Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito D'Alema, le banche e la crisi

    Qualcuno ha visto Report ieri sera?

    E' saltata fuori questa informazione :

    La banca può trasferire a terzi la titolarità del credito, tramite la cartolarizzazione del mutuo.

    In base alla legge n. 130 del 30 Aprile 1999, introdotta dal governo D'Alema, la banca può trasferire il credito senza che sia necessaria il consenso o l'informazione del debitore.


    Succede ed è successo che alcune banche abbiano fatto un bel pacchetto di mutui che ritenevano a rischio o inesigibili arrivando a miliardi di euro e li abbiano sbolognati a società private - anche con capitali sociali di poche decine di migliai di euro - in cambio del 10-50% del valore e sbattendosese dei clienti.

    Succede che poveri disgraziati cittadini si vedono la casa messa all'asta, da un all'altro.

    Le banche possono risansare in pochi minuti i bilanci, le società commisionate guadagnano e i poveri cittadini che fanno fatica a pagare il mutuo perdono la casa.

    Quello che fa schifo è che per legge la banca non è tenuta a comunicare al titolare del mutuo che lo stesso è stato venduto, nè a chi.
    Così il cittadino continua ad interfacciarsi ad un istituto bancario che, con la faccia come il culo, fa finta di nulla e gira le rate alla nuova società.

    La società che acquisisce il credito emette delle obbligazioni garantite dai mutui. Spesso la società appartiene allo stesso gruppo della banca cedente, per cui l'operazione non è in perdita: la banca cedente registra una perdita che consente un risparmio fiscale, la società veicolo non paga tasse, perché l'attivo dei crediti acquisiti è compensato dalle obbligazioni emesse.

    Il cliente continua a pagare le rate dal mutuo alla stessa banca e ad essa deve rivolgersi per chiedere una surroga, sostituire o rinegoziare il mutuo. Ogni mese la banca gira l'importo della rata alla società che ha acquisto il mutuo. Per il cliente cambiano alcuni aspetti:
    diventa più difficile ottenere una surroga o una rinegoziazione perché il cliente continua a interfacciarsi con la banca, mentre la decisione spetta alla nuova società proprietaria del credito. La rinegoziazione in generale non è un diritto, è una facoltà che la banca può concedere a determinate condizioni; rientra in questo caso la rinegoziazione, in base alla legge Tremonti,( lo sapevate quando hanno strombazzato le rinegoziazioni??) per avere una rata sostenibile, allungando la durata del mutuo. La legge regola la rinegoziazione per le banche che aderiscono alla convenzione fra Governo e ABI; possono aderire anche le società veicolo che rilevano crediti da altre banche.
    il pignoramento scatta non solo se è un cattivo pagatore, ma anche se la società cessionaria non riesce a far fronte alle obbligazioni contratte; l'ipoteca è trasferita dalla banca alla società veicolo, ed è un bene aggredibile dagli obbligazionisti.


    Tutto questo schifo da un governo di sinistra.
    Da vomito.
    Ultima modifica di Ochtopus; 26-10-09 alle 20:15
    "Odiare i mascalzoni è cosa nobile, onora gli onesti"

  2. #2
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    Predefinito Rif: D'Alema, le banche e la crisi

    Visto ieri sera...veramente da vomito.

    Quando dico che sia dx che a sx non ci sia nessuno che pensi al cittadino e che non mi riconosco in nessuno di questi partiti ora capisci il perchè?

  3. #3
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    Predefinito Rif: D'Alema, le banche e la crisi

    roba da strozzini... il tutto per salvare la faccia delle banche e per pagare meno imposte...
    ladri loro e chi ha fatto questa legge... il parlamento.
    [B]per mantenere in pace un mondo caratterizzato da ingiuste concentrazioni di ricchezza ed enormi sacche di povertà è necessario trasformare i poveri in zombie con la propaganda e le religioni[/B]

  4. #4
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    Predefinito Rif: D'Alema, le banche e la crisi

    In effetti è una legge scioccante e totalmente traditrice dei principi che secondo me dovrebbero essere propri di un partito di sinistra.

  5. #5
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    Predefinito Rif: D'Alema, le banche e la crisi

    a me sembra strano, perchè i crediti cartolarizzati vengono ceduti sul mercato sottoforma di ABS...queste son divise in tranche con i relativi rating, solitamente la banca (originator) sottoscrive la tranche più rischiosa mentre le altre vengono vendute sul mercato...diventano titoli a tutti gli effetti...quindi c'è il rischio di insolvenza (ovvero che i mutui non vengano onorati...un po' come il caso subprime)...

    però questa cosa è "interessante"...non avevo mai sentito una cosa simile...siam sicuri che non sian comportamenti scorretti messi in atto dalle banche?
    Si dice il corrotto ma non il corruttore

  6. #6
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    Predefinito Rif: D'Alema, le banche e la crisi

    Le primarie del centrosinistra In coda banchieri, manager e un calciatore Ai seggi Passera e Profumo, i dirigenti di Bnl e Unipol e il centravanti del Livorno Cristiano Lucarelli


    ROMA - Forse per capire il risultato delle primarie non c’è bisogno di attendere i dati dell’affluenza. Basta dare un’occhiata a queste decine di nomi che, tutti insieme, fanno un mondo: banchieri, amministratori delegati, manager, consiglieri d’amministrazione. L’ex presidente della Consob e di Telecom Italia, Guido Rossi, già parlamentare della sinistra indipendente e oggi tra i consulenti più ascoltati d’Italia: recentemente, ad esempio, consigli ne ha dati anche ad Abn Amro, impegnata nella scalata alla Antonveneta, e ai piccoli azionisti della Bnl, banca presieduta da un altro che, ieri, ha scelto Prodi, Luigi Abete. Per ironia, nell’elenco ci sono anche i suoi più acerrimi avversari in quella vicenda, cioè lo stato maggiore delle cooperative emiliane che controllano l’Unipol. A cominciare dal presidente della lega delle Cooperative, Giuliano Poletti. Per proseguire con Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, rispettivamente presidente e vicepresidente della compagnia assicurativa che sta scalando Bnl, che sabato sera avevano manifestato l’intenzione di recarsi ai seggi. Non sono gli unici del settore: a Milano, sono stati visti in fila ai gazebo Alessandro Profumo, amministratore delegato UniCredit, e Corrado Passera, il suo collega di Banca Intesa.
    Anche chi non è andato «per impedimenti burocratici», come il banchiere, consulente di Unipol, Guido Roberto Vitale, tiene a precisare che avrebbe «votato volentieri». Fabiano Fabiani, ex numero uno di Finmeccanica e attuale presidente dell’Acea, la municipalizzata romana, quasi dieci anni dopo il 21 aprile ’96, quando brindò con Prodi alla vittoria, non ha cambiato idea. E ai seggi per le primarie dell’Unione si è presentato anche Chicco Testa, ex presidente Enel. Con il suo socio in affari Franco Bernabè, già amministratore delegato dell’Eni e di Telecom Italia e già, nominato dal centrodestra, alla presidenza della Biennale di Venezia. Non nasconde la sua partecipazione al voto neanche Luigi Spaventa, «c’era parecchia fila», ex presidente della Consob e del Monte dei Paschi di Siena: fu lui, nel 1994, a sfidare Berlusconi a Roma.
    Lunga anche la lista dei manager delle aziende della capitale. Primo tra tutti, il presidente di Eur Spa, Paolo Cuccia. Ai seggi si sono recati anche Domenico Tudini, l’amministratore delegato dell’Ama e il suo collega dell’Acea, Andrea Mangoni. A Milano ha votato l’editore Luca Formenton e, tra i manager, anche l’ex presidente della Fiera Guido Artom. Per l’ex presidente della Borsa Ettore Fumagalli è il momento di una confessione: «Ebbene sì, ho votato Mastella». Probabilmente ha scelto un altro candidato Carlo Borgomeo, ex amministratore delegato di Sviluppo Italia. Ha votato a Milano, in serata, anche il presidente dell’Inter Massimo Moratti. Ma l’elenco non si esaurisce certo così. Ci sono i grandi architetti come Renzo Piano , che non ha rinunciato alla scheda pur essendo a Parigi, e Gae Aulenti a Milano. E c’è la tv, ovviamente. L’ex presidente della Rai, Lucia Annunziata, e il direttore di Rai Educational, Giovanni Minoli, che in fila nel centro di Roma ha notato una «voglia di partecipare pazzesca». Sua figlia Giulia era a New York, ma ha trovato il modo di contribuire: ha fatto il presidente di seggio.
    Hanno votato il premio Nobel Dario Fo e Franca Rame. E pure i registi Gabriele Salvatores e Ferzan Oztepek. Entusiasta per «l’incredibile partecipazione» il cantautore Antonello Venditti: «È stata una grande festa, bello andare al seggio e poter parlare con chiunque, essere certo di non avere accanto un elettore di Forza Italia». Sono soddisfatti della prima volta alle primarie anche i cantanti Samuele Bersani, «a Cattolica proprio per votare», e Luca Barbarossa, perplesso solo per la presenza del candidato incappucciato: «Ho pensato che l’avesse mandato Berlusconi, per screditare Prodi». Le parole dell’attrice Giuliana De Sio sono un poco più critiche: «Queste elezioni? Una vicenda condominiale, non se ne sentiva il bisogno, i cittadini hanno altri problemi. I partiti, invece, mi stanno nauseando. Perciò, almeno in questa occasione, credo proprio che farò lo sciopero del voto».
    E guai a dire all’inventore di Blob, Enrico Ghezzi, in partenza da Genova per Roma pur di votare, che le primarie sono come quelle americane: «Sono l’esatto opposto. Lì si sceglie tra candidati che hanno programmi diversi, da noi hanno tutti lo stesso non-programma. La verità è che in Italia l’ultima cosa di sinistra l’ha fatta Berlinguer, ormai né si fanno né si dicono». Alle urne anche un calciatore, chissà se l’unico: Cristiano Lucarelli, attaccante del Livorno. La squalifica che ha scontato ieri, in qualche modo, gli è stata utile.
    Alessandro Capponi e Rossella Verga
    17 ottobre 2005

    Corriere della Sera - In coda banchieri, manager e un calciatore

  7. #7
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    Predefinito Rif: D'Alema, le banche e la crisi

    Non mi pare che Berlusconi, che possiede una figlia in Mediobanca e ha governato per sette anni si sia mai detto contrario ad una norma che dà un bell'aiuto alle banche a discapito dei cittadini.
    Bannato per aver diffamato il PdC!!!

    Estiqaatsi!!! (fan)

 

 

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