SARDISTI UNITI
L’OPINIONE
DI MARIO GHIACCIO
http://www.unionesarda.it/unione/200...1/navipdf.html
La recente proposta di Serrenti per l’unificazione
di tutte le anime sardiste
in un solo partito (che – concordo – per
motivazioni storiche, non può non essere
che il Psd’Az), seppur accolta con molte
polemiche, mi sembra un’iniziativa
giusta e indispensabile se si vuole riconquistare
la fiducia del Popolo sardo. Ho
auspicato e sollecitato questa riconciliazione
da tanto tempo (vero, Antonello
Carboni?) e non vedo perché non dovrebbe
essere accolto a braccia aperte
e con rinnovata fiducia il “figliol prodigo”,
che è vissuto di sardismo sin da ragazzo.
Non solo, ma questi gesti dovrebbero
essere estesi a tanti altri amici. Ha
commesso, forse, un errore (e chi non
ne commette?) ma, ravvedutosi, rilancia
un’idea che non si può non condividere.
Non sono della frangia di Serrenti né
tesserato Psd’Az da molto tempo, pur essendo
stato sindaco sardista de Iscanu
dal 1983 al ’93. L’idea che ci aveva unito
ed entusiasmato nei primi anni ’80 è
stata quella dell’Indipendentismo propugnata,
in quegli anni, in vari congressi
del partito. Si sosteneva, nella sostanza,
quello che dicono oggi Cumpostu e, soprattutto,
Sale.
Il successo elettorale di quegli anni,
12 consiglieri e un Presidente della Giunta,
diede alla testa e fece dimenticare
l’indipendentzia primigenia. Succubi –
mi dispiace dirlo – di un partito egemone
della sinistra e timorosi di perdere la
Presidenza e qualche assessorato. Sì, i
nostri onorevoli erano “impegnati” a risolvere
i problemi della Sardegna, ma
noi amministratori
sardisti e gente
comune non ce
ne accorgevamo.
Così, col passare
degli anni, senza
che si riflettesse
su questa situazione,
siamo pervenuti
alla dimensione
attuale
del partito.
Bisogna riprendere
l’idea
antica, attualmente
portata
avanti da Sale, il
quale ha conquistato
molti giovani e, lo confesso, un ormai
attempato cittadino. Ripartiamo dall’opzione
indipendentista, da conseguire
con metodi democratici, pacifici e non
violenti: su questa si possono coagulare
oggi tutte le anime sardiste.
Brucia ancora terribilmente il risultato,
scontato, delle Europee: 6 europarlamentari
per Cipro, 5 per Malta e zero
per la Sardegna. Io, per mia dignità, non
ho ritirato quella scheda. Mi chiedo il
perché dell’alleanza con altre minoranze
e non, invece, la battaglia per l’astensionismo,
sacrosanto nella situazione attuale.
Non è stato un imbroglio per l’elettore?
Ma lassamos sas fatziendas passadas
e arregionamos de sa chistione de oe:
cumbenit a sigher separados o est mezus
a esser tott’umpare po un’idea in comunu?
Quando ero ragazzo leggevo una
scritta in una facciata del corso di Scano:
“Siades sos sardos unidos comente
sos poddighes de sa manu”. Un’esortazione
antica, e più che mai attuale, che
attende ancora di essere concretizzata.
E non dobbiamo prendercela con l’Italia
matrigna!
Po truncare in cultzu: aiò, thiu Micheli
e Battista Columbu, Cecilia Contu,
Italo Ortu, Carlo Sanna, si podides provade
a dare un’azudu e unu cossizu po
‘ettare a pare sos sardistas isoltos, ponide-
bi una bona peraula e nd’azis a tenner
riconnoschentzia.
E bois, Giagu Sanna, Efisiu Serrenti,
Larentu Palermo, Bastianu Cumpostu,
Gavinu Sale e ateros…, bogade-li ‘e cabu
de bos azzufare po dogni nennaria,
tenide a contu sa dignidade ostra e impreade
s’intelletu po chilcare rimediu a
sos bisonzos de su Populu sardu. Benin
primmu custos o sas cutierras maccas
bostras?
Dimostrate un po’ di coraggio e Fortza
Paris, comente sempere.
..... ki totu custa genti cicada ollidi nai callincuna cosa....
saludi




Rispondi Citando
