nel mio cuore disposto a farmi tutte le grazie, gli voglio chiedere anzitutto che io non abbia mai a separarmi da Lui col peccato. E Tu preservami dal male e sii il mio rifugio nella tentazione.
    Adesso - E poi, o mia cara Madre, chiedo tutte le grazie che sono utili all’anima mia. Ottienimi di rivestirmi di bontà e di mitezza, di vivere nella più illibata purezza.
    ... E nell'ora della nostra morte - Ti prego fin d'ora, o Gesù, che io possa riceverti degnamente in punto di morte, e che la mia morte sia santa. L’accetto quando e come me la manderai Tu, in unione con il tuo sacrificio, compiùto sulla Croce. L’accetto per sottomettermi alla divina Volontà, per la gloria di Dio, per la salvezza mia e delle anime.
    Vergine Addolorata, assistimi come hai assistito Gesù nell’agonia.
    Così sia - Ecco, o Gesù, la parola che io voglio ripetere in tutti gli istanti della mia giovinezza e della mia vita. Sia fatta sempre la tua Volontà. Tutto ciò che Tu disponi è la cosa migliore per me ed io fin d’ora l’accetto e Ti ringrazio. Così sia.
    LA VISITA EUCARISTICA
    Visita al SS.mo Sacramento
    Signor mio Gesù Cristo, che per l'amore che portate agli uomini, ve ne state notte e giorno in questo Sacramento tutto pieno di pietà e di amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarvi, io vi credo presente nel Sacramento dell'Altare.
    Vi adoro nell'abisso del mio niente, e vi ringrazio di quante grazie mi avete fatte; specialmente di avermi donato Voi stesso in questo Sacramento, e di avermi data per Avvocata la vostra santissima Madre Maria e di avermi chiamato a visitarvi in questa chiesa.
    Io saluto oggi il vostro amantissimo Cuore ed intendo salutarlo per tre fini: primo, in ringraziamento di questo gran dono; secondo, per compensarvi di tutte le ingiurie, che avete ricevuto da tutti i vostri nemici in questo Sacramento: terzo, intendo con questa visita adorarvi in tutti i luoghi della terra, dove Voi sacramentato ve ne state meno riverito e più abbandonato.
    Gesù mio, io vi amo con tutto il cuore. Mi pento di aver per il passato tante volte disgustata la vostra Bontà infinita. Propongo con la vostra grazia di non offendervi più per l'avvenire: ed al presente, miserabile qual sono, io mi consacro tutto a Voi: vi dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie.
    Da oggi in avanti fate di me e delle mie cose tutto quello che vi piace. Solo vi chiedo e voglio il vostro santo amore, la perseveranza finale e l'adempimento perfetto della vostra volontà.
    Vi raccomando le anime del Purgatorio, specialmente le più devote del Santissimo Sacramento e di Maria Santissima. Vi raccomando ancora tutti i poveri peccatori.
    Unisco infine, Salvator mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del vostro amorosissimo Cuore e così uniti li offro al vostro Eterno Padre, e lo prego in nome vostro, che per vostro amore li accetti e li esaudisca. Così sia.
    Comunione spirituale
    Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa e vi desidero nell'anima mia. Poiché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore.
    (Si faccia una breve pausa in cui unirsi a Gesù).
    Come già venuto io vi abbraccio e tutto mi unisco a voi; non permettete che io mi abbia mai a separare da voi.
    Visita a Maria SS.ma
    Santissima Vergine Immacolata e Madre mia Maria, a Voi che siete la Madre del mio Signore, la Regina del mondo, l'Avvocata, la Speranza, il Rifugio dei peccatori, ricorro oggi io, che sono il più miserabile di tutti.
    Vi venero, o gran Regina, e Vi ringrazio di quante grazie mi avete fatto finora, specialmente di avermi liberato dall'inferno, da me tante volte meritato.
    Io Vi amo, Signora amabilissima, e per l'amore che Vi porto, Vi prometto di volerVi sempre servire, e di far quanto posso, affinché siate amata anche dagli altri.
    Io ripongo in Voi tutte le mie speranze, tutta la mia salute; accettatemi per vostro servo, ed accoglietemi sotto il vostro manto Voi, Madre di misericordia.
    E poiché siete così potente presso Dio, Voi liberatemi da tutte le tentazioni, oppure ottenetemi forza di vincerle sino alla morte.
    A Voi domando il vero amore a Gesù Cristo. Da Voi spero di fare una buona e santa morte.
    Madre mia, Maria, per l'amore che portate a Dio, Vi prego di aiutarmi sempre, ma più nell'ultimo punto della mia vita. Non mi lasciate, fintanto che non mi vedrete già salvo in cielo, a benedirvi ed a cantare le vostre misericordie per tutta l'eternità. Così spero. Così sia.
    (S. Alfonso M. de' Liguori)


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    APPENDICE

    IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO: FEDE, SCIENZA E PIETA’ POPOLARE.

    Tutte le strade dell’Eucarestia debbono passare per LANCIANO. Lanciano (Ch), infatti, è città del primo Miracolo Eucaristico della storia e unico, nel genere, come dimostra quanto segue. Con Bolsena, Siena e Ferrara (per fare qualche riferimento), Lanciano è un nome importante nella nomenclatura religiosa d’Italia e del mondo. L ‘Abruzzo, terra di Santi e di santuari, ne va orgoglioso. Ma ecco i fatti. Una mattina di dodici secoli fa (anno 700), un monaco basiliano, oppresso dal dubbio sulla presenza reale di Gesù nell’Eucarestia, fatta la doppia consacrazione del pane e del vino, improvvisamente vide l'Ostia mutarsi in Carne e il Vino in Sangue. Attonito e non potendo occultare l’accaduto, manifestò il fatto ai pochi fedeli presenti, i quali, in un baleno, divulgarono la notizia in tutta la città e dintorni. Così, in una piccola città frentana e in un'umile chiesa agreste, intitolata a S. Legonziano, si verificava il più grande miracolo eucaristico della storia. I fedeli lancianesi hanno sempre creduto, per una tradizione ininterrotta, al Prodigio, anche se circostanze diverse lungo i secoli hanno variamente contribuito a rendere il Miracolo poco diffuso. La custodia e i luoghi “oscuri” della riposizione (suggeriti forse da una eccessiva prudenza) sono i motivi principali dell’oblio che ha avvolto così a lungo questo meraviglioso Tesoro. Dal 1902 le Ss. Reliquie custodite in un artistico ostensorio d’argento (1713) e collocate alla sommità di un altare monumentale, possono essere ammirate e venerate da vicino, per un doppio ordine di scale marmoree che vi conducono i numerosi pellegrini. Oggi, a distanza di dodici secoli, la Carne conserva la forma rosea. Il Sangue, contenuto in un calice di cristallo molto antico e fissato alla base dell’ostensorio, è suddiviso in cinque grumi, del peso complessivo di grammi 16 e milligrammi 505, terreo all’aspetto, ma dai colori naturali alla luce ravvicinata. Tutte queste circostanze hanno favorito una larga e rapida diffusione del Miracolo stesso. Finché nel 1971 non si ebbe il solenne e universale riconoscimento. Infatti, dopo varie ricognizioni ecclesiastiche, effettuate dai Vescovi locali a partire dal 1500, a cavallo degli anni 1970-1971, L 'illustre scienziato italiano prof. dott. Odoardo Linoli, libero docente di anatomia e istologia patologica e di chimica e di microscopia clinica, primario de “Gli Ospedali Riuniti” di Arezzo, operò la prima ricognizione scientifica della Carne e del Sangue, su incarico del Religiosi del Santuanio. La ricognizione previde due tempi: quello del prelievo dei campioni e quello della relazione pubblica sui risultati acquisiti. Il prelievo fu effettuato il 18 novembre 1970, alla presenza dell’Arciv. di Lanciano, Mons. Perantoni, del Ministro Provinciaie dei Conventuali d’Abruzzo e di tutta la Comunità religiosa del Santuario. Rotti i sigilli, apposti dall’Arciv. Petrarca nel 1886, l‘esimio professore prelevò dalla Carne due piccolissimi frammenti del peso cormplessivo di milligrammi 20, e dal Sangue altri frammenti del peso complessivo di milligrammi 318. Condotto il tutto nel suo laboratonio scientifico di Arezzo, il Prof. Linoli analizzò i Reperti per quasi tre mesi. Aquisiti tutti i dati, prima di pronunciarsi, intese avvalersi della collaborazione del suo illustre collega Prof. Ruggero Bertelli, ordinario fuori ruolo di anatomia umana normale all'università di Siena. Ottenute le convalide desiderate ed essendo tutto pronto per la pubblicazione, il 4 marzo 1971, nella Chiesa di S. Francesco (e cioè del Miracolo), davanti ad un pubblico scelto e numeroso, il Prof. Linoli comunicò ufficialmente i risultati delle analisi, corredandoli di un’ abbondante documentazione fotografica. Egli sintetizzò così: 1)Il Sangue del Miracolo Eucaristico è vero sangue e la Carne è vera carne.
    2) La Carne è costituita da tessuto muscolare del cuore (miocardio).
    3)Il Sangue e la Carne appartengono alla specie umana.
    4)Il gruppo sanguigno è identico nel Sangue e nella Carne e ciò sta ad indicare l’unicità della persona donante, restando aperta la possibilità della provenienza da due persone diverse, fornite però dello stesso gruppo ematico.
    5) Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmente frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro siero-proteico del sangue fresco normale.
    6) Nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali Cloruro, Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio in quantità ridotta, mentre è risultato aumentato il Calcio. Il noto scienziato, ampliando le conclusioni, asserì che:
    a) per la Carne, è da escludere una derivazione da dissezione anatomica, operata su un cuore umano;
    b) nessun processo conservativo ha mai riguardato la Carne e il Sangue;
    c) è, perciò, assolutamente eccezionale la conservazione delle proteine e dei minerali nella Carne e nel Sangue. L ‘intervento scientifico del Prof. Linoli, pubblicato su tutte le più importanti riviste mediche, nonché sul testo redatto dal Santuario, ha suscitato e suscita una vasta gamma di consensi in campo scientifico nazionale ed internazionale.
    Nel 1973, iI Prof. Giuseppe Biondini, medico e biologo italiano, interessò del fatto il Consiglio Superiore della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), di cui, è membro effettivo. Detto Consiglio, di fronte al caso eccezionale, accolse la sollecitazione e affidò ad un'équipe di esperti di sette nazioni una verifica dei risultati acquisiti dal prof. Linoli, non per disistima verso il suo operato, ma per l'estrema importanza scientifica dell’analisi effettuata. Dopo 15 mesi di indagini, condotte collegialmente e non, la predetta Commissione scientifica internazionale, avvalendosi di tecniche e attrezzature aggiornatissime, non escluse quelle offerte dalla medicina nucleare, confermò pienamente i brillanti risultati conseguiti dal Prof. Linoli, allegando il tutto agli “ATTI” dell' OMS, in vista di una opportuna pubblicazione ufficiale. I predetti scienziati dell’ONU hanno precisato che iI Miracolo Eucaristico di Lanciano è e rimarrà un Caso Unico” scientificamente inspiegabile. Una conclusione solo apparentemente sorprendente, considerata l’ indimostrabilità scientifica del “mistero” corrispondente.
    Il valore teologico e spirituale della definizione scientifica del Miracolo Eucaristico di Lanciano meriterebbe un discorso a parte, ma è, comunque, intuito dalle folle pellegrinanti. Dinanzi al Miracolo si constata de visu “l’emozione commossa e austera dell’anima religiosa popolare” (Paolo VI), nonché l‘attenzione che il Miracolo suscita negli animi, anche i più prevenuti...
    Solo per dare qualche cifra approssimativa, nell’anno 1978 sono stati contati più di 700 gruppi e nell’anno in corso si prevede di superare ll migliaio, ai quali vanno aggiunti i tanti pellegrini “spiccioli” che quotidianamente passano per il Santuario. L 'Italia è praticamente di casa a Lanciano! Si registrano, inoltre, moltissime presenze estere, provenienti da ogni parte d’Europa e delle Americhe. Il testo “IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO" già alla terza edizione, è stato edito anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e, prossimamente, in lingua locale, nelle Isole Filippine. Dinanzi al Miracolo Eucaristico di Lanciano emerge, a volte esplode, la grande pietà eucaristica del popolo, di qualunque cultura ed estrazione sociale. Di fronte a questo “segno”, perfettamente adeguato alla realtà Significata, non c’è chi, seppure “assente”, non percepisce un forte richiamo religioso e un profondo senso del divino. Il Miracolo Eucaristico di Lanciano, dono eccelso del Signore alla Chiesa, rimane, nella beatitudine evangelica della fede pura (cfr. Gv 20,29), un “segno” imponente delle realtà invisibili, un richiamo stimolante a una decisiva presa di coscienza religiosa, per un concreto rinnovamento di vita. Il mattino del 3 novernbme 1974 sostava al Santuario, con un gruppo di prelati polacchi, il Card. WOJTYLA, ora Papa Giovanni Paolo II. Dopo una lunga visita, ricca di interesse e di pietà, lasciava scritte, nell' Album dei visitatori, queste parole: “Fac nos tibi semper magis credere, in te spem habere, te diligere".



    Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea.

  6. #36
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    Onde onorare il SS. Sacramento nell'Anno dell'Eucarestia, posto una musica celestiale in tema: l'Ave verum Corpus di Mozart, della quale ringrazio l'amico Alessandro per averla resa disponibile e fruibile.
    Buon ascolto a tutti.

  7. #37
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  8. #38
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  9. #39
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    Marco dal Pino, detto Marco da Siena, La mistica pressa ed il Cristo in gloria, 1571 circa, Pinacoteca Vaticana

  10. #40
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    Predefinito IL SACRIFICIO DELLA S. MESSA - della Beata Anna K. Emmerick

    IL SACRIFICIO DELLA SANTA MESSA, SACERDOZIO, SACRAMENTALI

    Nella seconda metà del mese di agosto del 1820, Anna Katharina ebbe visioni sui misteri del sacrificio della santa Messa. In queste, ella ricevé immagini dei tempi antichi e sul significato delle reliquie sull’altare, ma anche sulla tiepidezza e l’indifferenza con la quale viene trattato spesso il santissimo Sacramento dai preti e dai laici.
    «Io vedo disse dappertutto sacerdoti cingersi delle grazie della Chiesa e dei tesori dei meriti di Gesù e dei Santi, ma praticare i sacrifici e predicare in modo morto. Mi venne mostrato un pagano che stava su una colonna, egli era intento a parlare in modo così acceso del nuovo Dio di tutti gli dei e di un altro popolo che tutti restavano rapiti dalle sue parole. Questa visione mi tempestò giorno e notte. Mi venne mostrata l’attuale miseria e la dissoluzione, sempre nel contesto di quei tempi, ed io avevo il compito di pregare per tutto questo senza posa. La lettura sciatta della Messa è una cosa mostruosa! Il modo di leggere è molto importante! Ebbi un’immagine dei misteri della santa Messa, e come tutto ciò che è santo si possa riferire a questa fin dall’inizio del mondo. Vidi i diversi significati delle forme e delle superfici; il significato della forma del circolo e della figura rotonda della terra, degli astri, di tutti i fenomeni ambientali e dell’Ostia. Vidi il profondo significato del Mistero dell’incarnazione, della redenzione e del sacrificio della santa Messa, e come Maria potesse giungere così lontano con il suo infinito abbraccio. Ricevetti, innanzi all’anima mia, alcune immagini dell’Antico Testamento, dove potei vedere e comprendere il sacrificio dalla prima offerta e il meraviglioso significato della sacra Spoglia e quello delle reliquie sotto l’altare dove viene letta la Messa.
    Mi apparvero le ossa di Adamo sotto la montagna del Calvario, nell’angolo crollato di una caverna sotterranea, precisamente un po’ più sopra del livello dell’acqua in linea verticale al luogo della crocifissione di Gesù Cristo. Allo scheletro di Adamo mancavano il braccio, il piede destro e la costola destra; attraverso quest’ultima potei vedere l’interno del torace, e nell’incavo destro vidi il cranio di Eva, a destra nel posto della costola da dove Dio l’aveva tratta. Mi fu detto che sarebbero sorte molte dispute e confronti su questo fatto, ma in realtà il sepolcro di Adamo ed Eva con i loro resti sarebbe stato sempre qui. Il sepolcro non fu violato dal Diluvio universale, e vidi pure che Noè possedeva una parte di questi resti mortali nell’arca; le reliquie furono poste già con il primo sacrificio sull’altare e vi rimangono ancora. I resti delle ossa, che Abramo mostrò, sarebbero stati infatti quelli di Adamo, i quali gli sarebbero stati inviati da Sem. Così il sacrificio della morte di Gesù sul Calvario, sopra i resti di Adamo, ha preparato il sacrificio della santa Messa, e sotto la pietra dell’altare si trovano le reliquie. Anche i sacrifici dei Padri antichi furono la preparazione di quello della santa Messa. Anche loro conservavano le sacre spoglie, attraverso le quali adoravano Dio, poiché simboleggiavano la redenzione. Le spoglie di Adamo rappresentano le cinque speranze in rapporto al Salvatore e alla sua Chiesa. Vidi Noè offrire olocausti; il suo altare era colorato di bianco e rosso con sopra deposte le sacre reliquie. In questo modo egli pregava e offriva sacrifici. Le reliquie giunsero più tardi ad Abramo, le vidi poi esposte sull’altare di Melchisedech. La parte posteriore dell’altare era rivolta verso settentrione. I Padri antichi ponevano sempre l’altare in questo modo per fermare il maligno che giungeva da quella parte. Vidi anche Mosè pregare innanzi ad un altare, sul quale aveva esposto le reliquie che erano, di solito, custodite in un vasetto. Versò qualcosa sull’altare e subito divampò una fiamma sulla quale gettò dell’incenso che sprigionò del fumo. Egli promise a Dio di adorare per sempre queste reliquie, giurò così a lungo finché cadde stremato ma già l’alba lo ritrovò rialzato a rinnovare le preghiere. Mosè pregava anche con le braccia protese, egli sapeva bene che a questa preghiera Dio non resiste perché anche suo Figlio, quando si era fatto uomo, aveva pregfto in questo modo, perseverantemente fedele. Come Mosè vidi pregare anche Giosuè, quando il sole si arrestò al suo comando ‘. Vidi anche il lago di Betsaida, e come i suoi cinque accessi simbolizzino le cinque Piaghe di Nostro Signore. Mi si presentarono anche diverse immagini provenienti dai tempi più differenti. Vidi pure il primo Tempio, e su una collina, piuttosto distaccata da questo, era stata scavata una fossa per sotterrare e nascondere, nei tempi di pericolo incombente, le cose di valore: sacre giare, candelieri e molti bracieri a due manici. Al centro venne posta la sacra fiamma dell’altare. Sulla fossa poi furono poste molte travi, il tutto venne ricoperto dalla terra in modo che nulla potesse essere scorto. Vidi Neemia venire dalla prigionia e disotterrare il fuoco sacro dal luogo dove era stato nascosto. Essi trovarono, nell’estrarre i vasi, una nera poltiglia paludosa, con la quale Neemia spalmò il legno del sacrificio che prese fuoco.

    Le visioni continuarono e mostrarono alla suora Emmerich il tempo del primo cristianesimo, quando i rappresentanti della massima organizzazione spirituale gareggiavano appassionatamente con quelli della potenza secolare, per offrire al santissimo Sacramento la dovuta adorazione e onore. Vidi il santo papa Zefirino , che a causa del suo fervore per la dignità del sacerdozio ebbe molto da patire da parte dei cristiani e degli eretici. Lo vidi accogliere con severo rigore i novelli candidati all’ordinazione sacerdotale; li esaminò attentamente e molti vennero respinti. Di un piccolo gruppo che desiderava essere ordinato ben cinque ne furono respinti. Lo vidi spesso anche in disputa con degli eretici, i quali parlavano attaccandolo e perfino strappando i suoi scritti. Egli richiedeva dai sacerdoti obbedienza, inviandoli in missione in vari luoghi; ma quelli che non lo seguivano perdevano l’incarico. Una volta inviò un uomo che non era ancora prete in Africa dove, così mi sembrò di vedere, divenne vescovo e un grande santo.
    Costui era un amico di Zefirino ed è notissimo. Vidi come Zefirino desiderava che i cristiani gli portassero dalle loro case tutta l’argenteria per poter sostituire i calici di legno usati nelle chiese con altri d’argento. Vidi anche che le ampolline della Messa erano trasparenti. Egli lasciò adornare parzialmente con l’argento tanti calici e, poiché molti si arrabbiavano di questo fatto, donò tutto il restante ai poveri. Vidi egli stesso fare debiti per aiutare un uomo povero che non apparteneva alla sua famiglia. Una sua parente stretta gli mosse rimproveri per questo fatto, era convinta che egli avrebbe potuto fare i debiti al massimo per aiutare i suoi parenti poveri. A queste accuse Zefirino le rispose che avrebbe fatto i debiti per ordine di Gesù Cristo. Lei lo lasciò risentita. Papa Zefirino aveva saputo da Dio che se avesse dato qualcosa a quella donna avrebbe fatto molto male. Vidi come egli esaminava e ordinava i preti, di fronte alla comunità, e istruiva i religiosi sul comportamento da tenersi durante la santa Messa dei vescovi. Egli stabilì, in modo più preciso, e diede normative per il miglioramento e la chiarificazione dei rapporti reciproci; dispose pure alcune norme nei confronti dei cristiani di una certa età giovanile, per mantenere pura la sostanza e lo spirito della morale religiosa della Chiesa, vietò l’uso di portare il santo Sacramento al collo dentro una borsetta, in quanto si doveva riceverlo soltanto in chiesa.
    Papa Zefirino aveva una grande venerazione interiore per la Madre di Dio. Egli ebbe alcune visioni sulla vita e la morte della santa Vergine Maria. Per questo fatto aveva preparato il suo giaciglio per la notte, celato dietro una tenda, ad imitazione di quello della santa Madre, e prima di andare a riposare meditava sulla morte della Vergine. Per onorare Maria, Zefirino usava indossare sotto i suoi vestiti al par di Maria una veste celeste. Lo vidi accogliere dopo la penitenza coloro che a causa di impurità e adulteri erano stati scacciati dalla comunità. Si trova in disaccordo con un sacerdote erudito (Tertulliano), che era troppo severo e che poi divenne un eretico. Mi venne mostrato anche san Luigi di Francia, come venne preparato, per mezzo dei digiuni più severi, alla prima comunione. Sua madre, che era con lui nella chiesa, pregava Dio affinché la illuminasse per sapere se il suo bambino fosse maturo per ricevere il santo Sacramento. Io vidi che Maria le apparve e le disse che Luigi avrebbe dovuto prepararsi prima per sette giorni e poi ricevere la comunione e che avrebbe dovuto comunicarsi con lui e insieme sacrificarsi. La Madonna poi sarebbe divenuta la sua Patrona. Vidi questo accadere. Appresi così come viva era intesa la religione in quei tempi. Luigi portava con sé il santo Sacramento (l’Ostia consacrata), in tutte le sue campagne, e dovunque si accampava faceva celebrare la santa Messa. Vidi pure un avvenimento mistico di re Luigi durante le crociate. Una volta le navi stavano affondando a causa di una tempesta del mare e Luigi venne implorato di dare soccorso alla gente che vi si trovava sopra. Egli supplicò allora Dio affinché le navi non affondassero. Siccome mancava il Sacramento vidi il pio re prendere un bambino neonato che era stato battezzato sulla nave e, implorando Dio, lo elevò con le braccia tese verso la tempesta come se avesse voluto proteggerlo. Appena ebbe compiuto questo gesto la tempesta si placò miracolosamente. Dopo questa vicenda il re Luigi esortò il suo popolo al culto devozionale del santo Sacramento. Invitò il popolo conseguentemente a riflettere su come Dio avesse protetto con il suo intervento miracoloso quel fanciullo, battezzato e innocente e tramite questo avesse protetto anche loro, come era già avvenuto per mezzo dell’intercessione di suo Figlio quando si fece uomo per la nostra salvezza.

    Nell’anno 1819 suor Emmerich raccontò la seguente visione: Io ho chiamato Dio. Egli vuole vedere suo Figlio agire per i peccatori e rinnovare il sacrificio d’amore per noi. Ebbi poi in questo momento l’immagine del venerdì santo, il modo come il Signore si immolò per noi sulla Croce, ed ho visto Maria e gli Apostoli sotto la Croce sull’altare mentre il prete celebrava la santa Messa. Quest’immagine mi appare giorno e notte e vedo come l’intera comunità preghi male, ed il modo in cui il prete adempie al suo ufficio. L’immagine della Chiesa universale e di tutte le chiese e le comunità intorno, la vedo raffigurata da vicino come un albero pieno di frutta, in un bosco, illuminato dal sole e circondato da altri alberi. Mi appare costantemente la celebrazione della Messa, di giorno e di notte, in tutto il mondo, tra le comunità lontane, dove viene letta interamente, come avveniva nel tempo degli Apostoli. Mi appare pure un Ufficio divino celeste e gli Angeli che aggiungono tutto quello che il prete trascura. Per mancanza di devozione della comunità mi sacrifico e offro in suffragio il mio cuore supplicando il Signore per la sua misericordia. Vedo molti preti adempiere il loro ufficio in modo miserabile, preoccupandosi troppo di conservare una buona esteriorità e trascurando così spesso le cose interiori. Pensano più o meno in questo modo: “Come vengo visto dal popolo?” preoccupandosi poco di come vengono visti da Dio. Gli scrupolosi vogliono essere coscienti della loro orazione. Io ho avuto questa sensibilità fin dalla più tenera età. Spesso durante il giorno ero assorta in contemplazione nella devozione della santa Messa e se qualcuno si rivolgeva a me in quei momenti era come se durante il lavoro una persona adulta venisse interrotta da un piccolo bambino. Gesù ci ama attraverso la sua continua opera di redenzione con la Messa. La Messa è la copertura della salvezza storica di tutti, per mezzo del Sacramento. Io vidi tutto questo già nella primissima gioventù, e credetti che anche tutti gli uomini avessero visto così.

    Sulla Messa sacrilega la Emmerich ebbe visioni sul sacrificio di un bambino nel tempo antico e a questo proposito così raccontò: «Quando vidi l’immagine terribile del bambino sacrificato alla mia destra mi voltai ma lo vidi egualmente a sinistra, e implorai il Signore di liberarmi dall’orrore’. Allora sentii il mio Sposo celeste così dirmi: “Vedi quanta rabbia, come essi quotidianamente si comportano con me e agiscono in mio nome!”. Vidi poi alcuni preti i quali, nonostante si trovassero in peccato mortale, celebravano la santa Messa, e l’Ostia, che come un bambino vivente era disteso sull’altare e veniva spezzato con la patena e ferito in modo orrendo. Il sacrificio della santa Messa, per questo genere di preti, non era altro che una forma di assassinio. Vidi ancora, tanta gente infelice, e tanta buona gente in molti luoghi, oppressa e perseguitata come se queste persecuzioni venissero fatte a Gesù Cristo stesso. Un tempo terribile. Non c’è nessuna scappatoia ma soltanto una grande nebbia di colpe che cala su tutto il mondo. Anche a Roma vedo preti cattivi martirizzare Gesù bambino nella Chiesa. Essi pretendono dal Papa qualcosa di molto pericoloso; anche il Papa si accorse di ciò che io pure avevo visto e, come un Angelo con la sua spada, li ricacciò via’. Noi abbiamo notato fin qui, spesso, quali effetti avessero su Anna Katharina Emmerich le benedizioni sacerdotali, specialmente durante le malattie più difficili e le più violente tentazioni. Nell’aprile del 1820 Anna Katharina Emmerich soffriva acutamente ed accusava i dolori più violenti e lancinanti, a tal punto che poteva appena parlare.

    18 aprile: Il “pellegrino” così scrive: «Essa si trovava in una situazione molto difficile. Il padre confessore pregò il parroco di Haltern di andare là a pregare per la malata e benedirla. Anna Katharina ne poté trarre profitto; alla sera il padre confessore usò dell’acquavite, essa obbedì; poi i dolori divennero così forti che si lamentò dicendo: “Io ho cercato da me stessa tutto questo, perché non ho lasciato alle sofferenze le soddisfazioni desiderate. Ora devo attendere che il fuoco si consumi! Devo abbandonare tutto nelle mani di Dio”.

    19 aprile: «Essa fu per tutta la notte attraversata da ùn terribile calore e non poteva bere a causa della ritenzione, il pastore di Haltern venne di nuovo nel corso della giornata e le arrecò sollievo con la preghiera e la benedizione. Il “pellegrino” la trovò, nel pomeriggio, in una posizione del tutto mutata, interamente capovolta, dove teneva normalmente i piedi adesso aveva la testa, cercando in questo modo di trovare sollievo ai suoi dolori. Era sottoposta ad una febbre terribile, i dolori si erano concentrati sulla parte sinistra della spina dorsale. La pia suora ringraziò Dio per le sofferenze, si sentì in comunione con le povere anime e si rallegrò di non poter più arrecare alcuna offesa a Dio nel Purgatorio».

    20 aprile: «I dolori proseguono. Essa vide tutte le parti interne del corpo ferite e sofferenti. Il suo letto era tutto bagnato dal forte sudore, compresa la paglia del materasso. Allora la malata disse al “pellegrino” che se non fosse venuto qualcuno o qualcosa in suo soccorso sarebbe morta perché non poteva più sopportare il dolore. Appariva sfigurata dai dolori. Brentano si affrettò a chiamare il parroco che subito venne e parlò e pregò con lei, poi le pose la mano sul capo, come se avesse voluto trasmetterle la calma, e lei cadde subito in un sonno lieve. Più tardi, al risveglio, Anna Katharina così si esprimeva: “Pregai intensamente Dio di perdonarmi quando, io stessa, imploro una pena che non posso sopportare. Egli dovrebbe colmarmi con il suo amore, e per amore del sangue di suo Figlio dovrebbe aver pietà di me. Dovrebbe aiutarmi ancora una volta, se vuole che io abbia un compito e lo possa assolvere sulla terra. Allora io mi sentii raggiungere da un’unica risposta: “Il fuoco che tu hai ricevuto deve ardere”. A questo punto non mi feci più alcuna illusione, mi vidi in una condizione estremamente pericolosa e implorai Dio affinché mi desse la forza di accettare tutte le cose. Quando il parroco mi impose la mano sulla testa e pregò fui attraversata da una luce leggera e mi addormentai. Mi parve come se fossi stata una bambina e venissi cullata. Fui raggiunta da una sensazione di calma e c’era una luce. Ricevetti uno stato di sollievo e la speranza si riaccese in me”. Verso mezzogiorno si levò di nuovo il male; Lambert, che era ammalato, le impose le mani e recitò un rosario, in questo modo le fu d’aiuto.

    23 dicembre 1820: alla mattina Sr. Emmerich fu trovata interamente priva di sensi. Non poteva né muoversi e neppure parlare. Il prete dovette andare in campagna ed inviò da lei il cappellano Niesing, che recitò per lei le preghiere per gli ammalati dal libretto di Cochem. La pia Emmerich ne ricevette sollievo e riprese coscienza potendo, come disse più tardi, “riprendere a pensare”. Il suo polso era appena percettibile; non poteva parlare, era rigida per il freddo interiore. Niesing recitò nuovamente dopo un’ora le preghiere per lei; la Veggente adesso poteva pensare solo a tratti e a quel contatto si levò in mezzo al letto dicendo: Ho visto di cosa è capace la mano di un vero sacerdote e la preghiera! Il giorno dopo così si esprimeva: Stanotte ho sofferto dolori sorprendenti che mi hanno attraversato tutte le membra, ho sofferto anche una sete tremenda, senza poter bere. Persi la coscienza e pensai, al mattino, di morire veramente. Ma poi non ne potetti più. Allora capii col cuore, che l’uomo non può pensare a Dio se Dio stesso non gli concede questa grazia, e se io ancora potevo questo, era gi una grazia. Quando Niesing venne non potevo muovere le membra e neanche parlare. Sapevo che egli aveva il libretto con sé ed ebbi la speranza che avrebbe pregato. E quando lui iniziò a pregare la sua compassione mi attraversò come un calore, ritornai in me stessa e potei pensare profondamente a “Gesù, Maria e Giuseppe”, questo mi salvò. Così la vita mi fu ridonata dalla benedizione di un sacerdote.
    Alla sera Anna Katharina pregò un’altra volta per la benedizione e sulla reliquia di santo Cosma. Il giorno dopo si trovava ancora in uno stato così misero e poté pronunciare solo alcune parole. Appena impressi la reliquia sul mio petto, vidi il Santo vicino a me e fui investita da una corrente di calore. Ricevetti più vita, ma sono ancora piena di dolori lancinanti. La sete mi affligge in modo tremendo e non posso bere. Anna Katharina Emmerich rimase distesa per tutto il giorno, la sera della Vigilia di Natale restò immobile e in un silenzio mortale. Grazie a queste sue sofferenze il malato Lambert si sentì molto meglio. Le sofferenze ed i dolori di Anna Katharina Emmerich erano state devolute a suo favore.
    P. Limberg parlò al “pellegrino” sulle “dita dei preti”, così come la Veggente gli aveva spiegato. «Lei mi ha spesso parlato di questo fatto, dicendomi che se anche tutto il corpo di un prete si riduce in polvere e l’anima viene gettata nell’inferno, la Consacrazione delle dita resta sempre riconoscibile tra le ossa. Per bruciare queste dita occorre un fuoco eccezionale; nonostante questo la consacraZione resta ancora impressa e indistruttibile. Anche nei turbamenti difficili, portati dal nemico dell’uomo, il maligno, la benedizione del prete portò ad Anna Katharina un sollievo momentaneo. Io soffrii — raccontò lei — tali dolori alle piaghe, che avrei volentieri voluto gridare ad alta voce, poiché si erano fatti insopportabili. Il sangue scorse a più riprese. Poi apparve Satana come angelo della luce e mi disse non solo interiormente ma parlandomi a viva voce: “Devo penetrare le tue piaghe in modo che domani tutto sarà a posto e non ti faranno più male, così tu non soffrirai più!” Lo riconobbi subito e gli dissi: “Vai via! Non ho bisogno dite! Non voglio niente da te!” Allora scivolò via e si nascose come un cane dietro l’armadio. Dopo un certo tempo ritornò di nuovo e disse: “Tu non devi pensare che con Gesù starai bene, tutto viene da me, sono io che ti do quelle immagini. Io ho anche un regno, sono potente e spodesterò il tuo Signore”. Era tardissimo, quando poi egli ritornò dicendomi:
    “Perché ti giri intorno tormentandoti e non sai come e da dove viene? Tutto ciò che hai e vedi viene da me”. Allora gli gridai di andar via e di lasciarmi stare perché volevo appartenere solo a Gesù Cristo. “Io voglio amare solo Lui e fuggirti. Voglio avere sofferenze e dolori così come Egli vuole”. Chiamai il padre confessore perché la mia paura fu molto grande. Costui mi benedì e allora il nemico si allontanò da me. Alla mattina mentre stavo recitando il Credo entrò di nuovo furtivamente e mi disse:
    “Cosa ti aiuta a pregare con “il Credo” quando non ne comprendi nessuna parola? Ti voglio chiaramente mostrare quello che dovresti vedere e conoscere!”. Allora gli risposi: “Io non voglio conoscere ma credere!”. Mi disse una frase dalla Sacra Scrittura ma senza poter pronunciare un nome. Appena capii che non poteva pronunciarlo gli dissi ripetutamente:
    “Pronuncia la parola, dilla tutta!”, così dicendo mi tremarono le braccia e le gambe ed egli finalmente scomparve”.

    L’energia che avvolge la stola sacerdotale in simili situazioni si rivela nelle notizie del “pellegrino” del 2 giugno 1821, il quale così scrive: “Trovai la pia suora molto sconvolta, che mi raccontò tra lacrime e paura: «Stanotte ho avuto una delle notti più tremende: è comparsa una gatta ed è venuta verso il mio letto. Saltò sulla mia mano. Allora l’afferrai per le zampe e la trattenni fuori del letto e volevo ucciderla, ma mi sfuggì. Restai sveglia e vidi tutto ciò che mi circondava. Il maligno ritornò e mi maltrattò durante tutta la notte fino alle 3 del mattino, era una figura nera e orribile. Mi batté e mi trascinò fuori dal letto, mi trovai con le mani sul pavimento, mi lanciò in avanti e mi compresse in modo terribile con i cuscini, poi mi sollevò in aria. Allora ebbi la certezza che non era un sogno. Feci tutto ciò che sapevo: presi le mie reliquie sacre ma non ne ebbi aiuto. Pregai allora disperata Dio e tutti i Santi, domandando loro se avevo così grandi colpe e se dovessi pagarle in questo modo, e ancora non ebbi nessuna risposta, sembravo abbandonata al “nemico dell’uomo”. Protestai verso il nemico, e chiamando tutti i Santi per nome, gli chiesi di dirmi quale diritto avesse per far questo. Egli non mi rispose ma continuò con i suoi tormenti. Ripetutamente cercava di afferrarmi sempre al dorso e alle spalle con le sue mani o artigli di ghiaccio. Finalmente ricevetti una certa forza e saltai sull’armadio, presi la stola del mio padre confessore ivi custodita e l’avvolsi attorno al mio collo. Allora cessò di afferrarmi e prese a parlare. Discorse sempre con una sicurezza e astuzia senza pari. Mi rimproverò perché io lo osteggiavo sempre in quel modo e gli facevo tanti danni, sempre con un tono di voce come se fosse dalla parte della più grande ragione. Quando avevo chiesto a Dio se avessi avuto così tante colpe, il nemico mi disse: “Tu ricevi qualcosa da me”, ma io gli risposi: “Da te posso avere solo i peccati, che sono maledetti come te dall’inizio! Gesù Cristo ha ben fatto! Mantienili con te e ritorna con loro fin nel profondo dell’inferno!
    È indicibile spiegare cosa ho sofferto con quest’incontro!” Ella pianse e tremò in tutto il corpo, solo al ricordo di tale orribile esperienza.
    Effetto del frammento della Croce. Diario del dr. Wesener, del 16 ottobre 1861, sull’effetto delle reliquie su Anna Katharina Emmerich: “Vidi l’ammalata in un’estasi profonda; giunse anche il P. Limberg, gli mostrai una cassettina ereditata da mia suocera che conteneva alcune reliquie, erano due particelle particolarmente significative della santa Croce”. P. Limberg senza pronunciare una parola mi prese la cassettina dalle mani e si avvicinò con questa all’ammalata, gliela mostrò mantenendo una certa distanza. Improvvisamente la malata si levò dal letto e afferrò con brama la cassettina comprimendosela sul cuore. P. Limberg le domandò cosa ci fosse dentro. Ella rispose: “Qualcosa di molto prezioso, come della santa Croce”.
    P. Limberg la richiamò dallo stato di estasi ed io ripresi la mia cassettina. Ella fu molto meravigliata che la cassettina mi appartenesse, perché si ricordava di averla trovata sotto le vecchie pezze che riceveva a Coesfeld per i poveri e i malati. La veggente era anche meravigliata fortemente per il fatto che la devota, dalla quale riceveva i pezzi di stoffa, non avesse custodito bene questa sacralit . Cinque anni più tardi il “pellegrino” ritornò ancora sulle stesse particelle della Croce.•Quando mostrai ad Anna Katharina Emmerich una particella della Croce del dottor Wesener, ella l’afferrò e poi disse: “Io ho anche questa, l’ho nel cuore e sul petto (portava una particola della croce ricevuta da Overberg). Ho anche una particella della lancia. Quella che era conficcata nel corpo di Gesù Cristo e pende dalla Croce. Non posso decidermi quale debba amare di più: la Croce è il mezzo della salvezza, la lancia ha aperto una larga porta all’amore. Ieri ho vissuto profondamente gli avvenimenti collegati a queste particelle! (era il venerdì).
    La particella mi addolcisce i dolori, le reliquie li ricacciano. Nei momenti in cui la particella mi addolcisce i dolori mi sono rivolta spesso al Signore in questo modo: ‘Signore se a te fosse stato così dolce soffnre sulla Croce, questa particola non avrebbe potuto rendere i miei dolori così tenui “.
    Con il cambiamento dell’appartamento nell’agosto del 1821 la particella della Croce, conservata da Overberg, era andata perduta. La qual cosa portò molto dolore ad Anna Katharina Emmerich. Allora decise di rivolgersi a sant’Antonio e fece celebrare in suo onore una santa Messa, affinché il Santo si fosse adoperato a questo fine. Infatti il 17 agosto ella si ritrovò la particella della Croce in mano durante una visione.San Giuseppe e sant’Antonio sono venuti da me, e sant’Antonio mi ha dato la croce. Così spiegò poi la veggente.

    Le consacrazioni

    «Non vidi mai luccicare un’Immagine della Misericordia, ma vidi la luce del sole riflettersi sulla stessa. I raggi ricevuti dal sole erano inviati a sua volta dall’icona sull’orante. Io non ho mai visto luccicare la croce di Coesfeld, ma chiaramente quella della Croce chiusa nella custodia. Vidi anche raggi di luce che dalla Croce si riversavano sugli oranti». Quando il “pellegrino” una volta le mostrò un “Agnus Dei”‘, mentre lei si occupava con le reliquie, gli disse: «Questo è buono e dà forza, è consacrato; ma trovo la forza nelle reliquie». Di una croce consacrata disse.»La consacrazione luccica come una stella! La innalza nella gloria!. Ma le dita del prete (rivolta al suo padre confessore), sono ancora meglio. Qùesta croce può distruggersi mentre le dita del prete sono consacrate per sempre. La morte e l’inferno non possono annullare la consacrazione delle dita, questa viene distinta ancora in cielo.

    Di Gesù che ci ha salvati

    Qualcuno le portò un’immaginetta consacrata della Madre di Dio, e lei a quella vista disse: «Questa è benedetta, custodiscila bene e non metterla tra le cose profane. Chi venera la Madre di Dio, onora con Lei suo Figlio che ci ha salvati. Queste cose sono molto buone, vanno impresse sul cuore, custodiscila bene». Un’altra volta le venne portata un’altra immaginetta, e lei se la portò sul petto dicendo: Ah! La donna forte! Quest’immagine ha attinenza con quella della Misericordia!».

    La monetina di S. Benedetto

    Un’altra volta il pellegrino le diede un involucro di vetro dove era attaccata una monetina ad un pezzettino di velluto. Allora lei disse: «La stoffa è anche benedetta. Questa è una monetina di san Benedetto consacrata con una benedizione. Benedetto l’ha lasciata al suo ordine religioso ed ha relazione col miracolo che avvenne quando i monaci gli diedero da bere il veleno ed egli infranse il bicchiere con il segno della croce. Questa monetina agisce contro il veleno, la peste, l’incantesimo e le tentazioni demoniche. Il velluto rosso, sul quale è attaccato, è stato tolto dalla tomba di Willibald a Valpurga , nel luogo dove scorre l’olio dalle ossa di Walpurga. I religiosi hanno reciso questo pezzetto per tale uso, dopo esserci passati sopra con i piedi nudi». Il luglio 1821: mentre essa parlava, il “pellegrino” le diede nelle mani un libro aperto con la pagina chiazzata del suo sangue. A questa vista essa rise e disse: «Quello che è sprizzato sul libro proviene da questo fiorellino rosso e bianco al centro della mia mano». Un’altra volta “il pellegrino” le diede la medesima pagina nelle mani ponendole la domanda: Losa ha toccato questo foglio?’ allora si girò e disse: Le piaghe di Gesù!”.

 

 
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