dal quotidiano Il Giornale
" il Giornale del 11/06/2004
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Il giudice vuole in cella il Senatore giornalista. L'accusa: reati d'opinione
Confesso, dovevo fare di più
Lino Jannuzzi
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Il primo errore è stato quello di non aver raccolto, un anno e mezzo fa il consiglio di Francesco Cossiga: ti vengo a prendere a Parigi, mi disse quando il Tribunale di sorveglianza di Napoli emise la vergognosa sentenza (che una cosa sola dice chiaramente: Jannuzzi non deve più scrivere), e ti accompagno personalmente al carcere, se non fai così non se ne esce più, non ne esci più tu, perché continueranno a perseguitarti, e sarà un incubo, non ne usciamo più noi, perché la macchina dell'amministrazione della Giustizia in Italia è allo sfascio, la politica non è capace di intervenire, e se non succede qualcosa di forte, magari un giornalista che è anche senatore della Repubblica e deputato al Consiglio d'Europa e all'Unione Europea occidentale, e che per una volta va effettivamente in galera, non si smuoverà mai niente.
L'ultimo errore sarebbe ora di prendersela con questo giudice di Napoli che con lo spaventoso arretrato che ha al Tribunale di sorveglianza che presiede (e si tratta di centinaia di poveracci che languono in galera) passa il tempo a scrivere "saggi" sulle riviste giuridiche per dimostrare che l'immunità garantita dagli statuti del Consiglio d'Europa e dell'Ue vale per i parlamentari di tutti i Paesi aderenti ma non per i parlamentari italiani: si tratta con tutta evidenza di un caso limite dello sfascio dell'amministrazione della Giustizia in Italia denunciato da Cossiga. Ma in questa situazione ci sono responsabilità politiche della maggioranza e dell'opposizione per gli imperdonabili ritardi quanto meno per quanto riguarda le riforme in materia di legislazione sulla stampa e i reati di opinione: e di queste responsabilità me ne spetta una parte, la trecentesima parte come senatore, la millesima parte come parlamentare tout court. Come giornalista che ha difeso i suoi concittadini perseguitati ingiustamente, da Enzo Tortora a Giulio Andreotti, sento questa galera come un'ingiustizia. Come senatore che probabilmente poteva e doveva fare di più, forse me la merito. "
Cordiali saluti




