Il buon Che era un personaggio oscuro, violento, ottuso e velleitario. Era praticamente illetterato. Si diceva anche che non capisse un granché di dottrina politica, e che il suo pensiero consisteva nella ripetizione ossessiva degli stessi slogan letti qui e lì. Godeva nel torturare i prigionieri – spesso inermi contadini che pure auspicavano il cambiamento sociale e lo accoglievano con sincera speranza, sequestrati nei villaggi che con la sua banda razziava - specie infliggendo atroci sevizie ai genitali, perché fortemente complessato. Col suo bel faccione rivoluzionario aveva sì un discreto successo presso le compagne, ma prediligeva la violenza nelle donne che gli si opponevano. Era affetto da manie di persecuzione e da paranoia acuta. E come uomo politico fu talmente mediocre che lo stesso Castro dovette cambiargli più volte incarico, visti i risultati disastrosi del suo operato. La capacità di mistificazione dei socialisti è ancor più eccezionale di quella dei nazisti.




