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  1. #1
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    Predefinito Proliferano fronti e frontucci virtuali.

    Patologie da Internet

    In alcune persone, l'impiego esagerato di Internet ha comportato il manifestarsi di disturbi psicologici, che a volte sfociano in veri e propri disordini psichici.
    1)Dipendenze da relazioni virtuali.
    E' stata individuata una dipendenza da relazioni virtuali, tramite e-mail, a discapito dei contatti reali.
    2)Dipendenza da eccesso di informazione.
    La ricchezza di notizie che Internet offre, può indurre ad estenuanti zapping da un sito all'altro, sempre alla ricerca di nuove informazioni.
    3)Dipendenza da giochi d'azzardo.
    Il gioco d'azzardo attrae molte persone. Alcuni siti Internet offrono la possibilità di giocare da casa. Questo consente di non essere distolti dal gioco dalla presenza di altre persone, e quindi di continuare per molte ore, perdendo anche somme considerevoli. Permane inoltre il rischio di dipendenza anche del gioco d'azzardo classico.
    4)Dipendenza da sesso virtuale.
    Il sesso virtuale aveva già colpito in passato con le linee telefoniche erotiche.
    Internet offre oggi la possibilità di disporre di siti e chat-line a luci rosse.
    Per alcuni il sesso virtuale comporta una gratificazione tale, da ridurre il desiderio di una normale vita di relazione.( Xagena 2000)

  2. #2
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    Predefinito Ipnotizzati dagli schermi

    Passano anche otto ore con il computer. Per lavorare e navigare. La Rete diventa una droga e l’astinenza provoca malessere e disturbi. Poi c’è la tv e il telefonino. Rapporto su una società che sposta la vita negli schermi. E come Netdipendenza.it ha intenzione di contrastarla.

    servizio di Enzo Di Frenna
    L’Italia si candida a diventare il Paese dell’incantesimo degli Schermi. Migliaia di persone trascorrono ogni giorno fino a 10 ore con la tv, oppure 8 ore con il computer, 2 ore con il cellulare.
    Totale: una media di 10-12 ore al giorno con uno schermo digitale.
    E’ un problema grave. Se consideriamo che la netdipendenza non è solo dipendenza da Internet, ma più in generale “dipendenza dalle informazione della rete” veicolate da schermi (in inglese “net” – appunto - da cui derivano i termini “network televisivi”, “radiofonici”, “mediatici”, ecc), l’assuefazione assume toni drammatici.
    Non è mai stata fatta, finora, una stima delle persone che soffrono
    di dipendenza da videoschermi, ma secondo i dati raccolti da Netdipendenza.it sono oltre un centinaio i casi gravi in Italia. La dipendenza lieve, invece, colpisce oltre 3 mila persone. Alcuni netdipendenti si sono rivolti alle cure degli psicoterapeuti, ma molti i casi rimangono nascosti. L’allarme più grave lo hanno lanciato gli psicologi nel 2002: durante
    il convengo “Il bambino virtuale” tenutosi a Roma, hanno evidenziato il rischio di overdose di web per i ragazzi, che possono subire gravi ripercussioni psichiche e disturbi della personalità. Ma qualche mese prima il Censis ha lanciato un altro allarme: i bambini trascorrono in media 5 ore al giorno con la tv. Sono soli e abbandonati davanti agli schermi. Un’altra ricerca dimostra che i ragazzi cercano amicizie nelle comunità virtuali e passano anche 2-3 ore al giorno con lo schermo del computer. Un incantesimo, appunto. Che non risparmia neppure gli anziani: un’altra ricerca europea (vedi l’articolo “la tv come droga”) dimostra che la terza età trascorre fino a 6 ore al giorno con la tv, diventandone schiava e incapace di reagire. Una situazione, dunque, davvero critica. Un’ipnosi potente.
    Il ministro dell’Innovazione e tecnologie, Lucio Stanca, intervistato da Netdipendenza.it,
    ha dichiarato che "vivere di troppi schermi fa male". La psicologa Renata Taddei ha messo in risalto le patologie che la net e videodipendenza genera (ansia, insonnia, depressione, casi di epilessia, disturbi della personalità e riduzione della capacità relazione) e dunque ci sono rischi reali sulla per la nostra salute.

    UN’ IPNOSI DI MASSA E LA NAVE ALLA DERIVA Migliaia di persone che non sanno vivere senza schermi: tv, computer, cellulari. Li usano in continuazione. Sono alla ricerca maniacale degli ultimi modelli hi tech. E nei casi estremi, si ammalano. Non sanno staccare la “spina” (proprio come un computer!). Perdono il senso della realtà e trascurano i rapporti con gli amici e la famiglia. Proprio come una nave senza comandante, ormai alla deriva. Ci sono casi in cui si può diventare perfino e-mail dipendenti. I primi dati sono emersi dal 1° convegno nazionale sulla Netdipendenza, che si è svolto lo scorso anno a Napoli, organizzato dal “Gruppo Comandante@nima.” e Filcams-CGIL, che ha coinvolto psicoterapeuti, medici, operatori dell’informazione.
    La seconda edizione del convegno si terrà nei prossimi mesi a Roma, ma già si può trarre un primo bilancio: I Net Slaves (schiavi digitali) sono in forte aumento. Durante il convegno lo psicoterapeuta Roberto Rinaldi rivelò il caso di un suo paziente, che era arrivato al punto da credere di essere diventato gay dopo ore e ore di navigazione nei siti erotici. Secondo la rivista Happy Web, che di recente ha pubblicato un’inchiesta sulla “dipendenza dalla Rete”, i navigatori malati sono ormai un problema serio, che allarma psichiatri e sociologi. Secondo Marco Longo, psichiatra e direttore di Psychomedia.it, bisogna stare in guardia anche dall’uso eccessivo delle e-mail: “La posta elettronica – sostiene lo psichiatra – non induce effetti biochimici: quindi non da dipendenza. Semmai, psicologica. Si possono verificare situazioni di abuso che celano difficoltà interiori. Infatti l’e-mail facilità solo in apparenza il contatto con gli altri”. Ma ci sono anche problemi e danni alla salute fisica: troppe ore seduti al computer, o davanti alla tv, possono causare dolori articolari. L’Osservatorio dell’Unione europea ha pubblicato i dati di una ricerca sull’occupazione, che dimostra come un lavoratore su tre soffre di mal di schiena per le troppe ore trascorse davanti a un monitor.
    Per i bambini, invece, il problema è molto più grave: il Censis ha pubblicato di recente la ricerca “Media e Minori nel mondo”, che documenta il numero di ore trascorse in media ogni giorno davanti al piccolo schermo (cinque), ma anche la pessima qualità dei programmi televisivi e l’alto numero di scene violente. Nel 2002 la prestigiosa rivista “Scienze” ha pubblicato uno studio che, per la prima volta, dimostra il legame tra teledipendenza e aggressività, condotto da un gruppo di psichiatri americani. Per i bambini: oltre un’ora di tv al giorno li spinge a diventare più cattivi. E ancora: sempre secondo i dati pubblicati dal Censis, i bambini italiani passano alla tv oltre 15 mila ore all’anno, in un’età compresa tra i 3 e 7 anni. Il 30% guarda la tv per 2-3 ore al giorno, il 21,2% pre 3-4 ore, e solo il 2% non guarda affatto il piccolo schermo. Poi c’è la navigazione in Internet (vedi “Bambini soli nelle chat”, che porta via 1-2 ore al giorno. Il “Gruppo Comandante@nima”, che si occupa di “azioni di sostegno per i nuovi schiavi digitali” e si batte contro gli eccessi di tecnologia digitale, sostiene che la netdipendenza è “dipendenza dalle informazioni digitali trasmesse dalla Rete”, dunque allarga il discorso, poiché Net non è solo Inter-net, ma anche e soprattutto le reti televisive che trasmettono informazioni su schermi. Molto presto, tra l’altro, la tv scomparirà nel computer e dunque ogni tipo di informazione sarà digitale e in, dunque, rete (net).

    L’ALLARME DEGLI PSICOLOGI. “Qualche tempo fa ho avuto in cura un paziente malato di e mail”, rivela a Netdipendenza.it la psicoterapeuta romana Renata Taddei. Come lo ha curato? “Beh, all’inizio ho dovuto inviargli una e-mail, e lentamente riportarlo alla realtà”. Lo psichiatra Giovanni Bollea da tempo mette in guardia: “Una recente statistica ci dice che genitori e figli dialogano solo otto minuti al giorno per colpa della televisione e computer. Dove è finito il vero dialogo, il parlarsi per condividere emozioni, sentimenti, problemi, punti di vista culturali e politici?” C’è chi sostiene, ormai, che la netdipendenza è come la droga e l’alcool e bisogna curarla in cliniche appropriate. Pier Maria Furlan è uno psichiatra che studio il problema da alcuni anni (è presidente della Società mondiale per le comunicazioni e la telematica in psichiatra, e direttore del Dipartimento di salute mentale dell’università di Torino) e mette sullo stesso piano la tossicodipendenza, l’alcolismo e la videodipendenza. “In America c’è un test scherzoso tra gli psicologi – afferma Furlan – che chiede se passate più tempo col computer aperto sulle ginocchia
    o con vostro figlio chiuso nello scompartimento per i bagagli? Se siete del primo gruppo, allora soffrite di netdipendenza”.

    I CASI IN ITALIA. Negli ultimi tre anni si sono verificati in Italia almeno una decina di casi gravi di videodipendenza. Alcuni riguardano il computer e la rete. Il più eclatante ha coinvolto, nel 1999, tre ragazzi di Città di Castello (Perugia) che, dopo aver navigato per 48 ore in Internet – con pause solo per mangiare e andare in bagno – hanno sviluppato una “psicosi confusionale acuta”, secondo la diagnosi formulata dal medico che li ha visitati, il dottor Fabrizio Ciappi, direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl locale. Dopo qualche mese, un ragazzo di Torino è stato ricoverato nell’ospedale psichiatrico perché, dopo aver giocato due giorni di seguito con un videogioco, era convinto di essere “Ken” e dunque ha aggredito il padre. Nel 2000 tre casi gravi: un ragazzo di Napoli picchia la madre per avere i soldi da spendere al videopocker mentre
    un bimbo di Genova crolla a terra con convulsioni dopo aver giocato per ore con la Playstation. Qualche mese dopo un ragazzino di quattro anni, dopo aver guardato i cartoni animati per ore, imita un personaggio e si butta dal balcone.
    Due anni fa è nata a Bolzano la prima clinica per curare i videodipendenti da poker (circa 400 mila in Italia). Nel 2001 altri casi sono stati rivelati durante il convegno sulla Netdipendenza: lo psicologo Roberto Rinaldi, napoletano, ha raccontato la storia di un ragazzo terrorizzato dal rapporto fisico con la fidanzata dopo una overdose di web, mentre la Taddei ha citato il caso del paziente e mail-dipendente. A Napoli, infine, un bambino di quattro anni si è rifiutato di andare a scuola perché voleva giocare al computer (la storia è stata rivelata dall’insegnate Carmela Bove e riportata nei lavori del convegno), con la conseguente disperazione della madre.

    MAIL DIPENDENTI, SMS, VIDEOTELEFONO. La netdipendenza riguarda principalmente il computer, ma anche il telefonino e la tv. Nel 2001 almeno 10,3 milioni di italiani ha navigato per una volta nel web, mentre oggi i navigatori sono diventati oltre 15 milioni. Secondo uno studio condotto dalla università Bocconi di Milano, sono 3,3 milioni gli italiani che navigano tutti i giorni, mentre 1,7 milioni entrano in Internet 2-3 volte la settimana. La media di tempo trascorso al computer (tra lavoro e navigazione) oscilla tra le 6-7 ore. Veniamo alle e mail: forse gli italiani non toccano le cifre svedesi (1 miliardo e 300 milioni di e-mail all’anno secondo una ricerca del Sole 24 Ore, contro i 2 miliardi negli Usa), ma siamo sulla buona strada. In Italia, secondo una ricerca del Censis il 71,7% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, usa l’e-mail , mentre il 17% ha superato i 50 anni. Passiamo
    ai telefonini, cioè gli schermi digitali della comunicazione portatile: secondo Gsmbox.it i ragazzi fanno più di 20 chiamate al giorno, soprattutto nelle ore serali, metà delle quali supera i 3 minuti. Totale: un’ora. Poi ci sono gli sms: in media ne inviamo una ventina ogni mese. E poi c’è la televisione: un telegiornale, un film, oppure una trasmissione di intrattenimento, portano via almeno 2-3 ore. Siete anche voi netdipendenti?

    IN AMERICA GIOVANI MALATI E INSONNI. E’ un problema che arriva da lontano. I netdipendenti, in America chiamati netslaves, sono persone che non riescono a vivere senza uno schermo digitale, entrano in un tunnel che porta alla comparsa di sintomi come la depressione, l’ansia, stati di solitudine, insonnia. Negli Stati Uniti, l’America sleep association (l’istituto che cura i disturbi del sonno) ha pubblicato di recente una ricerca allarmante: il 60% dei ragazzi soffre di insonnia perché la notte guardano troppo la tv, giocano alla Playstation, o navigano in Internet. Secondo una ricerca condotta dalla Carnegie Mellon University, su un campione di 169 cittadini della città di Pittsburgh, la navigazione di rete per almeno tre ore al giorno aumenta i rischi di depressione e rende più tristi. “Oltre a essere diventati più depressi, le persone sottoposte a campione – spiegano i ricercatori americani – hanno diminuito notevolmente i rapporti con la famiglia e gli amici, in misura proporzionale al numero di ore passate on line”. Secondo la psicologa americana Kimberly Young, che ha condotto un’accurata ricerca sul tema, il 10% degli utenti italiani è potenzialmente dipendente. Nei casi più gravi, la netdipendenza favorisce la depressione, poiché limita il contatto con la vita reale e lo scambio umano (ma per curarla ora arrivano, pazzesco!!, gli occhiali iper-tecnologici!! vedi il nostro servizio). Infine, secondo i dati pubblicati dalla rivista Happy Web sono almeno 200 mila gli americani che soffrono di dipendenza dal sesso on oline e a lanciare l’allarme è stato il sito www.sex-centre.com.




    19 dicembre 2003


    http://www.netdipendenza.it/

  3. #3
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    Nevsky: parlano di te...

    Giampaolo Cufino

  4. #4
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    In origine postato da cornelio
    Nevsky: parlano di te...

    Giampaolo Cufino
    Non mi sembravi tra i casi più preoccupanti ma evidentemente questo tuo intervento è sintomatico, del resto excusatio non petita accusatio manifesta.

  5. #5
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    Predefinito

    In origine postato da Nevsky
    del resto excusatio non petita accusatio manifesta.
    Il tuo sfoggiare l'antica lingua non può che farti onore, Newsky... se fossi in te addolcirei quel tuo cuore di pietra e farei un po' di lezioni di italiano a NatoW. Poi, se c'è tempo... NatoW sta ancora aspettando per la tabellina del 4...
    CESARO - M.S.I. Padova

  6. #6
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    Predefinito ..

    In origine postato da cesaro
    Il tuo sfoggiare l'antica lingua non può che farti onore, Newsky... se fossi in te addolcirei quel tuo cuore di pietra e farei un po' di lezioni di italiano a NatoW. Poi, se c'è tempo... NatoW sta ancora aspettando per la tabellina del 4...
    Intanto il mio nick è Nevsky e poi farmi passare per una persona colta mi sembra un'offesa per la cultura

 

 

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