Un partito federale, perché no»
Per Enrico Morando la lista Uniti nell’Ulivo deve «evolvere, strutturarsi in un partito». Un partito «federato», acconsente pure il leader dell’area liberal Ds, ma che dovrà rispettare determinate condizioni.
Senatore Morando, come giudica il 31,1% di voti incassato dalla lista unitaria alle europee?
«Se la lista è destinata ad evolvere verso un partito o, se si preferisce, verso un soggetto politico federato unitario, allora il risultato va valutato in maniera molto positiva, perché gli elettori ci hanno incoraggiato con quasi un terzo dei voti a costruire questo soggetto politico che sarebbe centrale nello schieramento di centrosinistra, e con un consenso che è di 10 punti superiore rispetto al partito centrale dello schieramento avversario. Se invece abbiamo fatto la lista solo per ragioni di carattere elettorale, allora il risultato può essere considerato mediocre».
L’avete fatta per ragioni elettorali?
«No, ed è stato detto molte volte. Sarebbe un errore gravissimo sostenere una cosa del genere adesso».
Quindi secondo lei è auspicabile l’altra delle due opzioni di cui parlava, l’evoluzione verso un partito?
«Esattamente. Un partito federato, se si vuole. In ogni caso, non mi metto a fare barricate sui nomi. Se si vuole dire che si fa una federazione dell’Ulivo, chiamiamola federazione. Però a determinate condizioni».
Quante e quali condizioni?
«La prima: deve avere un leader eletto democraticamente secondo il principio una testa un voto. La seconda: deve avere un programma definito in organismi di tipo congressuale unitari. La terza: deve essere una formazione che si presenti in un unico gruppo parlamentare».
Si riferisce al Parlamento italiano o europeo?
«Un gruppo unico alla Camera, al Senato e in tutte le altre istituzioni».
Tutto quello che dice è in contrasto con quanto sostengono le minoranze di sinistra del suo partito, a partire dal risultato del voto, che viene giudicato un “fallimento”, all’opportunità di trasformare la lista in partito.
«Circa il fallimento, sono esterrefatto da certi giudizi. Noto l’assenza anche di un minimo di obiettività nel valutare i numeri. Nelle 63 province dove si è votato sia per le europee che per le provinciali, la lista unitaria ha preso 30 mila voti in più rispetto alle liste dei singoli partiti. A Milano, la lista ha preso 6,9% di voti in più rispetto a quanto hanno preso i partiti alle provinciali. Nel nord, complessivamente, la lista ha preso 369 mila voti in più delle liste di partito».
E della contrarietà del Correntone a far nascere dalla lista un partito, che ne pensa?
«Rispetto la loro posizione, ma ricordo che è l’opposto di quanto abbiamo deciso all’assemblea congressuale di novembre che ha dato vita alla lista unitaria. Noi, ma anche D’Alema ed altri esponenti della maggioranza, dicemmo: sì alla lista se non è solo un’operazione elettorale».
Prodi, all’indomani del voto, non ha parlato tanto di “evoluzione” della lista quanto di Costituente dell’Ulivo. Per il Correntone è un segnale di cambiamento di rotta.
«C’è stato qualche elemento di equivoco nel giudizio che è stato dato in queste ore sulla proposta di Prodi. Nella lettera pubblicata martedì Prodi fa riferimento, nel proporre la Costituente dell’Ulivo, a un naturale sviluppo dell’iniziativa di Uniti nell’Ulivo che, dice, è “l’asse portante di una larga alleanza”. Quindi non vedo cambiamenti e non vedo nessun contrasto tra l’evoluzione della lista Uniti nell’Ulivo, la sua strutturazione in un partito federato, e la proposta della Costituente che ha fatto Prodi».




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