.....Si può ... non si può ... basta volerlo!: http://www.unionesarda.it/unione/200...2/navipdf.html
Lotta alle servitù militari:
Bisognerà prendere esempio
da Vieques, un’isola
portoricana che rappresenta
un precedente esemplare
per i pescatori di Capo Teulada.
Gli abitanti di quell’isola,
infatti, sono riusciti,
dopo aver sofferto per sessant’anni
la presenza ingombrante
dei militari
americani, a vincere la loro
battaglia contro la Us Navy.
Jessica Rodriguez, che faceva
parte del collegio di
avvocati che ha sostenuto la
lunga lotta dei pescatori
dell’altro mondo, racconta,
durante un incontro con il
Comitato “Gettiamo le basi”,
l’esaltante esperienza
che ha portato i suoi connazionali
a liberarsi dall’incubo
delle esercitazioni militari.
Una vicenda che, naturalmente,
nelle intenzioni
di chi ha organizzato
l’incontro deve dare anche
ai sardi la convinzione di
poter reagire contro l’eccesso
di servitù militari nell’Isola.
LA TESTIMONIANZA. «Una
contesa lunghissima - ricorda
la Rodriguez - iniziata
durante la seconda guerra
mondiale, quando gli Stati
Uniti cercavano nuovi territori
per sperimentare le
armi da utilizzare poi nel
teatro di guerra». Dopo
l’ennesimo incidente, la rivolta.
«Una rivolta che non
parte dal basso, perché i
partiti politici pensavano
che la permanenza nell’isola
dei militari americani
fosse indispensabile per la
nostra economia, un po’ come
accade oggi per La
Maddalena e Teulada».
L’intera società civile, la
Chiesa cattolica con gli altri
movimenti religiosi e i sindacati
si uniscono ai pescatori,
ponendosi come scudo
umano e occupando pacificamente
le aree di tiro,
«aiutati dai casi sempre più
frequenti di leucemie tra la
popolazione e dall’inquinamento
delle acque, che ci
rendevano sempre più determinati.
Non potevamo
fermarci» ricorda la Rodriguez,
«tutti sapevano che si
doveva andare fino in fondo
».
LE REAZIONI. E così anche i
partiti politici, che fino al
2000 erano stati a guardare,
si accodano alla protesta
popolare. «La disobbedienza
civile è un processo
mentale complesso, perché
imparare a difendersi passivamente
non è cosa facile.
Noi ci siamo riusciti, ed è
stato fondamentale per vincere
». Adesso, a un anno
dalla liberazione – gli Usa
infatti hanno smantellato le
basi il 1 maggio 2003 – l’obiettivo
diventa la bonifica
del territorio. «Gli accordi
tra il nostro Governo e gli
americani erano chiari»
conclude Jessica, «ma ancora
non è stato fatto niente
per decontaminare il mare
e la terra disseminati di
ordigni, molti dei quali inesplosi.
Solo quando la bonifica
sarà completata la presenza
americana sarà solo
un brutto ricordo».
MAURO CAPRONI