Stralci da Orion
OLTRE LA NOSTALGIA
Il semplice nostalgismo, senza un’adeguata azione politica, rimane fine a sé stesso, nascondendo sovente una totale mancanza di ideali ed orizzonti politici, tutto ciò non può che snaturare il fascismo rendendolo cadavere e non seme fecondatore. Fermarsi al nostalgismo significa pensare al fascismo come un semplice regime chiuso a se stesso senza considerarne la mentalità, i metodi, le idee e le soluzioni ancora attuali, ragionare e agire da fascisti è tutt’altra cosa.
Il pensiero mussoliniano ha rappresentato principalmente la risposta alla crisi esistenziale e spirituale che attanaglia i paesi occidentali più sviluppati ed è stato l’ultima forma ideologica e politica espressa dall’uomo, non a caso l’inetta classe politica insieme ai poteri forti e alle oligarchie transnazionali che ci governano, sta annaspando da 60 anni ricorrendo a favole e storielle per annullare il fascismo, cercando però di adottarne il alcuni aspetti spacciandoli per metodi storicamente propri.
Il fascismo storico è un’esperienza chiusa ma è necessario comunque ispirarsi continuamente a questa fonte inesauribile, pensando soprattutto che il fascismo non è dogma ma evoluzione e forza di rivoluzione sociale che, nelle sue origini, nel suo governo e nella sua fine ha presentato con un certo anticipo soluzioni interessanti a problemi oggi attualissimi quali la globalizzazione o l’imperialismo straniero.
Troppo spesso, purtroppo, ci si limita ad un’apologia che con il pragmatismo e la vocazione eroica fascista ha poco a che fare, dobbiamo smascherare le parodie che rendono il fascismo semplice folklore, considerando che durante la sua rivoluzione continua dal 19 al 45 (definizione pavoliniana azzeccatissima) tra i suoi principali avversari vi erano quei filo e pseudo fascisti che lo banalizzavano e irrigidivano in una presunta presentazione estetica e morale.
Anche oggi c’è chi lo propone come modello e chi invece si limita a riproporne l’estetica e il formalismo come quella destra borghese alla ricerca del riconoscimento e consenso salottiero, una corrente mistificatrice che vorrebbe il fascismo come un semplice momento di difesa dell’ordine, personaggi che cercano di prendere i meriti senza affrontare i sacrifici, esaltando (talvolta) il fascismo ma sostenendo un sistema che è in antitesi con esso, parlandone in toni positivi solo per prendere voti da nostalgici ingenui e disorientati dalla mancanza di alternative politiche.
Ovviamente quando parlo di nostalgismo patetico patetico e fine a sé stesso non parlo delle commemorazioni o delle iniziative come la “guardia d’onore Benito Mussolini”, ricordare eventi importanti (fondazione dei fasci o della R.S.I., marcia su Roma, i ragazzi di Fiume ecc.) con il giusto spirito significa tracciare un filo conduttore tra le imprese eroiche di chi combatté allora all’impegno nella militanza di chi combatte oggi.
Partendo da Piazza san Sepolcro fino ad arrivare a Salò abbiamo davanti gli aspetti caratterizzanti del fascismo (sapientemente proposti non solo da Mussolini ma anche da personaggi di tutto rilievo come Pavolini o Muti) che vanno ben oltre il formalismo borghese proposto da alcuni soggetti, possiamo parlare dello spirito di sacrificio, la vocazione sociale, il legame con la terra, gli avi e le proprie tradizioni, oltre alle inevitabili influenze culturali futuriste.
Uno degli aspetti maggiormente rivoluzionari del fascismo è la semplicità con cui propone l’essenzialità fondata sulla dissacrante ed irraggiungibile filosofia del “me ne frego”, un no irriverente a tutte le alchimie esistenziali e costruzioni mentali, un “me ne frego” rivolto a quei benpensanti, moralisti, borghesi e ai disertori delle prove di coraggio e virilità.
Invece di fermarci alla ricerca di icone e simboli ispiriamoci allo spirito rivoluzionario; “Rivoluzione è trasportare i valori della guerriglia nella vita di tutti i giorni” disse CheGuevara (il quale abbandonò la poltrona per compiere la rivoluzione, salvo poi diventare icona impropria dei figli e figliastri del consumismo occidentale) e questo avvenne soprattutto nel fascismo.
Si diceva inoltre che il fascismo aveva visto problemi e soluzioni con sei decenni d’anticipo (è soprattutto questo che rende personaggi come Pavolini o Muti più interessanti e attuali del guerrigliero boliviano) , parliamo soprattutto della globalizzazione, una minaccia già allora identificata nelle internazionali del potere economiche, finanziarie, religiose e politiche.
Il fascismo (e ancora una volta Pavolini in particolare) andò ben oltre proponendo già allora un ordine europeo etnonazionalista eurasiatico rappresentante una vera alternativa al mondialismo capitalista (il tutto ben distante dall’europeetta di oggi, asservita alla finanza e agli interessi delle multinazionali o dell’asse Usa-Israele), le scelte dal punto di vista sia organizzativo, sia socioeconomico vanno sempre nel senso della localizzazione armonica, nella ricerca dell’autonomia e della partecipazione diretta.
Concludendo in poche parole, nell’insegnamento mussoliniano troviamo esempi e risposte per il nostro domani, un domani che dev’essere lontano dal servilismo e dal materialismo attuale, un domani che deve essere rappresentato nell’indipendenza europea e nello spirito di partecipazione nel sociale.
Mussolini e il fascismo hanno nobilitato le pagine della storia d’Italia, vediamolo allora come spunto, orientamento e ritorno al futuro, non solo come costume e passato.




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