La discarica delle promesse (di An)
C’è una persona che i cittadini inferociti di Montecorvino Rovella in queste ore non vogliono neppure sentir nominare: è Maurizio Gasparri.
L’ultima volta che l’hanno sentito parlare non era in televisione, ma proprio lì a Parapoti, un blitz di un giorno, una corsa per raccogliere voti e sostenere i candidati di An.
Il ministro si era precipitato a parlare con loro, quei trecento cittadini che presidiavano la discarica dei veleni da giorni, uno dei tanti giorni di protesta e sit-in organizzati negli ultimi mesi.
«Credo che non ci sia motivo per dubitare delle parole di Matteoli - aveva assicurato - sottoscrivo e ribadisco che l’impianto non sarà riaperto. Dopo Pasqua ci faremo parte attiva con il ministro per ottenere un incontro che possa approfondire ulteriormente la questione».
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Era il 4 aprile di quest’anno. Non è andata così, naturalmente.
Perché venerdì mattina, poco più di un mese dopo, la vista dei camion che scortati dalla polizia varcavano i cancelli del sito di stoccaggio di Parapoti ha spazzato via anche l’ultima, menzognera promessa da campagna elettorale.
Se è vero che l’emergenza rifiuti in Campania è un problema che si trascina da anni senza soluzione, è altrettanto chiaro che c’è chi in questi mesi sull’esasperazione della gente ha cercato di raccogliere un bel bottino di voti.
Lo hanno dichiarato, candidamente, anche i cittadini che ieri per il terzo giorno consecutivo presidiavano i binari:
«Sì ci hanno chiesto il voto promettendo la chiusura definitiva della discarica».
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