Sbaglia l’Occidente quando accusa l’Islam di terrorismo. Questo perché il giudizio su qualsiasi argomento va basato sul principio, così come dicono gli esperti di logica e i sapienti musulmani di diritto. Coloro che adesso accusano l’Islam di terrorismo devono guardare all’essenza dell’Islam, quello praticato da un miliardo e mezzo di musulmani sparsi su una vasta superficie del globo terrestre, e la principale chiave dell’Islam è il Sacro Corano. Se facessimo riferimento al Kuran per farci un’immagine dell’Islam, così come il Kuran stesso l’ha definito, l’Islam sarebbe sempre “terrorista” così come lo definiscono, e i musulmani che lo praticano sarebbero sempre terroristi?!
Facendo riferimento al Kuran, bisogna anche fare riferimento alla Sunna del Profeta [detti e comportamenti del Profeta Muhammad (570-632)], alla storia dello stato islamico durante la profezia di Muhammad e nel periodo dei Califfi Ben Guidati [Abu Bakr, Omar, Uthman e Ali] sui quali si basano le maniere, comportamenti e la condotta nell’Islam. Coloro, dunque, che ritengono che l’Islam e i musulmani siano terroristi devono fondare il loro giudizio sulle fonti che abbiamo appena mostrato se ricercano la verità e vogliono essere tra coloro che rispettano e ponderano.
Prima di mostrare la posizione del Kuran, con l’intenzione di smentire le menzogne sull’Islam, ce n’è una che è stata affibbiata all’Islam senza ragione alcuna da ogni dove. Questa menzogna è che l’Islam si è diffuso con la spada e con spargimenti di sangue, e che l’ideologia dell’Islam può essere riassunta in questo tacito messaggio dell’Islam verso il non-musulmano: “O ti converti, o muori!”
L’Islam è, in realtà, estraneo a tutto ciò. Questo è il Kuran (la prima costituzione dell’Islam) che si rivolge alla comunità dei fedeli (i musulmani) con questo perenne richiamo:«O voi che credete! Entrate tutti nella Pace. Non seguite le tracce di Satana. In verità egli è il vostro dichiarato nemico» (II:208).
Questo è un appello rivolto a tutti “O voi che credete” e l’Altissimo insiste sul carattere generale dicendo “tutti”, quindi nessuno è escluso dall’entrare in pace, e coloro che agiscono diversamente seguono i passi di Satana, e Satana è opposto ai fedeli. Il commando qui “Entrate” è un imperativo categorico.
In un altro versetto l’Islam stabilisce la sacralità del sangue di tutti gli esseri viventi senza distinzione di credo, religione o scuola giuridica. Da ciò scaturisce il consenso tra i giuristi musulmani sul principio che il sangue di ogni uomo, senza il bisogno di altre definizioni, e la sacralità del suo sangue è sancita dal suo essere nato vivo.
I giuristi deducono questo principio anche dal detto dell’Altissimo: «E non uccidete, senza valida ragione, coloro che Allah vi ha proibito di uccidere» (XVII3); ed insiste su questo divieto nuovamente: «Non uccidete nessuno di coloro che Allah ha reso sacri» (VI:151).
Poi il Kuran enfatizza l’omicidio ingiusto e di aggressione e lo rende pari all’abominazione di uccidere l’umanità tutta, infatti dice l’Altissimo: «Chiunque uccide un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra , sarà come se avesse ucciso l'umanità intera» (V2).
Non vi è nessun passo nel Kuran o nella Sunna del Profeta che giustifichi l’uccisione di un essere umano perché quest’ultimo non si converte all’Islamismo, o perché ha abbracciato un credo o una religione che non sia il credo dell’Islam o la religione dell’Islam. L’invito all’Islam è privo di forzatura o pressione, e il suo principio è il chiaro messaggio, dopo il chiaro messaggio, la persona agisce secondo la sua coscienza. Questo è il principio affermato dall’Altissimo: «Non c'è costrizione nella religione» (II:256).
Allo stesso modo il Kuran limita l’importante ruolo di comunicare il messaggio, negando al Profeta stesso il diritto di fare pressione verso colui il quale è invitato all’Islam, e a questo proposito dice l’Altissimo: «Ammonisci dunque, ché tu altro non sei che un ammonitore, e non hai autorità alcuna su di loro» (LXXXVIII:21-22); e ha detto l’Altissimo: «A te incombe il comunicare, a Noi la resa dei conti[nel Giorno del Giudizio]» (XIII:40).
Quest’ultimo rafforza il limite della missione del Profeta (SAAS) nel comunicare senza eccezioni, però troviamo l’affermazione della libertà di credo dopo aver ricevuto il messaggio in un altro chiaro versetto sull’argomento dove si leggono le parole dell’Altissimo: «Di’: “La verità [proviene] dal vostro Signore: creda chi vuole e chi vuole neghi”» (XVIII:29). Questo è il principio del Kuran su come invitare a Dio, e non si parla di spade o lance, piuttosto si chiarifica che la strada della fede è per chi vuole, per chi si rifiuta ci sarà il giudizio di Dio, e a quel punto non avranno scusanti.
L’insistere sulla sicurezza della persona o della collettività sia essa musulmana o non-musulmana è una delle priorità dell’Islam… Qualora questa sicurezza viene turbata in qualche modo, il Kuran parla di coloro che commettono atti di terrorismo, diffondono paura o turbano la quiete, qualsiasi sia il loro credo o culto, e lascia a discrezione delle autorità di stabilire le pene per i terroristi, e perciò troviamo il detto dell’Altissimo: «La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati dalla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso» (V3). Tutte e quattro le pene sono proprie a punire coloro che fanno la guerra (i terroristi) e la pena più leggera tra queste è “l’esilio dalla terra” e hanno interpretato i sapienti che questa è la pena per chi diffonde paura e crea spavento, ed è quella più leggera. Gli esegeti hanno inteso “l’esilio dalla terra” come l’allontanamento dalla patria, l’esilio. Nel caso, però, che questi uccida o saccheggi, la pena è l’esecuzione. Nel caso facciano ricorso a spionaggio e uccisione la pena è l’esecuzione e la crocifissione. Nel caso si limitino al furto di beni, la pena è l’amputazione di mani e piedi.
Con queste affermazioni perentorie l’Islam combatte il terrorismo e le operazioni armate, senza indugio, questo perché turbano la sicurezza e portano corruzione. Come può essere, dunque, l’Islam religione di terrore e violenza?! Questo risponde al terrorismo con forza e non vi cerca il compromesso.
La legislazione dell’Islam per tutto ciò che riguarda l’organizzazione della società in questo mondo non è riservata solo ai musulmani, bensì è oasi che copre tutti gli individui della società. L’onore del non musulmano è sacro com’è sacro quello del musulmano. I beni del non musulmano sono sacri come sono sacri quelli del musulmano. Il sangue del non musulmano è sacro com’è sacro quello del musulmano. La sicurezza del non musulmano è sacra com’è sacra quella del musulmano. Com’è possibile collegare l’idea di terrorismo all’Islam quando, in base alle cose che abbiamo detto, non può esserlo.
I versetti che possono essere fraintesi. Ci sono, però, nel Sacro Kuran dei versetti e un detto [hadith] sahih del Profeta dell’Islam (SAAS), sui quali si basano coloro che accusano l’Islam di terrorismo e che ritengono che l’Islam riservi l’omicidio e il combattimento ai danni dei non musulmani. In realtà non c’è un solo versetto o un solo hadith che provi ciò che dicono. Anzi, il Sacro Kuran e la Sunna del Profeta – nella teoria e nella pratica – chiaramente mostrano a chi vuol capire e smentiscono questa menzogna, che da lungo tempo macchia l’Islam e che si va diffondendo oggi in Europa e negli Stati Uniti.
Quali sono dunque i versetti sui quali si fondano. Il primo è il detto dell’Altissimo: «Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la zakat , lasciateli andare per la loro strada» (IX: 5).
Alcuni interpretano questo versetto come un incitamento ad uccidere ed a strangolare i politeisti, e come se questi ultimi non si possano salvare dalla spada dei musulmani se non convertendosi all’Islam, poiché il versetto rende il pentimento dei politeisti e il pregare condizione per essere risparmiati. Quest’interpretazione non ha alcun fondamento, né la miscredenza o il politeismo può essere ragione d’omicidio o cacciata dei miscredenti. In realtà questo versetto si rivolge agli arabi politeisti [della jazirat-ul-‘arab] all’inizio dell’invito all’Islam quando preparavano imboscate, perseguitavano coloro che volevano entrare nell’Islam, e colpivano chi potevano tanto da costringere i musulmani ad emigrare tre volte: due volte in Etiopia e una a Medina. E quando il Profeta e i suoi compagni emigrarono a Medina l’inimicizia dei miscredenti e gli attacchi nei confronti dei musulmani non si fermarono. Anzi, i politeisti continuarono ad ordire piani contro l’Islam e i musulmani per altri otto anni dopo l’egira dei musulmani a Medina, ed impiegarono tutte le possibili risorse contro l’Islam, e l’apice fu raggiunto con l’organizzazione di spedizioni contro Medina che culminarono nelle battaglie di Badr al-Kubra, Uhud e al-Ahzab. Le ostilità si placarono con il patto di Hudaybiya che non fu, però, rispettato e portato a compimento. Questo versetto, dunque, si riferisce a coloro che hanno acceso il fuoco delle ostilità, l’hanno accresciuto e vi hanno impiegato tutto il materiale bellico a loro disposizione. Nonostante ciò, Allah vietò di combattere per quattro mesi rispettando i mesi sacri, e ammonì i musulmani dal combattere in quel periodo di tregua che serviva ai politeisti a riprendersi così come serviva ai musulmani, mentre il sangue delle due parti veniva risparmiato. Finita la tregua, Allah ordinò ai musulmani di riprendere le ostilità contro questo violento nemico che si era opposto all’Islam durante il periodo meccano e medinese, e questo è l’ordine di riprendere il jihad contro chi non ha mai smesso di opporsi all’Islam.
Il commando, però, non è contro il politeismo praticato dai politeisti, ma è per difendersi dai pericoli contro l’Islam rappresentato dai politeisti. Nel caso fossero rimasti politeisti e non si fossero opposti all’Islam, se non avessero agito brutalmente contro i musulmani, e se non avessero colpito i beni e le persone, L’Islam non avrebbe considerato senza valore il loro sangue e avrebbe ordinato di combatterli. Non c’è, dunque, prova in questo versetto che l’Islam sia religione di terrore e violenza.
Un versetto simile è: «Quattro di loro sono sacri. Questa è la religione retta. In questi mesi non opprimete voi stessi, ma combattete tutti assieme i politeisti come essi vi combattono tutti assieme» (IX6). Anche questo versetto non prova per niente che l’Islam sia terrorista. La costruzione del versetto mostra che la colpa è di chi cerca la guerra, poiché il versetto ordina ai musulmani di combattere i politeisti tutti, così come i politeisti combattono i musulmani. Vi è, dunque, il comando di combattere chi attivamente vi combatte. Per brevità, il significato del versetto è riassumibile nell’espressione: «combattete chi vi combatte». E non c’è in questo alcun atto di terrorismo o violenza, poiché è diritto di ogni uomo fermare ogni pericolo, diritto riconosciuto anche dall’ordine positivo contemporaneo, che va sotto il principio: «reagire in base all’offesa» che è anche parte di quello che si chiama “diritto naturale” che afferma lo stesso principio.
Il più celebre versetto, però, sul quale basano le loro affermazioni che l’Islam è terrorista e che per l’Islam l’unico destino per chi ha un credo diverso è la morte violenta, il versetto di Allah l’Altissimo: «Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino la jizya come tributo, e siano soggiogati» (IX:29). Se coloro che ingiustamente considerano l’Islam guardassero con attenzione il testo del versetto capirebbero che chiaramente il significato che hanno compreso (che l’Islam è religione sanguinaria e terrorista e che uccide chi dissente) è sbagliata. Allah non voglia che il significato del versetto sia questo.
In realtà, il versetto si rivolge ad una specifica circostanza e ad uno specifico gruppo della Gente del Libro, agli Ebrei [di Medina]. Non è, però, l’ordine di combattere tutti gli Ebrei, o tutti coloro che non credono in Allah e nel Giorno del Giudizio, o coloro che non rispettano ciò che Allah e il Suo Profeta hanno reso sacro, oppure coloro che non praticano la giusta religione. Queste caratteristiche non sono le ragioni del comando di uccidere. La prova definitiva che queste caratteristiche non sono la ragione dell’ordine di combattere è parte dello stesso versetto: «Finché non versino la jizya come tributo, e siano soggiogati».
Il Kuran ha imposto la jizya [tassa riservata ai non musulmani] proibendo di combattere gli Ebrei, e il loro non essere musulmani non può essere la regione per combatterli. La ragione per combatterli furono i crimini da loro perpetrati contro l’Islam e i musulmani. Tra questi crimini vi è il rescindere il patto stretto con i musulmani, nel quale gli Ebrei venivano riconosciuti come parte di un'unica Nazione (Oummah) insieme ai musulmani. Loro, però, ruppero il patto e si allearono con gli Arabi politeisti contro l’Islam e i musulmani.
Questa è la ragione. Si tratta di combattere per proteggersi dal reale pericolo rappresentato dagli Ebrei contro il nascente stato musulmano, quando stava prendendo corpo un’alleanza ostile all’interno dello stato. Uno stato che proteggeva la loro fede e garantiva loro piena libertà di culto, di coltivare, commerciare o produrre. All’amicizia risposero con l’inimicizia, alla bellezza con la bruttezza, alla sincerità con la menzogna e la slealtà.
Un altro versetto che può dare adito ad un’interpretazione sbagliata dell’Islam è il detto dell’Altissimo: «O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi» (IX:123). Alcuni hanno capito che il versetto incita tutta la comunità musulmana a combattere tutti coloro che li circondano, ma questo è un terribile errore. Il vero significato di questo versetto è che i musulmani vennero a conoscenza che i Sasanidi e i Bizantini avevano intenzione di attaccare la capitale del nascente stato musulmano (Medina), e decisero di prevenire l’attacco attaccando per primi, ma nacquero delle divergenze. Quale dei due andava attaccato prima? Bisognava attaccare i Bizantini che erano i più vicini ai musulmani o bisognava iniziare con i Sasanidi che erano i più distanti? Allora fu rivelato questo versetto che li esortò ad attaccare il nemico a loro più vicino, i Bizantini.
Si può chiaramente vedere, quindi, che il significato di questo versetto riguarda una circostanza particolare e non un principio generale, perciò il versetto non ha colpa alcuna se viene utilizzato per definire l’Islam terrorista e violento.
Per quanto riguarda gli hadith: «Ho ordinato di combattere gli uomini fino a quando non avranno testimoniato che non c’è altro dio che Allah…» (Bukhari e Muslim, Kitab-ul-Iman). Sono concordi gli esperti nel ritenere che questo hadith si riferisce agli Arabi politeisti e a nessun altro. Agli Arabi non venne permesso di rimanere nella miscredenza poiché conoscevano profondamente il Profeta dell’Islam, che tra loro è stato inviato, ne conoscevano la sincerità, l’affidabilità, il Kuran fu rivelato nella loro lingua, e loro, più di altri, ne potevano capire il significato ed è per questo che da loro non fu accettato nessun altro compromesso, come la jizya, che l’Islam.
Questa è la corretta interpretazione di questi testi. In essi non vi è il minimo dubbio che l’Islam non è terrorista o che agisce con violenza contro chi ha un credo diverso. E come potrebbe essere terrorista se è religione di generosità, giustizia, libertà ed uguaglianza?
© cariddeo
in esclusiva mondiale per
La Voix des Opprimés, Paris, France
Ramadan 1424 / Novembre 2003
(articolo originale in francese, tradotto dall'autore)




3); ed insiste su questo divieto nuovamente: «Non uccidete nessuno di coloro che Allah ha reso sacri» (VI:151).
Rispondi Citando
