E’ nato Cabir, il capostipite dei network worm, in grado di infettare i telefoni cellulari. A lanciare l’allarme è Lega Consumatori Acli Toscana, che precisa: non è il caso di creare inutili allarmismi, però...

E’ nato Cabir, il capostipite dei network worm, in grado di infettare i telefoni cellulari. A lanciare l’allarme è Lega Consumatori Acli Toscana, che precisa: Cabir in realtà non è un virus, ma un "proof of concept", ovvero un esercizio di stile realizzato da un gruppo internazionale di virus writer ben accreditato, con base in Spagna, conosciuto sotto il nome di "29A", l'equivalente esadecimale del codice satanico "666". Lo scopo? Dimostrare la vulnerabilità della tecnologia MobilePhone…

Worm.Symbian.Cabir.a, alias Cabir, colpisce soltanto i cellulari dotati di connessione Bluetooth che utilizzano il sistema operativo Symbian. Tutti gli altri telefonini ne sono immuni. Secondo Francesco Donnarumma, consulente di Lega Consumatori Acli Toscana, non è però il caso di creare inutili allarmismi: “Le modalità di infezione di Cabir presuppongono una certa ingenuità e rispecchiano lo scopo per cui è stato concepito: il virus, infatti, può infettare un cellulare soltanto se l’utente lascia permanentemente attivata la propria connessione Bluetooth ed apre file trasmessi da altri telefonini presenti nelle immediate vicinanze.”

Quando il file infetto viene eseguito, sul display del cellulare compare la scritta "Caribe". A questo punto la sicurezza del telefono è compromessa: il worm buca il sistema e si attiva ogni volta che viene acceso il telefono. Prosegue Francesco Donnarumma: “Cabir si propaga sfruttando la tecnologia Bluetooth, inviando una copia dello stesso package a tutti i cellulari raggiungibili. Il payload è relativamente basso. Cabir, infatti, non danneggia o cancella i dati contenuti nella memoria del cellulare. L'unico effetto collaterale è quello di esaurire rapidamente la batteria a causa del continuo uso del Bluetooth. Kaspersky Labs ha pubblicato un'analisi dettagliata di Cabir con le relative istruzioni per la rimozione.”

Le possibilità di infezione su vasta scala risultano molto modeste, le stesse del celebre virus albanese che recitava: "Cancellati tutto, manda questo txt ai tuoi amici e digli di fare altrettanto...". Attenzione però: il passaggio dall'esercizio teorico alla realtà è molto breve. Non passerà quindi molto tempo prima che un altro virus compaia nuovamente sulla scena. Com’è noto, infatti, la tecnologia wireless Bluetooth, sempre più presente in dispositivi mobili quali cellulari, PDA e notebook, è ormai uno standard di fatto per la condivisione tra dispositivi eterogenei di immagini, suonerie, giochi, MMS e altri contenuti multimediali, per accedere a Internet o interfacciare il proprio apparecchio con stampanti e altre periferiche.

Non solo. Vanno anche considerati gli utilizzi meno tecnologici dello standard Bluetooth, quali il "Bluejacking" e il "Toothing", ovvero l'invio di messaggi a qualunque utente abbia lasciato aperto il servizio Bluetooth per improvvisare chat più o meno piccanti in ambienti normalmente affollati: treni, metropolitane, discoteche… Conclude Francesco Donnarumma: “Si tratta di pratiche lovefinder che stanno prendendo piede anche in Italia, con la creazione di Community Bluetoothing e locali che ne pubblicizzano l'uso. Per questo i network worm sono minaccie da non sottovalutare che possono attaccare e compromettere la nostra privacy...”