Emergenza casa: il governo scarica gli sfrattati
di Felicia Masocco
Il governo non ha intenzione di prorogare il blocco degli sfratti e scarica sui Comuni la gestione di quella che è una vera emergenza specie nelle grandi città. Un problema enorme, peraltro aggravato dalle cartolarizzazioni a go-go. È dunque caduta nel vuoto la richiesta di una proroga degli sfratti in scadenza a fine mese avanzata nei giorni scorsi dalle associazioni degli inquilini, Sunia-Cgil, Sicet-Cisl, Uniat e Unione Inquilini, il ministero delle Infrastrutture sta infatti lavorando ad un decreto che non prevede alcun ulteriore blocco. Migliaia di famiglie, 60mila per il Sicet, rischiano di ritrovarsi in mezzo a una strada, 26 mila di queste già dal primo luglio. L’esecutivo sta infatti pensando che debbano essere le amministrazioni comunali ad occuparsene. In questo modo: i Comuni si sostituiscano agli inquilini meno abbienti nella stipula dei contratti di affitto (da farsi entro il 31 dicembre), dallo Stato avrebbero 120 milioni di euro utilizzabili per le famiglie con ultrasessantacinquenni o handicappati gravi e che non dispongano di altra abitazione. Il contributo massimo per ogni contratto stipulato sarebbe di 4.600 euro per l’intera durata del contratto, una bazzecola se si considera che a Roma - dove l’emergenza abitativa è più forte che altrove - gli affitti sono davvero proibitivi.
Una stima dell’assessore alle politiche abitative del Campidoglio, Claudio Minelli, parla di un canone annuo medio di 6mila euro l’anno, ma chi è alle prese con il mercato sa quanto questa sia una stima prudenziale, una media delle medie e come tale non rende affatto quello che per molte famiglie è un vero e proprio dramma. È lo stesso Minelli a stroncare la bozza di decreto cui sta lavorando il governo, perché «scarica sui Comuni» un problema gravissimo, premette l’assessore, e poi nel dettaglio: il provvedimento è indirizzato a ultrasessantacinquenni o handicappati gravi colpiti dallo sfratto, delle altre situazioni (e sono tante) non si fa menzione. Inoltre non considera che ci sono già 20mila famiglie che godono del buono-casa, una misura che i Comuni vorrebbero mantenere almeno ai livelli del 2001 «l’emergenza abitativa gravissima nelle grandi città si renderà ancora più grave se a questi nuclei familiari, si aggiungeranno i nuovi sfrattati», fa notare Minelli. Ancora: «I Comuni dovrebbero subaffittare e avrebbero un concorso del canone da parte dello Stato fino ad un importo massimo di 4.600 euro, si legge nel decreto, e sembrerebbe che la cifra si riferisca all’intera durata del contratto». Altri 4.600 euro andrebbero ai proprietari-locatori con generose agevolazioni fiscali (tassazione solo per il 30% dell’imponibile e possibile esenzione totale dell’Ici).
Insieme all’Anci (l’associazione dei comuni), il Campidoglio si prepara a presentare le controproposte, prima tra tutte una proroga tecnica di altri sei mesi del blocco degli sfratti, e poi un tavolo di confronto con il governo e misure di defiscalizzazione dei proprietari che affittano. L’auspicio quindi è che questa bozza venga accantonata e che il testo del decreto possa essere modificato.
Una bocciatura viene anche dall’Unione Inquilini e dal neoeletto al parlamento europeo per Rifondazione comunista, Nunzio D’Erme. Per Ferruccio Rossini del Sicet «è opportuno che oltre ai Comuni, governo e ministero delle Infrastrutture consultino anche le parti sociali interessate ed in particolare i sindacati inquilini, preso atto che oltre 60 mila famiglie rischiano di essere sfrattate entro l’anno».
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