....Berlusconi
Nel segno come al solito di una sfiduciata ma antica amicizia, forse più utile delle piccole propalazioni dei ruffiani, ecco alcune osservazioni rivolte a Berlusconi.
Gli rivolgo un “tu” inesistente nei rapporti personali, a parafrasi dello stile con cui gli stoici si rivolgevano ai loro giovani amici per trasmettere l’esperienza del dolore e dei suoi antidoti.
Se rilasci una dichiarazione politica dignitosa, per assumerti le tue responsabilità nel calo serio, serissimo, ma non devastante del tuo partito, curerai di non infestare questo gesto per te così nuovo, così adulto, così poco infantile e capriccioso, con l’uggiosa ripetizione dei tuoi tic vittimistici.
Ieri Trapattoni ha detto, scusando la performance ridicola della nazionale di calcio, che “il caldo ha fatto la sua parte” (già, perché ai danesi il caldo è notoriamente compagno).
Ma Totti lo ha superato. “Ha il problema delle scarpine?”, ha domandato un radiocronista al Pupone. “Sì, ha risposto lui, e spero di risolverlo entro venerdì, ma c’è anche il problema dei calzini”.
Così hai fatto tu sulla par condicio e sul parafulmine: comico vittimismo calcistico.
Sono stato il parafulmine delle critiche, hai detto, bella attenuante.
Uno che di mestiere fa il primo ministro, che altro deve essere se non il parafulmine del governo e della sua maggioranza?
Ha senso che ne piagnucoli?
Poi hai dannato di nuovo la par condicio.
Non piace nemmeno a noi, ma visto che hai presa impropria sulle proprietà televisive, e la televisione anche grazie a due decenni di tua egemonia è restata commerciale e “de sinistra”, di che ti lamenti?
Eppoi, chi mai ti verrà dietro tra i tuoi alleati nel bel progetto velleitario di abolire il divieto di spot elettorali, che è il trend europeo nell’informazione politica?
E se pure vincessi questa surreale battaglia, non credi che i tuoi avversari ti troverebbero una Gruber qualsiasi per fregarti? Perché ti metti al loro livello televisivo?
Non è meglio vincere perché hai governato in modo persuasivo, organizzato interessi importanti dei ceti medi, tagliato le tasse e rimesso in corsa l’economia sfidando i veti delle corporazioni? Quando capirai, nel tuo interesse, oh Silvio, che se metti il tuo simpatico callista a Catania, il tuo bel pupone a Cagliari, per te finisce male?
A che ti serve essere signore e padrone di questo giornale, se non per apprendere le tue debolezze di carattere?
L’ombrello, mio diletto, si è chiuso: il tuo carisma solitario ci è piaciuto, ne hai fatto grandi cose per tutti noi (e moltissimo per te stesso), e hai trasformato le zucche in carrozze, ma ora le zucche tornano zucche, e devi accorgertene.
Sei famoso per la tua formidabile intelligenza e per il tuo eccellente istinto personale, ma certe volte ti manca la tempra, sei insicuro, caligolesque.
Quando la smetterai di mandar fuori veline che parlano del tuo numinoso scontento per quel che fanno gli altri nel famoso
“territorio”, che poi sei tu ad averli scelti?
Quando la pianterai di mascherare i problemi e di dare la colpa ai nemici o agli amici, a ridosso di dichiarazioni in cui ti assumi virilmente le tue responsabilità?
Fa’ politica, il tuo nuovo mestiere da dieci anni, e falla con serenità generosità e fermezza.
L’intendenza seguirà.
sul Foglio di oggi
saluti




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