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Discussione: Dositeo

  1. #21
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    MASSIMO COGLIANDRO

    I Catari, manichei o gnostici?


    Si è discusso molto sulle relazioni tra il catarismo medioevale e i precedenti movimenti manichei e gnostici e sulla funzione storica reale di questo movimento. Alcuni studiosi hanno affermato che non è possibile provare con certezza il legame di discendenza tra i manichei, i bogomili e i catari.
    In realtà questi studiosi hanno torto e ragione allo stesso tempo, nel senso che non è vero che la teologia catara e bogomila discenda esclusivamente dalla teologia manichea.
    Una analisi della teologia bogomila per come ci è stata trasmessa dai pochi documenti rimasti in nostro possesso rivela l’influenza di forme di gnosticismo molto più antiche del manicheismo. Anzi, si può tranquillamente dire che il bogomilismo balcanico da cui deriva il catarismo affondava le proprie radici in tradizioni gnostiche locali molto antiche.
    L’influenza manichea non è del tutto assente, ma non riesce a diventare egemone. La teologia bogomila e catara, infatti, tende a mettere l’accento:

    1. sul carattere demoniaco del Dio dell’Antico Testamento e sulla sua identificazione con il Principio Assoluto del Male, caratteristica estranea al manicheismo classico per il quale il demiurgo, in quanto arconte, non poteva coincidere tout court con il Principio del Male;
    2. sul rifiuto della preghiera – solo il padre nostro era accettato perché insegnato direttamente da Gesù –, caratteristica tipica del modo di pensare gnostico più che manicheo (i manichei non esitavano ad innalzare meravigliosi inni all’Apostolo Mani);
    3. il carattere demoniaco del sole, della luna e delle stelle, che per i manichei invece avevano una funzione del tutto positiva come testimonia Agostino nelle “Confessioni”.

    La prova principale dell’inesistenza di un discendenza diretta della Gnosi Catara dalla Gnosi Manichea la rinveniamo nell’atteggiamento assolutamente ostile dei Catari nei confronti di Enoc e dei suoi scritti.
    Nel Codex Manichaicus Coloniensis si fa riferimento alle opere di Enoc, in particolare alla sua Apocalissi, come a scritti che fanno parte integrante del Canone Manicheo:


    Anche Enoc parlò in tal guisa nella sua Apocalissi:
    “Io sono Enoc il Giusto. Ho un grande dolore e verso lacrime dai miei occhi per aver udito l’oltraggio proveniente dalla bocca degli empi”.
    […] Ogni cosa egli osservò e faceva domande agli angeli, e tutto quello che essi gli dicevano, lo annotò nei suoi scritti (Codex Manichaicus Coloniensis – p. 34-40 Henrichs - Koenen).


    Proviamo invece a leggere cosa c’è scritto nel principale Vangelo Cataro a proposito di Enoc:


    Egli mi rispose: “Dal momento in cui il diavolo è decaduto dalla considerazione del Padre e dalla propria autorità, egli si è collocato sopra le nubi e ha mandato i suoi ministri, ossia angeli fiammeggianti di fuoco, in mezzo agli uomini, da Adamo ad Enoch suo seguace. Egli ha sollevato Enoch fino al firmamento e gli ha mostrato la sua divinità; poi gli ha fatto avere penna e inchiostro, e quello si è messo a sedere e ha scritto sessantasette libri. Allora gli ha comandato di portarli giù sulla terra e di consegnarli ai suoi figli. Ed Enoch ha portato giù i libri sulla terra e ha insegnato loro a seguire l’usanza dei sacrifici e ha diffuso menzognere rivelazioni di misteri, celando così agli uomini il Regno dei cieli (Libro di Giovanni Evangelista, 9).


    I Catari, in linea con le antiche trazioni religiose di tipo gnostico dell’area balcanica, rifiutavano tutto l’Antico Testamento e, quindi, anche gli scritti di Enoc e dell’Apocalittica Giudaica; i Manichei, al contrario, in linea con l’insegnamento dell’Apostolo Mani, rigettavano le opere del Vecchio Testamento entrate a far parte del Canone Cattolico, ma davano grande importanza agli scritti di Enoc e a tutta la tradizione legata all’Apocalittica Giudaica, cioè ai testi fondamentali della Gnosi Ebraica Antica.
    Quando nel Libro di Giovanni Evangelista troviamo scritto che Enoc “ha diffuso menzognere rivelazioni di misteri, celando così agli uomini il Regno dei cieli”, è evidente che ci troviamo di fronte ad una vibrante polemica sulla rivalutazione manichea dell’insegnamento di Enoc.
    L’atteggiamento della teologia bogomila nei confronti della preghiera e la negazione della resurrezione corporea di Cristo ci danno una indicazione precisa sul tipo di gnosticismo da cui provenivano in origine le tradizioni religiose balcaniche da cui è nato il bogomilismo. L’atteggiamento negativo nei confronti della preghiera ha la sua base teologica nel loghion n° 6 del Vangelo di Tomaso:


    L’interrogarono i suoi discepoli e gli dissero: “Vuoi tu che digiuniamo? Come pregheremo e daremo elemosina? E che norma seguiremo riguardo al vitto?” Gesù disse: “Non mentite e non fate ciò che odiate, giacchè tutto è manifesto al cospetto del cielo. Non vi è nulla, infatti, di nascosto che non venga manifestato, nulla di celato che non venga rivelato” (Vg di Tm, loghion n°5).


    La negazione della resurrezione corporea affonda invece le proprie radici nelle tradizioni legate al Vangelo di Filippo.
    Una ulteriore conferma dell’origine gnostica più che manichea dei testi bogomili e catari la troviamo nel fatto che Mani non è mai citato né direttamente né indirettamente, cosa strana per un movimento che si rifaccia direttamente al manicheismo.
    In realtà, è probabile che il pop Bogomil, che era un prete, non sia venuto a contatto direttamente con il manicheismo, da cui pure in qualche modo era stato influenzato, ma con delle forme di gnosticismo popolare locale non dissimili da quelle che in Oriente hanno dato vita ad alcuni apocrifi sull’infanzia di Gesù o alla teologia mandea, che per secoli nelle regioni periferiche dell’Impero avevano rappresentato l’unica forma di Cristianesimo esistente e che erano sopravvissute fino ad allora.
    Il carattere popolare di questa forma di gnosticismo risulta evidente anche nel linguaggio usato nel Libro di Giovanni Evangelista, l’unico vangelo bogomilo che sia rimasto in nostro possesso: lì il demiurgo malvagio degli gnostici antichi diventa semplicemente Satana e gli arconti gli angeli malvagi che lo hanno seguito.
    Cambia il linguaggio perché i tempi sono cambiati e le popolazioni balcaniche medievali difficilmente avrebbero potuto comprendere la finezza di una teologia così profonda senza un adeguamento ai valori e alle concezioni dominanti nel mondo medievale, ma il concetto di fondo dello gnosticismo classico non è cambiato, l’antropoteismo resta centrale anche nella Gnosi Bogomila:


    “Loro sostengono che è stato il diavolo a creare Adamo dal fango della terra e che poi a forza ha rinchiuso dentro quel corpo un angelo della luce” (Buonaccorso).


    L’Uomo per i bogomili è un angelo della luce, cioè un essere di natura divina imprigionato ad opera del demiurgo in un corpo materiale.
    Questo passo ci conferma ulteriormente nell’opinione che la teologia bogomilo-catara è di origine gnostica e non manichea: i manichei affermavano, che l’uomo nasceva da un mescolamento di gocce di luce divina e di materia durante la perenne lotta tra il Bene (Dio) e il Male (la materia). Per i Bogomili, come per gli gnostici antichi, invece, l’uomo è un angelo della luce, cioè un eone, imprigionato dal demiurgo in un corpo materiale. La presenza di una qualche influenza del Manicheismo è provata quasi solo dalla polemica contro Agostino, Ambrogio e Gregorio per come ci è testimoniata dal “cataro pentito” Buonaccorso.
    Probabilmente il Pop Bogomil, giunto a contatto con le tradizioni religiose locali di tipo gnostico del mondo balcanico, ha visto nella loro antichità e nel loro radicamento presso le popolazioni contadine una prova della loro veridicità, ma soprattutto si è reso conto che la sopravvivenza di questa religione popolare era dovuta al perpetuarsi della lotta di classe tra la classe contadina da un lato e la burocrazia clericale e la aristocrazia di Stato dall’altro.
    L’antico gnosticismo balcanico per il carattere comunistico delle sue idee in un momento di violenta lotta di classe si rivelava perfettamente funzionale alle esigenze di liberazione delle popolazioni oppresse dallo zar bulgaro e dagli imperatori bizantini. Il pop Bogomil in fondo non ha fatto altro che riprendere queste tradizioni, codificarle integrandole con spunti teologici ripresi dal manicheismo contemporaneo e renderle utilizzabili ai fini della lotta di classe da parte della classe contadina.


    Il movimento Cataro era un movimento rivoluzionario?
    Il catarismo, in quanto Religione dell’Uomo che affermava che ogni essere umano fosse una sorgente di luce divina - “un angelo della luce” -, sin dai tempi della sua fondazione da parte del Pop Bogomil è stato, come messo bene in luce da alcuni studiosi marxisti bulgari, un elemento della coscienza collettiva delle classi sociali subalterne medievali, che ha avuto un'importanza fondamentale nello spingere queste stesse classi alla lotta contro le aristocrazie burocratiche feudali e clericali medievali. Non è un caso che già nel X° secolo il prete gnostico-manicheo Bogomil si sia messo a capo di un movimento insurrezionale contro la aristocrazia di Stato zarista bulgara.
    Ne “Il Nome della rosa” di Umberto eco c’è scritto che i Catari “avevano costituito una gerarchia molto rigida, quasi quanto quella della nostra santa madre chiesa e non pensavano affatto a distruggere ogni forma di potere. Il che ti spiega perché aderirono ai catari anche uomini di comando, possidenti e feudatari” . Queste affermazioni sono del tutto false. Come afferma Francesco Ereddia nel suo libro “I servi dell’Anticristo”, i Catari erano “prevalentemente operai, soprattutto cuoiai, borsieri e pellettieri, [] sarti, drappieri, fabbri e contadini".
    Nell’Europa del Basso Medioevo, la vera classe sociale dominante era la burocrazia clericale e non la piccola e media aristocrazia feudale… L’aristocrazia feudale francese, le moderne borghesie burocratiche dei Comuni del Nord Italia e la nascente borghesia mercantile, pur ostili alle idee catare per il loro carattere evidentemente comunistico al punto che in nessun momento hanno dato loro un riconoscimento ufficiale, vedevano però in questo movimento un utile grimaldello contro il potere sociale ed istituzionale della Chiesa. In questo senso si può dire che da un punto vista politico e sociale, il catarismo è stato parte di un movimento di liberazione unitario che univa tutte le classi sociali in lotta contro la burocrazia clericale.
    La guerra tra la Gnosi Catara e la Chiesa è stata in primo luogo lotta di classe, cioè lotta tra un blocco sociale fondato sull’alleanza tra le classi subalterne e le classi che lottavano più o meno consapevolmente per il superamento del modo di produzione fondato sul feudalesimo burocratico clericale da un lato e la burocrazia clericale dall’altro lato.
    Papa Innocenzo III ha compreso immediatamente il pericolo corso in quel frangente dalla burocrazia clericale in quanto classe sociale dominante… La sua risposta non si è fatta attendere: nel marzo del 1208 ha bandito la crociata anti-ereticale, che si è conclusa un anno mezzo dopo con la devastazione delle città della Francia meridionale che avevano sostenuto il movimento Cataro.

    Roma, 18/10/2000




    ");//--> http://digilander.libero.it/maximusmagnus/Gnosi/catari.htm

  2. #22
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    IL BOGOMILISMO DA WIKIPEDIA
    Il Bogomilismo fu una setta eretica cristiana, sorta nel X secolo come derivazione dalla setta affine dei pauliciani che si erano trasferiti nella Tracia e successivamente in Bulgaria.Successivamente si sviluppò nel XIII secolo anche in Serbia e Bosnia. Il bogomilismo rappresentò uno sviluppo del dualismo orientale, che riteneva che la realtà fosse retta da due principi bene e male ed influenzò la nascita e lo sviluppo del movimento dei catari.

    Origine e fonti della dottrina [modifica]
    Questo modo di pensare era comune a altre sette, molto più antiche e in particolare ai Messaliani, movimento religioso carismatico sorto in Mesopotamia nel IV secolo. Al suo sorgere non sono stati difatti estranei i trasferimenti di popolazioni dall'Asia Minore ai Balcani disposti dagli imperatori bizantini, che, con ogni probabilità, portarono idee manichee nell'est europeo.

    La creazione della dottrina del Bogomilismo è attribuita a Bogomil (Богомил), il cui nome, corrispettivo in lingua bulgara del greco Teofilos, significa "amato da Dio". Il fatto che in molte versioni il nome sia preceduto dall'attributo "pop" (поп) induce gli storiografi a ritenere che il fondatore dell'eresia sia stato un uomo di chiesa, verosimilmente un monaco, ortodosso.
    Lo studio della dottrina dei Bogomili risente del fatto che quasi tutte le testimonianze derivano dalla Chiesa Ortodossa del tempo, ed il più delle volte queste, oltre confutare le concezioni avverse, dileggiano l'eresia e attribuiscono ai suoi adepti idee e concezioni loro estranee.

    Dottrina [modifica]

    Il bogomilismo, in sintesi, riteneva che Dio avesse due figli: Satanael, il primogenito, e Michele. Satanel presto si ribellò al padre e si trasformò in una creatura malvagia che, una volta cacciata dal regno dei cieli, creò l'inferno e la terra, cercando nel contempo, di generare l'uomo: non riuscendovi chiese aiuto al padre che soffiò l'anima nel corpo inanimato. Padrone dell'uomo per aver creato la sua parte materiale, Satanel permise ad Adamo di colonizzare la terra a condizione che questi vendesse se stesso e i propri discendenti al suo demiurgo.
    Mosso da pietà per quegli esseri cui aveva infuso l'anima, Dio inviò allora sulla terra il suo secondogenito, Michele, il cui spirito penetrò nel corpo di Gesù prima della nascita dello stesso, entrando nel corpo di Maria tramite l'orecchio destro. Dal suo avvento Gesù ebbe il compito di rompere il patto stabilitosi tra Adamo e Satanel e, per far questo, sconfisse il diavolo tramite il suo sacrificio sulla croce. Libero dal suo corpo scese allora nell'inferno ed eliminò la terminazione el che dava al fratello gli attributi della deità: Satanel fu così trasformato in Satana e la parte spirituale dell'uomo, una volta liberatasi da quella materiale, poteva ora ascendere al cielo.
    Tuttavia il figlio primogenito di Dio, pur privato di gran parte dei suoi poteri, riuscì ugualmente a istituire la Chiesa Ortodossa attribuendole cerimonie, sacramenti e gerarchie clericali. Questa diventò così Chiesa di Satana, alla quale ci si poteva sottrarre solo tramite il rifiuto del mondo materiale.
    Gli "eletti" tra i Bogomili, coloro cioè che si dedicavano totalmente alla vita religiosa, praticavano infatti un ascetismo severo, rifiutando le immagini sacre, i sacramenti, l'Antico Testamento ad eccezione dei Salmi e dei Profeti, ogni culto esteriore e ogni forma di struttura ecclesiastica.
    Attraverso ragionamenti semi-razionalistici, come i catari, rifiutavano il culto della croce, ritenendo inconcepibile che il pezzo di legno su cui suo figlio era stato ucciso fosse caro a Dio e fornivano un'interpretazione allegorica delle parole di Cristo con cui era stata istituita l'eucarestia.
    I libri a cui più facevano riferimento erano i Vangeli, non solo quelli canonici, che anzi ritenevano essere stati alterati dalle falsificazioni di san Giovanni Crisostomo e degli altri Padri della Chiesa Ortodossa, ma soprattutto gli apocrifi che trasmisero loro la tradizione dualista, latente nell'impero e vicina al monacheismo ortodosso, che spesso forniva un nascondiglio e un rifugio sicuro per gli eretici. Ritenevano di essere i discendenti degli apostoli e come tali unici depositari della verità evangelica.
    La profonda ostilità per le dottrine e le pratiche dell'ortodossia bizantina è evidenziata dal netto rifiuto alla liturgia ortodossa: all'insieme delle preghiere e dei salmi veniva sostituita la semplice recitazione del Padre Nostro, considerata l'arma più potente contro Satana, ripetuto quattro volte di giorno e quattro di notte; la liturgia battesimale era rimpiazzata dalla sola imposizione delle mani.
    Era vietato ogni tipo di contatto con la carne: il matrimonio e la procreazione erano rifiutati dagli adepti all'eresia perché attraverso il coito si perpetrava il mondo materiale di Satana. La loro ripugnanza era tanto forte che avevano l'abitudine di sputare e tapparsi il naso ogni volta che incrociavano un bambino in età da battesimo.
    I fedeli non potevano inoltre mangiare animali, anch'essi frutto del coito, e digiunavano nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì.
    Anche bere vino era vietato: ogni riferimento al fatto che Gesù avesse distribuito vino durante l'ultima cena era stato sistematicamente e arbitrariamente eliminato dai vangeli bogomili, così come era stato eliso anche il miracolo della trasmutazione dell'acqua in vino durante le nozze di Cana.

    Stretto rapporto tra bogomili e catari [modifica]

    I rapporti tra le due eresie, quella dei bogomili e dei catari non risulta evidente solo dal confronto delle due dottrine ma anche dall'esistenza di un vangelo bogomila "libro di Giovanni evangelista" portato a Carcassonne nel 1190.
    Nel primo Concilio dei catari del 1167 a Saint-Felix de Caraman, ora chiamato Saint-Félix-Lauragais (Tolosa) fu presieduto dal pop Niceta, "vescovo bogomilo" arrivato da Dragovica e relazionò sulle chiese bogomile della Serbia, Romania, Macedonia, Bulgaria e Dalmazia.(1)

    Struttura del movimento [modifica]

    Per il suo carattere segreto, era necessaria una idonea iniziazione prima di entrare a far parte della comunità dei fedeli. Era un processo che avveniva per gradi: non tutti i segreti della dottrina erano rivelati ai nuovi adepti nello stesso momento ma vi era una forma di istruzione progressiva, simile a quella dei movimenti gnostici e che esercitava un'analoga attrattiva.
    La cerimonia di iniziazione era duplice: dopo un periodo di preparazione veniva posto sul capo dell'adepto il Vangelo di Giovanni e veniva invocato lo Spirito Santo. Seguiva a questa cerimonia un periodo di ritiro spirituale nella quale veniva accertata l'idoneità del candidato a cui, superato questo esame, seguiva la cerimonia finale, nella quale il nuovo membro veniva battezzato con un'ulteriore apposizione sul capo del Vangelo: veniva posto così in essere il battesimo dello Spirito (in contrapposizione con il battesimo satanico dell'acqua, perpetrato per la prima volta da Giovanni Battista, che ritenevano precursore dell'Anticristo).
    Il neofita, impegnandosi solennemente a sottrarsi al mondo materiale di Satana, veniva in tal modo a far parte della comunità dei theotokoi (perfetti). Ogni comunità aveva i suoi eletti, chiamati "i buoni cristiani" e tra i quali potevano trovarsi anche donne, dediti all'ascetismo più severo. Alcuni di questi diventavano missionari e vagavano per il mondo compiendo esorcismi e testimoniando la propria fede: in questo modo si ritiene che il bogomilismo abbia influenzato i catari la cui dottrina ricalca fedelmente, in alcuni tratti, le tesi dell'eresia orientale.
    Non vi era una vera e propria struttura gerarchica: a differenza della Chiesa ufficiale questa eresia non aveva strutture di comando centralizzate: ogni comunità si autodeterminava e, nonostante tutte facessero capo a una guida spirituale di cui non sappiamo né le funzioni né i criteri di elezione, manteneva una discreta autonomia.

    Storia dell'eresia [modifica]

    Il Bogomilismo fece la sua prima comparsa in Bulgaria, terra conquistata dall'imperatore bizantino Basilio all'inizio dell'XI secolo e di recente evangelizzazione, dove il cristianesimo era ancora avvertito dalla popolazione come un'imposizione di Bisanzio e dove il clero, pur di lingua slava, nulla poteva contro il persistere dei culti pagani e, forse, manichei.
    Dopo alcuni decenni di stasi, necessari al formarsi di una dottrina distinta da quella ufficiale, l'eresia si espanse in buona parte dell'impero bizantino aiutata dalla profonda crisi di fiducia che si era venuta a creare tra la popolazione e i vertici religiosi e militari di questa, seguita alla morte di Basilio e alla terribile sconfitta nella battaglia di Manzicerta: già al termine di questo secolo le prime missioni bogomile erano riuscite a far proseliti persino nei più raffinati circoli di Costantinopoli. Fino a quel momento il movimento eretico era riuscito a rimanere nell'ombra così efficacemente che la Chiesa Ortodossa, pur adottando misure rigorose, non ne aveva in nessuna maniera limitato l'influsso.
    Forte dei recenti successi, un certo Basilio, che secondo la tradizione sarebbe stato a capo dei Bogomili per cinquantadue anni, cercò di evangelizzare Isacco,fratello dell'imperatore Alessio I Comneno e l'imperatore stesso; questi, fingendo interesse, riuscirono a far rivelare al predicatore le proprie convinzioni mentre uno stenografo, nascosto dietro ad una tenda, prendeva nota dei dettagli dell'eresia.
    Basilio aveva elaborato il bogomilismo rendendolo ancora più appetibile ai cittadini di Costantinopoli, ove, soprattutto nei salotti degli alti dignitari, la crisi che stava sconvolgendo la religiosità ortodossa aveva diffuso un interesse spasmodico per le pratiche esoteriche, mischiando alla dottrina del bogomilismo elementi di demonologia, dualismo manicheo ed etica neotestamentaria.
    Alessio I Comneno, deciso a ripristinare le istituzioni statali dopo il periodo di anarchia successivo alle sconfitte militari subite, vide nella repressione di questa eresia un modo per affermare davanti al popolo e alla comunità ecclesiastica la restaurazione del proprio potere imperiale. Subito dopo che l'eresia di Basilio fu smascherata, individuò e imprigionò un gran numero di bogomili con l'intenzione di giustiziarli ma, poiché rischiava di inimicarsi le sfere più influenti della nobiltà bizantina, cui alcuni bogomili facevano parte, liberò la maggior parte di loro, forse dopo un'espressione superficiale di pentimento, tenendo in prigione i più incalliti e mettendo sotto pressione Basilio stesso perché tornasse all'ortodossia. Questi si rifiutò e, come monito all'intera popolazione di Bisanzio, venne arso sul rogo davanti una grande folla; questa esecuzione è avvenuta, secondo l'opinione di gran parte della storigrafia, nei primi anni dell'XII secolo.
    Il bogomilismo tuttavia sopravvisse, sporadicamente perseguitato nei secoli successivi. Alla metà del XIII secolo il patriarca di Costantinopoli Arsenio mandò in Macedonia un suo legato per reprimervi l'eresia: l'eresia continuò a proliferare alla periferia dell'impero almeno fino al XV secolo e se scomparve non fu dovuto alle persecuzioni ma al risvegliarsi nella popolazione di un sentimento genuinamente ortodosso essendo tale Chiesa l'unico punto di riferimento rispetto alla crisi dell'impero che andava svanendo di fronte alla minaccia ottomana

    http://it.wikipedia.org/wiki/Bogomili

  3. #23
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    LA ROSA CROCE D'ORO

    La Rosacroce d'Oro � unita alla corrente gnostica. La Gnosi (dal greco: gnosis) � l'alta conoscenza che incita l'uomo a scoprire in se stesso la scintilla di Spirito tramite la quale pu� dirigersi verso l'assoluto.
    Stabilita dal pensiero "Ermetico" che gener� tante filosofie liberatrici, scuole di pensiero, movimenti spirituali, la corrente gnostica sottintende tutta la vita spirituale dell'occidente e del Medio Oriente, essa illumina tutte le grandi civilt�: Esseni, cristiani gnostici, culti dei misteri, Manichei, Catari, Alchimisti, Rosacroce... testimoniano della continuit� di questa corrente.
    Di fronte al comportamento dogmatico ordinario, essi hanno mantenuta vivente la tradizione d'una salvezza attraverso la conoscenza: la Gnosi.
    Erede di questa tradizione gnostica che vivifica nel presente, la Rosacroce d'Oro risponde oggi a una triplice missione.

    • Ricordare agli uomini la nobilt� dello stato umano vero, per invitarli a intraprendere il cammino della rinascita della loro Anima.
    • Far conoscere le conseguenze pratiche di questo cammino, vale a dire le tappe del processo del cambiamento interiore.
    • Offrire loro i mezzi concreti per percorrere il cammino proposto grazie a delle attivit� conformi all'insegnamento del Cristianesimo Interiore.
    Questo filo luminoso � tessuto con l�Amore, la Saggezza e l�azione della Gnosi, l�alta conoscenza del cammino liberatore, e rappresenta in essenza un cammino che tutti gli uomini possono percorrere, cammino che � sempre esistito e di cui si trova traccia all�origine di tutte le religioni.
    Nessun "maestro", nessun "iniziato" pu� trasmettere al candidato la Verit�, poich� egli deve raggiungerla abbattendo numerosi ostacoli interiori, attraverso un processo di trasformazione, di rinascita dell�anima, di Trasfigurazione. Una Scuola Spirituale seria indica questo cammino e insegna ai suoi allievi come percorrerlo.
    Quando, attraverso la Trasfigurazione, il S� divino si desta nella personalit� umana, ci� ha per quest�ultima grandi conseguenze, poich� essa si pone allora al servizio di un tutt�altro ordine, l�Ordine Divino, il "Regno che non � di questo mondo". L�uomo � cos�, in questo mondo, al totale servizio del suo prossimo.
    Il Lectorium Rosicrucianum si basa sull�antica tradizione delle Scuole dei Misteri.
    La sua storia e il suo sviluppo mostrano che la Scuola della Rosacroce d�Oro � stata generata da impulsi di spiritualit� antichi, come quelli degli Gnostici Cristiani, dei Manichei, dei Catari e dei Rosacroce classici del XVII secolo; essa presenta tuttavia un messaggio adattato alla coscienza fortemente individualizzata dell�uomo moderno.


    http://www.rosacroce.info/introduzione1.htm


  4. #24
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    LA CHIEA GNOSTICA DI DOINEL-WIKIPEDIA
    Chiesa Gnostica

    Da Esopedia, l'enciclopedia del Sapere Esoterico


    La storia delle Chiese gnostiche è inseparabile dall’avventura spirituale di Jules-Benoît Doinel (1842-1902). Nato a Moulins, nel 1842, in una famiglia di grande pietà cattolica, nell’adolescenza sperimenta esperienze mistiche e visioni di san Stanislao Kostka (1550-1568), un novizio gesuita morto a diciotto anni e celebrato come esempio di obbedienza e di castità. Nel 1859 entra nel noviziato gesuita di Montciel: ma i gesuiti non apprezzano le sue visioni, e lo allontanano nel 1861. A vent’anni, si lancia nell’archivistica a Parigi e si diploma alla prestigiosa École des Chartes nel 1866; nello stesso anno è nominato archivista ad Aurillac.
    Nel frattempo aveva abbandonato il cattolicesimo e si era scoperto doti di medium spiritista. Tuttavia nel 1868 si sposa e la moglie, l’attrice Stéphanie-Françoise Le Clerc (1835-1873), fervente cattolica, lo riporta alla fede della sua infanzia. Promosso archivista a Niort nel 1869, pur continuando a praticare la fede cattolica, Doinel riprende le sedute spiritiche. Dopo la morte della moglie nel 1873 – e un secondo matrimonio nel 1874, che questa volta lo fa entrare in relazione con una famiglia di tradizioni repubblicane e massoniche – abbandona nuovamente la Chiesa ed è iniziato nel Grande Oriente di Francia nel 1884, dopo essere stato promosso agli importanti archivi di Orléans nel 1875. Le sue doti professionali, dopo l’ingresso in massoneria, lo portano a essere nominato archivista del Grande Oriente e bibliotecario-conservatore del Museo massonico. Nel 1882 Doinel aderisce brevemente al curioso movimento monodista, promosso dal figlio del famoso pastore protestante ginevrino Jean Monod (1765-1836), Guillaume Monod (1800-1896), che si proclama il nuovo messia e il Cristo ritornato sulla Terra. Nel 1890 – pur essendo ancora monodista – Doinel entra in contatto con Gérard Encausse, detto “Papus” (1865-1916), e fonda la branca di Orléans del Gruppo Indipendente di Studi Esoterici, aderendo anche all’Ordine Martinista.
    Pur tra multiple appartenenze – fra cui non va dimenticata la Società Teosofica – Doinel riserva i suoi maggiori interessi allo gnosticismo antico e ai catari, su cui pubblica vari saggi. Decisivo per la successiva fondazione della Chiesa gnostica è l’incontro di Doinel con la contessa Maria Mariátegui (1830-1895), divenuta per successivi matrimoni duchessa di Pomar e Lady Caithness, il cui salotto parigino era frequentato dai principali protagonisti del mondo esoterico, dello spiritismo e della Società Teosofica (fra cui la stessa Helena Petrovna Blavatsky [1831-1891]). La duchessa si diceva a sua volta favorita da visioni e si considerava la reincarnazione di Maria Stuarda (1542-1587), in onore della quale aveva fondato una società segreta, il Cercle de l’Étoile Celeste.
    La storia della nascita della Chiesa gnostica è stata raccontata dallo stesso Doinel, in fasi diverse della sua vita, in modi differenti. È probabile che Doinel abbia anzitutto pensato alla duchessa di Pomar come capo visibile di una Chiesa gnostica, di cui egli avrebbe dovuto essere il vescovo. Qualche giorno prima del 17 maggio 1890 – quando Doinel firma il primo “mandamento” come vescovo gnostico – è consacrato nell’oratorio della duchessa, probabilmente dalla stessa nobildonna. Successivamente, nel giugno 1890, si tiene sempre presso la duchessa di Pomar la famosa seduta spiritica dove quarantuno vescovi catari si manifestano e consacrano Doinel come patriarca e fondatore di una nuova Chiesa gnostica. Doinel riteneva che il suo ruolo dovesse essere subordinato a quello di una “Sophia terrestre”, che – secondo la sua interpretazione dell’insegnamento degli gnostici antichi – doveva essere costantemente presente sulla Terra. Dopo il rifiuto della duchessa di Pomar e di altre candidate, Doinel – che sembra davvero essere stato in contatto con tutte le religioni alternative del suo tempo – cerca conforto nella cappella swedenborgiana della rue Thouin a Parigi, dove una visione lo convince ad accontentarsi di una Sophia non incarnata e puramente spirituale.
    Già nel 1890 l’archivista, con i poteri che ritiene gli siano stati conferiti, inizia a consacrare vescovi gnostici, fra cui si contano i nomi più noti dell’esoterismo francese, da Papus a Paul Sédir (pseudonimo di Yvon Le Loup, 1871-1926). Anche una donna, Marie Chauvel de Chauvigny (1842-1927) è consacrata vescovo con il nome di Esclarmonde, sulla base di dubbi precedenti catari. Nel 1892 si può riunire un sinodo della Chiesa gnostica, che conferma la carica patriarcale di Doinel e gli conferisce il nome di Valentino II (Valentino I essendo stato, in questa logica, lo gnostico del II secolo). In questo sinodo (secondo altri nel secondo, tenuto nel 1894) è consacrato vescovo l’esoterista Léonce Fabre des Essarts (1848-1917) con il nome di Synésius. Negli anni fra il 1890 e il 1894 Doinel dà alla Chiesa gnostica un catechismo e un rituale, che mescola – non senza creare un insieme a suo modo coerente – elementi dello gnosticismo antico e del catarismo, argomenti su cui non si può non riconoscere a Doinel una grande erudizione anche se – evidentemente – il tentativo di resuscitare esperienze religiose terminate da secoli ha pur sempre un che di artificiale.
    L’atteggiamento del fedele della Chiesa gnostica è riassunto in questa risposta del Catechismo di Doinel: “Sono Gnostico Valentiniano. Ho il Pleroma per Padre, Christo per Salvatore, Simone e Valentino per dottori, Elena e Sophia per appoggi, e attendo l’avvento di Nostra Signora Pneuma-Agion, l’Eterno Femminino”. Nelle difficoltà di ricostruire la vita rituale dello gnosticismo antico, per i sacramenti Doinel si rivolge ai catari di cui riprende il Consolamentum e l’“Appareillantum” (un rito penitenziale), mentre per l’eucarestia si ispira liberamente alla messa cattolica. Nella sostanza con la Chiesa gnostica Doinel aveva creato una società iniziatica di intonazione massonica, con una mitologia gnostica e un rituale cataro. Il suo successo si doveva alla possibilità di una “doppia appartenenza” (e anche tripla o quadrupla) offerta a chi già faceva parte di altre strutture iniziatiche: molti dei membri della Chiesa gnostica erano anche massoni (regolari o “di frangia”), martinisti e membri di una grande varietà di altre organizzazioni e società esoteriche.
    Nel dicembre 1894 Doinel si dimette dalla massoneria e nel 1895 annuncia la sua conversione al cattolicesimo. Nel maggio 1895 con lo pseudonimo Jean Kostka – che rimanda al santo novizio gesuita venerato nell’adolescenza – pubblica Lucifer démasqué in cui racconta in tono fortemente critico le sue esperienze nella massoneria, nella Società Teosofica, nella cerchia della duchessa di Pomar (che muore nello stesso 1895) e nella Chiesa gnostica. Per comprendere l’impatto della conversione di Doinel e del volume occorre ricordare che nel 1895 si è nel pieno del caso di Léo Taxil (pseudonimo di Marie-Joseph-Antoine-Gabriel Jogand, 1854-1907), un ex-massone che afferma di essersi convertito al cattolicesimo e le cui rivelazioni sulla presenza fisica di Satana e dei satanisti nelle logge massoniche dividono lo stesso campo antimassonico, dove alcuni le abbracciano con entusiasmo, altri sospettano un inganno. È Taxil nel 1895 ad accogliere Doinel negli ambienti antimassonici più accesi, salutandolo come un collega di conversione.
    Nel novembre 1895 Taxil e Doinel fondano insieme la Lega del Labarum Anti-Massonico, una curiosa struttura che lascia un’impressione di “massoneria cattolica”, in tre gradi per gli uomini e uno per le donne. Il 19 aprile 1897 Taxil pronuncia la famosa conferenza alla sala parigina della Société de Géographie dove rivela di non essersi mai veramente convertito e di essersi semplicemente voluto prendere gioco dell’estrema credulità dei cattolici. Le polemiche successive rischiano di travolgere anche Doinel, che tuttavia continua fino al 1899 a pubblicare resoconti delle sue precedenti attività in stile antimassonico. Che cosa pensi veramente Doinel in questi anni è difficile da decifrare, e oggetto di controversie fra gli storici. Il 31 dicembre 1899, in una lettera a Fabre des Essarts – che, dopo le sue dimissioni, era diventato patriarca della Chiesa gnostica – afferma di non avere mai veramente abbandonato lo gnosticismo. Nel 1900 e 1901 lo troviamo occasionalmente attivo nella Chiesa gnostica, non come patriarca ma come semplice vescovo. Tuttavia nel frattempo frequenta regolarmente la messa cattolica e nel 1902 pubblica un libro, chiaramente cattolico, di poesie devote. Quando muore, il 16 marzo dello stesso anno 1902, i cattolici e gli gnostici assicurano entrambi che è morto nella loro rispettiva fede.
    Per alcuni Doinel, a differenza di Taxil, è un sincero convertito al cattolicesimo, per altri un infiltrato alla Taxil. Le cose sono, probabilmente, insieme più semplici e più complicate. Doinel non è mai stato un infiltrato, ma piuttosto un auto-infiltrato, costantemente alle prese con la sua stessa ambiguità. Se molti esoteristi del suo tempo appartengono insieme a numerose organizzazioni occulte, Doinel va oltre e frequenta insieme la messa cattolica, la massoneria, gli ambienti teosofici francesi affascinati dal buddhismo, il monodismo e la Chiesa gnostica. Doinel non rinuncia mai, fra due posizioni inconciliabili, a stare da tutte e due le parti, a vivere la dialettica e la contraddizione senza mai risolverle. In questa prospettiva non è forse neppure corretto chiedersi se le sue ripetute conversioni dal cattolicesimo allo spiritismo e allo gnosticismo e viceversa siano state “vere” o “false”: probabilmente erano vere e false insieme, e quanto vere o quanto false lo stesso Doinel non deve mai averlo veramente saputo. L’archivista francese è così un emblema della complessità dell’ambiente del nuovo gnosticismo, che non risolve le contraddizioni in una sintesi, ma più spesso le giustappone in un sincretismo.
    Dopo Doinel e le sue conversioni la Chiesa gnostica non riuscirà più a occupare le prime pagine dei quotidiani, ma è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Per i ventuno anni in cui Fabre des Essarts ne rimane patriarca, la Chiesa gnostica riesce anzi a espandersi in diversi paesi, dal Belgio alla Germania, dalla Russia agli Stati Uniti. Continua a essere di bon ton per chiunque sia qualcuno nel mondo dell’esoterismo ricevere una consacrazione come vescovo gnostico: lo ottiene nel 1909 anche il giovane René Guénon (1886-1951), che prende nella Chiesa gnostica il nome di Palingénius. L’ambiente degli esoteristi, soprattutto in Francia, essendo per sua natura incline alla divisione e allo scisma, anche la Chiesa gnostica non poteva presto o tardi non patirne. A causa anche di vicende interne al martinismo, Jean Bricaud (1881-1934), che era stato consacrato vescovo gnostico nel 1901, promuove nel 1907 uno scisma e fonda una “Chiesa cattolica gnostica”, chiamata dal 1908 Chiesa Gnostica Universale.
    La Chiesa gnostica di Fabre des Essarts continua le sue attività grazie, all’origine, a Guénon che ne dirige la rivista, La Gnose, dal 1909 al 1912. Quando Guénon decide di abbandonare la Chiesa gnostica di Fabre des Essarts, nel 1912, questa entra in un periodo di decadenza, aggravato dalla morte del patriarca nel 1917. Gli succede – senza assumere il titolo di patriarca, ma solo quello di presidente del Sinodo – Léon Champrenaud (1870-1925), quindi Patrice Genty (1883-1964), che nel 1932 – utilizzando la terminologia massonica – “mette in sonno” la Chiesa ormai agonizzante, anche se alcuni vescovi non accettano la decisione del patriarca e continuano un’attività indipendente fino al 1960, anno in cui si riuniscono con la branca di Lione. Quest’ultima, la Chiesa Gnostica Universale, derivava dal citato scisma di Bricaud, e le divisioni fra Lione e Parigi erano parallele a divisioni nel martinismo e nei riti di frangia “egiziani” dell’ambiente massonico francese. Dal 1913 Bricaud aveva, peraltro, una carta in più. Nell’ambiente delle “piccole Chiese” in genere si considera importante detenere una linea di successione apostolica considerata valida (ancorché, evidentemente, illecita) secondo i criteri del diritto canonico cattolico.
    Naturalmente la consacrazione “spiritica” di Doinel non gli conferiva alcuna successione apostolica. Invece, il 21 luglio 1913 Bricaud riesce a farsi consacrare vescovo da Louis-François Giraud (1876-1950), che a sua volta era stato consacrato nel 1911 da Julien-Ernest Houssay (1844-1912), noto nel mondo dell’occultismo e dei guaritori popolari come “abbé Julio”, la cui linea di successione apostolica risaliva a Joseph-René Vilatte (1854-1929), forse la figura più importante nella storia delle “piccole Chiese” e dell’intero movimento dei “vescovi vaganti”, che era stato consacrato a Ceylon nel 1892 da tre vescovi della Chiesa siro-malankarita, che non è in comunione con Roma ma i cui ordini sono riconosciuti come validi dalla Chiesa cattolica. La possibilità di rivendicare una successione apostolica conferisce alla Chiesa Gnostica Universale di Bricaud un elemento di attrazione in più rispetto alla branca parigina di Fabre des Essarts, cui riesce a sottrarre numerosi aderenti.
    Alla morte di Bricaud, gli succede Constant Chevillon (1880-1944). Negli anni 1930 la Chiesa lionese è coinvolta nelle polemiche che derivano dall’irruzione sulla scena esoterica europea dell’Ordine della Rosa-Croce AMORC americano di Harvey Spencer Lewis (1883-1939) e dal tentativo di quest’ultimo di federare la maggior parte delle organizzazioni iniziatiche mondiali nella FUDOSI. Chevillon non aderisce alla FUDOSI ma all’organizzazione rivale FUDOFSI. Un vescovo della Chiesa lionese, Victor Blanchard (1877-1953), aveva invece partecipato alla riunione di fondazione della FUDOSI tenuta a Bruxelles nel 1934, dando origine di fatto a uno scisma che permarrà fino agli anni 1950. Problemi ben più gravi, in ogni caso, sorgono con la Seconda guerra mondiale, in cui la Chiesa gnostica è perseguitata dal nazismo e dai collaborazionisti francesi, alcuni dei quali assassinano il patriarca Chevillon nel 1944. Dopo un periodo confuso gli succede il martinista Henri-Charles Dupont (1877-1960). Poco prima di morire, Dupont si dimette dalla sua carica per permettere a Robert Ambelain (1907-1997) – che nel 1942 aveva “risvegliato” un Ordine Martinista degli Eletti Cohen – di perseguire un ambizioso progetto di riunificazione di tutte le ormai numerose branche delle Chiese gnostiche di origine francese, facendole confluire tutte nella Chiesa Gnostica Apostolica che aveva fondato nel 1958. Il tentativo è coronato da successo, ma nel 1967 – ormai rivolto ad altri interessi – Ambelain lascia la guida della Chiesa Gnostica Apostolica, che cessa di esistere come realtà internazionale, dopo varie traversie, nel 1983. Restano tuttavia varie realtà nazionali, fra cui la Chiesa rosacrociana apostolica in Francia e in Belgio (con un’attiva branca greca), e una Chiesa gnostica alle Barbados, che rappresentano – con altre realtà più piccole – quanto rimane della tradizione fondata da Doinel. Un’attività gnostica di origine doineliana continua, anche se su scala piuttosto ridotta, anche in Italia.
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    "Hyeronimus Bosch, ultimo ‘cataro’?"

    di Massimo Introvigne (da Avvenire, 30.4.1997)

    Tra le tante controversie che agitano le riviste culturali americane e le lunghe notti dei gruppi di discussione su Internet una delle più interessanti riguarda il pittore olandese Hyeronimus Bosch (1450-1516). Questo artista ha sempre affascinato non soltanto i critici d’arte ma anche il grande pubblico. Le centinaia di personaggi che affollano ogni suo quadro - diavoli, civette, scimmie, topi mostruosi e pesci fantastici, accanto ai grandi personaggi della storia sacra a cui sono consacrati i suoi dipinti principali - fanno pensare a un surrealista ante litteram o a un Salvador Dalì nato per caso agli albori dell’epoca moderna. Lynda Harris, una specialista di Londra che ha dedicato quindici anni di studi al pittore, propone nel suo The Secret Heresy of Hyeronimus Bosch [1] un ritratto più inquietante del pittore olandese. Non era un cattolico, anche se fingeva di esserlo e partecipava attivamente alla vita della pia Confraternita di Nostra Signora. Era uno gnostico, legato alle ultime sopravvivenze dell’eresia catara che cercava di preservare, in un linguaggio cifrato, nella sua pittura e di trasmettere così ai posteri. Quando l’ultimo cataro fosse scomparso dall’Europa - sostiene Lynda Harris - i quadri di Bosch ne avrebbero conservato e trasmesso le dottrine a chi avesse avuto orecchie per intendere e soprattutto occhi per vedere. Il libro di Lynda Harris è distribuito in America dalla casa editrice della Società Antroposofica, e pubblicazioni neo-gnostiche come Gnosis lo salutano con entusiasmo in quanto permetterebbe di inserire anche Hyeronimus Bosch nella galleria dei grandi antenati della moderna rinascita gnostica [2].
    Niente affatto, rispondono i critici di Lynda Harris. Certo, i quadri di Hyeronimus Bosch sono pervasi da un pessimismo cupo e da un notevole anticlericalismo (il trittico della Tentazione di Sant’Antonio, conservato a Lisbona, può essere letto come una critica feroce del monachesimo, un punto su cui la studiosa londinese insiste ma che non è la prima a segnalare). Ma si tratta di un atteggiamento tipico del cattolicesimo olandese della fine del Quattrocento, attraversato da ansie di riforma cattolica e da fermenti che annunciano il protestantesimo. Certo, non mancano simboli alchemici ed esoterici. Ma tutti gli studiosi di Hyeronimus Bosch li hanno notati, rilevando che negli stessi ambienti della Confraternita di Nostra Signora - pure certamente cattolici - si manifestavano interessi di questo genere. Al massimo - obiettano i critici di Lynda Harris - si potrebbe ipotizzare, come già aveva fatto lo storico dell’arte tedesco Wilhelm Fraenger (1890-1964), un contatto fra Hyeronimus Bosch e gli eretici Fratelli del Libero Spirito [3]. Ma questi ultimi erano panteisti, non dualisti; celebravano il mondo e la carne - particolarmente nella variante degli Adamiti, che secondo Wilhelm Fraenger avrebbe influenzato Hyeronimus Bosch - e non li consideravano radicalmente malvagi come i catari. Sarebbe dunque sbagliato presentare il pittore olandese come un dualista cataro.
    Lynda Harris, però, prende in esame proprio il cavallo di battaglia di Wilhelm Fraenger - il Giardino delle delizie del Prado di Madrid - per cercare di dimostrare che il critico tedesco si sbagliava. Hyeronimus Bosch rappresenta nel pannello centrale di questo trittico una festa della sensualità e della carne non per celebrarla, ma per mostrarne la radicale corruzione, senza speranza di riscatto. Non si tratta di offrire alle realtà terrene una speranza di redenzione, ma di negarle come radicalmente perdute e dannate, secondo una prospettiva tipicamente gnostica. Nel pannello di destra del Giardino, aggiunge Lynda Harris, Hyeronimus Bosch rappresenta del resto un inferno che non è ultramondano, ma terreno. L’inferno è semplicemente la terra come sarà quando gli iniziati gnostici la avranno abbandonata, e le presunte delizie si riveleranno nel loro significato di corruzione e di morte. Lo stesso paradiso terrestre, che occupa il pannello di sinistra del Giardino del Prado, è del resto ambiguo. Il Cristo che tiene per mano Eva ha una funzione ambivalente (la salva o la introduce al peccato?), e si potrebbe perfino sospettare che si tratti di Satana sotto mentite spoglie. Al centro della fontana del paradiso terrestre si nasconde una civetta, certamente simbolo del diavolo nella pittura olandese dell’epoca e nei quadri di Hyeronimus Bosch in particolare. Il messaggio che se ne ricava, secondo la studiosa inglese, è la quintessenza dello gnosticismo: il creatore di questo mondo è cattivo e il mondo è cattivo. L’unica speranza è costituita, semmai, dalla reincarnazione, simboleggiata da un volo di rondini a spirale attraverso le cavità di una strana roccia che compare sullo sfondo del pannello di sinistra del Giardino. Dalle esegesi di Lynda Harris - che dedica interi capitoli alle fontane di Hyeronimus Bosch e al loro simbolismo - si è facile, comunque, rimanere affascinati. Neanche il più cattolico dei dipinti di Hyeronimus Bosch, il trittico dell’Adorazione dei Magi pure conservato al Prado, sfugge all’interpretazione gnostica della studiosa inglese. Una volta che si ingrandiscono le minute figurine di Hyeronimus Bosch si notano strani particolari: una casa sullo sfondo ha tutte le caratteristiche del bordello, un asino su cui avanza una scimmia in un panorama dominato da un idolo pagano sembra una caricatura della tradizionale rappresentazione della fuga in Egitto, e della leggenda secondo cui gli idoli cadevano infranti al passaggio del Bambino. Lynda Harris ne conclude che l’Adorazione è una denuncia cataro-gnostica del presunto inganno dell’incarnazione che, nella sua materialità, sarebbe una menzogna demoniaca. Il Cristo che salva non ha vera carne e vera natura umana e può essere soltanto un Cristo doceta, che sembra uomo ma non lo è. Sarebbe naturalmente troppo lungo seguire tutte le interpretazioni di Lynda Harris: non resta che rimandare al volume, che del resto meriterebbe di essere raccomandato anche soltanto per le splendide illustrazioni.
    Lo scopo della studiosa inglese non è quello di denunciare Hyeronimus Bosch come gnostico, ma di rivalutarlo. Lynda Harris ha una evidente simpatia per il catarismo, e non si risparmia qualche attacco di maniera alle perfidie degli inquisitori. Seguendo le sue analisi, dobbiamo veramente credere che il pittore preferito dal cattolicissimo re di Spagna Filippo II (ma i suoi consiglieri - nota Lynda Harris - lo mettevano in guardia contro i significati nascosti delle opere del pittore olandese) fosse uno degli ultimi catari europei? Effettivamente Lynda Harris ha scoperto molte coincidenze curiose fra i simboli di Hyeronimus Bosch e le pietre tombali, i cosiddetti stécci, lasciati dall’ultimo catarismo in Bosnia. Le sue speculazioni su effettivi contatti di Hyeronimus Bosch con le ultime sopravvivenze catare nell’Italia Settentrionale e nei Balcani - alla cui luce interpreta il viaggio a Venezia del pittore olandese nel 1500 - rimangono però congetture, ipotesi ancora in attesa di prova. Non sempre, inoltre, Lynda Harris distingue rigorosamente - come suggerisce di fare la storiografia catara più recente, per esempio Anne Brenon nella sua sintesi del 1996 Les Cathares. Vie et mort d’une Eglise chrétienne [4] - fra dualismo manicheo e dualismo cristiano (docetista) cataro. Per credere a un Hyeronimus Bosch cataro c’è forse bisogno di attendere ulteriori riscontri. Più convincente appare il collegamento fra Hyeronimus Bosch e un più vago milieu gnostico, non necessariamente cataro, di cui si conoscono numerose manifestazioni tra la fine del Medioevo e l’epoca della Riforma. Forse il pittore olandese non ha consapevolmente nascosto nei suoi dipinti una Bibbia catara, come vorrebbe Lynda Harris. Ma certo molti suoi riferimenti, che sembrano più che semplici allusioni, rivelano una presenza insieme antica e nuova di fermenti gnostici agli inizi dell’epoca moderna e confermano che l’arte - come oggi la letteratura o il cinema - può insieme rivelare e trasmettere le tensiono nascoste e profonde che attraversano ogni epoca di transizione e di crisi.

    NOTE
    [1] Lynda Harris, The Secret Heresy of Hyeronimus Bosch, Floris Books, Edimburgo 1995. [torna]
    [2] Cfr. Mark Richard Barna, Hyeronimus Bosch, Secret Cathar, in Gnosis. A Journal of the Western Inner Traditions, n. 42, inverno 1997, pp. 68-69. [torna]
    [3] Cfr. Wilhelm Fraenger, The Millennium of Hyeronimus Bosch. Outlines of a New Interpretation, ed. ingl., Hacker Art Books, New York 1976. [torna]
    [4] Anne Brenon, Les Cathares. Vie et mort d’une Eglise chrétienne, Jacques Grancher, Parigi 1996. [torna]


    http://www.cesnur.org/2001/archive/mi_bosch.htm


  6. #26
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    ANTARES 666-SI AUTODEFINISCE DISCENDENTE DEI CATARI !

    I libri che hanno maggior successo sono quelli che presentano la realtà in chiave romanzata, deformandola in modo tale da fornire spiegazioni semplici, comprensibili da tutti anche senza una preparazione specifica.

    Questo può ben spiegare come mai così pochi sanno che il Catarismo è partito dalla Francia settentrionale e dalla Renania per espandersi nelle regioni meridionali in cui ebbe una straordinaria fioritura. Perseguitati ferocemente e con maggior efficacia, i Buoni Uomini del settentrione ci hanno lasciato scarsissime tracce sulla vita delle loro comunità. La loro storia è oscura, anche se a tratti illuminata da poche testimonianze eccezionali.

    Ora passiamo ad analizzare la propagazione del movimento in Linguadoca, cercando di comprendere in dettaglio le cause della sua immensa fortuna nella seconda metà del XII secolo. Per fare questo, occorre innanzitutto considerare la situazione culturale, sociale, politica e religiosa vigente nelle regioni occitaniche in quell'epoca.

    Andiamo indietro nel tempo. Le modalità della conquista della Gallia Narbonese furono diverse da quelle della Celtica e della Belgica. La Provincia e la Narbonensis Prima sono state romanizzate prima delle regioni sottomesse da Cesare, ed hanno mantenuto a lungo una cultura edonistica e una tradizione di tolleranza. Mentre a meridione le genti si radevano, vestivano con la toga ed andavano a teatro, in quella che sarebbe poi stata chiamata Normandia il costume dell'antropofagia non era ancora spento in epoca imperiale. Ovviamente le cose non sono così semplici, e sbaglia chi crede a un Nord evolutosi come entità celto-germanica e barbarica schierata in modo compatto contro un Sud civilizzato e romano. Anche nella Narbonese ci furono tarde sopravvivenze di idiomi preromani e di paganesimo autoctono: al di fuori delle città costiere vivevano popolazioni montanare molto legate alle tradizioni avite. Col passare dei secoli, il latino volgare si è sviluppato in modo molto diverso nelle due aree. Mentre a nord il sostrato era gallico e il superstrato franco, a sud il sostrato era celto-ligure con influssi iberici, e il superstrato gotico. Diverse circostanze storiche avevano portato le due terre a divergere in modo significativo.

    Solo per fare alcuni esempi, la parola per indicare il cane era CHIENS in oil antico, e i suoi corrispondenti occitani erano CANS e GOS. CANS è dal latino CANIS, come l'oil CHIENS, ma GOS è un termine di origine iberica e senza alcuna etimologia indoeuropea.
    Durante i secoli della decadenza dell'Impero Romano, si diffuse dai Pirenei fino alle Alpi il Manicheismo.
    Ilario di Poitiers ci attesta questo, e fa riflettere anche il caso di Agostino, che prima della conversione all'ortodossia fu raccomandato al pagano Simmaco da influenti amici manichei. Sotto il dominio dei Goti il Manicheismo decadde come religione organizzata. Le sue ultime tracce documentabili sono del VI secolo, anche se sono molto probabili sopravvivenze più tarde. In ogni caso il lievito del dualismo non morì mai, e predispose le genti alle idee dei Fundaiti, e infine alle predicazioni dei missionari catari che giunsero tra loro nel XII secolo.

    Non si conoscono i precisi percorsi tramite i quali questi Apostoli della Linguadoca giunsero direttamente dalla Champagne o piuttosto da qualche regione più vicina al territorio occitano. Non si sa se furono pochi esuli arrivati dopo lunghi viaggi, oppure se in molti si spostarono su distanze più modeste passandosi il testimone da un centro abitato all'altro. Una cosa non esclude necessariamente l'altra. Fatto sta che quando Bernardo di Chiaravalle intraprese un viaggio a Tolosa e ad Albi nel 1145, vi trovò l'ortodossia della Chiesa di Roma in un profondo stato di decadenza. L'anno precedente alcune lettere scritte da Evervino di Steinfeld lo avevano allarmato, descrivendogli il diffondersi di una strana eresia egualitaria e pauperista. Erano proprio i dissidenti religiosi che andavano scoprendosi dovunque, ai quali il teologo Ecberto di Schönau aveva usato per primo il nome Catari. Il clamoroso insuccesso incontrato da Bernardo di Chiaravalle lo sconvolse, perché mai si sarebbe aspettato una simile situazione: si arrivò al punto che numerosi cavalieri fecero cozzare le spade contro gli scudi per impedire al suono delle sue parole di essere udito.
    L'inquisitore Anselmo di Alessandria ancora una volta ci viene in aiuto con il suo Tractatus de Hereticis. A proposito dell'Occitania, egli scrive questo:

    "Item Provinciales, qui sunt confines de Francia, audientes predicationem eorum et seductis ab illis de Francia, tantum multiplicati sunt qui fecerunt iiij episcopos, scilicet episcopum de Carcasona, et albigensem, et tholosanensem et angenensium."


    Ovvero:

    "Così i Provenzali, che confinano con la Francia, avendo ascoltato la loro predicazione e sedotti da quelli della Francia, si moltiplicarono a tal punto che crearono 4 vescovi, ovvero il vescolo di Carcassona, di Albi, di Tolosa e di Agen."

    Per Provinciales qui si intendono le genti che abitavano tra il Rodano e i Pirenei, estendendo la definizione che propriamente parlando sarebbe da attribuirsi soltanto alla parte orientale dell'Occitania, quella tra le Alpi e il Rodano.

    A favorire un simile radicamento della religione dei Buoni Uomini contribuì innanzitutto la mancanza di un'autorità religiosa centrale in Linguadoca: il clero locale era labilmente legato a Roma ed era molto debole, sia sul piano etico che su quello politico. I pochi grandi feudatari erano i Conti di Tolosa, i Conti di Foix e i Visconti Trencavel, alle cui dipendenze si trovava una miriade di vassalli e di valvassori. Questa situazione confusa era un'eredità del marasma che aveva disgregato l'Impero Carolingio per dare vita a una serie di comunità autonome, alcune delle quali erano poco più che monasteri autogestiti. Nel XII secolo, l'assenza di un sistema feudale sviluppato aveva favorito il proliferare di una piccola nobiltà rurale che concupiva le rendite ecclesiastiche. Questo aveva portato a un'ostilità endemica, a un attrito tra nobili e chierici.

    La gestione delle proprietà feudali non era efficiente, e la giustizia amministrata da incompetenti siniscalchi si serviva di mercenari, i famigerati ribaldi. che spesso erano un mezzo peggiore dei mali che erano incaricati di combattere. Tali sgherri compivano mille abusi ai danni della collettività ed esercitavano un latrocinio legalizzato.

    E' quindi comprensibile come il Catarismo si venne a trovare in un ambiente incredibilmente favorevole. Non aveva grandi esigenze materiali, in netto contrasto con la Chiesa di Roma. Non aveva bisogno di idoli, della lavorazione dei metalli preziosi, delle sfarzose vesti di porpora. Non aveva bisogno di marmi con cui erigere templi. Poteva giovarsi del clima di generale tolleranza della popolazione e dell'anticlericalismo dei nobili. Anche l'agnosticismo edonista che si andava sviluppando nelle corti aiutava non poco i missionari a diffondere il Verbo.

    Il Perfetto Cataro, a differenza del prete cattolico, non condannava le persone per il loro modo di vivere. L'unico obbligo per il credente era di ricevere il Consolamentum in punto di morte. Così era possibile per un libertino essere cataro. Anzi, i rapporti con molte donne e non fini alla procreazione erano ritenuti migliori del matrimonio, che comporta la santificazione del meretricio. La soppressione della sessualità non veniva imposta a chi non era stato consolato, né si accettava che una persona fosse costretta a una simile vita senza desiderarlo o fin da giovane. I vincoli familiari erano comunque molto forti nella tradizione occitana, e favorivano il mutuo sostegno: si può citare persino il caso di un vescovo cattolico che aveva un fratello che era un Perfetto.

    Il Papato sentiva la continua necessità di intromettersi perché non aveva su tali regioni lo stesso potere indiscusso che aveva altrove. Constatava il lassismo degli ecclesiastici e l'incapacità dei poteri feudali. Il contrasto tra la Linguadoca e la Champagne è stridente, come si può vedere analizzando il caso della comunità di Reims, dove la collaborazione tra potere ecclesiastico era totale. Nelle diocesi settentrionali i rapporti tra potere temporale e potere ecclesiastico erano di simbiosi: addirittura la nobiltà era così risoluta nel combattere l'eresia che spesso scavalcava i vescovi e applicava di sua iniziativa misure draconiane. Nel Mezzogiorno tutto ciò era inconcepibile, e un effetto diretto della mancanza di interesse verso la repressione dell'eresia fu la totale libertà di movimento dei Catari, che ebbero il tempo e la possibilità di organizzarsi in una Chiesa molto forte.

    La superiorità morale dei Buoni Uomini rispetto agli ecclesiastici permise loro di ottenere grandi risultati nell'umanizzare le genti con cui venivano in contatto, e di questo abbiamo una testimonianza. In un sermone dall'arcivescovo di Pisa Federico Visconti, tenuto per commemorare l'opera di Domenico di Guzman, si trovano inaspettate e preziose informazioni sull'argomento che stiamo trattando. Il porporato attinse infatti a una fonte di immenso valore, che altrimenti sarebbe andata perduta. Vi si dice che le regioni montane dell'Occitania erano infestate da felloni, ossia da banditi che mettevano a ferro e a fuoco le ricche cittadine costiere. Controllavano le valli e imponevano pesanti tributi ai mercanti di passaggio, che a causa loro disertavano la regione impedendo lo stabilirsi di proficui traffici. Da ciò possiamo trarre conclusioni interessanti.

    Non era infrequente che i mercanti fossero presi in ostaggio e sottoposti a terribili abusi, anche sessuali. Secondo un'ipotesi, il termine fellone (in occitano FEL, plurale FELON, FELO) sarebbe infatti una traduzione del latino irrumator. I costumi di queste genti erano sfrenati come la loro aggressività: rapivano le donne che suscitavano i loro istinti e questo generava una spirale senza fine di vendette e di uccisioni. Dai dati in nostro possesso, si può immaginare che questo fosse il desolante scenario agli inizi del XII secolo, prima dell'apparire dei missionari Catari. I Buoni Uomini destarono l'ammirazione dei felloni, per il semplice fatto che non possedevano nulla. La loro santità fu rispettata al punto che divennero presto oggetto di venerazione. Nel giro di pochi anni, e persino l'arcivescovo pisano lascia trasparire la sua ammirazione, riuscirono a convertire intere vallate facendovi cessare le razzie. I mercanti poterono riprendere in loro viaggi e le loro attività senza eccessivi rischi, così i commerci tornarono a fiorire portando un grande flusso di ricchezza in tutta la Linguadoca. Possiamo credere che il Papato bramasse questa abbondanza, anche se le ragioni che lo indussero ad organizzare una tremenda guerra genocida furono dettate dai più viscerali tra i sentimenti: ODIO E TERRORE.

    Riti e Rituali: Articoli di Antares
    http://mstatus.splinder.com/post/14903360#more-14903360


  7. #27
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    ROBERTO BERRETTA SI AUTODEFINISCE CATARO E SCRIVE LIBRI

    Un Cataro del Terzo Millennio

    Presentazione del libro fatta dall'autore
    Come ogni bella favola mi piacerebbe iniziare con:
    "C'era una volta............"
    ma quella che vi propongo in questo libro non è una favola, è una ipotesi destabilizzante della quale vi avevo accennato in "Gesù la Verità svelata" la mia ultima opera.
    Ci siamo lasciati sotto la grande quercia di S.Rocco a Garlenda:
    oggi molte situazioni sono cambiate e in meglio, amici mi hanno permesso di disporre di questa isola felice in cui ho realizzato il mio studio e dove ora sto scrivendo.
    Sono circondato dagli ultimi grandi pini di questo luogo, e l'unica cosa che può turbare la mia pace è il cinguettio degli uccelli.
    Lontano dal traffico e dal rumore, ho ora la facoltà di potermi esprimere in assoluta letizia e ringrazio il Signore Dio per essere qui: ogni alba che si alza su questo luogo non fa altro che aumentare il mio desiderio di vedere un mondo esente dall'ingiustizia e dalla infelicità.
    Penserete sia utopia ma non è vero.
    Il titolo di questo libro vi potrà parere alquanto strano, ma più vi addentrerete nella lettura e meglio avrete modo di capirlo.
    Vi pongo ora una domanda: cos'è per voi l'eresia?
    Naturalmente non mi attendo una risposta immediata: alcuni la definiranno in un modo, altri in un altro ma in ogni caso pochi di voi penseranno che è un termine che io considero di parte con il quale definire un aspetto a noi non confacente.
    Vi invito però a riflettere su questa presa di posizione: chi di noi è veramente perfetto per essere al di fuori di ogni possibile critica?
    Arrogante è colui che crede di detenere la sola ed unica verità, solo Dio stesso sa cosa è veramente Bene e Male.
    Noi poveri uomini possiamo solo essere dei testimoni e mai, dico mai, dei giudici nei confronti delle idee di altrui: i catari furono uomini che professarono la loro fede senza propugnare in modo violento le loro idee e data la semplicità delle loro argomentazioni, vennero perseguitati perché attiravano a se folle di animi semplici che vedevano in loro la vera realizzazione della linea cristica trasmessa da Gesù.
    Buoni- uomini erano chiamati in quel tempo, e mai termine fu più appropriato: la loro missione era quella di insegnare che Gesù aveva proclamato solo due sacramenti, il pane nell'ultima cena e la benedizione dello Spirito Santo che rendeva l'uomo immune da ogni peccato.
    Ogni altro sacramento è stato inventato nei secoli successivi solo ad uso e consumo della santa cattolica romana chiesa che io definisco null'altro che la sola ed unica babilonia celeste.
    Quindi, un libro questo che potrete non condividere per le sue idee ed il suo contenuto, ma il mio solo compito rimane quello di farvi meditare: la mia non è una crociata, ne sono state fatte fin troppe ed ancora oggi ne subiamo le conseguenze.
    Siete voi che dovete decidere in cosa intendete credere: le nozioni, i riferimenti, le mie considerazioni, vogliono solo farvi propendere ad un nuovo pensiero, libero da dogmi e costrizioni; degno di un essere umano che rispetta l'uomo e tutto ciò che lo circonda e che si adopera perché nessuno possa distruggere i tesori che ancora possediamo.
    Che il nostro spirito si libri nell'aria, fluisca nell'acqua, fecondi la terra e sia vivido come il fuoco; Dio possa illuminare i nostri passi e renderci partecipi di questo meraviglioso mondo che ci circonda.
    Vi auguro una buona lettura.

    In Fede, Lealtà e Verità
    Robert Bamp


    L'autore
    Robert Bamp è lo pseudonimo con cui scrive Roberto Berretta, nato in Francia, a Marsiglia, nel 1958. Piramidologo, Radioestesista, Operatore Radionico, Numerologo, membro di diverse associazioni, si occupa anche di Lithoterapia, Fiori di Bach e Astrologia.
    Debutta come scrittore con il libro "Compendio sugli Angeli", nel quale cerca di esporre in modo comprensibile, il Mondo della Scienza Angelica.
    Nel suo secondo libro "Gesù la verità svelata" si ripropone con una ipotesi sconcertante: la mancata morte in croce di Gesù, la sua venuta in Europa e la collocazione del suo Sepolcro; sullo sfondo Templari, Cistercensi e una fantomatica "Compagnia" che deterrebbe il "Grande Segreto" tramandato oralmente nei secoli.
    In questo libro, troviamo necessariamente ampliata la parte dedicata alla vita di Gesù ed al ruolo che ha avuto la figura di S. Bernardo in questo contesto.
    L'analisi approfondita del Catarismo, movimento cristiano al quale è stata data ingiustamente la "patente" di eresia.
    Il riconoscimento di quella identità Occitana che gli Stati hanno cercato volutamente di occultare attribuendogli un alone di favola e di leggenda.
    Con questa opera egli cerca di rivalutare gli antichi valori di Etica e di Morale ormai quasi scomparsi nella nostra società.


    http://www.misteria.org/UN%20CATARO%20DEL%20TERZO%20MILLENNIO.htm

  8. #28
    Abraxas
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    Citazione Originariamente Scritto da miroslav Visualizza Messaggio
    Caro Millenomi ecco il nocciolo della questione, se parliamo di Dositeo il Samaritano,
    dobbiamo per forza accennare a Giovann Battista, agli esseni e agli gnostici e naturalmente a Simon Mago. Poi viene fuori anche Gesù e i suoi rapporti con gli esseni.
    Quindi ho riportato articoli per dare un pò di chiarezza, per guidare chi legge alla Luce e
    alla Verità.


    Pax Pleroma Miroslav,

    Perdona ma non sono sempre presente. Come hai avuto modo di leggere già nel mio breve articolo sottolineavo quanto segue:
    Una delle figure maggiormente avvolte nelle nebbie della leggenda gnostica, ma quantunque fondamentale per la rilevanza storica ad essa attribuita, risulta essere quella di Dositeo .
    In tal modo evidenziavo come non vi fosse una realtà storica, un'effettiva esistenza di questo personaggio, ma che malgrado ciò ( o proprio per ciò) ad esso fosse attribuita un'importanza iniziatica rilevante.

    Già la Samaria come terra si è sempre contrapposta all'ortodossia della Giudea, basti leggere l'episodio della samaritana, ma in generale attorno a cosa fosse mai questo cristianesimo primitivo abbiamo ben poche certezze e verità.

    La mia domanda era più che altro riferita a quell'articolo che hai postato, inerente agli "ebrei amici di Gesù", in quanto il contenuto porta a conclusioni che potrebbero anche confiugurare come sia il cristianesimo (così come lo intendiamo) a derivare dallo gnosticismo.....

    Fermo restando, che da parte mia, trovo ben arduo dividere i vari fenomeni.

    Cordialmente

  9. #29
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    Salve a tutti!
    Sono per l'appunto Antares666 aka Antikosmikos. Sono giunto in questo spazio tramite una ricerca e ho trovato scritto "ANTARES 666-SI AUTODEFINISCE DISCENDENTE DEI CATARI !", così ci tengo a precisare alcune cose. I miei antenati paterni seguivano la religione dei Buoni Uomini: i miei parenti conservavano ancora molti costumi e modi di vedere la realtà. Quando mia zia imprecava contro quel Signore che ha costretto uomini e donne a coesistere nello stesso mondo, le sue parole erano reminiscenti dell'Interrogatio Iohannis. Il suo orrore per la sessualità e per la procreazione era assoluto, e una volta che su un giornale vide l'immagine di un neonato usata nella pubblicità di un'acqua minerale, disse che quello era il Demonio.
    Ho deciso di far rivivere l'Intendimento del Bene e di diffonderlo, così devo ricevere un Consolamentum valido. Che da qualche parte esista non ho il minimo dubbio, perché è scritto che la Chiesa di Dio esisterà fino al Giudizio.
    Quanto affermo non ha NULLA a che vedere con il Graal, con i Merovingi e con simili menzogne. Cristo non ebbe un corpo di carne, non emise seme e non generò alcuna discendenza.
    Orbene, l'anno scorso capità che un certo Mstatus mi invitò a scrivere articoli nel suo blog, e ritenendo che fosse una buona occasione accettai. A questa persona interessava soltanto accumulare visite su visite e aumentare il suo
    karma sugli aggregatori di notizie, così ho interrotto la collaborazione. Tutto il materiale che avevo pubblicato in quello spazio è stato rimosso, e per leggerlo potete andare al mio blog http://antikosmikos.splinder.com.
    A causa della natura del blog di Mstatus, i miei articoli coesistevano con quelli di Vipom, che era ossessionato dai fantomatici misteri di Rennes-le-Chateau e da altri falsi storici. Pur avendo cercato di convertirlo al Docetismo, egli ha sempre continuato a diffondere materiale in chiara contraddizione con quanto scritto da me. Sul mio blog ha pubblicato degli articoli, ma gli ho chiesto di scrivervi cose che non fossero in aperto contrasto con la mia religione.
    Roberto Bamp non è quello che dice di essere, e molte sue parole sono da me ritenute blasfeme, come quando afferma che la creazione materiale è buona. Non ha la benché minima conoscenza dell'Intendimento del Bene, e - quel che è peggio - diffonde il falso. Per questo mi ha destato un certo disappunto vedere il mio nick accostato a quello di questa persona.
    Se qualcuno fosse interessato a pubblicare sul mio blog i suoi interventi, visto che mi sembra che ve ne siano di eccellenti, basta che si crei un account in Splinder e che mi avverta: provvederò subito a mandare l'invito.
    Grazie dell'attenzione
    Marco

  10. #30
    Abraxas
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    Pax Pleroma Antares,

    Potresti sicuramente mandarmi una cernita dei tuoi lavori, per poi pubblicarli su Abraxas.

    http://www.fuocosacro.com/pagine/abr...20HOMEPAGE.htm

    casella postale: fuocosacroinforma@fuocosacro.com

    Cordialmente

    Filippo

 

 
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