Nei giorni dal 3 al 6 di giugno, si è tenuto a Stresa l’annuale incontro del Gruppo Bilderberg. Il gruppo attira da cinquant’anni la curiosità di tanti, ma la stampa sembra ignorarlo a dispetto delle personalità convenute, di norma un parterre che farebbe sembrare il G8 una riunione di quartiere. Il gruppo comprende anche fior di rappresentanti dei media, e forse questa è la chiave che ne assicura la sottovalutazione e il fatto che non se ne parli diffusamente. Ogni anno alcuni tra i piu’ potenti rappresentanti del capitalismo e della politica atlantica si riuniscono a porte chiuse, non è dato sapere di cosa discutano, e neppure chi siano ufficialmente i partecipanti.
Ai convenuti al meeting interessano gli assetti dell’economia mondiale, perché è in quel brodo che cuociono le proprie strategie e consolidano il loro potere. In questa edizione pare sia arrivata al limite la tolleranza per le politiche neo-conservatrici americane, la situazione geopolitica mondiale appare pessima e diversi allarmi si sono levati. La politica di controllo della risorse energetiche manu militari, se da un lato assicura il possesso o il controllo dei giacimenti di gas e oli combustibili, e dei relativi contratti, dall’altro non ne assicura automaticamente lo sfruttamento. Quasi tutte le compagnie lamentano che di fronte ad enormi disponibilità potenziali, lo sfruttamento reale sia minacciato ovunque o quasi sul pianeta, le recenti polemiche sulle riserve, e la situazione ad esse sottesa, sono più di un campanello di allarme. In questo quadro preoccupa moltissimo la situazione dell’Arabia Saudita, della quale piu’ d’uno dei Bilderberg conta i giorni.
Al Bilderberg, tra i presenti, circolava parecchio risentimento verso l’amministrazione americana e quella italiana. Se i neo-conservatori vengono accusati di rozzezza e visione miope, l’esecutivo italiano risulta oltre il confine del bene e del male, parecchi discorsi si sono concentrati su come raccogliere i pezzi seminati da una prossima esplosione del blocco di centrodestra, in particolare il futuro assetto dei media è stato al centro di numerose conversazioni, dall’assetto del gruppo Rcs al destino di Mediaset, per nulla roseo nella previsione di un fragoroso crollo di Berlusconi, ormai giudicato allo sbando. Ad entrambi viene addebitato un eccesso di esposizione e l’eccessiva violenza nell’aggredire le opinioni pubbliche, cosi’ come la radicalizzazione di certi temi ostili ad un internazionalismo aperto da sempre faro del Gruppo, alfiere di un mondo senza confini ai propri interessi.
"mazzetta"
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