Lo conoscete? Cosa ne pensate?


Lo conoscete? Cosa ne pensate?


Lo conosco abbastanza, e penso che sia per il futuro una reale alternativa a come vanno le cose oggi.In Origine postato da ZENA
Lo conoscete? Cosa ne pensate?
Un po' mi rattrista pensare che Kirkpatrick Sale scrisse "Le regioni della Natura" nel 1985 e da allora così poco si è mosso, ma ritrovo la speranza nel pensare che neanche altri sistemi socio-economici quali il liberalismo di Adam Smith o il sistema marxiano trovarono fama e fortuna appena nati.
Mi pare che il bioregionalismo (o meglio, le tematiche da esso presentate) ricompaia di tanto in tanto a fasi alterne all'attenzione dell'opinione pubblica, e sinceramente vorrei che l'attenzione ad esso sia costante.
Apprezzo ed ho fatto mie le idee legate al locale, alla ricerca di una dimensione più a misura umana della vita secondo il principio "piccolo è bello".
Sebbene Sale affermi che il bioregionalismo non voglia essere un vero e proprio movimento politico, ma delinea quasi più una filosofia di vita in cui l'uomo è inserito in un sistema con e all'interno della natura, tuttavia è molto intereressante anche il sistema economico che delinea a larghe linee, affermando che le imprese debbano essere di proprietà delle intere comunità, così come le economie tendere all'autosufficienza; a causa comunque della genericità (Sale voleva concentrarsi chiaramente di più sul sistema di vita bioregionale piuttosto che sul sistema socio-economico, al quale tuttavia dedica un certo spazio) penso che per una migliore completezza il bioregionalismo possa e vada perciò integrato con il municipalismo libertario di Boochim, autori communitarians, l'antisviluppismo di Ivan Illich eccetera.
La principale espressione del bioregionalismo in Italia è la Rete Bioregionale Italiana ( http://www.scuolacreativa.it/bioregionalismo_rete.html ), oltre che la AAM Terra Nuova ( http://www.aamterranuova.it/ ).
Sul piano politico elementi di bioregionalismo trovano espressione nell'Associazione Futuro Ieri ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/ ) e (almeno secondo il mio parere, sicuramente inconsapevolmente) nel neonato movimento "Democrazia della Terra" ( http://www.cardinisindaco.it/dt.html )
Consiglio anche la consultazione del sito dell'Associazione di Solidarieta' per la Campagna Italiana (ASCI) http://www.rfb.it/asci/
W il bioregionalismo !![]()


In questa dichiarazione di intenti di "futuro ieri" mi ritrovo completamente, al punto che mi sembra quasi d'averla scritta io:
DICHIARAZIONE DI INTENTI "FUTURO IERI"
E' valore e insieme obiettivo primario la critica in profondità dei fenomeni economico-culturali della globalizzazione imperante nella società moderna. Una critica seria e coerente che non accetta le ipocrisie di chi - come i cosiddetti newglobal - vorrebbe distinguere fra una globalizzazione "buona" (ma chi ha titolo per definirla tale e quali i confini?) ed una "cattiva" (forse inscindibile conseguenza della prima?), ma che non si ferma alla necessaria contestazione e punta a costruire ad ogni livello, centrale e periferico, dei modelli sociali alternativi attraverso le seguenti sette battaglie prioritarie:
1] Formazione di una Confederazione delle regioni europee, fuori dalla Nato, neutrale, con un proprio autonomo esercito di difesa.
2] Ricostruzione delle piccole comunità locali, nelle quali superare la finta democrazia odierna (che non esitiamo a chiamare una presa per i fondelli del popolo col suo consenso!), definita rappresentativa ma in realtà egemonizzata dalle lobbies, dalle multinazionali e in generale dalle oligarchie, in favore di forme più genuine di democrazia diretta e partecipativa.
3] Incentivo a modelli di vita più sobri, meno consumistici, non tecnodipendenti, di ritorno ad organizzazioni di autoproduzione e autoconsumo, modelli economici protezionistici a difesa delle manovalanze, dei loro salari e soprattutto dei loro diritti.
4] Rispetto dell'ambiente, ripristino del cordone ombelicale uomo-natura, reciso per uno sviluppo mefistofelico e letale.
5] Riduzione della mobilità di capitali e merci, mediante apposite giurisdizioni ad hoc, e conseguente diminuzione anche della mobilità di masse di disperati verso l'ingannevole eldorado occidentale; interrompendo così gli attuali flussi di sradicamento dei mondi "altri" per finalità neoschiavistiche.
6] Tutela delle culture locali, delle lingue autoctone, dei dialetti, dei costumi e delle tradizioni popolari.
7] Ridimensionamento delle figure di leadership politica, attraverso progetti di educazione al cancellamento della condizione psicologica di sudditanza ottocentesca verso una vera e propria cittadinanza attiva del terzo millennio; attraverso, in prima istanza, una mobilitazione referendaria contro i privilegi economici, i pazzeschi benefits e le ingiuste guarentigie della classe politica del nostro Paese, sia a livello centrale che territoriale ma nondimeno anche europeo.


Sto leggendo ora il libro di Kirpatrick Sale che tu citi, nel 1985. Lo trovo molto interessante e arguto, nonchè una delle più convincenti opere che abbia letto sulla necessità di un g-localismo che ricostituisca spazi regionali auto-sufficienti e ispirate a criteri di conservazione (segno che l'ambientalismo può esistere anche a destra) e stabilità. Da leghista credo che il futuro della Padania debba proprio essere quello di una bio-regione costruita intorno, naturalmente, al Po, i cui affluenti scandiscono le diverse morfo-regioni, patrie di diversità e quindi di tutela del naturale, dell' "umano" e della libertà. Di più: la Padania mi sembra uno dei più lampanti esempi di eco-regione fattibili odiernamente, e l'idea bio-regionalista mi sembra anche l'unica in grado di sottrarla al suo destino di perdizione ecologica e culturale indotta dai due cardini della modernità: lo Stato e il mercato.