.....Berlusconi
iniziando dall'ultimo giorno
Roma. “Veder bruciare Milano provocherà nella Casa della libertà un effetto tre volte più grave di quello prodotto sull’Ulivo dalla perdita di Bologna, nel 1999” dice Paolo Mieli al Foglio.
La sconfitta milanese è “altamente probabile, ampiamente possibile” e, se sconfitta sarà, il ricordo di Bologna, puntualmente
riconsegnata al centrosinistra, non potrà che sbiadire al confronto. “Perché a Bologna i Ds misero una candidata improvvisata e di poco prestigio, Silvia Bertolini, non certo paragonabile a Cofferati, mentre a Milano c’è Ombretta Colli, che è stata un’ottima amministratrice della Provincia, realmente stimata, una che si è impegnata moltissimo e ha affrontato con grinta le crisi politiche più difficili – e certamente, se perderà,
lunedì mattina vuoterà il sacco e spiegherà bene com’è andata, la perdita della Provincia.
E perché tutto questo avviene a due settimane di distanza da un voto che, non per Berlusconi e non per Forza Italia, ma per la Casa delle libertà è andato bene: un pareggio che si distingue dal voto di tutti gli altri paesi europei, eccezion fatta per la Grecia e per la Spagna. L’Italia si salva per il rotto della cuffia, ma
inaspettatamente le due settimane che separano un voto
dall’altro vengono utilizzate da Berlusconi e dalla Casa delle libertà per uno scontro che lascia senza fiato e manda un messaggio agli elettori molto scoraggiante.
E’ una Bologna, come effetto, ma è una doppia Bologna perché il candidato è più serio, ed è una tripla Bologna perché viene a infrangere un risultato non malvagio per la Casa delle libertà. Una sconfitta che può essere dirompente, più di quanto adesso ci si immagini”. Una sconfitta evitabile, che sa di sciatteria arrogante, e quindi più colpevole. “Queste due settimane hanno molto peggiorato la situazione, si è litigato per ogni questione, si è offerto uno spettacolo di crisi rinviata, certo non adatto a riscaldare un elettorato o invitarlo al voto in una settimana di giugno: tutto questo deriva dalla sottovalutazione di un problema grave per la Casa delle libertà, poiché oggi in quasi tutti i capoluoghi di regione, Torino, Genova, Venezia, Trento, Bologna, Perugia, Firenze, Ancona, Roma, Napoli, Bari e Potenza, il centrosinistra è riuscito a ottenere di governare città e provincia. Una spina dorsale italiana fatta da governi riconquistati dal centrosinistra, che nel 2002 si è ripreso Verona e Monza, e nel 2003 il Friuli e la Provincia di Roma: è una storia che viene da lontano.
E, come è noto, Milano (Provincia e Regione) formava cerchi concentrici che la rendevano una città simbolo, inespugnabile; il fatto che questo cerchio di mezzo si sia rotto fa avvertire uno scricchiolio sia per il cerchio esterno, la Regione, sia per quello interno, il Comune: sono gli stessi elettori che voteranno per il Comune di Milano, ed è ovvio che le prossime elezioni si cominciano a preparare sotto una luce diversa, molto compromessa”. Una strana luce che può irradiarsi facilmente, e velocemente, dappertutto. “Certamente sì, perché tira un’aria di dissociazione, di scarsa lealtà: non so quanto, al di là delle dichiarazioni ufficiali, elettori dell’Udc, di An, della Lega, che ha cominciato a fare discorsi che guardano al centrosinistra, e di Forza Italia, divisa tra potentati in lotta tra loro, possano formare quel clima adatto a far vincere le elezioni. Ed è evidente, a chiunque si occupi seriamente di questi problemi, che la responsabilità è di Silvio Berlusconi”.
Una coperta di finte buone relazioni
Individuato il colpevole, urge elenco delle colpe del colpevole.
“Ci si aspetta che dopo un’eventuale sconfitta Berlusconi cambi registro, nella tessitura delle alleanze e nel modo di governare: ha eroso volontariamente e progressivamente tutta l’area del consenso limitrofo, basti guardare ai rapporti con la Confindustra, clamorosi. Vengono nascosti sotto una coperta di finte buone relazioni, ma è evidente come il contatto con un mondo non irrilevante, quello degli industriali italiani, è stato compromesso in maniera forse irrecuperabile, e così è andata per tutti i settori del mondo che non sono patrimonio acquisito della Casa delle libertà.
Questo occuparsi solo di ciò che è dentro i recinti, senza mai guardare fuori dai confini, Berlusconi lo sta pagando, e lo pagherà, ad altissimo prezzo”. In Italia “la maggioranza degli elettori è di centrodestra: mandati alle urne all’improvviso, con due candidati nuovi, senza costruzione alle spalle, il 52, 51 per cento è di centrodestra, e il 48 di centrosinistra”.
Ci vuole un lavoro particolare per perdere questo vantaggio (in cui almeno otto punti vanno conquistati in termini di alleanze), pare però che Berlusconi ce l’abbia fatta.
“Nel territorio la situazione è compromessa, e adesso si annuncia la perdita di Milano”. Grande peso ha naturalmente il disagio degli alleati, la sensazione di trascuratezza, di malevolenza reciproca. “L’incapacità di esercitare un’egemonia ha prodotto uno scollamento pesante, difficilmente ricucibile”.
E allora “la partita di sabato e domenica è ancora più complicata, rischiosa e allarmante di quella di due settimane fa, perché le europee avevano nascosto la grave sconfitta delle amministrative, e invece adesso il re è nudo”.
Il re è nudo e si difende con grandi pacche sulle spalle, e belle rassicurazioni. “Non si trattano gli alleati come dei gregari, è un errore grave di valutazione: le europee hanno segnalato che le strutture di questi partiti, Lega, Udc e An tengono, e oggi per la prima volta i loro voti complessivi sono superiori a quelli di FI. Significa che non sono più relitti che vengono rimessi in porto, ma strutture in grado di resistere anche senza Berlusconi, e allora il rapporto deve essere politico, i toni da padrone sono impropri, sennò questi vascelli possono guardare altrove. E quindi adesso Berlusconi, dopo essere l’artefice del centrodestra italiano, rischia di diventarne il tappo”.
Se il problema del centrodestra è, per Mieli, Silvio Berlusconi, il centrosinistra chi deve colpevolizzare? “Non una persona, ma il fatto che l’area riconducibile alla sinistra radicale sia di pari consistenza a quella riformista, come ha evidenziato il professor Sartori: il volto del centrosinistra è Giuliano Amato, che si deve pubblicamente pentire perché ha detto cose che lui stesso sottolinea giuste ma che non sono in sintonia con l’area più radicale – non è un bel volto. Però i problemi strategici posteuropee della lista Prodi nel giro di due settimane sono stati relegati nelle pagine interne dei giornali, prepotentemente sostituiti dalle grane della Casa delle libertà: una sonora sconfitta di Berlusconi, un bel suicidio aiuta a risolvere i problemi dell’opposizione, che sarebbero drammatici in condizioni di parità, ma diventano di secondaria rilevanza se il Polo è in fiamme e gli altri tengono”. Amato infatti ha invitato al silenzio, come a dire: è sufficiente sedersi e aspettare lo spettacolo del crollo. “Amato ha fatto un’operazione da gesuita, ha messo davanti l’autocritica per attrarre l’attenzione, poi ha invitato tutti a salire sul treno dello sfaldamento del centrodestra”. Ben prima di Amato, è stato Bertinotti a guardare lontano. “Bertinotti ha capito che tenendo duro parlava oltre i confini di Rifondazione, ha fatto quello che non ha saputo fare Berlusconi, ha messo fuori gioco Cofferati e, rimasto solo, è diventato il rappresentante di questa Italia più radicale con la quale anche i settori più moderati del centrosinistra devono organizzarsi”. “Se questa situazione avesse di fronte un Polo compatto, sarebbe un problema per il centrosinistra, ma se la Casa delle libertà sfascia tutto da sola, quell’equilibrio regge: sarà un altro discorso governare, ma ora stiamo parlando di vittoria elettorale, che diventa, come la sconfitta di Ombretta Colli, possibile o addirittura probabile”.
Paolo Mieli su il Foglio del 28 giugno
saluti




Rispondi Citando

