1 - Si è aperta una stagione di presenza attiva e critica dell’opinione pubblica intorno alla politica. È iniziata una sorveglianza sull’attendibilità di ciò che i partiti dicono rispetto a quello che fanno.
È una stagione emblematicamente rappresentata dalla città di Siracusa, distretto elettorale di un ministro-valletta, come la signora Prestigiacomo, dove Forza Italia perde di colpo 21 punti, scendendo dal 37 per cento al 16.
Buona notizia per l’opposizione.
Ma non la sola notizia.
Un’altra è che il linguaggio quotidiano dei partiti (tutti, non solo l’effimera Forza Italia), dichiarazioni, interviste, discorsi, apparizioni televisive, battute infelici e scatti di rabbia, missive all’Ansa e “fuori onda”, tutto ciò si scontra d’ora in poi, con una barriera d’opinione pubblica che chiede chiarezza, e ha poca voglia di giocare con le impennate di personalismo o le evoluzioni esistenziali dei leader. Fine del politichese .
2 - Sembra chiaro che il vero senso di tanta mobilitazione sia di cambiare l’Italia da Paese pericoloso, ridicolo, isolato e in declino a Paese normale, legale, rispettato e promettente, per poi smettere con l’ossessione degli eventi politici quotidiani che il presunto “non politico” Berlusconi ha fatto cadere sull’Italia.
Ma quando una massa abbastanza grande di cittadini si raduna nei pressi della opposizione contro un governo che è apparso frivolo e frantumato, vuol dire che è in attesa di cominciare un nuovo percorso. È clamorosamente evidente che una opinione pubblica di questo genere non è dilaniata dal dubbio se vi sia, nella opposizione che è venuta a sostenere, poco centro e molta sinistra o il contrario.
Questa opinione pubblica cerca di capire qual è il rapporto realistico - adesso, subito - fra il dire e il fare, e quanto sia chiaro e ben visibile, anche a distanza, il percorso. Si va con chi, per fare che cosa, a partire da quando, con quale bagaglio, per arrivare dove.
3 - Resta il problema della televisione e del suo ferreo controllo nelle mani di una sola persona, il proprietario-presidente del Consiglio, della esecuzione scrupolosa di tutti i suoi ordini, compresi taroccamenti e manomissioni dell’ultimo minuto, nei suoi telegiornali, nei suoi talk show, il suo vezzo di apparire sempre in monologhi senza contraddittorio, assecondato nel modo un po’ indecente che quotidiani e settimanali del mondo hanno raccontato e documentato, da giornalisti che hanno scelto di servirlo fino all’ultimo capriccio, senza alcun riguardo per la propria reputazione.
Ilvo Diamanti scrive, nel testo citato:
«La Tv sensibilizza i cittadini, ma oltre un certo limite li fa incazzare».
La frase è chiara, espressiva e c’è per essa, evidente, anche il sostegno dei fatti.
“Porta a Porta” lo vedevano anche i cittadini di Siracusa, eppure in quella città Forza Italia ha perso 21 punti.
Il TG 1 lo vedono tutti.
Ma in tanti, in Italia, hanno negato a Berlusconi ben 10 punti nelle elezioni europee.
Eppure ci sembra necessario insistere sul pericolo, e anzi sull’emergenza creata dal controllo totale delle TV e dunque dal regime mediatico.
Controprova: nessun governo europeo è stato tanto disastroso, dall’economia all’immagine del Paese, dalle leggi ad personam ai trionfi radicalmente inventati, dal penoso e imbarazzante semestre italiano in Europa al vandalismo costituzionale, dall’aggressione al sistema giudiziario al gettare il Paese in una guerra respinta dal 70 per cento dei cittadini. Eppure la coalizione di Berlusconi, dopo un simile governo, ha perso sì e no un punto rispetto alla opposizione tenace del centrosinistra. Per colpe molto minori Schroeder si sfarina in Germania e Raffarin crolla in Francia.
Segno evidente che la televisione modello Ceaucescu di Berlusconi ha fatto da argine.
Propongo l’esempio dei nostri ostaggi in Iraq.
I cittadini italiani ansiosi per la loro sorte sono passati attraverso varie ondate di notizie false. Comprese quelle accreditate dai migliori programmi della TV di regime: menti italiane malvage, forse pacifisti, forse no-global, certo legate all’opposizione, avrebbero tramato - ci è stato detto - per compromettere la salvezza degli ostaggi. Il ministro della Difesa, il ministro degli Esteri, il presidente del Consiglio - tutti e sempre liberi di esprimersi in lunghi monologhi senza domande-contraddittorio (come ne deve subire continuamente - negli Usa - il segretario alla Difesa Rumsfeld) - si son prestati a far passare l’ignobile insinuazione che i tre giovani italiani fossero preda di un ponte fra sinistra italiana e terrorismo. Ci hanno anche raccontato di azioni audaci dell’intelligence italiana e di un drammatico blitz militare autorizzato da Berlusconi e diretto - o almeno seguito passo per passo - dal ministro Frattini. Il fatto che il ministro degli Esteri abbia sbagliato il luogo della liberazione e il presidente del Consiglio le ore della sua presunta autorizzazione al blitz (autorizzazione non richiesta e non necessaria perché, gli ostaggi, come mostra il filmato americano, erano già liberi) sono state ignorate dalla TV di regime.
Quella TV, su tutti i canali pubblici e privati, in piena campagna elettorale, ha fatto credere a un geniale colpo di mano del governo, anche dopo che si è saputo che l’ostaggio polacco trovato in compagnia degli italiani era un agente segreto dotato di un segnalatore elettronico che ha reso facile la sua immediata intercettazione. Soltanto il 23 giugno è arrivata, chiara e semplice, da fonte americana, la precisazione: i rapitori degli italiani erano criminali comuni. O almeno: gli ostaggi erano nelle mani di criminali comuni quando sono stati trovati in una stanza con la porta aperta dai soldati americani che hanno seguito la traccia del segnalatore polacco. Difficile immaginare un imbroglio più grande, una così vasta e continuata contraffazione di verità. Ma la gran parte degli italiani, pur irritata con Berlusconi per i monologhi senza fine, il caro vita alle stelle e tutte le promesse mancate, crede ancora che i tre ostaggi italiani li abbiano liberati Berlusconi e Frattini. E che ai criminali comuni, in caso di rilascio pacifico, non si paghi il riscatto. Infatti Frattini ha detto su tutte le reti, e contraddicendo tutti i fatti: «Abbiamo seguito la linea della fermezza». Quanta parte del crollo di Berlusconi sarà stata arginata da questa sequenza di notizie false continuamente ripetuta con il sostegno di presunti esperti piazzati in tutti gli studi televisivi del Paese?
4 - Ed eccoci di fronte alla “ossessione Berlusconi”.
Lucia Annunziata scrive sulla stampa del 25 giugno:
«L’arma dello scontro con Berlusconi è spuntata. La sinistra non vincerà le elezioni del 2006 se continuerà a fare di Berlusconi il centro, la ragione e la giustificazione della sua campagna».
Ma perché?
L’immenso conflitto di interessi è intatto, la disinformazione completa.
Lucia Annunziata lo sa, come lo sanno il Consiglio d’Europa, il Parlamento europeo, gli imbarazzati leader dell’Unione europea e la stampa del mondo.
E non è forse George Bush, vita, pensiero, opere (e persino la sua tendenza a imboscarsi, quando ci sono guerre), l’obiettivo esclusivo della campagna elettorale di John Kerry?
Da quando si deve lasciar perdere e dimenticare il capo della coalizione avversa mentre continua a governare con un immenso potere personale, mediatico ed economico, e ha appena accusato l’opposizione di brogli elettorali, ovvero di un grave attentato alla democrazia?
Non è dimenticando Berlusconi che il centrosinistra ha conquistato quasi tutte le province e i comuni in questa tornata elettorale.
Pronunceremo la frase di Lucia Annunziata il giorno dopo la vittoria del 2006.
Fino ad allora gli italiani chiederanno di sapere per prima cosa: vogliamo o no liberarci dal più grande pericolo corso dalla democrazia italiana dopo il 1945?
C’è qualcosa di più importante per l’Italia di oggi che liberarsi, alle urne, di Berlusconi?
Io dico...NO!




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